Spaghetti del Rock: Un Viaggio Musicale e Culinario

La musica rock e il cibo possono sembrare mondi distanti, ma in realtà sono più connessi di quanto si possa immaginare. Dalle copertine degli album ai nomi delle band, fino agli aneddoti più curiosi, il cibo ha spesso fatto capolino nella storia del rock.

Le Copertine Iconiche e i Riferimenti Culinari

Andy Warhol, massimo esponente della pop art, ha cambiato le carte in tavola con la serigrafia e un'arte di massa come i consumi. Quando Warhol cambiava tutte le carte in tavola con la serigrafia e un’arte di massa come i consumi, arrivava la sua zuppa Campbell, diventata una vera e propria icona.

In ambito musicale fu decisivo l’incontro tra Warhol e i Velvet Underground, nel 1967 stava nascendo la leggenda di “The Velvet Underground & Nico”, la copertina dell’album con la celeberrima banana - più allusiva che mai - segnò la storia di un album inizialmente sfortunatissimo, dal quale sono nati brani come “Sunday Morning” e “Heroin”, pezzi che oggi fanno parte dell’ABC del rock.

Gli anni Sessanta regalano grandi gioie, perché nello stesso anno in cui uscivano le copie del “banana album” (le prime oggi valgono tantissimo), i Beatles lanciavano “Strawberry fields forever”. Difficilmente i brani musicali hanno a che fare col cibo, in questo caso infatti le fragole del titolo hanno poco a che fare con la frutta. Il pezzo, firmato da John Lennon e Paul McCartney è uno sguardo nostalgico al mondo dell’infanzia.

Se si parla di Beatles, non si può non parlare anche dei Rolling Stones e se i primi cantavano “Let it be” nel 1970, un anno prima Mick Jagger e il suo gruppo lanciavano “Let it bleed”, album dalla copertina storica che contiene pezzi come “Gimme shelter” e “You can’t always get what you want”. Ma a passare alla storia, appunto, è anche la copertina stessa, che ritrae una scultura surreale, una torta un po’ sopra le righe. Opera di Robert Brownjohn, in cima è una torta a tutti gli effetti (preparata dall’allora sconosciuta Delia Smith) con i pupazzetti che raffigurano i Rolling Stones mentre alla base, sopra il fonografo e il quadrante di un orologio, c’è anche una pizza.

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Nel 1987 i Guns’n’Roses entravano ufficialmentre sulla scena musicale con un disco storico, “Appetite for destruction”. Un appetito particolare, che però non ha niente a che vedere con quello che si prova a tavola e che prende il via dall’arte di Robert Williams. La prima copertina dell’album non ebbe fortuna e mostra un’immagine che potrebbe destare fastidio ai più sensibili. Per lo stesso Williams l’opera era da minimizzare, mentre lui sosteneva che avrebbe dovuto avere lo stesso valore di un tovagliolino di carta per Axl Rose era quella perfetta per l’album che segnò la storia dell’hard rock.

"The Spaghetti Incident?": Un Titolo Nato da un Aneddoto

Cinque anni dopo usciva “The spaghetti incident?” e il riferimento al piatto di spaghetti non è esattamente dovuto alla grande passione della band per la pasta. Steven Adler, ex batterista dei GnR, accusava il gruppo di mobbing e aveva raccontato che una sera prima di un concerto gli fu impossibile mangiare un piatto di spaghetti. L’incidente rimase impresso a tutti, tanto da dare il titolo a un album.

L'album del 1993 dei Guns N' Roses, The Spaghetti Incident?, ha scatenato per anni tra i fan molte domande sull'origine del titolo. La spiegazione data dal gruppo è sempre stata una: una lotta a base di cibo tra Axl Rose e il batterista Steven Adler. Ma la verità sembra essere un'altra.

Nel 1989 Adler, Slash e Duff McKagan trascorsero due mesi a Chicago per scrivere nuova musica e creare il disco successivo a Appetite for Destruction. Axl Rose non partecipò a questa avventura: in quel periodo era in Indiana perché voleva essere più vicino alla sua casa, ma rassicurò i compagni che li avrebbe raggiunti. In attesa del suo arrivo, la band affittò uno studio di registrazione sopra Cabaret Metro e degli appartamenti in Clark Street, zona ricca di bar e club dove trascorrere le serate.

Nella sua biografia Slash racconta che il gruppo, anche senza il suo cantante, trascorreva la maggior parte del pomeriggio e della sera in studio, per poi passare il resto della giornata nei bar. In quel periodo nacquero Estranged, Bad Apples e Garden of Eden, ma crebbe anche il consumo di alcool dei membri del gruppo a Chicago. Quello che si ridusse peggio di tutti fu Adler. Cadde preda del crack e prese l'abitudine di conservare la droga in frigo, in una confezione per spaghetti del ristorante italiano all'angolo del loro palazzo.

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Un anno dopo Adler fu fatto fuori dal gruppo proprio per la sua tossicodipendenza. In seguito fece causa alla band e Duff McKagan fu chiamato a testimoniare. "Mentre mi trovavo in tribunale, con la giuria e tutto - ricorda il bassista - l'avvocato si alzò in piedi e, guardandomi dritto in faccia mi chiese 'Mr. McKagan, ci racconti dell'incidente spaghetti'. E io iniziai a ridere".

Nomi di Band e Curiosità Culinari

Ma oltre agli aneddoti e le canzoni, ci sono tantissimi gruppi che hanno scelto dei nomi che per un motivo o per un altro rimandano al cibo: le zucche distrutte degli Smashing Pumpkins, i Cream e i Cranberries (mirtilli), Red Hot Chili Peppers (peperoncini rossi piccanti), Blind Melon (melone cieco), i Blue Öyster Cult (il culto dell’ostrica blu che deriva da un poema di Sandy Pearlman), Meat Loaf (polpettone), i Cake (torta) o i Lemonheads (teste di limone) tutti nomi che tradotti in italiano fanno un po’ sorridere.

Si associano alla carrellata di nomi anche i Pearl Jam, dagli anni Novanta (e da Seattle) con furore, ancora sulla cresta dell’onda, hanno scelto il loro nome in maniera singolare. Eddie Vedder ha raccontato che Pearl è un omaggio alla nonna che si chiamava così.

"Spaghetti Juke Joint": Un Omaggio al Blues e alle Radici Italiane

SPAGHETTI ROCK è un format dedicato esclusivamente al rock italiano spaziando in ogni genere musicale da quello storico mainstream fino al movimento underground .

L’interprete e armonicista italiano Fabrizio Poggi con al fianco la sua band i Chicken Mambo ci offre un nuovo album, “Spaghetti Juke Joint”, un omaggio agli italiani che emigrarono negli Stati Uniti per lavorare nelle piantagioni di cotone alla fine del XIX secolo, alcuni dei quali sono stati probabilmente anche proprietari di Juke Joint, i luoghi tradizionali in cui i ricercatori facevano le loro registrazioni sul campo.

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Fabrizio Poggi con il nome della sua band e nella scelta del titolo del suo nuovo disco mostra senza dubbio uno spirito ironico.

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo hanno realizzato un nuovo cd, “Spaghetti Juke Joint” per l’Appaloosa Records. E’ il 18° album di una lunga carriera, Poggi è un maestro dell’armonica, ha la voce di un perfetto bluesman / frontman e una back band italiana potente come un esercito romano in azione. Questo disco è dedicato ai loro connazionali - ai primi immigrati di 125 anni fa - a quegli uomini duri e orgogliosi che arrivarono in Mississippi, nel cuore del paese del cotone, per vivere e lavorare accanto ai neri che quasi per caso in quel momento stavano creando il blues.

Il suono dell’album si muove attraverso il Delta Blues di Sonny Boy Williamson, il meglio del british blues e un po’ di blues revival in stile Canned Heat e Johnny Winter, in quello che potrebbe essere un omaggio alla storia del blues. L’energia, l’abilità e la classe di Poggi nel suonare la sua armonica restano intatte e non perdono forza col passare del tempo. I Chicken Mambo sono una solida base per lo sviluppo sonoro del disco, completamente immersi nel mondo del blues di inizio secolo scorso.

Con Poggi, ci sono Ronnie Earl, Sonny Landreth e Bob Margolin… tre ospiti illustri invitati a mostrare il proprio virtuosismo su alcuni brani. il risultato è un’interessante miscela di blues classico e minimalista che lascia però spazio anche a nuove idee.

Non sorprende quindi trovare nei suoi album ospiti internazionali di spicco. Per Fabrizio è un album dal taglio classico, in cui esegue Sonny Boy Williamson II ma anche la celeberrima Mistery Train.

Ecco che l’attenzione si sofferma così su quel ponte ideale che ci collega ai bluesman del delta del Mississippi. Fabrizio di questo collegamento è senz’altro un alfiere, in grado di raccontarlo con le note della sua armonica prima ancora che a parole (per quanto anche a parole abbia saputo dare il suo fondamentale contributo, firmando volumi come Il soffio dell’anima, armoniche e armonicisti blues).

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