L’intolleranza ai lieviti rappresenta una situazione molto diffusa. Ma cosa sono di preciso i lieviti? Sono organismi unicellulari appartenenti alla famiglia dei funghi. In generale è possibile distinguere tra lievito naturale e lievito chimico.
Intolleranza ai Lieviti: Reazioni Principali e Sintomi
L’intolleranza ai lieviti provoca un’alterazione del microbiota, generando un disturbo chiamato disbiosi intestinale, che comporta un cattivo assorbimento dei cibi e infiammazione della mucosa intestinale. Secondo i nostri medici può arrivare a intaccare il sistema immunitario. Il consiglio è sempre quello di rivolgersi al proprio medico curante e non fare autodiagnosi.
L’intolleranza alimentare al lievito, nella maggior parte dei casi, si manifesta con criticità a livello di digestione e con gonfiore addominale. Se il problema persiste per tanto tempo è possibile assistere anche a dei cali di peso. Parlare di intolleranza ai lieviti però non è del tutto corretto.
Il lievito è considerato un valido integratore naturale di vitamine del gruppo B e sali minerali ma, purtroppo, i suoi benefici non sono apprezzabili da tutti. Alcune persone possono manifestare reazioni avverse in seguito al consumo di alimenti che contengono lievito. I sintomi che si presentano coincidono con quelli di una comune intolleranza alimentare.
L'intolleranza al lievito può avere effetti anche molto fastidiosi sul benessere dell’organismo, e influenzare in maniera significativa la qualità della vita. Vediamo insieme nel dettaglio i sintomi principali:
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- Stanchezza: uno dei primi sintomi che si manifestano in presenza di questo disturbo è la mancanza di forze.
- Spossatezza: dovuti anche in questa occasione alle reazioni provocate dal sistema immunitario. Queste infiammazioni, in misura più o meno ampia, debilitano il fisico facendoci sentire privi di energia.
- Difficoltà di digestione: tra i principali sintomi dell’intolleranza al lievito troviamo anche quelli legati ai processi digestivi, che riguardano sia stomaco che intestino.
- Gonfiore addominale: spesso accompagnato da fenomeni di meteorismo e seguito da episodi di diarrea o stitichezza, il gonfiore addominale è generalmente provocato da un consumo eccessivo di lieviti.
Come Diagnosticare l'Intolleranza al Lievito
Esistono per ora pochissime procedure diagnostiche in grado di appurare la presenza di un’intolleranza al lievito. I medici tendono nella maggior parte dei casi a consigliare la strada della dieta di privazione, ossia un regime alimentare privo di lieviti naturali.
In tali situazioni è bene fare molta attenzione al piano alimentare quotidiano, che deve comprendere, per esempio, alimenti integrali, verdure e proteine. Da non escludere è la frutta fresca, anche se c’è chi consiglia di limitarne l’assunzione in quanto contiene zuccheri. Consentita è invece l’assunzione di uova, ceci e lenticchie. Si possono bere senza alcun problema le tisane e consumare tutte le verdure, anche se surgelate.
Alimenti da Evitare o Moderare
Per comprendere a fondo questo problema dobbiamo risalire al processo che dà il via alla lievitazione, ovvero la fermentazione. Attraverso il processo di fermentazione gli zuccheri vengono trasformati in altri composti organici in grado di produrre energia. I principali tipi di fermentazione sono quella alcolica, nella quale gli zuccheri si trasformano in etanolo ed anidride carbonica, e quella lattica, la quale dà origine all’acido lattico. Esiste infine anche la fermentazione acetica grazie alla quale, partendo da quella alcolica, trasforma, mediante un processo di ossidazione, l’etanolo.
Facendo seguito quindi a queste premesse, potrete intuire che questi processi di fermentazione non vanno a colpire solo prodotti da forno, bensì un raggio ben più ampio di alimenti. Quali sono quindi gli alimenti da evitare o da moderare?
Il lievito è uno dei maggiori responsabili del mal di testa e del “raspino in gola”. Contiene 150 mg di tiramina ogni 100 gr. e si trova in moltissimi piatti insospettabili. Come prima cosa tutti quei prodotti che prevedono tra gli ingredienti lievito madre, lievito di birra e lievito chimico, ovvero pane, pizza, focacce, torte, crostate, brioche, biscotti e molto altro ancora, categoria che può essere sintetizzata come prodotti da forno. Allo stesso tempo però anche tutti i prodotti realizzati con farine varie e che prevedono una cottura ad alte temperature, anche se esenti da lieviti, durante la fase di cottura subiscono un processo di lievitazione pur in misura inferiore. E’ bene pertanto non eccedere anche con questa tipologia di alimenti.
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Altri prodotti da evitare sono i formaggi che, nel processo di lavorazione ed in quello di stagionatura, sviluppano batteri e muffe facenti parte della categorie dei lieviti. Stesso discorso è da ritenersi valido anche per tofu e margarina.
Brutte notizie anche per gli amanti delle bevute in compagnia. Birra, superalcolici, vini e bibite gassate e zuccherine sono altamente soggette alla fermentazione. Anche il caffè ed il thè nero risultando fermentati sarebbero da evitare, mentre thè verde, tisane e karkadè sono permessi.
Anche le salse rientrano tra gli alimenti da evitare, quindi no alla maionese, alla senape, alla salsa di soia. Stesso discorso vale per l’aceto, le verdure in salamoia, la carne affumicata, i pomodori in scatola e le conserve, i dadi ed il brodo granulare, il kefir, il miele, il cioccolato, il caffè i funghi, i tartufi e lo yogurt, sia che esso sia vaccino che vegetale.
Da evitare anche alcuni frutti come uva, susine e fichi (freschi o essiccati), ma anche datteri, prugne ed albicocche. Infine risultano a rischio anche alcuni integratori di vitamina B e gli alimenti contenenti acido citrico, infatti, se in passato quest’ultima dicitura indicava del semplice succo di limone, ora quello inserito come conservante è ottenuto in laboratorio da funghi e batteri.
Cosa Non Si Può Mangiare in Caso di Intolleranza al Lievito
In caso d’intolleranza al lievito è bene sapere anche cosa non mangiare. Tra gli alimenti che devono essere categoricamente esclusi nella dieta di privazione è possibile ricordare i prodotti da forno come pane, cracker e fette biscottate. Da bandire sono anche i prodotti di pasticceria, in particolare se sono stati preparati con farine trattate per ottimizzarne la lievitazione.
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La dieta di privazione del soggetto intollerante al lievito dovrebbe essere caratterizzata anche dall’assenza di formaggi e anche di tofu. Da dimenticare sono anche le bevande alcoliche e in particolare il vino, che è una di quelle maggiormente soggette ai processi di fermentazione.
Condimenti da Evitare
Che la dieta di privazione adatta agli intolleranti al lievito dovrebbe essere caratterizzata dall’assenza di maionese, aceto e salsa di soia. Da evitare sono infine i funghi, la frutta secca, lo yogurt - anche quello a base di soia - e i preparati vitaminici, soprattutto se a base di vitamine del gruppo B.
Come Sostituire i Lieviti nella Realizzazione di Prodotti da Forno
Questo è sicuramente il tasto dolente per coloro che soffrono di problematiche con i lieviti, ovvero cosa sostituire negli impasti per realizzare prodotti da forno soffici. La prima alternativa è il bicarbonato di sodio, il quale richiede però degli starter per dare il via alla lievitazione ed alla relativa produzione di anidride carbonica. Sciogliere questa polvere in acqua frizzante o nel succo di limone potrebbe essere per esempio una possibilità.
Altra alternativa potrebbe essere il cremor tartaro, o bitartrato di potassio, altra alternativa naturale al lievito, che reagisce liberando anidride carbonica solo però se addizionata con il bicarbonato di sodio.
Un Disturbo Sempre Più Diffuso
Quando si parla di disturbi legati all’alimentazione, un’attenzione particolare viene dedicata alle cosiddette intolleranze. Presenti in tutte le epoche e di natura anche molto diversa, la loro diffusione ha registrato una rapida crescita negli ultimi anni, anche a causa di regimi alimentari non sempre salutari. Non sempre è facile riconoscerne i sintomi e per molte di esse non esistono ancora cure specifiche. Tra le intolleranze forse meno conosciute, una menzione particolare va riservata all’intolleranza al lievito.
Nonostante si tratti di un disturbo piuttosto recente, i casi segnalati hanno conosciuto negli ultimi anni un rapido aumento. Per molto tempo si è dibattuto se inserire l’intolleranza al lievito tra le malattie legate al campo della nutrizione e ancora oggi molti specialisti non la riconoscono come tale. Questo perché, nonostante diverse somiglianze con le altre intolleranze alimentari, l’intolleranza al lievito presenta uno sviluppo e una progressione molto diverse.
Nonostante questo, le cause dell’insorgere di questo tipo di intolleranza sono anch’esse da ricercare nella produzione e diffusione sempre più consistente di farine raffinate e lieviti di produzione industriale, che presentano proprietà chimiche ed organolettiche più complesse rispetto alle farine integrali e al lievito madre, e dunque più difficilmente digeribili ed assimilabili da parte dell’organismo. Questo, unito a metodi di cottura spesso complessi e che vanno ad alterare significativamente la composizione degli alimenti, ha contribuito a incrementare tale fenomeno.
Intolleranza al Lievito: Di Cosa Si Tratta
Con il termine intolleranza al lievito viene indicata in ambito medico una disbiosi intestinale della flora batterica presente con sovra-crescita della componente di funghi, in particolare del lievito Candida albicans. Si tratta, in realtà, di una definizione piuttosto generica, che indica l’intero complesso di disturbi legati all’assunzione di questi nutrienti. A differenza di altre intolleranze alimentari, come ad esempio quelle al lattosio e al glutine, nel caso di intolleranza al lievito si è davanti, nella maggior parte dei casi, ad una condizione reversibile.
Proprio quest’ultimo aspetto ha portato diversi studi a sottolineare l’incorrettezza della definizione stessa di “intolleranza al lievito”. Secondo queste osservazioni, i sintomi solitamente citati dalle persone affette da questo disturbo sono riconducibili a un malessere passeggero, dovuto nella maggior parte dei casi ad una dieta sbilanciata e al conseguente squilibrio della flora batterica.
Questo dato sembra essere confermato anche dall’analisi immunologica: a differenza di altre intolleranze alimentari, quella legata al lievito non sarebbe, infatti, collegata al sistema immunitario, bensì provocata da altri fattori esterni e quindi, per questo, non direttamente ricollegabile alle intolleranze alimentari conosciute.
Ciò nonostante, i disagi provocati da questi sintomi possono variare significativamente da persona a persona ed influenzare le condizioni di vita di chi ne è affetto. Inoltre, le intolleranze alimentari, da quella al lattosio all’intolleranza al lievito, presentano sintomatologie molto simili tra di loro. Per questo motivo, è di fondamentale importanza chiedere consiglio ad un medico specialista, il quale attraverso esami specifici (tra cui il test sulle cellule del sangue) potrà fornire una diagnosi definitiva.
Benché le condizioni che portano allo sviluppo di forme di intolleranza al lievito possano variare anche significativamente da paziente a paziente, è comunque possibile osservare come queste siano nella quasi totalità dei casi connesse a determinate scelte alimentari. Nello specifico, l’adozione di una dieta caratterizzata da un alto contenuto di lievito di birra e alimenti fermentati favorisce l’insorgere della disbiosi intestinale.
L’alimentazione non rappresenta, tuttavia, l’unica possibile causa dell’insorgere di questo disturbo. Diversi studi hanno evidenziato, infatti, la stretta connessione tra uno stile di vita sedentario e l’intolleranza al lievito. Lo stesso dicasi per il consumo di alcolici, come birra o vino, che contribuiscono allo squilibrio della flora batterica intestinale.
Un altro fattore che può influire significativamente quando si parla di flora batterica è l’utilizzo di farmaci. Tra quest’ultimi troviamo gli antibiotici, i corticosteroidi e le terapie ormonali, come la pillola anticoncezionale o la terapia sostitutiva orale. Se assunti per periodi prolungati, tali medicinali alterano la composizione batterica dell’intestino, esponendolo ad una maggiore sensibilità ai nutrienti introdotti tramite l’alimentazione.
Per contrastare l’insorgere di patologie e sintomi associati all’intolleranza da lievito, occorre focalizzare l’attenzione sull’adozione di abitudini alimentari volte a prevenirli. Il cibo più immediatamente riconducibile all’utilizzo di lievito è quello derivato dalla panificazione, ovvero l’unione di acqua e farina di grano, per la realizzazione di prodotti da forno quali biscotti, dolci, pane e pizza. Lo stesso dicasi per la pasta, in particolare se associata all’interno dello stesso pasto ad alimenti ricchi di proteine come la carne o la frutta secca.
Per evitare il disequilibrio della flora batterica, occorrerà anche ridurre il consumo di latte, yogurt e formaggi, preferendo invece l’utilizzo di fermenti lattici. In cucina, è bene limitare per quantità e presenza l’utilizzo di salse e condimenti, in particolare se contenenti spezie.
Questi accorgimenti, se adottati nella maniera corretta e con la dovuta costanza, favoriscono il graduale recupero dell’equilibrio intestinale e la scomparsa dei sintomi da intolleranza al lievito.
Poiché l’intolleranza al lievito, intesa come reazione avversa agli alimenti, non è comprovata scientificamente, non vi sono neppure test specifici in grado di diagnosticarne la reale presenza. Tuttavia, esistono test in grado di valutare la composizione microbica intestinale, capaci di fornire un’immagine “istantanea” del rapporto tra le varie popolazioni di microrganismi che popolano il nostro intestino. Questi rappresentano un ottimo strumento per i professionisti dell’alimentazione.
Se si presenta una forte sintomatologia in seguito all’ingestione di prodotti lievitati o fermentati è opportuno rivolgersi al proprio medico, che potrà valutare un approccio terapeutico mirato.
L’intolleranza al lievito è dovuta principalmente ad un’alterazione della composizione microbica intestinale, causata a sua volta da un’alimentazione irregolare. L’approccio primario prevede di seguire un regime alimentare equilibrato scegliendo prodotti senza lievito, per il tempo sufficiente a ripristinare la corretta flora batterica. Si suggerisce anche l’aiuto di fermenti lattici e probiotici per un’azione mirata sull’intestino.
Per molti l’assunzione di determinati alimenti o bevande può scatenare alcuni sintomi come meteorismo, gonfiore addominale, digestione lenta o diarrea, tutti possibili campanelli di allarme di una probabile intolleranza ai lieviti in essi contenuti. Il problema può essere transitorio quando resta circoscritto all’assunzione di uno specifico alimento oppure indicare una malattia intestinale cronica.
Ma, qualora il disturbo correlato all’assunzione di cibi lievitati non fosse legato a malattie croniche, cosa si può mangiare e cosa si deve evitare per ridurre i sintomi?
“I lieviti, in biologia, sono classificati come organismi unicellulari della famiglia dei Funghi. Mentre in cucina vengono intesi come microrganismi o sostanze chimiche che fanno “ gonfiare” un impasto. Lieviti chimici: come l’acido tartarico, il cremor tartaro, bicarbonato d'ammonio o di sodio ecc. La differenza sta nel fatto che i lieviti naturali fermentano mentre i lieviti chimici no. Il lievito non è tutto uguale e ciascun tipo si adatta meglio a una specifica preparazione. Ci sono inoltre dei lieviti patogeni, come la Candida albicans, che in caso di basse difese immunitarie, possono proliferare e creare diversi disturbi.
“L’intolleranza al lievito è una reazione avversa a determinati alimenti che può causare numerosi disagi a livello intestinale. I sintomi sono molteplici come eruzioni cutanee, mal di testa, disturbi intestinali, spossatezza, disturbi del sonno, bruciore di stomaco.
“Una possibile causa è uno squilibrio intestinale. Nel nostro intestino vivono dei batteri “ buoni” e dei batteri “ cattivi”: un equilibrio tra queste due famiglie comporta un intestino sano (eubiosi). Una prevalenza dei batteri cattivi, invece, genera disbiosi e numerosi disagi che, se associata a un consumo eccessivo di alimenti lievitati e fermentati, aumenta ancor più la sintomatologia. Non si tratta di una reazione scatenata dal lievito in sè poiché’ quest’ultimo, durante la cottura, è inattivo.
“Non ci sono test specifici per l’intolleranza al lievito ma esistono test per la disbiosi intestinali e permeabilità dell’intestino.
“L’ allergia è una reazione che coinvolge il sistema immunitario, mentre l’intolleranza no.
“Gli alimenti consentiti sono cereali, pesce, carne, uova, mentre formaggi, verdura, frutta e legumi dipende dal grado di gonfiore. L’intolleranza ai lieviti è una reazione d’ipersensibilità che si verifica dopo l’ingestione di alimenti che li contengono in dosi diverse. Nei prodotti lievitati da forno, la reazione avviene producendo anidride carbonica che rimane intrappolata nei reticoli delle proteine presenti nelle farine così da far gonfiare l’impasto, rendendolo soffice e digeribile.
La dieta priva di lieviti è la soluzione migliore. È meglio evitare le cotture elaborate con condimenti grassi o spinte a elevate temperature.
Anche in assenza di una reattività specifica, visto che il lievito è uno dei componenti alimentari più comuni sulle tavole degli italiani, vale la pena di considerare la possibilità di uno o due giorni settimanali di ”astinenza”, per liberare l’organismo da un eventuale sovraccarico.
Alimenti da Evitare Assolutamente
- Tutti i prodotti lievitati da forno: pane, crackers, grissini, fette biscottate, biscotti, prodotti di pasticceria e di panificazione in genere, compresi quelli detti “a fermentazione naturale”.
- La restrizione sui prodotti da forno va estesa anche ai cibi cotti in forno in cui sia contenuta farina. Anche in assenza di lievito, infatti, durante la cottura le farine subiscono una parziale lievitazione.
- Le bevande fermentate: birra, vino, tutti gli alcolici, il tè.
- Tra i farmaci: estratti di lievito, molti integratori vitaminici (in particolare quelli del gruppo B che talora sono estratti da lieviti). L’eventuale uso di probiotici (fermenti lattici) va discusso col medico.
- Attenzione all’uso di tinture madri o macerati glicerici in quanto alcolici o di qualunque altro prodotto su base alcolica.
- Avanzi o cibi cucinati per più giorni: cibi lasciati a fermentare o ortaggi conservati a lungo all’aria aperta.
Quando un cibo comincia a diventare acidulo dopo essere rimasto conservato più o meno a lungo o perché già in partenza era stato acidificato con aceto o limone, significa che sta producendo una fermentazione acida. Alimenti che tendono ad avviare rapidamente questo tipo di fermentazione sono le verdure cotte, il cous cous, le minestre, i sughi di pomodoro, la frutta a pezzi tipo la macedonia.
Dopo alcuni giorni, anche la frutta e le verdure conservate all’aria aperta (ma anche i succhi di frutta conservati aperti in frigorifero) iniziano un processo di ossidazione che può interferire con l’efficacia della dieta.
Ricordiamo di aiutarsi cercando di “posare la posata” dopo ogni boccone per rendere conscio il gesto di portare alla bocca il cibo, atto che troppo spesso viene fatto senza pensare, d’istinto o per fretta quando non abbiamo ancora terminato di masticare il boccone precedente.
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