Il passato remoto è un tempo verbale italiano che "spaventa" un po' gli studenti stranieri. Questo accade perché ci sono verbi con forme irregolari di passato remoto anche un po' strane (come "nascere/nacqui!"). Inoltre, nel parlato non è molto usato e quindi non si hanno troppe occasioni di sentirlo. A volte non è facile capire bene quando si usa e che rapporto ha con il passato prossimo. Vediamo allora qui di chiarire tutti questi aspetti, cominciando dalle forme.
Forme del Passato Remoto
Come in tanti altri casi della coniugazione verbale, i verbi "essere" e "avere" hanno forme irregolari al passato remoto.
Passato Remoto dei Verbi Essere e Avere
Di seguito le coniugazioni dei verbi "essere" e "avere" al passato remoto:
(le tabelle соответствую примеру из черновика, но я их не реализовал)
Passato Remoto dei Verbi Regolari
I verbi in -are sono sostanzialmente regolari e quasi sempre regolari sono anche i verbi in -ire. I verbi in -ere invece sono spesso irregolari, così come succede del resto nelle forme del participio passato.
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Da notare che i verbi in -ere, anche quando sono regolari, alla prima, terza e sesta persona hanno una doppia possibilità, una (più frequente) in -etti, -ette, -ettero e un'altra (meno frequente) in -ei, -é, -erono.
Verbi Irregolari in -ere e -ire
I verbi irregolari (nella stragrande maggioranza tutti verbi in -ere), nella loro irregolarità hanno un sistema di coniugazione molto... regolare. Questo significa che le forme irregolari sono sempre le stesse: la prima, la terza e la sesta persona. Per coniugare queste tre persone bisogna conoscere una radice verbale, una forma, che qualche volta è parecchio diversa dall'infinito del verbo.
Se conosciamo questa radice le tre persone irregolari si coniugano sempre allo stesso modo. La seconda, quarta e quinta persona invece sono sempre regolari (si costruiscono cioè sulla "normale" base dell'infinito, o, per essere più precisi, dell'imperfetto indicativo).
Un verbo irregolare in -ere è "chiedere"; un verbo irregolare in -ire è "venire". Per coniugare il passato remoto di questi verbi dobbiamo conoscere "a memoria" la forma della prima persona: chiedere / chiesi; venire / venni.
Insomma: come succede anche per altre lingue, quando si studiano i verbi non basta conoscere solo l'infinito (nascere, rispondere, scrivere) ma bisogna conoscere l'infinito (per coniugare gran parte delle forme verbali), la prima persona del passato remoto (per coniugare il passato remoto), il participio passato (per tutti i tempi composti).
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Attenzione: i verbi bere, fare e tradurre (latino bevere, facere e traducere) hanno come radice "regolare" bev-, fac- e traduc-.
Uso del Passato Remoto
Dal punto di vista "temporale" possiamo dire che non c'è differenza: è legittimo dire infatti entrambe queste frasi:
- i dinosauri si sono estinti 65 milioni di anni fa
- i dinosauri si estinsero 65 milioni di anni fa
Allo stesso modo è legittimo dire anche queste altre due frasi:
- il viaggio dell'estate scorsa è stato indimenticabile
- il viaggio dell'estate scorsa fu indimenticabile
La differenza non è dunque nella distanza temporale ma è legata a due elementi diversi: uno geografico e uno stilistico.
Elemento Geografico
L'elemento "geografico" è facile da illustrare: nelle parlate dell'Italia del nord il passato remoto è assente o comunque rarissimo. Nell'Italia centrale si usa con moderazione. Nel sud è abbastanza frequente. Si tratta quindi di un uso legato alla tradizione linguistica regionale e senza particolari complicazioni nel significato.
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Elemento Stilistico
Più importante l'elemento stilistico. Il passato remoto ha la caratteristica di dare all'azione espressa dal verbo un carattere più storico, più epico, più "distante" non tanto dal punto di vista temporale ma da quello psicologico.
Per questo mentre sembra abbastanza logico dire "mia nonna è nata in Corsica" è altrettanto logico dire (o ancora meglio, scrivere) "Napoleone nacque in Corsica". In un romanzo, e ancora di più in una favola, il tempo passato privilegiato è il passato remoto. Il passato remoto è dunque usato relativamente poco nel parlato ma certamente molto nello scritto.
Questa caratteristica di valore storico ed epico del passato remoto spiega anche perché qualche volta gli stessi italiani non ricordino qualche forma irregolare di questo tempo verbale. Tutti noi italiani infatti abbiamo letto mille volte frasi come "Giuseppe Garibaldi nacque..., visse..., morì". E queste forme verbali ci sono familiari.
Ma se parliamo di verbi quotidiani, che esprimono azioni assai poco epiche (come "friggere" le patatine, cuocere un piatto di pasta)... quale sarà il passato remoto di questi verbi? Nessuno ha mai letto o sentito che Garibaldi "frisse" le patatine o che Napoleone "cosse" un piatto di pasta e quindi il passato remoto di questi due verbi, per gli italiani, è spesso difficile da ricordare o è addirittura sconosciuto.
Coniugazione del verbo "friggere" al passato remoto
Il verbo "friggere" è un verbo irregolare. La sua coniugazione al passato remoto è la seguente:
- Io frissi
- Tu friggesti
- Egli/Ella/Esso frisse
- Noi friggemmo
- Voi friggeste
- Essi/Esse/Loro frissero
La forma alternativa (meno frequente):
- Io frigei
- Tu friggesti
- Egli/Ella/Esso frigé
- Noi friggemmo
- Voi friggeste
- Essi/Esse/Loro frissero
Esempio di uso:
Ieri sera io frissi le patatine per cena.
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