Diventare Cuoco a Domicilio: Requisiti e Autorizzazioni

Ami cucinare e la cucina è la tua passione? Oggi, grazie anche alla televisione, siamo tutti un po' cuochi, ma non sempre riusciamo a stare al passo con le aspettative, specialmente per cene con molte persone, feste o ricevimenti a casa.

Ecco perché ci si affida al take away o ai catering, ma un'alternativa interessante è un cuoco a casa, che cucini per noi. A differenza di un catering, si tratta di un professionista che, dopo aver concordato un menù con il cliente, farà la spesa e cucinerà a casa tua. Si occuperà di tutto: organizzazione, scelta dei vini, cibo e pulizia della cucina. In alcuni casi, si potrà richiedere anche l’allestimento e il servizio ai tavoli.

La moda della cena a domicilio è diffusa in USA e in Canada già da circa quindici anni; si è poi diffusa in Inghilterra e in Francia, per poi arrivare anche in Italia negli ultimi anni.

Requisiti Tecnici e Formazione

Ma come diventare cuoco a domicilio? Per prima cosa bisogna avere i requisiti tecnici necessari. Molti giovani cuochi usciti dalla scuola alberghiera, o anche chef che non hanno modo di aprire un proprio ristorante, scelgono questa via alternativa, che permette di lavorare anche part-time e offre un’ottima occasione per farsi le ossa o crearsi un nome.

Per chi invece non ha alle spalle una formazione scolastica o esperienza in ambito professionale, ma desidera iniziare a cucinare a domicilio, esistono corsi e master che permettono un’abilitazione in ambito ristorazione. È quindi necessario seguire almeno i tre anni iniziali di Istituto Alberghiero. Trascorsi i quali potrai acquisire la qualifica di operatore di cucina di servizi di sala e di bar oppure di operatore di ricevimento. Mentre nel biennio successivo andrai a specializzarti e conseguire il diploma da Tecnico dei Servizi di Ristorazione. Questo ti consentirà un primo accesso al modo del lavoro, dove tramite la pratica potrai specializzarti.

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È poi altresì possibile diventare chef a domicilio anche seguendo percorsi formativi alternativi a quello della scuola alberghiera. Invero, per gli amatori che si avvicinano al mondo della cucina, è possibile anche seguire dei corsi online. Quest’ultima però è un’alternativa non sempre da preferire, in quanto è tendenzialmente rivolta a coloro che praticano a livello amatoriale la cucina. Si consiglia di conseguire un diploma o comunque partecipare a corsi di formazione professionali. Solo nel caso in cui si sia già particolarmente portati per la cucina si potrebbe ricorrere a suddetto strumento. Questo in quanto a differenza dei precedenti non offre l’opportunità di essere fisicamente seguiti da un professionista che osservi e corregga eventuali errori commessi nella preparazione dei piatti.

Aspetti Normativi e Burocratici

Non esiste una normativa specifica, però saranno indispensabili un corso S.A.B.

Laddove tu intenda lavorare come freelancer, tuttavia, dobbiamo ricordarti che alla stregua di qualsiasi lavoratore autonomo dovrai aprire una partita IVA.

Se decidi di intraprendere la libera professione puoi scegliere di aprire Partita IVA e metterti in proprio, per lavorare autonomamente come chef a domicilio. Quella del chef a domicilio è un’attività inquadrata come libera professione, che richiede il possesso di determinati requisiti. Quindi devi adempiere ad una serie di oneri. Se hai già ottenuto l’attestato HACCP, puoi allora procedere con l’apertura della Partita IVA da cuoco a domicilio. La comunicazione dell’apertura della partita IVA all’agenzia delle entrate è effettuata mediante il Modello AA9/12.

Dopo averti brevemente illustrato il percorso formativo, passiamo ora ad esaminare come si apre la partita IVA come chef a domicilio. Questa operazione come sempre è foriera di dubbi, sebbene a molti sembra un’operazione molto più complessa di come è in concreto. Ti ricordiamo, in primo luogo, che la partita IVA come chef a domicilio ti serve laddove tu intenda lavorare da autonomo, non anche nel caso in cui deciderai di lavorare come dipendente presso strutture ristorative o un datore di lavoro fisso. Quindi, laddove tu sia qualificato come dipendente di taluno, non dovrai provvedere all’apertura. Potrai svolgere la attività con la prestazione occasionale nel caso in cui tu sia un lavoratore dipendente e una volta ogni tanto decidi di gestire un bouffet di una cerimonia. Il presupposto della prestazione occasionale è la non continuità e non abitualità. Pertanto se, abitualmente lavori per più committenti non potrai avvalerti della prestazione occasionale ma dovrai necessariamente aprire partita IVA.

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Codice ATECO e Regime Fiscale

Nel momento in cui apri la Partita IVA come chef a domicilio, dovrai scegliere il tuo Codice ATECO. Da esso dipende una seconda anche la disciplina del regime forfettario. Il codice Ateco serve sia a identificare in modo univoco l’attività economica, ma anche a stabilire il coefficiente di redditività. Anche in un secondo momento il professionista potrà aggiungere altri codici Ateco alla stessa Partita Iva gratuitamente.

Un altro passo fondamentale è la scelta del regime fiscale che si intende adottare, ossia l’insieme degli adempimenti fiscali e contabili richiesti per la corretta gestione dell’attività. Il regime contabile rappresenta l’insieme degli obblighi previsti nella gestione dell’attività. Il più conveniente è il regime forfettario. Questo regime ha il vantaggio di liberare i professionisti da diversi obblighi, come gli studi di settore e l’invio dell’esterometro, oltre alla tenuta della contabilità.

Anche gli Chef a domicilio possono scegliere il regime forfettario. I soggetti titolari di un’attività d’impresa, arte o professione, devono aver conseguito ricavi o compensi che non superino i 65.000 euro all’anno. Laddove svolgano più lavori corrispondenti a diversi codici ATECO, bisogna prendere in considerazione la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate; devono aver sostenuto delle spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto.

Il regime forfettario è conveniente ed economico perché prevede un’imposta sostitutiva, o flat tax, pari al 15% della base imponibile. Questa è calcolata in base al coefficiente di redditività sul totale dei guadagni. Un altro importante vantaggio di questo regime è che non prevede l’applicazione dell’Iva in fattura. Con il regime ordinario, invece, non è prevista l’imposta sostitutiva, ma è previsto il pagamento dell’IRPEF e delle addizionali.

La figura del cuoco a domicilio confluisce nella Gestione Separata INPS insieme ad altre figure che non hanno una cassa di categoria di riferimento.

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  • ordinario: devi pagare l’IRPEF, un’imposta che va da una percentuale minima del 23% fino ad una massima del 43% sui tuoi guadagni al netto delle spese e dei contributi dell’anno precedente, cioè sull’imponibile.
  • forfettario: paghi una percentuale del 15% o del 5% per i primi 5 anni se avvii una nuova attività. Le percentuali si applicano sul tuo imponibile, che puoi trovare moltiplicando i tuoi incassi totali per un valore detto coefficiente di redditività, diverso in base al tuo codice ATECO, e sottraendo i contributi che hai versato l’anno precedente.

Ad esempio, Laura è una cuoca a domicilio in regime forfettario che ha aperto la Partita IVA da due anni, quindi gode della tassazione al 5%.

Home Cooking e Normative Igienico-Sanitarie

L’home cooking è una pratica ormai piuttosto diffusa anche in Italia. Da non confondersi con l’home restaurant, il cosiddetto cuoco a domicilio si reca direttamente a casa dei clienti per offrire loro gustosi pranzi e cene. Come tutte le attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche l’home cooking deve seguire delle regole precise, a cominciare dalla Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (SCIA), ma anche dall’applicazione di un sistema di autocontrollo (HACCP), senza tralasciare la gestione di una procedura di gestione allergeni.

Cosa significa fare home cooking?

L’attività di home cooking prevede la presenza di un cuoco a domicilio che offre i suoi servizi direttamente a casa dei clienti. Può trattarsi di un singolo individuo o di un piccolo team di persone, oppure potrebbe essere un servizio messo su da aziende specializzate in preparazione dei pasti (catering).

Requisiti per diventare un cuoco a domicilio

Come chiarito dal Ministero dello Sviluppo economico nella risoluzione n. 50481 del 10 aprile 2015, chiunque voglia diventare cuoco a domicilio deve perseguire dei requisiti professionali a tutela del consumatore finale. Fra questi è necessario che il cuoco svolga della formazione seguendo un corso HACCP, così da avere piena padronanza delle norme igienico-sanitarie da attuare in cucina. Un aspetto non meno rilevante è quella che riguarda la gestione degli allergeni.

In base alle attuali norme (Regolamento Europeo 1169/2011 e ss.mm.ii. recante disposizioni in merito) sono considerate “allergeni” i seguenti alimenti e/o sostanze suddivisi in 14 categorie:

  • cereali contenenti glutine, ovvero grano, segale e orzo, avena, farro e kamut o i loro ceppi ibridati e prodotti derivati tranne: sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio; malto destrine a base di grano; sciroppi di glucosio a base di orzo; cereali utilizzati per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola.
  • crostacei e prodotti a base di crostacei;
  • uova e derivati;
  • pesce e prodotti a base di pesce;
  • arachidi e derivati;
  • soia e prodotti a base di soia;
  • latte e prodotti derivati del latte, compreso il lattosio;
  • frutta a guscio e derivati (mandorle, nocciole e noci, anacardi, pistacchi), nello specifico mandorle (Amygdalus communis L.), nocciole (Corylus avellana), noci (Juglans regia), noci acagiù (Anacardium occidentale), noci pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch), noci del Brasile (Bertholletia excelsa), pistacchi (Pistacia vera), noci di macadamia o noci del Queensland, e i loro prodotti, tranne per la frutta a guscio utilizzata per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola.
  • sedano e prodotti a base di sedano;
  • senape e prodotti a base di senape;
  • semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo;
  • anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o 10 mg/l espressi come SO2;
  • lupino e prodotti a base di lupino;
  • molluschi e prodotti a base di molluschi.

Questa tipologia di corsi, affinché possa considerarsi idonea ai criteri di legge, deve essere riconosciuta dalla ASL e dalla Regione di competenza. Infine, l’aspirante cuoco a domicilio dovrà procedere all’apertura della Partita IVA per poter esercitare l’attività.

L’obbligo di presentare la SCIA

Proprio come ogni attività di somministrazione alimenti e bevande disciplinata dal Reg. Ce 852/04 e dalla legge 287/1991, anche l’home cooking è tenuto a presentare la SCIA e la notifica sanitaria al Comune di residenza. Anche se i prodotti sono preparati e serviti in locali privati o nel domicilio del cuoco a domicilio, essi comunque rappresentano locali attrezzati aperti alla clientela. Inoltre, la prestazione comporta il pagamento di un corrispettivo quindi è un’attività economica.

L’iscrizione all’INAIL

Il datore di lavoro che avvia un’attività, contestualmente al suo inizio, deve presentare l’iscrizione all’INAIL tramite una procedura telematica. Essa deve contenere tutti gli elementi, le notizie e le indicazioni richiesti e in particolare: l’attività esercitata le lavorazioni svolte l’ammontare annuo presunto delle retribuzioni dei lavoratori in relazione alle lavorazioni stesse.

Adempimenti facoltativi

Oltre a questi passaggi obbligatori, chiunque voglia intraprendere l’attività di home cooking può prendere in considerazione anche i seguenti aspetti:

  • L’apertura di un sito web personale, tramite il quale sponsorizzare i propri servizi e farsi conoscere da più persone possibile;
  • La stipula di una polizza RC professionale: si tratta di un’assicurazione che protegge il patrimonio del professionista dai rischi professionali connessi al normale svolgimento della propria attività, ed è obbligatoria per legge dal 13 agosto 2013 per tutte le professioni ordinistiche;
  • Sottoscrivere un contratto di collaborazione, in particolare con tutti quei clienti cosiddetti “fissi”, in modo tale da tutelare - anche a livello economico - i servizi offerti.

Al momento della presentazione della SCIA tramite Impresainungiorno.gov.it, l’utente riceve una RICEVUTA, che costituisce titolo abilitativo per l’avvio immediato dell’attività ai sensi dell’art. 5, commi 4 e 6 del D.P.R. n. Dal 1° Agosto 2023, poiché presente nell’Allegato I del D.d.s.

Come Funziona il Servizio e i Costi

È molto semplice: il cliente contatta lo chef, comunica la data della ricorrenza, l’orario, il tipo di menù che vorrebbe realizzato e, a fronte di ciò viene preparato, un preventivo personalizzato. Il cuoco, quindi, verifica gli spazi e le attrezzature che ha a disposizione, anche facendo un sopralluogo. Una volta concordato con il cliente il menu da preparare e il numero di persone a tavola, lo stesso cuoco a domicilio si occupa della spesa. Può preparare pranzi, cene, banchetti e tanto altro, seguendo il menu stabilito insieme al cliente. In alcuni casi, ove pattuito, lo chef si occupa della preparazione del menu in una cucina professionale, o nella propria casa, per portarlo poi nel luogo stabilito, già pronto e senza cucinare sul posto. Arrivati gli ospiti, lo chef si prende cura anche del servizio al tavolo e a fine pasti riordina la cucina o chi per lui.

Le tariffe di un cuoco a domicilio possono variare moltissimo, dai 30/40€ alle centinaia di euro a persona, in base alla qualità del servizio. I prezzi variano in base al tipo di menu da realizzare e soprattutto in base alla fama dello chef, il listino prezzi è molto vario.

Per chi sceglie di intraprendere questa attività, vanno considerate più variabili:

  • il costo della spesa fatta per cucinare;
  • il numero di invitati (più persone, implicano maggior tempo per cucinare i piatti);
  • le spese di trasferta (restate nella vostra città? Dovete macinare km per arrivare a casa del cliente? E il traffico?);
  • la manodopera vera e propria (sarete soli o serviranno collaboratori?).

Potenziale di Guadagno

Quanto guadagna un cuoco a domicilio? Lo chef a domicilio può guadagnare tra i 30 e i 50 euro l’ora, ma per gli eventi più elaborati il prezzo può andare dai 30 ai 150 euro a persona.

Infatti, in genere uno chef o Capocuoco arriva a guadagnare dai 3000 ai 7000 euro. Senza dimenticare, poi, che ci sono le ben note eccezioni che arrivano a guadagnare cifre astronomiche.

Opportunità di Mercato

Si tratta di un’idea imprenditoriale che in Italia deve ancora svilupparsi, al contrario, invece, di Francia e Stati Uniti d’America. E allora, vista la concorrenza quasi nulla, perché non valutare l’idea di avviare un’attività di questo genere?

Potrebbe essere una giusta scelta tra chi vuole dedicarsi all’attività di ristorazione, senza impegnarsi direttamente nell’apertura di un ristorante.

Un aspetto fondamentale del come fare lo chef a domicilio, è la promozione. Ovviamente essendo imprenditori di se stessi, anche la parte marketing sarà vostro compito. La rete è lo strumento più utile e semplice per farlo. Come dicevamo sopra, sono importanti il tipo di menù e la scelta delle materie prime.

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