Molti si chiedono dove sia nato il cono gelato. Il cono compare per la prima volta ad opera dell’inglese Agnes Marshall, definita “Queen of Ices”, che li menziona nel suo libro “Mrs. A.B. Marshall’s Cookery Book”.
Il cono stampato appare in Europa nel 1902 da parte di Antonio Valvona (UK patent n. 190218178).
E’ a Napoli però che questo problema viene risolto e, più precisamente, nella gelateria “Spica” di via Emanuele Gianturco. La cialda arrotolata venne “isolata” ricoprendo l’interno del cono con uno strato di cioccolato e nel 1961 fu lanciato il “cornetto”.
Ma se i coni li vendono mi son detta perché non farceli noi pure quelli??? E io mi son adeguata e ne ho gia fatti parecchi gusti. Uno meglio dell’altro…. Ma una cosa mi manca….
Lo confesso che la piastra la avevo comprata lo scorso anno su amazon. Mi era apparsa per caso, stavo acquistando le pappe delle micie e amazon - che mi conosce - me la aveva segnalata. Avevo resistito BEN 24 ore e poi avevo fatto click, la avevo comprata.
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Non è nulla di serio, assolutamente non professionale, una specie di giocattolo, ma per l’uso che ne faccio io….
Il problema è come sempre la cottura: quanto è valida la cialdiera, quanto scalda e se scalda in modo uniforme. E poi va arrotolata. Qua il problema è non fare il cono col buco sul fondo.
Comunque dopo vari esperimenti qualcosa fuori lo ho cavato. Resta il fatto che alcune parti sono piu cotte (color nocciola direi) e altre meno (stile anemia andante) perché la cottura sulla piastra non è omogenea ma su quello posso farci poco.
Come sempre, i primi coni son un mezzo schifo, mentre gli ultimi quasi decenti. Poi stufa di coni ho provato a fare delle coppette . Queste sono più semplici da realizzare. Certo il risultato non è da urlo esteticamente parlando ma come gusto sono spaziali.
E poi diciamolo: alla prima volta mica tutti possiamo fare dei capolavori no???? Vi faccio notare che se cercate su google il 90% delle ricette parte da uova e latte. La cosa non è del tutto corretta.
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Fate scaldare bene e quando è ben caldo apritelo e versatevi sopra ogni volta mezza cucchiaiata abbondante della pastella. L’operazione della pennellatura di olio è da farsi ad ogni cialda. Stringete le due parti del ferro insieme, e contate prima 60 secondi da una parte e poi dall’altra, 120 sec. in tutto.
Comunque venendo alla ricetta io ne ho provate tre diverse. La storia uova o non uova mi ha incuriosito. E ve le lascio tutte con anche le mie considerazioni personali.
Tre Ricette per Cialde: Confronto e Consigli
Ecco le tre ricette provate con le relative considerazioni:
- Prima Ricetta: Molto simile all'idea dell'Artusi e trovata nel testo “genialmente freddo” di De Carlo. Ne risulta una astella molto densa, corposa.
- Seconda Ricetta: Trovata online, è quella che va per la maggiore. A mio avviso troppo dolce. La consistenza è buona, ma davvero stucchevole.
- Terza Ricetta: Questa la ho ideata io. È una via di mezzo. Personalmente la trovo buona, non stucchevole, liquida a sufficienza per esser usata una piastra domestica. E’ croccante e delicata e non spessa come la n1.
Io consiglio di ungerla con una spruzzata di spray staccante. Lo ho visto fare in vari video on line e in effetti aiuta a evitare che si incolli tutto. Per dosare usate un cucchiaio o un mestolo dosatore.
Se fate i coni dovete arrotolare la pasta velocemente sul triangolo. La cosa difficile come dicevo è chiudere bene il fondo ma vi svelo un segreto: se resta aperto potete poi in un secondo momento chiuderlo pucciandolo in del cioccolato fuso e facendo la punta al cioccolato.
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| Ricetta | Caratteristiche | Considerazioni |
|---|---|---|
| Prima Ricetta (De Carlo) | Densa e corposa | Simile all'idea dell'Artusi |
| Seconda Ricetta (Online) | Dolce | Stucchevole |
| Terza Ricetta (Personale) | Equilibrata, croccante | Ideale per piastra domestica |
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