Spaghetti e Cinema: Un Binomio Perfetto con Alberto Sordi Protagonista

Il forte legame tra l’Italia e gli spaghetti è indubbio. Spaghetti e cinema formano un binomio perfetto, portato sul grande schermo dallo “chef” Sergio Leone. Se il cinema western di casa nostra ha conosciuto la sua notorietà, è merito anche del nome con cui questo filone artistico si è imposto: spaghetti western.

Gli Spaghetti nel Cinema Italiano: Un Viaggio Attraverso Icone e Pellicole Memorabili

Anna Magnani e la Famiglia Italiana

Gli spaghetti si sono guadagnati un posto da attori nel corso della storia italiana, cominciata con la dominazione araba nel Meridione. Ne “L’onorevole Angelina” (1947) con Anna Magnani, gli spaghetti hanno un ruolo importante, con una funzione sociologica. In una scena di spaghettata collettiva, Angelina porta davanti alla cinepresa l’immagine della tipica famiglia italiana, unita intorno a un tavolo con spaghetti fumanti.

Alberto Sordi: Un Attore, Molti Spaghetti

Alberto Sordi ha regalato al cinema italiano istantanee memorabili. Ne “Una vita difficile”, addenta gli spaghetti con la fame di chi non ha alcun interesse ad ascoltare discorsi sul referendum tra repubblica e monarchia durante gli inviti a cena di una nobile famiglia. Nel film di Dino Risi (1961), i poveri Sordi e Lea Massari vanno spesso a casa di una famiglia molto vicina alla corona che, con tredici persone a tavola, ha bisogno di scacciare la sfortuna, approfittandone per fare il pieno di pasta.

"Un Americano a Roma": Genesi di un Mito Gastronomico

Nel 1954, in “Un americano a Roma”, di Steno, Sordi è alle prese con un piattone di spaghetti rimasto nella storia. Sordi è Nando Mericoni, un giovanotto che sogna gli Stati Uniti e cerca di comportarsi come un americano. Torna a casa e trova la tavola pronta con la cena. Vede la zuppiera di spaghetti e si indigna: “Maccaroni? Questa è roba da carrettieri, io non mangio maccaroni. Vino rosso? Io non bevo vino rosso. Lo sapete che sono americano, gli americani non mangiano maccheroni, non bevono vino rosso. Bevono latte, per questo vincono gli apache. Maccarone, che mi guardi con quella faccia intrepida, mi sembri un verme, maccarone. Questa è roba da americani: yogurt, marmellata, mostarda… roba sana sostanziosa”. E addenta un morso di pane e mostarda irrorato di latte. Poi sputa subito tutto, pronunciando una delle frasi passate alla storia del cinema: “Ammazza che zozzeria! Gli americani aho… Maccherone, mi hai provocato e io ti distruggo, adesso maccherone, io me te magno”.

Il film di Steno è una satira pungente dell'Italia del dopoguerra, un paese affascinato dall'America e dai suoi miti, ma ancora profondamente legato alle proprie tradizioni. Nando Moriconi, interpretato da un Sordi in stato di grazia, è l'emblema di questa contraddizione. Giovane romano ossessionato dal sogno americano, Nando si atteggia a cowboy, imita i divi di Hollywood e disprezza tutto ciò che è italiano. Ma quando si tratta di cibo, la sua identità riemerge prepotentemente.

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La scena degli spaghetti è il cuore pulsante del film. Dopo aver tentato, con risultati disastrosi, di imitare le abitudini alimentari americane (ketchup sulla pasta, senape sul gelato), Nando si ritrova di fronte a un piatto fumante di spaghetti al pomodoro. La sua reazione è istintiva, primordiale. Dimentica il suo ruolo di "americano", afferra la forchetta e si abbandona a un'abbuffata pantagruelica. Mentre ingurgita spaghetti a piene mani, Nando ritrova la sua vera identità, la sua romanità, la sua italianità.

La regia di Steno si concentra sui primi piani di Sordi, esaltandone la mimica facciale, la voracità, il piacere puro e incontaminato del cibo. La colonna sonora, incalzante e festosa, accompagna l'abbuffata di Nando, trasformandola in una sorta di rito di passaggio, un ritorno alle origini.

La resilienza della cultura italiana di fronte all'influenza americana è ben rappresentata nella scena degli spaghetti. Nando Moriconi può fingere di essere americano, ma non può rinnegare il suo amore per la pasta e la sua tradizione culinaria. Gli spaghetti diventano, in questo senso, un simbolo di identità nazionale, un baluardo contro l'omologazione culturale.

La scena degli spaghetti è diventata un'icona popolare, ripresa, citata e parodiata innumerevoli volte, contribuendo a creare il mito di Alberto Sordi.

L'Influenza della Scena degli Spaghetti sulla Percezione degli Italiani all'Estero

La scena degli spaghetti ha avuto un impatto significativo sulla percezione degli italiani all'estero, rafforzando lo stereotipo dell'italiano amante della pasta, del buon cibo e della convivialità. Questo stereotipo ha contribuito a creare un'immagine positiva dell'Italia, un paese associato al piacere, alla gioia di vivere e alla buona cucina.

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Gli Spaghetti: Un Ambasciatore dell'Italianità

Gli spaghetti, grazie anche alla scena di "Un Americano a Roma", sono diventati un ambasciatore dell'italianità nel mondo, evocando immagini di sole, mare, tradizioni e sapori autentici.

Alberto Sordi e il Cibo: Un Rapporto Indissolubile

In molti film di Sordi, il cibo è presente come elemento caratterizzante dei personaggi, come specchio delle loro abitudini, delle loro aspirazioni e delle loro frustrazioni. Sordi sapeva usare il cibo come strumento narrativo, come linguaggio universale capace di comunicare emozioni e significati profondi.

Nino Manfredi e gli Spaghetti Crudi

Anche il binomio tra Sordi e gli spaghetti funziona, come dimostra “Fumo di Londra” (1966), dove l’attore si butta a capofitto in un piatto di spaghetti in un ristorante italiano. Sempre nella capitale britannica è ambientato “Spaghetti House” (1982) con Nino Manfredi che, in un ristorante gestito da italiani, vede i protagonisti rapiti rinchiusi in uno sgabuzzino e costretti a mangiare pasta cruda.

Aldo Fabrizi e il Principe della Risata

Di Aldo Fabrizi sono note svariate apparizioni con la pasta tra le forchette, come in “C’eravamo tanto amati” (1974). Un’altra abbuffata memorabile è quella del principe della risata: Totò che mangia spaghetti con le mani in “Miseria e nobiltà”, riempiendosi anche le tasche, è l’immagine di una realtà italiana da non dimenticare. E per fortuna il cinema se n’è fatto carico, come in “Totò e la malafemmina” (1956), nella quale i due attori arrivano a Milano con scorte di cibo, spaghetti compresi.

Spaghetti "a Colori"

Nel 1985, gli spaghetti (a colori) diventano protagonisti di “A me mi piace”, film di Enrico Montesano alle prese con una predica all’amante americana che gli serve un piatto di pasta scotta. Gli spaghetti si mangiano al dente, col risultato comico: la volta dopo la donna glieli serve crudi. Sempre negli anni Ottanta, ecco “Spaghetti a mezzanotte”, di Sergio Martino, con Lino Banfi e abbuffata finale con pasta all’arrabbiata.

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Altri Film e Scene Memorabili

  • Le Vacanze Intelligenti (1978): Alberto Sordi e Anna Longhi interpretano due fruttivendoli romani che, in vacanza, si ribellano alla dieta e mangiano l’impossibile in una trattoria a Venezia.
  • Dove Vai in Vacanza?: Nell’episodio “La Camera”, una coppia si consola al ristorante con porzioni pantagrueliche dopo che nessun albergo li accetta.
  • Tutti a Casa (1960): Sordi è il sottotenente Alberto Innocenzi, e una scena mostra dei commilitoni che aprono una valigia piena di squisitezze alimentari.
  • Il Marchese del Grillo (1981): Il marchese ordina rigatoni con la pajata e invita una cantante francese a mangiare, spiegandole dopo di cosa si tratta.

La Pasta nel Cinema: Un Simbolo di Identità e Tradizione

La scena degli spaghetti di "Un Americano a Roma" è più di una semplice scena comica. È un'icona della cultura italiana, un simbolo di identità nazionale e un messaggio di autenticità. La pasta, nelle sue molteplici forme, continua a essere protagonista nel cinema, riflettendo la ricchezza e la diversità della cultura italiana.

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