Il periodo del Natale è uno dei più sentiti nell'Italia meridionale, e quando si parla di dolci, la tradizione calabrese è imperdibile. I dolci natalizi calabresi sono speziati e dal profumo intenso, difficilmente deludono, offrendo una varietà di preparazioni sorprendente nonostante gli ingredienti di base rimangano simili.
Estesa tra la Basilicata e lo Stretto, la Calabria è una regione dalle specialità gastronomiche uniche. In questo periodo, è interessante scoprire i dolci delle feste, che sorprendono per la loro varietà.
Indubbiamente nei dolci natalizi calabresi i protagonisti sono loro: uvetta, fichi, frutta secca, agrumi, vino cotto oltre a tanto tanto miele. Sono questi alcuni dei principali ingredienti con cui si preparano i dolci natalizi della Calabria. Come ogni piatto tipico che si rispetti, anche in questo caso le ricette variano leggermente da paese a paese e anche di famiglia in famiglia. Ma non la tradizione: quella rimane sempre uguale. E così sulle tavole delle feste di Natale in Calabria non possono mancare i mostaccioli, i petrali o la pitta ‘nchiusa o pitta ‘mpigliata, per citarne solo alcuni.
Se non ami il miele, il vincotto e le spezie, questi dolci potrebbero non fare per te, dato che è difficile non trovare almeno uno di questi ingredienti nelle ricette tradizionali. A questi si aggiunge la maestria delle massaie, le uniche in grado di preparare dolci così squisiti.
Turdilli (o Crustuli)
I turdilli sono tra i primi dolci da provare: palline di impasto fritte, passate nel miele e decorate con codette di zucchero colorate. Anche noti come crustuli o pignolata, ricordano gli struffoli napoletani. A un primo sguardo, questo dolce dalle tante “palline” con zuccherini colorati ricorda un po’ gli struffoli napoletani. E infatti non si discosta di molto, ed è un’usanza più recente in queste zone. I Di Gaetani - che lo preparano a ogni stagione - la confermano molto popolare in provincia di Cosenza, con un impasto a base di strutto profumato con arancia, limone, cannella e un goccio di limoncello.
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Detti anche “cannaricoli” - oppure, in alcune zone, crustuli o turdilli - sono tradizionalmente privi di uova, e preparati con sola farina e mosto cotto. Di solito si mangiavano sul finire della cena della Vigilia, generalmente composta da piatti più semplici.
Preparazione: 40 min.Cottura: 40 min.
- In un pentolino versa l’olio di semi, il Vermouth, le scorze degli agrumi grattugiate e scaldalo fino a portarlo a bollore.
- In una ciotola setaccia la farina assieme alla cannella e allo zucchero.
- Prendi un po’ di impasto, stendilo sul piano con le mani e forma dei salsicciotti del diametro di circa 2,5 cm, taglia con un coltello o un tarocco dei gnocchetti della lunghezza di 3 cm.
- Forma dei gnocchetti rigati con un ricciolo cavo interno; questo servirà a facilitare la cottura.
- Ci vorrà un po’ di tempo perché bisogna assicurarsi di cuocerli bene anche all’interno e saranno pronti quando risulteranno color ambrato.
- Nel frattempo, in una pentola capiente fai scaldare il miele di fichi (o in sua mancanza un miele di api di tuo gusto) fino a che non risulterà semi liquido, e inzuppa i turdilli nel miele.
I turdilli vanno consumati nel giro di un paio di giorni, per non perdere la loro fragranza. Non è Natale senza i piatti tipici che hanno accompagnato la nostra infanzia: è la loro forza, il motivo per cui sopravvivono ancora oggi e continuiamo a gustarli e prepararli.
Alaci Calabresi
Rimanendo in tema di dolci fritti, gli alaci calabresi sono tra i meno conosciuti al di fuori della regione. Si preparano con un impasto lievitato profumato al vino, tagliato a strisce e fritto. Ancora caldi, si passano nello zucchero semolato e si gustano. Questi dolcetti di pasta lievitata profumata al vino, coppata a strisce e poi cotta, sono appunto fritti. A volte anche in forma di treccia.
Nacatole
Tipiche della zona di Gioia del Tauro, le nacatole possono assumere forme diverse, ma la più diffusa è la ciambella. L’impasto, a base di farina, uova, olio e latte, ha un intenso profumo di anice e viene prima fritto e poi passato nello zucchero. Per tradizione, le nacatole si preparano una settimana prima del Natale per poi servirle insieme a vini dolci tipici della zona. Un nome che si riferisce a diversi formati di dolci, caratteristici soprattutto della Locride e della piana di Gioia Tauro. Lo prendono da “naca”, ovvero dalla “culla” di Gesù Bambino, della quale in qualche modo ricordano la forma. Ciambelle rotonde, oppure più allungate, che partono da farina, uova, olio e latte, con aggiunta di vino rosso oppure liquore agli agrumi.
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Petrali
A Reggio Calabria, i petrali sono ravioli dolci di pasta frolla farciti con frutta secca e candita, vino cotto e cacao, poi fritti. Assumono nomi diversi in base alla zona: sull’Ionio si chiamano sammartini, mentre nell’Area Grecanica pretali. Ci spostiamo a Reggio Calabria, dove il Natale porta il rito dei petrali. Si tratta di bei ravioli di pasta frolla dal ripieno laborioso: una base (variabile in ogni famiglia) a base di fichi secchi, uva sultanina, mandorle e noci, buccia di agrumi e cannella, che si lascia macerare per un paio di giorni in caffè e vino cotto. Magari con un po’ di cacao. Una volta cotti al forno, si possono cospargere di glassa al cioccolato, oppure spennellare di tuorlo e decorare con zuccherini.
Ingredienti per i Petrali
| Ingrediente | Quantità |
|---|---|
| Farina per l'impasto | 500 g |
| Uova | 3 |
| Zucchero | 200 g |
| Burro | 100 g |
| Fichi secchi per il ripieno | 250 g |
| Mandorle | 140 g |
| Noci | 100 g |
| Uvetta | 100 g |
Pitta ‘Nchiusa o Pitta ‘Mpigliata
La pitta, dolce tipico di Cosenza, ha un ripieno caratteristico di noci, mandorle, pinoli, uvetta, fichi secchi e miele. A seconda della forma si distingue tra pitta ‘nchiusa, se il rotolo viene chiuso, oppure pitta ‘mpigliata se viene tagliato per il lungo per mostrare il ripieno. Nella Sila cosentina, nel catanzarese e crotonese, la pitta (il cui nome richiama la “pita", o anche la pizza; altri esempi di pani schiacciati che possono essere conditi) prende diversi nomi. Una ricetta che si vuole originaria di San Giovanni in Fiore e, che sia ‘mpigliata o ‘nchiusa, prevede una sfoglia di impasto farcita e arrotolata.
Susumelle
Le susumelle sono il dolce che più unisce la tradizione calabra nelle ricette natalizie. Si trovano sia di forma ovale che a rombo e hanno un intenso sapore speziato reso ancora più goloso dalla copertura a base di cioccolato del biscotto. Li chiamiamo suzumìelli o, italianizzandone il nome, susumelli o susamelle, e sono dei deliziosi panetti ovali al miele, mandorle, cacao e diverse spezie che conferiscono a questo dolce un sapore molto intenso. I susumelli hanno un interno morbidissimo e una glassa esterna al miele, cioccolato bianco o cioccolato nero.
Altri Dolci Tradizionali
- Mostaccioli: Famosi per la loro consistenza dura e lunga conservazione, realizzati con ingredienti semplici e decorati con confettini colorati.
- Giurgiulena: Un croccante a base di semi di sesamo e miele, lasciato solidificare a lungo. In Calabria gli si avvicina la giurgiulena (o giuggiulena), un croccante a base di semi di sesamo e miele, formato in uno strato consistente e poi lasciato solidificare a lungo.
- Scalille: Dolce natalizio profumato al miele con una forma a scaletta, simbolo dell'ascensione di Gesù.
- Torrone e Torroncini: A base di zucchero, mandorle tostate, miele, albume d'uovo, cacao amaro, oli essenziali e spezie.
- Pitta di San Martino: Piccoli panetti dalla forma variabile cotti nel forno a legna, con fichi secchi, vino cotto, uvetta, noci, mandorle e spezie.
- Chinuli: Dolci a forma di mezzaluna con un ripieno di fichi secchi, mandorle, uva sultanina, noci e buccia di agrumi, macerati nel vincotto e caffè.
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