Boia che panino: origine e significato di una superstizione italiana

Abbiamo più volte avuto modo di parlare negli articoli di approfondimento presenti su questo magazine del significato profondo e simbolico che il pane e più in generale il cibo rivestono per noi italiani. Un significato spesso religioso, di nutrimento del corpo e dell’anima, e atto di grande generosità tra famiglie, genti e popoli. Non a caso il pane è spesso presente in alcuni momenti clou del calendario liturgico, dal momento della Comunione sino alla distribuzione dei panini benedetti in occasione dell’Immacolata (spesso qua e là in Italia in occasione della vigilia dell’Immacolata si mangia solo un panino) e così via. Insomma, il pane è un protagonista onnipresente sulle nostre tavole e non deve mai mancare.

Ma vi è mai capitato di posarlo capovolto sulla tavola e di essere ripresi da qualcuno? Magari ad un anziano di casa? E come mai il pane non deve mai essere posato capovolto in tavola? Rispondiamo a questa domanda.

Cosa dice la credenza popolare rispetto all’argomento del pane capovolto in tavola: il valore religioso (anzi anti religioso) di questo gesto

Si pensa comunemente che posare il pane capovolto in tavola porti male e sia presagio di eventi nefasti ed infelici. La matrice di questo tipo di credenza è legata alla religione cattolica. Come sapete il pane assume il valore simbolico del corpo di Cristo. Posizionarlo in modo capovolto starebbe a simboleggiare un rifiuto di Cristo e la mancanza di volontà di accogliere Cristo nella propria casa. Ed è dunque un sacrilegio.

Un altro motivo per il quale non mettere mai il pane capovolto in tavola

L’interpretazione religiosa non è l’unica. Ve n’è un’altra che affonda le sue radici ai tempi in cui l’Italia viveva sotto la dominazione francese. Come sapete i francesi avevano l’uso di condannare alla pena capitale (capitale perchè avveniva tramite decapitazione) chi rifiutava di sottomettersi alla corona. Un giorno sembra che i fornai abbiano messo in atto una rivolta proprio contro gli esecutori materiali di queste esecuzioni, ovvero i boia. Ovviamente la ribellione doveva essere sottile e simbolica, pena il rischio di pagare a loro volta l’insubordinazione con la vita.

Dunque dapprima si rifiutarono di vendere il pane ai boia, ma a quel punto Carlo VIII decise di tassarli severamente, dunque per guadagnare di più e saldare le tasse dovute, dovettero ripiegare e riprendere a vendere il pane anche agli sgraditi clienti. Allora i fornai cominciarono a produrre il pane per i boia ma con ingredienti di seconda scelta. E non solo.

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Che gli italiani siano un popolo superstizioso è risaputo. Credenze popolari e scaramanzie, però, sono radicate in tutti i Paesi: già nei tempi antichi gli uomini, cercando una risposta ai fenomeni naturali come le eclissi, i lampi, i tuoni, ne attribuivano l’origine a spiriti invisibili. Il profondo legame culturale con il cibo, poi, ha portato gli italiani a creare una serie di miti e leggende attorno alla tavola.

Non solo gatti neri, scale, specchi rotti e venerdì 17: nella Penisola, molte delle scaramanzie fanno riferimento alla cucina. Che si tratti di buon auspicio o cattiva sorte, sono gli ingredienti più comuni a essere al centro della maggior parte delle dicerie, prodotti che, a seconda della gestualità e il modo di utilizzo, possono rappresentare un pericolo in arrivo oppure la salvezza da un destino crudele.

Il pane capovolto in tavola viene considerato quasi un sacrilegio, in particolar modo dalle persone più anziane. Perché non va mai messo così? Dietro questa usanza si nascondono tradizioni che hanno un passato antichissimo e che trovano la loro espressione in una forte connessione con la spiritualità. Il pane in tavola occupa sempre un posto centrale, in modo che tutti possano averne uguale accesso. Così come non manca mai nelle occasioni importanti, per accompagnare qualsivoglia pietanza oppure anche solo per spezzare la fame. Un pezzo di pane non si nega mai a nessuno, si dice. Un alimento così importante che fa parte della tradizione e che si considerava cibo per i poveri.

L’unico prodotto dei campi che riusciva adeguatamente a saziare la fame, rigorosamente fatto in casa ed essenzialmente economico, adatto a soddisfare tutti, grandi e piccoli.

Pane capovolto a tavola | Ecco perché non va mai messo così

La credenza che mettere il pane capovolto in tavola sia presagio di sciagure risiede dunque innanzitutto in una matrice popolare di ordine religioso, poi in una precisa consuetudine messa in atto in un particolare periodo storico. Secondo la prima interpretazione il pane, nella sua valenza religiosa, corrisponderebbe al Corpo di Cristo. Motivo per cui, posizionarlo capovolto rivestirebbe un significato sacrilego. Una sorta di rifiuto di accogliere Gesù nelle nostre case, concretizzato nel mancato rispetto del legame intrinseco con la sacralità di questo alimento.

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Lo ‘spezzare il pane’ indica appunto la forte connessione tra ciò che comunemente viene fatto in tavola con spirito di condivisione, e quanto contenuto nelle Sacre Scritture. In alcune comunità religiose ancora oggi il pane viene utilizzato per alcune cerimonie, così come anche le tradizioni secolari legate alla vita di alcuni santi si collegano alla benedizione del pane. Ad esempio nel caso di Sant’Antonio Abate, occasione in cui nelle chiese si distribuiscono soffici panini benedetti.

Non solo religione: il significato storico di una famosa abitudine

La seconda interpretazione invece trova la sua radice nella storia, nello specifico nel periodo della dominazione francese in Italia. Pare infatti che in terra straniera fosse comune l’usanza di condannare alla pena capitale chiunque mostrasse avversione nei confronti della corona. Tanto era forte il disprezzo per i ‘boia’ che i fornai si ribellarono contro di loro, ma potendo però manifestare liberamente la loro ribellione che avrebbe potuto causare loro la messa a morte, si organizzarono per concretizzare una protesta simbolica. Si rifiutarono dunque in massa di vendere il pane a chi rivestisse questo abominevole compito.

Essendo però un periodo di grande povertà ed essendo il pane l’alimento più economico ed alla portata di tutti, il Re francese Carlo VII per evitare che i suoi boia morissero di fame, impose una sorta di tassazione ai fornai, i quali per evitare guai furono costretti a fornire periodicamente del pane agli aguzzini. Per manifestare la propria ribellione così i fornai si accordarono per produrre i pezzi destinati ai boia con gli ingredienti di peggiore qualità e scegliendolo fra gli scarti del forno. Per distinguerlo dagli altri, i panettieri li mettevano con la parte superiore rivolta verso il basso e li consegnavano così in chiaro segno di disprezzo.

Ecco perché posizionare il pane in tavola in quel modo viene reputato un chiaro segno di disgrazia e foriero di eventi di morte. Questa superstizione chiaramente non ha alcun riscontro con la realtà, anche se qualcuno sembra crederci! Ecco spiegato quindi l’affascinante significato di un gesto che spesso facciamo inconsapevolmente e che ci riporta nelle radici della nostra storia.

La nostalgia di chi non c’è più fa riaffiorare i vecchi ricordi di antiche tradizioni insegnate dai nonni, il valore sacro che onoravano in ogni piccola cosa. La conoscenza antica tramandata dai nostri avi è il patrimonio più importante che possiamo avere, è il tesoro nascosto dentro di noi che ci rende ricchi.

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Vedendo sul bancone di una panetteria un pezzo di pane capovolto, la mia mente è tornata nella casa di mia nonna, quella casa che per me, che ero allora bambina, era grandissima e piena di cose da esplorare. Ricordo che mia nonna rispondeva alle domande sempre con un proverbio, ad ogni mia domanda lei aveva sempre un proverbio pronto. A volte l’aiutavo a portare il cibo in tavola e quando distrattamente mettevo il pane capovolto sul tavolo lei subito arrivava e lo rimetteva nel verso giusto dicendomi: “se metti il pane capovolto piange Gesù”.

Io questa cosa non l’ho mai capita. Se domandavo il perché lei diceva “perchè si!!” Ora da grande alla visione di quel pane capovolto, la mia curiosità si è riaccesa , così ho fatto una piccola ricerca per colmare quella lacuna rimasta dentro di me fin dall’infanzia.

E dunque perché non si mette il pane capovolto a tavola? Secondo la tradizione il pane sottosopra è portatore di grande sventura, di disprezzo. Una mancanza di rispetto verso gli altri commensali. Non solo non può essere appoggiato capovolto il pezzo di pane, non può neanche essere porto sottosopra a qualcun altro.

Ma da dove viene questa superstizione? Ci sono due risposte, una legata alla religione, l’altra alla storia. La via religiosa è di facile intuito: il pane è il “Corpo di Cristo” e il corpo di Gesù non si può offrire capovolto.

La via storica ci porta direttamente nella Francia Medievale e al codice segreto dei fornai che è legato alla storia del pane sottosopra Il pane è un alimento che ha contraddistinto la storia dell’uomo fin dalla scoperta della lievitazione. Da circa 5000 anni il pane scandisce la vita degli esseri umani e a causa di questo alimento sono scoppiate guerre, sommosse, rivoluzioni.

L’insurrezione a causa del prezzo del pane è un argomento ancora attualissimo e non riguarda solo le ricostruzioni della Rivoluzione Francese e del periodo di Maria Antonietta. Basti pensare che la Primavera Araba, la serie di rivolte che hanno coinvolto l’Africa Mediterranea e il Medio Oriente nel 2010, ha tra le cause scatenanti l’aumento del prezzo del grano e del pane.

Il pane è un alimento sacro e i panettieri sono visti come “sacerdoti” in molte culture. C’è un codice segreto tra i fornai, nato nelle lunghe ore di solitudine, nella notte, che solo chi lavora quando gli altri dormono può capire.

Tra le regole più affascinanti di questo codice non scritto c’è quella del pane capovolto, il cosiddetto “Pane del Boia”. La storia trova le sue origini a metà ‘400 in Francia ai tempi di Carlo VII, il Re Vittorioso, un sovrano che ha attuato una politica interna molto dura.

Tra le leggi del monarca era molto in voga la pena di morte: il re attuò ai tempi una campagna di reclutamento di boia importantissima. Persone comuni che all’improvviso si sono trovate con un’ascia in mano e con il disprezzo dei parigini.

Quest’odio veniva mostrato dai fornai che preparavano un pane di bassissima qualità per i boia. Ciò portò il monarca, su tutte le furie, a emanare un decreto ancora più severo, obbligando i fornai a fare del pane di eguale qualità per tutti.

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