Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è un film del 1971 di genere Famiglia/Fantastico/Commedia, diretto da Mel Stuart, con Gene Wilder, Peter Ostrum, Jack Albertson, Roy Kinnear, Julie Dawn Cole, Leonard Stone. Durata 100 minuti.
La trama
Il piccolo Charlie è un bambino di umili origini che cresce in una delle zone più povere della città insieme alla sua numerosa famiglia, composta dalla madre e da ben quattro nonni. Nella comunità si trova la famosissima fabbrica di cioccolato di proprietà dell'enigmatico Willy Wonka, uomo ricchissimo e misterioso. Quest'ultimo organizza un concorso che permetterà a cinque fortunati di partecipare a un tour guidato all'interno della fabbrica e i vincitori saranno coloro che troveranno uno dei tagliandi d'oro all'interno delle confezioni di cioccolata.
I vincitori di un concorso possono entrare nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka dove lavorano dei simpatici gnomi. Willy Wonka è il titolare di una fantastica fabbrica di cioccolato. Ed in occasione del nuovo, incredibile prodotto, il succhia succhia che mai si consuma, Wonka indice un concorso per entrare nel magico mondo della sua fabbrica.
Tra i cinque vincitori c’è un ragazzo povero, Charlie Bucket. Tra i cinque bambini vincitori, verranno puniti quelli capricciosi e premiato l'unico onesto.
Ma la tanto attesa visita dentro la misteriosa fabbrica si rivela essere alquanto particolare: tutti i bambini che vi partecipano vengono a turno eliminati dai loro stessi vizi, in modo bizzarro e surreale.
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Il cast
La maggior parte dei protagonisti, anche se giovani sanno fare bene la loro parte rappresentando magnificamente le sfumature dei caratteri e personalità variegate dell'età giovanile.
- Gene Wilder: Willy Wonka
- Peter Ostrum: Charlie Bucket
- Jack Albertson: Nonno Joe
- Roy Kinnear: Mr. Salt
- Julie Dawn Cole: Veruca Salt
- Leonard Stone: Mr. Beauregarde
La genesi del film
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è un musical divenuto cult, diretto nel 1971 dal regista americano Mel Stuart e basato su La fabbrica di cioccolato, romanzo per bambini del 1964 dello scrittore britannico Roald Dahl. L’idea di adattare cinematograficamente il libro nasce grazie alla figlia del regista, la quale, dopo aver letto la storia, chiese al padre di farci un film.
Il progetto prese vita grazie anche all’interesse dimostrato dal produttore David L. Wolper, il quale stava proprio cercando in quel periodo un modo per promuovere un nuovo dolce di cioccolato realizzato dalla Breaker Confections (poi rinominata The Willy Wonka Candy Company).
La sceneggiatura fu realizzata dallo stesso Roald Dahl, il quale però poi decise di rinnegare il film: ciò accadde perché la sceneggiatura fu poi completamente riscritta da David Seltzer, stravolgendo alcune parti della storia originale e aggiungendo un senso dell’humor diretto ad un pubblico adulto.
La colonna sonora e le canzoni del musical sono state realizzate dal compositore di colonne sonore Leslie Bricusse e dal cantautore Anthony Newley, i quali ricevettero nel 1972 una nomination agli Oscar per il loro lavoro.
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Ispirazione e temi
Roald Dahl scrisse il romanzo La fabbrica di cioccolato nel 1964, prendendo ispirazione dalla sua esperienza personale durante gli anni del college, presso la Repton School nel Derbyshire. All’epoca infatti esistevano in Inghilterra due importanti aziende di dolciumi: la Cadbury e la Rowntree's. Le ditte si facevano una concorrenza spietata, tanto da cercare di far infiltrare delle spie nell’azienda rivale, in modo da carpirne i segreti di produzione dei dolci.
Ciò generò una situazione per cui sia Cadbury sia Rowntree's divennero molto misteriose riguardo il loro processi produttivi, dando allo scrittore Dahl l’idea per il suo libro. con questo film dedicato ai piccoli, ma non solo il regista e l'autore del libro vogliono dire che l'onestà è la miglior virtù.
Il ricordo di Gene Wilder
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, un classico nel suo genere a cui il pubblico è molto legato, non fu considerato da Gene Wilder uno dei suoi migliori film: “Non voglio che sulla mia lapide si legga l’epigrafe QUI GIACE WILLY WONKA”, dichiarò nel 2002.
Quando, il 29 agosto 2016, Gene Wilder morì all’età di ottantatrè anni, risultò chiaro che aveva ben poca voce in capitolo sulla sua eredità. La copertura data all’evento, meritatamente vasta, si focalizzò in maniera schiacciante sulla sua interpretazione di Willy Wonka. Quasi ogni necrologio apparso in televisione, online o in formato cartaceo conteneva immagini tratte dal film o scene di lui nel ruolo dell’eccentrico produttore di dolciumi.
Secondo Gene Wilder, tuttavia, Mel Stuart “era un matto che urlava e strillava, non a me, ma alla troupe, dimostrando una totale incapacità di capire che non puoi strillare a uno di loro senza che la cosa si ripercuota su ogni attore che si troverà a recitare in quella scena”.
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Il regista fu impressionato dall’attenzione per i dettagli che l’attore dimostrò nell’impersonare Wonka, come ad esempio il modo deliberato in cui i suoi cappelli apparivano più crespi e fuori controllo man mano che il film procedeva: “Era una scelta riflettuta su cui aveva lavorato molto in modo che, pian piano e con l’avanzare della pellicola, il tipo sembrasse sempre più matto”.
Gene Wilder diede una buona impressione di sé anche quando non era nel personaggio. Il film fu girato a Monaco, in Germania, e quando arrivò il giorno del Ringraziamento, l’attore pagò un’ottima cena a base di tacchino all’intero cast e alla troupe.
E anche se andava d’accordo con i suoi giovani coprotagonisti, secondo Stuart non smise mai del tutto i panni di Willy Wonka durante le cinque settimane passate a Monaco: “Ho scoperto che gli attori davvero bravi diventano il loro personaggio anche fuori dal set. Quindi Gene restò sempre leggermente distaccato”.
Accoglienza e critica
Malgrado sia diventato un cult, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato non incassò molto quando uscì nelle sale. Tuttavia, grazie al mercato dell’home video, divenne il film preferito di milioni di persone cresciute negli anni Ottanta e ancora al giorno d’oggi.
Anche se si tratta di uno dei suoi film più amati, Gene Wilder ne era deluso. “È un film che poteva essere magnifico, ma con un altro regista”, dichiarò.
Il critico cinematografico Robert Ebert definì la grandezza di Willy Wonka paragonandolo a un altro film che per molti è un sentimentale tra i preferiti dell’infanzia: “È probabilmente il miglior film nel suo genere dai tempi del Mago di Oz. È tutto quello che i film per famiglie di solito pretendono di essere, ma non sono: delizioso, divertente, spaventoso, emozionante e, soprattutto, una vera opera d’immaginazione”.
Gene Wilder non nascose la sua disapprovazione per la versione di Tim Burton del 2005. Prima dell’uscita del film, dichiarò che il nuovo adattamento era “solo questione di soldi” e che non c’era alcun bisogno di una nuova versione cinematografica del romanzo.
Gene Wilder desiderava essere ricordato soprattutto per Frankenstein Junior, da lui considerato il suo film più bello. E anche se resterà nella memoria per molti ruoli, nel cuore e nella mente del pubblico era Willy Wonka, l’originale, l’unico, il migliore.
Non credo di dire nulla di nuovo ma trovo questo film stupendo, adatto a tutti, con atmosfere e ambientazioni magiche! Un pezzo di bravura del regista per un film che oggi avrebbe quasi 40 anni ed è sempre bellissimo e moderno. Originalissima e carinissima fiaba un po' musicata, diventata cult. L'ho sempre adorata sin da piccola poichè ricca di garbo e moralismo, possiede un fascino davvero unico e potente.
Rispetto al ramake inquietante e finto di Burton, questo originale è un piccolo capolavoro. Film che ti riempe il cuore, belle musiche, begli interpreti, Wilder davvero perfetto nel suo ruolo: rende Willy Wonka non lo psicopatico decerebrato del remake, ma persona sì folle, ma buona e in cerca di una persona altrettanto buona alla quale dare in eredità la sua fabbrica. Un bel film sempre frizzante e allegro. penso sia uno dei capolavori del genere,un film intramontabile che non stanca mai di guardare.
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