Per rendere ancora più memorabile il suo 70° anniversario, Yamaha presenta un’iniziativa esclusiva: uno straordinario album di figurine Panini, originale e inedito, che ripercorre le tappe e i successi della storia dell’azienda. L’album è un omaggio alla passione, all’innovazione e allo spirito di squadra che da sempre contraddistinguono Yamaha.
Un vero e proprio viaggio attraverso la storia del marchio dei tre diapason, che toccherà ciascuno dei valori che contraddistinguono Yamaha in tutto il mondo: innovazione, entusiasmo, fiducia, emozioni e legami. Il filo conduttore dell’album è il “kando”, parola giapponese che esprime la sensazione di profonda soddisfazione mista a entusiasmo che si prova davanti a qualcosa di eccezionale per valore, qualità e prestazioni.
Grande attenzione è dedicata all’ambiente e all’innovazione responsabile: dalla prima bicicletta al mondo con assistenza elettrica alle ultime tecnologie sviluppate dal dipartimento R&D, fino ai programmi di sviluppo talenti BLU CRU, che testimoniano la fiducia nel futuro e l’impegno verso le nuove generazioni.
Infatti Yamaha ha scelto l’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari come teatro di uno speciale evento per celebrare il mondo legato all’azienda giapponese. Dalla sezione dedicata alla propria storia a quella riguardante il mondo delle corse, passando per la game zone e l’area riservata alla Community Yamaha dei Club Ufficiali.
Ci sarà inoltre la possibilità di visitare l’Hospitality Truck di due campionati di altissimo livello quali la WorldSBK e la MXGP, incontrando da vicino gli attuali piloti Yamaha, tra cui Andrea Locatelli, Stefano Manzi, Dominique Aegerter e Alessandro Botturi.
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Non solo divertimento fuori dalla pista: la grande festa targata Yamaha sfrutterà infatti l’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari per portare sul circuito alcuni degli esemplari più iconici della propria linea, in una splendida parata prevista per le ore 13:00.
Successivamente verrà proiettata la Sprint Race del Gran Premio del Mugello, regalando a tutti i presenti l’occasione di seguire parte del fine settimana tricolore della MotoGP in compagnia. Dalla pista agli scooter sportivi, passando per l’off-road e moto stradali: una selezione pronta a soddisfare ogni desiderio degli appassionati.
Ci sarà anche un concorso dedicato a tutti i presenti, che dopo essersi registrati presso l’area dedicata, avranno la possibilità di vincere una Yamaha XSR900 GP - modello ispirato alle moto da corsa degli anni ‘80 e ‘90 e tra i più iconici del brand giapponese.
Storia delle Figurine: Dalle Origini all'Era Panini
La storia delle figurine si intreccia con la vendita dei prodotti, per questo inizialmente furono chiamate dagli inglesi "trade cards". Si diffusero quasi in contemporanea negli Stati Uniti, dove furono allegate alle sigarette Allan and Ginter nel 1886 e nel Regno Unito sempre accompagnando sigarette W.D. & H.O. Wills nel 1888. Le le figurine associate alle sigarette raffiguravano di volta in volta immagini di natura, di guerra o di sport, ovvero soggetti che fossero interessanti per gli uomini che fumavano. Infatti cè da dire che il fumo a quei tempi era quasi esclusivamente riservato agli uomini, che dal sigaro passavano alle più moderne sigarette.
Un grande passo in avanti fu fatto invece nel 1879, circa 12 anni dopo, con le prime cards della Marquis of Lorne, allegate ai pacchetti di sigarette della stessa marca che furono stampate a fini promozionali. Erano immagini disegnate, che essendo inserite ad una ad una dentro il pacchetto di sigarette ed essendo belle da vedere, stimolarono il concetto della collezione di tutte le card. In tal modo promuovevano il consumo di quel tipo di sigaretta a cui il consumatore rimaneva legato anche per le collezione che aveva iniziato.
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Un ruolo fondamentale in questo allargamento ad altri prodotti fu nel 1872 del barone Justus Von Liebig, che allo scopo di promuovere il proprio estratto di carne, decise di omaggiare ai propri clienti con figurine. Ben presto divennero più famose le figurine che lestratto di carne. Le figurine Liebig raffiguravano scene e soggetti diversi, la cui realizzazione spesso era affidata a veri e propri artisti, e questo le rese ancora più esclusive.
Nacquero in parallelo anche le "trading cards" ovvero figurine che non venivano associate a prodotti, ma che erano collezionate per puro divertimento. Le figurine rappresentarono dal sacro al profano. Chi collezionava santini, chi collezionava immagini di donne nude, insomma quei cartoncini con immagini stampate cominciarono ad accompagnare la vita delle persone ed a stimolare il collezionismo.
Come accennato sopra le prime serie di figurine furono dedicate e temi cari ai fumatori maschi, quindi tra le prima spiccano negli Stati Uniti le figurine dedicate al baseball. La maggior parte delle figurine dedicate al baseball all'inizio del XX secolo provenivano da produttori di tabacco e dolciumi.
Anche in Italia intorno al 1865 la Società Romana dei Tram aveva pubblicato biglietti da 15 centesimi raffiguranti panorami romani. Anche se non possiamo a rigore considerarle figurine, di fatto il concetto era molto simile.
Nel 1934 la EIAR (attuale RAI) pubblica la prima grande raccolta nazionale di figurine, abbinata al programma radiofonico I Quattro Moschettieri. Il programma fu offerto dalla Buitoni-Perugina ed oltre ad essere il primo caso di sponsorizzazione in Italia, fu il primo caso di distribuzione di figurine con prodotti, in questo caso alimentari, ed ebbe un successo così importante che nelle edizioni del 1936 e del 1937 fu anche associato ad un concorso a premi basato sulla raccolta di figurine.
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L'interesse venne accentuato dal valore del premio, e dal fatto che alcune figurine risultavano introvabili. Come quella del Feroce Saladino, che per un errore distributivo (ma i maligni dicevano che era stata stampata in un numero di copie che potessero al massimo essere il numero di automobili che il concorso potesse distribuire) risultò introvabile in buona parte d'Italia. Il suo valore raggiunse cifre da capogiro all'epoca, perché con lei cera in palio una autovettura.
Negli stessi anni, ovvero nel 1936, la ditta veronese Prodotti Dolciari V.A.V. ("Venturini Antonio Verona") iniziò a pubblicare delle figurine di "caricature" con abbinata una raccolta premio. Successivamente pubblicò un paio di albi di figurine patriottiche durante la seconda guerra mondiale, un albo dedicato agli alleati dopo la guerra e fino a fino alla metà degli anni sessanta raccolte dedicate al calcio, ciclismo e al mondo dello spettacolo. La VAV fu fondamentale perché fu la prima ditta che ebbe lidea di distribuire anche gli album per conservare le figurine.
In Italia nel 1949 l'azienda Italiana Lavazza S.p.A., volle imitare la Liebig, dato il grande successo e iniziò la distribuzione di figurine. Erano divise in miniserie da sei raffiguranti scene diverse, legate a varie tematiche. La serie più rara e famosa fu la prima, la serie Lavazza nº1 raffigurante sei "Castelli Piemontesi" ed emessa nel 1949. La Lavazza cesserà la distribuzione nel 1969 dopo l'emissione di ben 283 serie.
È nel 1950, le Edizioni Lampo pubblicarono le trading cards dell'album "Animali di tutto il mondo", non erano legate ad un prodotto, erano figurine da acquistare per il gusto di collezionare (ristampato fino al 1969). Tramite questa collezione didattica gli italiani si appassioneranno alle figurine, che di nuovo si accostarono al concetto del mondo dei ragazzi.
La Topps Company, iniziò a inserire figurine nei pacchetti di gomma da masticare nel 1950, la gomma era un parallelepipedo, e la figurina era di fatto la carta antiaderente che serviva per avvolgere la gomma. Questo modo di distribuire le gomme da masticare era ancora presente in Italia e nel resto del mondo fino agli anni 80. Le figurine erano di materiale più leggero e plastificato, per evitare che le gomme si attaccassero.
L'Era Panini: Nascita di un Mito
Nei primi anni '60 a Modena una edicola, quella dei Fratelli Panini, distribuiva figurine di diverse case editrici, in particolare della casa editrice Nannina, con cui aveva un accordo che oggi definiremmo outlet, ovvero compravano le rimanenze di fine stagione, le imbustavano in buste sorpresa da 2 figurine e le vendevano molto bene a 10 lire.
Altre cose erano chiare a Giuseppe Panini, erano troppe le collezioni di mini serie, poche avevano un album di riferimento, e tutte peccavano di una cosa fondamentale. . non c'era verso di finirle, c'era sempre una o più figurine rare che impedivano al collezionista di terminare la serie. Panini da subito mise l'inserto che permetteva di terminare la collezione, oggi tutte le case Editrici hanno imitato la Panini, ma tanto di cappello a loro che ancora oggi aiutano per quello che hanno a completare gli album: COMPLETARE L'ALBUM CALCIATORI PANINI - comprando le figurine QUANTO COSTANO LE FIGURINE ARRETRATE? - Lo sai che Panini ancora le vende?
I fratelli Panini cominciarono a pensare di diventare indipendenti, cominciarono a fare viaggi nei ritiri della varie squadre di serie A, fecero le foto di ogni giocatore, infine impostarono i bozzetti e diedero le figurine a stampare nelle tipografie in fogli di più figurine. Ma inizialmente non usarono i più cari cromolitografi, ma fecero stampare in bianco e nero, e ritoccarono a mano le figurine, colorandole.
Queste figurine venivano imbustate a mano in bustine con il bordo seghettato, chiuse da un punto di colla, con 2 figurine dentro, vennero commercializzate al costo di 10 Lire, ovvero il costo a cui Panini vendeva le rimanenze della Nannina. La bustina aveva degli inconfondibili bordi rossi, e le figurine venivano ritoccate a mano, e spesso anche le bustine venivano colorate a mano. Era nata la prima bustina di figurine della casa editrice Pa... TRIESTE.
È un “must” per i ragazzini (e non solo, per la verità) da più di mezzo secolo. È l’album “Tutti i Calciatori” delle Edizioni Panini, che è pronto per raccontare per immagini il calcio italiano con l’edizione 2014 piena di novità. Un privilegio esclusivo per i nostri lettori, un raccogliotore che non è un semplice album di figurine, ma ormai si è trasformato in una specie di oggetto di culto. Questa raccolta comprende 761 figurine in carta e 104 in materiali o con trattamenti speciali su giocatori e squadre di Serie A Tim e Serie B Eurobet, Primavera Tim, I e II Divisione di Lega Pro, Serie D e Serie A Femminile.
All’inizio i calciatori erano immortalati nelle situazioni più strane: fuori dallo stadio, mentre si allenavano da soli, in mezzo ai tifosi. Oggi si rasenta la perfezione e non sono trascurati neppure i club di C. Il primo album è del 1960: un fenomeno che dura tuttora
La storia delle figurine Panini si intreccia a quella del nostro calcio forse proprio in queste immagini rubate, non ufficiali, segno della precarietà dei tempi. Ci piace immaginare un pezzo di quell’Italia nel tifoso che si agita dietro la rete di recinzione o negli sconosciuti occupanti di una panchina che fanno da cornice all’ancora più sconosciuto Renato Roffi (1972-73). Piccoli film strappati al calcio di quegli anni, specie quando i calciatori cominciarono a essere inquadrati a figura intera o in azione.
Il primo album, quello del 1960, fa persino tenerezza. Non c’è mai uniformità, i fondi sono multicolori, i volti quasi stilizzati. Ma che importava, per la prima volta le figurine entravano in casa e i campioni degli stadi avevano finalmente un volto. Perché non c’è storia che non cominci dall’inizio e quella della raccolta Panini ha un’origine singolare, incarnata da un personaggio ormai mitico, Bruno Bolchi, oggi come allora soprannominato «Maciste».
Qualche decennio fa il suo volto avviò un’autentica rivoluzione, così come l’ha ricordata più volte Giuseppe Panini. «Voglio fare le figurine dei calciatori» disse un giorno al fratello Franco e assieme a lui cominciò a battere tutte le tipografie di Modena e provincia tempestandole con la stessa domanda: «Da una foto come questa si può ricavare una figurina a colori?». La foto era quella di Bruno Bolchi, mediano dell’ Inter, l’unica di cui disponevano i fratelli Panini.
Particolare curioso: anche Bolchi cominciò a raccogliere le figurine e non trovò mai la sua. Un Paese definitivamente uscito dal Dopoguerra e che comincia, finalmente, a divertirsi. Lo fa anche col calcio, certo. E quelle undici figurine undici per ogni squadra aiutano a rendere popolari volti di giocatori allora largamente sconosciuti.
Dal 1963-64 c’è gloria anche per la serie B e i ragazzi del tempo scoprono la figurina con due giocatori, uno affiancato all’ altro. Confuso a tutti gli altri, ultimo della brigata, nel Cagliari c’è un giovane Gigi Riva, allora noto solo come Luigi. La grinta è già quella del futuro Rombo di Tuono.
In quell’album finalmente vediamo da vicino gli assi stranieri, sono appena 4 ma bastano per tutti gli altri. Ecco Di Stefano e Puskas, per il Real Madrid, ed Eusebio e Coluna del Benfica. Ben presto l’Europa comincerà a parlare anche dei nostri perché sta arrivando l’epoca dei grandi successi internazionali di Milan e Inter ed è bello rivedere, 5 anni dopo la prima figurina, il volto vincente di Gianni Rivera, stavolta nell’ album 1964-65.
Molti anni dopo siederanno, in tempi diversi, anche sulla panchina della Nazionale. Tanti degli allenatori di ieri e oggi allora calcavano i campi, da Ottavio Bianchi (Brescia) a Giancarlo De Sisti (Fiorentina), da Cesare Maldini e Giovanni Trapattoni (Milan) a Bruno Bolchi e Luigi Simoni (Torino).
In quella stessa squadra, e nello stesso campionato, ecco Osvaldo Bagnoli, allora uno dei senatori del gruppo: la sua espressione è già quella del futuro allenatore campione d’Italia col Verona nel 1985. Quell’album entrò nella leggenda anche perché, per la prima volta, ospitava le figurine degli arbitri.
L’esordio con Liedholm in copertina, da più di 60 anni si rinnova il rito che accompagna tutti i tifosi. In regalo quello del 2021-2022
La magia si rinnova da più di sessant’anni. "Celo, manca... Celo, manca...". Seguendo il suono di queste due paroline generazioni di italiani sono cresciute, sono diventate adulte e ora magari sono già in pensione. Il fascino delle Figurine Panini è senza tempo. Sono piaciute da subito, e piacciono ancora così tanto che la Gazzetta regala oggi l’album del 2021-22 ai lettori, rinnovando così un rito che si alimenta di passione e di speranza.
Senza il timore di essere smentiti, possiamo affermare che non esiste italiano che non abbia avuto a che fare con le Figurine Panini. Fin dai lontani Anni 60, quando ai fratelli Panini di Modena venne la meravigliosa idea di stampare le foto dei calciatori per incollarle su un album, le “Figu” hanno accompagnato la storia del Paese. Se il Festival di Sanremo è uno specchio della nazione, anche le figurine lo sono.
La prima figurina stampata fu il ritratto di Bruno Bolchi, allora capitano dell’Inter. La prima copertina dell’album venne invece dedicata a Nils Liedholm, “barone” del Milan. Il simbolo della collezione è, da sempre, un’immagine tratta da una fotografia: Carlo Parola, leggendario centromediano della Juventus, impegnato in una sforbiciata a mezz’aria durante una partita del 1950 contro la Fiorentina.
Passione popolare, informazione, gioco puro, le figurine si sono evolute, a metà degli anni Settanta sono diventate adesive, gli album sono sempre più ricchi e l'intuizione ha valicato le Alpi. Oggi si stampano in tutto il mondo, i ragazzini francesi non le chiamano figurine, ma semplicemente Paninì. Un fenomeno assoluto.
Nella capacità delle figurine di resistere alla tecnologia crescente c'è qualcosa di stupefacente e poetico. La carta che batte il digitale, la figurina che oscura il mostro virtuale. Che soddisfazione. I fratelli Panini sono un po' come Walt Disney, padroni di un sogno, in un certo senso hanno lavorato per regalare serenità e gioia. Oggi i ragazzi di tutto il mondo mentre incollano la loro figurina sanno che quell'emozione ha origine in Italia.
Per celebrare i suoi 70 anni di successi, Yamaha offre un album di figurine Panini inedito, pensato per ripercorrere la storia e i traguardi dell’azienda giapponese. L’album, vero oggetto da collezione, racconta attraverso immagini e aneddoti le tappe fondamentali di Yamaha, rendendo omaggio a persone, valori e innovazioni che hanno reso il marchio un’icona mondiale delle due ruote e non solo.
Il filo conduttore dell’opera è il “kando”, termine giapponese che esprime la profonda emozione e soddisfazione di fronte a qualcosa di straordinario. Ogni figurina racconta un momento chiave. La storia attraversa l’evoluzione dell’azienda, dai modelli fuoristrada al cuore racing, passando per le vittorie più celebri e arrivando alla gamma marine, simbolo dell’energia Yamaha anche in mare.
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