Fette Biscottate, Diverticoli e Sindrome dell'Intestino Irritabile: Benefici e Controindicazioni

Questo articolo esplora il ruolo delle fette biscottate nell'alimentazione di chi soffre di diverticolosi, diverticolite e sindrome dell'intestino irritabile (IBS), analizzando benefici e controindicazioni.

Diverticolosi e Diverticolite: Cosa Sono?

Quando nelle pareti intestinali sono presenti uno o più diverticoli asintomatici, cioè che non producono alcun segno o sintomo della malattia, si parla di diverticolosi. La diverticolite, infine, è la manifestazione clinica dell’infiammazione (peri-) diverticolare che interessa la parete dell’intestino. Lo sviluppo dei diverticoli è probabilmente correlato a un’alterazione della motilità intestinale, con un aumento locale della pressione, che determina una fuoriuscita della mucosa intestinale nei punti più deboli dell’intestino.

La maggior parte delle persone scopre di avere dei diverticoli in modo del tutto casuale, nel corso di indagini radiologiche o endoscopiche del colon effettuate per altre motivazioni. La diagnosi di diverticolosi, malattia diverticolare e diverticolite deve essere effettuata dal medico gastroenterologo sulla base della storia clinica individuale, dell’esame obiettivo svolto dal medico, dei test di laboratorio (es. esami del sangue) e dei test di immagine (ecografia, TAC, risonanza magnetica).

In presenza di diverticolite è necessaria una terapia antibiotica e, nei casi più severi, si ricorre all’intervento chirurgico. Durante la fase acuta, la diverticolite deve essere trattata con il riposo a letto, una terapia farmacologica specifica (prescritta dal medico) e una completa sospensione dell’alimentazione per via orale al fine di non far lavorare l’intestino, ricorrendo quindi alla nutrizione artificiale.

Quando l’infiammazione si sarà ridotta, si può riprendere gradualmente la normale alimentazione adottando inizialmente una dieta liquida o semiliquida e a ridotto tenore in fibra. Questo tipo di alimentazione, povera in fibre e scorie, deve essere seguita dal medico specialista e protratta solo per periodi di tempo limitati. Nelle settimane successive all’episodio infiammatorio (diverticolite), può verificarsi una temporanea intolleranza al lattosio, cioè allo zucchero del latte.

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In questi casi, è opportuno eliminare temporaneamente dalla dieta il latte e gli altri alimenti che contengono lattosio (oppure consumare alimenti delattosati, se ben tollerati). Latte e latticini potranno essere reintrodotti gradualmente dopo alcune settimane dalla remissione dei sintomi.

Alimentazione e Diverticoli: Cosa Evitare e Cosa Preferire

Verdure che contengono fibre molto dure e filamentose, come finocchi, carciofi, fagiolini, etc. Tè, caffè, cola e tutte le bevande che contengono sostanze nervine in genere (es. Carni grasse (es. Bevande gassate (es. Condimenti grassi (es. Sale.

  • Verdura, consumarne almeno una porzione a pranzo o a cena, preferibilmente cruda oppure cotta. Le varietà di verdura più ricche di fibra sono: agretti, asparagi, cavolfiore, funghi, broccoli, melanzane e cicoria.
  • Frutta, consumare ogni giorno tre frutti, ciascuno della dimensione del proprio pugno. Preferire mele, arance, pere e banane.
  • Latte e latticini a basso tenore in lattosio, come yogurt o Grana Padano DOP.
  • Pesce, fresco o surgelato, da consumare non meno di due o tre volte alla settimana.
  • Olio extravergine d’oliva, da usare a crudo e con moderazione (dosare con il cucchiaino, non versare direttamente dalla bottiglia).
  • Praticare regolarmente attività fisica (es. camminare almeno 20-30 minuti al giorno e fare ginnastica).
  • Raggiungere un peso corporeo adeguato alla propria altezza.
  • Assumere apporti adeguati di vitamina D.
  • I probiotici possono avere un ruolo protettivo nella prevenzione delle recidive di diverticolite.
  • Durante il pasto serale, per incrementare l’apporto di fibre e di acqua, è bene abituarsi a consumare minestroni e passati di verdure.

L’aumento del consumo di fibra può determinare un temporaneo aumento del meteorismo, ma tale effetto è destinato a scomparire nel giro di qualche settimana. Cucinare senza aggiungere grassi. Preferire metodi di cottura semplici come a vapore, in microonde, sulla griglia o piastra, in pentola a pressione e in padella antiaderente.

Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS) e Alimentazione

Per chi soffre di IBS può essere davvero difficile decidere cosa mangiare. Solitamente le persone con il tempo imparano a capire cosa provoca loro i sintomi e cosa è innocuo, ma molto dipende anche da se la persona sta vivendo la fase acuta della malattia o quella di remissione. Nel primo caso, anche alimenti che solitamente non danno fastidio provocheranno i sintomi.

Tendenzialmente a chi soffre di IBS si tende a consigliare un regime alimentare “LOW FODMAPs”, ovvero a basso contenuto di Oligo e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli, sostanze presenti negli alimenti che vengono facilmente fermentate dal nostro microbiota, producendo, tra le altre cose, gas. Solitamente a dare particolari problemi sono i legumi, la verdura e la frutta. Questi alimenti, infatti, contengono fibra che nell’intestino viene fermentata.

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Questo vuol dire che chi soffre di Sindrome dell’Intestino Irritabile non può mangiare legumi, frutta e verdura? No, bastano alcune accortezze: preferire i legumi decorticati, ovvero provi di buccia, perché è lì che si trova la fibra insolubile; preferire i tipi di frutta e verdura più tollerati.

La tolleranza agli alimenti, soprattutto di fronte a questo tipo di problematiche, è molto soggettiva: ciascuno risponde diversamente, non c’è una regola fissa per tutti. Solitamente tuttavia, i tipi di frutta e verdura più facilmente tollerati sono: zucchine, valeriana, fagiolini, cetrioli, arancia, mandarino, kiwi, uva.

La frutta in particolare può essere un problema per il suo contenuto di fruttosio, così come il miele. Chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile deve evitare di mangiare i cibi che, “fermentando”, favoriscono la comparsa dei sintomi. «Chi soffre di questa patologia benigna ed estremamente comune lamenta spesso pancia gonfia, meteorismo, fastidio o dolore addominale, stipsi o diarrea, ma anche debolezza.

«L’intervento dietetico può portare importanti benefici: eliminando per 21 giorni i cibi Fodmap può migliorare l’intera sintomatologia. Questa dieta è stata illustrata sulla rivista Gastroenterology. Sono alimenti ricchi di zuccheri che, una volta digeriti, restano nell’intestino richiamando acqua. «Tuttavia - conclude il professor Danese - non sappiamo dopo quanto tempo l’organismo di una persona con sindrome dell’intestino irritabile risente, da un punto di vista nutrizionale, di tali diete da eliminazione con cibi ricchi di Fodmap.

Fette Biscottate: Un'Opzione Valida?

Nella fase acuta della diverticolite, si passa a una dieta a basso residuo e leggera: pasta di piccolo formato, riso, crema di riso, pane tostato e /o fette biscottate; brodi di carne sgrassati o vegetali filtrati; carni magre e poco fibrose, preferibilmente tritate o sminuzzate per essere più facilmente digeribili. Quindi le fette biscottate possono essere consumate.

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Tuttavia, come si diceva, se una cosa e buona o cattiva dipende per larga parte dal contesto. Molte persone che ne soffrono hanno difficoltà a tollerare cibi ricchi di fibre, in particolare le fibre insolubili che si trovano nei cereali integrali.

Non fanno eccezione i tanto magnificati alimenti integrali: prodotti realizzati con farine di cereali (frumento, riso, farro, avena ecc.) ottenute dalla macinazione dell’intero chicco, compresi crusca e germe. Ciò che invece non avviene alle farine raffinate o “bianche”, private sia delle crusca che del germe.

Per chi soffre di malattia del reflusso gastroesofageo, un disturbo caratterizzato da acidità gastrica e risalita di acido dallo stomaco verso l’esofago, esistono ormai numerosi farmaci efficaci e sicuri in grado di tenere sotto controllo i sintomi. In molti casi, è possibile acquistarli in farmacia senza dover presentare ricette mediche.

Ciò significa che, se si vuole prevenire e trattare efficacemente la malattia del reflusso gastroesofageo, è necessario rivedere il proprio modo di mangiare e iniziare a prendersi maggior cura di se stessi in senso più generale. Oltre ai farmaci, da assumere seguendo le indicazioni e i consigli del medico o del farmacista, è molto importante seguire una dieta anti-reflusso gastrico.

Idealmente, si dovrebbe attendere almeno 3-4 ore prima di coricarsi dopo aver mangiato: quindi, meglio evitare di cenare troppo tardi. Da evitare, invece, l'attività fisica intensa o gli sforzi dopo aver mangiato perché i movimenti rapidi e la pressione a livello addominale tendono ad allentare la tenuta del cardias e a favorire il reflusso gastrico.

Consigli Generali per la Colazione

Saltare la colazione porta a un rallentamento del metabolismo, il che si traduce con tendenza ad ingrassare e maggiore difficoltà a dimagrire: il nostro organismo interpreta infatti il digiuno notturno come un vero e proprio stato di privazione.

Facciamo un breve excursus per inquadrare la situazione: appena svegli abbiamo bassi livelli di insulina e alti di cortisolo; questo assetto ormonale favorisce l’ossidazione di acidi grassi: bruciamo calorie partendo dalle riserve di grasso e non dagli zuccheri. Ovviamente ciò non deve essere interpretato come un’autorizzazione a un banchetto luculliano pieno di zuccheri, grassi e squisitezze di pasticceria: la colazione deve essere abbondante da un punto di vista calorico (più di quanto crediate…), ma soprattutto deve essere di qualità!

Le scelte sbagliate infatti invertono drasticamente la condizione ormonale che ho descritto: una colazione troppo ricca di zuccheri semplici o di carboidrati ad alto indice glicemico porta ad un picco della glicemia. Ma allora, che caratteristiche deve avere una colazione equilibrata?

  • Essere idratante: durante la notte alcuni dei nostri organi emuntori hanno un picco di funzionalità; una corretta idratazione mattutina aiuta ad eliminare le sostanze nocive che sono state elaborate da questi importanti centrali detossificanti: di nuovo ci viene in aiuto la frutta (ricca di acqua), ma anche il tè verde.
  • Essere povera di zuccheri semplici che innalzano la glicemia: evitiamo di dolcificare le bevande ed evitiamo i prodotti addizionati di zucchero (biscotti, dolci e cornflakes che spesso, soprattutto quelli per bambini, contengono enormi quantità di zucchero).
  • Contemplare anche la presenza grassi ‘buoni’: evitiamo i prodotti industrializzati (fette biscottate, crema alla nocciola, biscotti…) che contengono oli vegetali raffinati, e preferiamo invece la frutta secca magari mescolata allo yogurt; per persone attive può andar bene due o tre volte a settimana anche del burro spalmato su una fetta di pane. Attenzione: spesso le etichette specificano che i grassi vegetali contenuti non sono idrogenati: ciò non significa che non siano raffinati!
  • Essere saziante, quindi ricca di carboidrati complessi: anziché il classico pane bianco scegliete pane di segale che ha un bassissimo indice glicemico.

Prima di fare colazione pensate sempre a che giornata vi aspetta: starete tutta mattina chiusi in ufficio o andrete in palestra? Per pranzo vi aspetta un panino veloce o sarete al ristorante con i colleghi? In questi casi la colazione dev’essere ben più sostanziosa di quanto ho suggerito e -ripeto- non esclusivamente da un punto di vista calorico!

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