La domanda se le capsule di caffè siano cancerogene suscita grande interesse e preoccupazione tra gli appassionati di cucina e enogastronomia. In un’epoca in cui la salute e il benessere sono al centro dell’attenzione, comprendere l’impatto dei prodotti che consumiamo quotidianamente è fondamentale.
Differenza tra Cialde e Capsule di Caffè
Come faccio a distinguerle? Sono proprio queste le domande che sempre più spesso ci si pone.
C’è un parametro su tutti che ti aiuterà a capire al volo quale dei due sistemi hai di fronte: le capsule caffè sono tutte di plastica, di alluminio o di un materiale riciclabile, comunque rigide e dure, con forme diverse in base alla macchina da caffè per la quale sono destinate. Tra le più diffuse troviamo le capsule Espresso Point, cilindriche e in plastica bianca; le A Modo Mio, in plastica scura leggermente più appiattite e larghe; o ancora quelle destinate alle macchinette Nespresso, dalla forma più allungata e realizzate in alluminio.
Una cialda di caffè, invece, viene confezionata sempre in monodose. Le cialde sono leggermente più economiche delle capsule. Se vuoi una garanzia sul miglior prezzo, non devi andar lontano.
Speriamo di essere riusciti a far chiarezza sulla differenza tra cialde e capsule. E tu quale sistema preferisci? Con quale delle due tipologie ti trovi meglio?
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Sia nelle cialde sia nelle capsule trovi racchiuse le perfette miscele di Arabica e Robusta, i chicchi più diffusi provenienti da tutto il mondo. Vengono torrefatti e macinati, e quindi combinati tra di loro.
Rischi per la Salute
La preoccupazione riguardo alla possibile natura cancerogena delle capsule di caffè nasce principalmente dall’uso di materiali plastici e alluminio nella loro produzione. Studi hanno dimostrato che alcuni composti, come il bisfenolo A (BPA), presenti in certi tipi di plastica, possono avere effetti negativi sulla salute se rilasciati negli alimenti.
L’acrilammide è presente anche nel caffè torrefatto e, di conseguenza, nelle capsule. L’acrilammide è una sostanza che si forma in alcuni alimenti durante i processi di cottura ad alte temperature. Inoltre, la questione della cancerogenicità è spesso legata alla presenza di acrilammide.
A preoccupare i consumatori rispetto all’uso di caffè in capsule non devono essere solo i risvolti ambientali. Il quadro, infatti, è piuttosto fosco anche per la salute umana.
Nel caffè in plastica troviamo gli ftalati, sostanze classificate scientificamente come interferenti endocrini (ovvero in grado di interferire e alterare il funzionamento di alcune ghiandole responsabili della produzione degli ormoni nel nostro organismo, come la tiroide, il seno, i testicoli). Particolarità dell’utilizzo degli ftalati è che essi non vengono legati alla plastica alla quale sono aggiunti, potendo quindi percolare o essere rilasciati nel tempo e a seguito di stress termici.
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Gli ftalati vengono rilasciati dalla plastica delle capsule, quando esse entrano in contatto con l’acqua riscaldata a circa 90°C, per ottenere la percolazione del caffè. Invece le capsule in alluminio rilasciano durante la perforazione microparticelle metalliche di vari metalli tossici come vanadio, cadmio, ferro, piombo e titanio. Tutte queste sostanze (ftalati e/o metalli tossici) entrano pertanto nel caffè e, una volta ingerite, svolgono nell’organismo un’azione simil-estrogenica, andando a interferire e a “disturbare” alcune ghiandole normalmente soggette al funzionamento e regolamento di determinati ormoni.
I produttori di capsule dichiarano che il rilascio di queste sostanze tossiche è ben al di sotto dei limiti di legge fissati dalla normativa europea, ma questo non è un aspetto che deve rassicurare più di tanto, in quanto molti studiosi di tossicologia avvertono che esiste la tossicità da «effetto accumulo»: essendo sia le plastiche che i metalli pesanti sostanze che il corpo non riesce a espellere e smaltire facilmente, essi si accumulano e si depositano in vari organi e tessuti, causando nel tempo danni e l’innesco di patologie di vario tipo, come quelle neurologiche. Se si tiene conto, poi, che oltre all’assunzione di caffè i consumatori hanno a che fare quotidianamente con numerosi altri alimenti confezionati o cucinati in contenitori di plastica o alluminio, si comprende facilmente come si vada inevitabilmente incontro a un subdolo, quasi inosservato effetto di accumulo, con gravi ripercussioni sulla salute.
Nel 2019, il programma Report della RAI ha fatto analizzare in laboratorio i quantitativi di alluminio, ftalati e altri metalli tossici rilasciati nel caffè a seguito dell’uso delle capsule di caffè e i risultati sono stati mostrati ad alcuni esperti tossicologi come la dottoressa Belpoggi dell’Istituto Ramazzini di Bologna o il professor Carlo Foresta dell’Università di Padova. Entrambi gli esperti hanno espresso forti preoccupazioni sulla ingestione di queste sostanze in via quotidiana parlando di effetto tossico da accumulo che, come detto, è indeterminato e ignoto alla scienza allo stato attuale delle cose.
Un’altra sostanza molto tossica che è stata ritrovata nel caffè delle capsule è il furano. Uno studio realizzato dall’Università di Barcellona e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Agricultural and Food Chemistry mostra che il caffè preparato con le macchine a capsula contiene una concentrazione di furano da due a tre volte superiore di quella contenuta nel caffè delle caffettiere tradizionali o del caffè istantaneo.
Il furano è un composto tossico e classificato come cancerogeno, al pari dell’acrilammide, che compare quando un alimento o una bevanda sono esposti a temperature elevate. Pertanto già la torrefazione, cioè la tostatura dei chicchi di caffè, produce furano che poi si ritrova in parte nella bevanda (una parte evapora, essendo un composto volatile). Il fatto che nel caffè in capsule sia rilevata una maggior quantità di furano rispetto al caffè prodotto con la caffettiera tradizionale potrebbe essere dovuto al fatto che la tostatura del caffè in capsula avviene a temperature molto più alte rispetto a quello in polvere o destinato ad altri usi. Questo da un lato consente ai produttori di tostare e avere il caffè pronto all’uso in tempi molto brevi, dall’altro fa sviluppare livelli maggiori di furano rispetto alla tostatura con temperature più basse.
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Secondo i numerosi studi disponibili, sembra che il consumo abituale di caffè abbia un effetto protettivo verso alcune malattie. Ma la questione è più complessa e meno scontata di quello che sembra e in realtà il consumo di caffè è benefico per alcuni individui ma potrebbe essere nocivo e pericoloso per altri.
Gli studi più recenti indicano infatti che esiste una diversa predisposizione genetica alla tolleranza della caffeina a seconda degli individui. Uno studio condotto all’Università di Toronto ha scoperto che alcuni individui possiedono una variante di un gene, chiamata CYP1A21A, che scompone la caffeina presente nell’organismo con una velocità 4 volte maggiore rispetto agli individui che invece possiedono il gene CYP1A21F. Per chi appartiene al primo gruppo, bere 2-3 tazzine di caffè al giorno diminuisce del 22% il rischio di infarto.
Il caffè in cialde fa male, o lo stesso quello in capsula, se se ne abusa.
In alcuni forum dedicati proprio alle cialde caffè, si legge che il materiale che contiene il caffè, effettivamente non ha proprio nulla di diverso rispetto a quello che è utilizzato per la camomilla ed il tè e quindi non dovrebbero esserci all’interno particolari sostanze cancerogene.
Impatto Ambientale
Da secoli quello tra italiani e caffè è un rapporto d’amore che appare inscalfibile, che riempie di ritualità i vari momenti della giornata: al mattino per svegliarsi, sul lavoro per prendere una pausa, in famiglia nei momenti di condivisione. Ma il modo in cui lo si consuma cambia nel tempo e negli ultimi anni l’uso a casa e in ufficio del caffè espresso in capsule si è diffuso rapidamente, fino a rappresentare oltre il 20% del totale dei volumi di caffè acquistati nel Paese. Un successo che dipende dalla comodità del prodotto, immediatamente pronto per l’uso, e dalle capillari strategie di marketing delle aziende produttrici, che lo hanno spinto nella consapevolezza che la sua diffusione ne avrebbe aumentato i profitti.
Il costo del caffè in capsule, di circa 30 euro/kg, è infatti di molto superiore rispetto ai 9,35 euro/kg necessari in media per quello macinato venduto nelle “vecchie” confezioni da 250 grammi. Le capsule possono essere fatte di tre materiali diversi: plastica, alluminio e plastica compostabile.
Riciclo e Smaltimento
Le capsule compatibili con il sistema Dolce Gusto non sono di certo la migliore scelta per l’ambiente: sono più grandi rispetto a quelle del sistema Nespresso, pesano di più e sono solo di plastica tradizionale non compostabile.
Poi abbiamo le capsule in plastica, che costituiscono la stragrande maggioranza ma, a differenza di quelle in alluminio, sono riconoscibili da piccole diciture poste sul retro della confezione, in quanto non sono percepite come un valore aggiunto dal consumatore.
Infine ci sono le capsule compostabili, le uniche realmente ecologiche per quanto riguarda lo smaltimento: possono essere gettate dopo l’uso direttamente nel bidone dell’umido di casa in quanto soggette a biodegradabilità nell’arco di alcuni mesi. I produttori sono in questo caso molto attenti a evidenziare la qualità ambientale del prodotto, eppure in commercio ne esistono ancora pochissime.
L’impatto delle capsule sul nostro pianeta in termini di rifiuti è altissimo, a prescindere dal materiale di fabbricazione. Di quelle in plastica già abbiamo detto. Quelle in alluminio sono anche peggio, perché alle medesime difficoltà di riciclo - visto che il prodotto dovrebbe essere separato tra involucro e contenuto di caffè esausto dal consumatore dopo l’uso - si aggiunge il fatto che l’alluminio, se finisce nell’inceneritore, sprigiona sostanze tossiche come la diossina.
Non dimentichiamo poi che esiste il problema ecologico anche della confezione esterna del prodotto e della frequente presenza della bustina di plastica che avvolge insensatamente ogni singola capsula.
Da qualunque punto di vista, quindi, non bisogna mai credere alla retorica green della comunicazione pubblicitaria nel caso delle capsule: di qualsiasi materiale siano composte, sono insostenibili dal punto di vista ambientale.
Raccolta differenziata involucro del caffè: anche tu ti stai chiedendo dove buttare le cialde di caffè? Capsule in alluminio o plastica: non sono riciclabili, in quanto contengono sia alluminio, o plastica, che caffè. Per assurdo si dovrebbero aprire per poi riciclare separatamente la parte esterna dalla miscela all’interno. Ma è troppo scomodo e richiederebbe tempo, a discapito quindi della praticità. Nessun problema invece per le cialde: essendo composte di carta e di semplice caffè macinato possono essere gettate nell’umido. Riciclabili al 100% e pratiche. Altro parametro che viene sempre più spesso tenuto in considerazione.
Alternative e Consigli
Insomma, nonostante le preoccupazioni iniziali, le evidenze scientifiche attuali non supportano l’idea che le capsule di caffè siano cancerogene. È sempre consigliabile, tuttavia, scegliere prodotti di alta qualità e prestare attenzione alle informazioni fornite dai produttori riguardo i materiali utilizzati.
Per gli amanti del caffè che cercano alternative, esistono metodi tradizionali di preparazione del caffè che possono essere esplorati, come dimostrato in ricette creative e salutari, ad esempio l’Iced Coffee, che offre un modo rinfrescante e delizioso di godersi il caffè, riducendo al contempo l’uso di capsule.
Ma si può provare a cercarla. Per prima cosa, in Italia abbiamo tutti una moka. Il caffè fatto con la moka è buono e creativo, e visto che sul lavoro non abbiamo tempo di caricare la “macchinetta”, e la cialda rimane un’ottima soluzione, a casa si può continuare a farlo. Tra l’altro, il caffè fatto con la moka costa circa 10 euro al chilo, quello in capsule arriva a 48 euro al chilo (tutta quella plastica e il processo per metterci dentro il caffè qualcuno deve pur pagarli).
Qualità del Caffè
La raccolta del caffè non scarta nulla, il che significa che vengono raccolti chicchi di varie qualità, dai più pregiati a quelli più compromessi. A questo punto, ti starai chiedendo come sia possibile che tali chicchi di bassa qualità non influiscano sul sapore del caffè in tazza.
È vero che ognuno ha i propri gusti, ma i difetti sono difetti. Il consumo regolare di caffè di bassa qualità può causare bruciori di stomaco, acidità gastrica, mal di testa e persino sensibilità crescente alla caffeina. Questi sono effetti normali della caffeina, ma possono intensificarsi con il consumo di caffè di scarsa qualità. Per evitare questi problemi, è importante optare per caffè di migliore qualità. Ricorda che la qualità è importante non solo per il sapore, ma anche per il tuo benessere.
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