Vittore Carpaccio, noto anche come Vittorio, nacque a Venezia attorno al 1465. Non possediamo molte notizie riguardo alla sua biografia. Sappiamo che era figlio di un certo Pietro, mercante di pelli.
Il suo cognome era Scarpazza, o Scarpazo, mentre Carpaccio è l’italianizzazione delle forme latine Carpathius e Carpatio con cui firmava le sue opere. Aveva moglie e, molto probabilmente, un figlio.
In una data imprecisata fra il 1460 e il 1465, nasce a Venezia Vittore Carpaccio, un pittore della cui vicenda privata si sa poco.
La sua morte avvenuta tra il 1525 e il 1526, è accertata in questo periodo per lesistenza di un documento del 1527 che designa Laura come vedova di Vittore Carpaccio.
Va sottolineato come ascesa e declino della vita artistica di Vittore Carpaccio siano andate di pari passo con la storia di Venezia.
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Nato nella città lagunare nel 1465, non si sa molto sulla sua vita privata data la scarsità di informazioni scritte, alcune delle quali però è stato possibile desumere dalle date presenti sui suoi dipinti autografi.
Fin da giovane Carpaccio deve aver frequentato i più rinomati salotti umanistici della città, dato che in età adulta l’artista dimostra più volte di possedere una vasta cultura.
Il primo scritto che lo riguarda risale al 1472 ed è il testamento dello zio Ilario, frate del convento di Sant’Orsola, che lo elegge come suo erede.
Formazione artistica
Anche la sua formazione artistica è avvolta nel mistero: un pittore comparso dal nulla nella scena artistica veneziana, quando aveva all’incirca venticinque anni.
La formazione artistica di Vittore Carpaccio ha posto notevoli problemi critici: tutta veneziana (Gentile Bellini o Lazzaro Bastiani) secondo alcuni, più complessa e articolata secondo altri, con la conoscenza di Antonello da Messina, la visione delle opere di Mantegna e del ciclo ferrarese di Piero della Francesca.
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Dal punto di vista artistico, si pensa che i maestri che ispirarono la sua arte siano stati Gentile e Giovanni Bellini, e Antonello da Messina; inoltre, è certo il suo studio dei dipinti di Piero della Francesca a Ferrara, così come di quelli di Jacometto Veneziano.
Esordì sulla scena artistica con uno stile già compiuto, che tradisce la suggestione di maestri quali Gentile Bellini, di cui forse fu collaboratore, e Antonello da Messina, oltre che della pittura umbra.
Nelle sue opere, la sua precisa costruzione prospettica, allinterno della quale il colore e la luce sinseriscono creando unatmosfera particolare, proviene dalla lezione di Piero della Francesca mediata attraverso lambiente artistico ferrarese.
La cultura fiamminga e la sua definizione lenticolare dei dettagli e degli ambienti entrano nellopera di Carpaccio ad amplificare lo spazio narrativo, denso di puntuali presenze simboliche.
I Teleri e le Scuole Veneziane
Vittore Carpaccio è sempre stato molto legato alla sua città d’origine, Venezia, diventando presto noto per i suoi teleri: le grandi tele che nella laguna supplivano agli affreschi e sui quali le storie più rappresentate erano quelle sacre e delle vite dei santi.
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Particolarmente ferrato sui temi agiografici grazie alla sua vasta cultura umanistica, Carpaccio inserisce nelle sue opere citazioni speciali e dimostra una certa abilità nel rappresentare elementi non realistici all’interno di storie reali.
I suoi teleri testimoniano, quasi come i dipinti del Canaletto, l’aspetto e lo sviluppo della Venezia quattrocentesca.
Vittore Carpaccio, ritratto del primo vedutista veneziano.
La prima commissione documentata è il ciclo di teleri per la scuola di Sant’Orsola che l’artista inizia nel 1490, in cui rivela un linguaggio pittorico già maturo.
A questa prima realizzazione seguono i numerosi incarichi da parte di altre istituzioni veneziane: la scuola di San Giovanni evangelista, la scuola di San Giorgio degli Schiavoni, la scuola degli Albanesi, la scuola di Santo Stefano.
Lavora anche nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo ducale e il Sanudo, cronista veneziano, lo ricorda come “pittore di stato”.
Diversamente da altri suoi contemporanei, le cui opere sono state ampiamente valorizzate, Vittore Carpaccio e la sua pittura sono rimasti a lungo nell’oblio e solo più tardi è diventato molto richiesto, tanto da ottenere numerose commissioni da potenti scuole veneziane.
Tra il 1490 e il 1495 è impegnato nella realizzazione dei teleri delle “Storie di Sant’Orsola” proprio per l’omonima scuola, che oggi sono conservati alle Galleria dell’Accademia di Venezia.
All’inizio del 1500 è occupato nel grande telero per la Sala dei Pregadi di Palazzo Ducale, mentre più tardi realizzerà il ciclo di teleri per la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni.
Fu uno dei protagonisti della produzione di teleri a Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo, divenendo forse il miglior testimone della vita, dei costumi e dell'aspetto straordinario della Serenissima in quegli anni.
Il suo nome e la sua fortuna pubblica sono legati ai cicli di teleri (composizioni pittoriche di grandi dimensioni su tela, che furono le decorazioni murali più diffuse nella Venezia dei secoli XV e XVI) che realizzò per le Scuole veneziane di Sant'Orsola (1490-95), di San Giorgio degli Schiavoni (1502-07), degli Albanesi (1504-08) e di Santo Stefano (1511-14).
Per i cicli di Sant'Orsola (oggi nelle Gallerie dell'Accademia, Venezia) e di San Giorgio (una delle cui tele più celebri è San Giorgio e il Drago), l'intreccio viene svolto con un'incredibile varietà di soluzioni narrative e con una forte sensibilità per il colore e gli accordi cromatici.
Meno fortunato il ciclo per la Scuola gli Albanesi. Alcuni episodi del ciclo di Santo Stefano invece si iscrivono tra le opere più alte dell'autore.
Dal 1490 al 1495 fu impegnato in una prima grande commissione, la realizzazione dei nove teleri con le Storie di sant'Orsola, per la Scuola della santa omonima (ora conservati alle Gallerie dell'Accademia di Venezia), tratte dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine.
Sulla scorta del successo dei teleri di Sant'Orsola, Carpaccio venne invitato a partecipare anche a un altro grande ciclo che si andava di dipingendo in quegli anni, quello per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.
Al culmine della carriera ricevette, tra il 1501 e il 1502, la prestigiosa commissione per un vasto telero per la Sala dei Pregadi in Palazzo Ducale.
Stile pittorico
Il suo stile ricercato ed elegante, di raffinata ascendenza tardogotica, unito ad una grande attenzione per i particolari, anche i più minuti, contribuì a fare delle sue immagini una preziosa testimonianza del suo tempo.
Il Miracolo della Croce a Rialto, eseguito tra il 1494 ed il 1495 per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, è una testimonianza esemplare dell’evidenza descrittiva di Carpaccio: una pittura che chiede esclusivamente di essere guardata senza ricercarvi significati ulteriori.
La storia si trova dinanzi a noi, nel fervore dalla vita che si svolge in questo scorcio della città; rispetto a questa ricchezza compositiva, l’episodio che dà il titolo all’opera diviene un elemento trascurabile, di secondo piano.
L’occhio lucido dell’artista vede, assorbe e cattura lo spettatore all’interno dei sui quadri. Il segreto della sua arte si trova qui, nella sua capacità di elevare le cose comuni ad essenza metafisica.
Non vi sono gerarchie, tutto nella sua pittura acquista una dimensione di assolutezza atemporale; come giustamente afferma Vittorio Sgarbi “ciò che egli ci mostra prima non c’era, ciò che conoscevamo lo vediamo ora in una nuova luce.
Il suo lavoro, superficialmente tacciato di bizzarria inventiva, è in realtà carico di una nitidezza tale da renderlo fortemente moderno e prepotentemente espressivo: una visione razionale sublimata nella mistica della luce.
Vittore Carpaccio è sempre stato uno degli artisti più colti e intellettuali del suo tempo: nelle sue opere rivela la conoscenza delle illustrazioni dei primi libri a stampa, una cultura archeologica dettagliata, una frequentazione dei testi classici e dei romanzi cortesi, riproduce iscrizioni ebraiche e greche, spartiti di musica.
Senza dubbio Vittore Carpaccio è stato uno dei pittori più colti del suo tempo e lo si evince proprio dalle sue opere attraverso le quali si intuisce la sua piena conoscenza dei poemi, dei romanzi cortesi, dell’archeologia, dell’arte classica, del greco e dell’ebraico, dell’agiografia, dei bestiari, dell’araldica e degli erbari.
La sua pittura non ha scopi educativi, soprattutto perché l’artista è più vicino alla dottrina aristotelica e all’empirismo che alla Chiesa.
Lo dimostra proprio nei suoi teleri. I primi grandi lavori su tela che realizza sono quelli dedicati alle “Storie di Sant’Orsola”: si tratta di nove tele destinate alla cappella dell’omonima Scuola e che rappresentano gli episodi della “Legenda aurea” di Jacopo da Varazze.
Se inizialmente lo stile del Carpaccio si rivela un po’ acerbo e impacciato, man mano che lavora riesce a maturare e a presentare ai suoi committenti delle composizioni di grande pregio in cui si distinguono il tratto sicuro e la resa dettagliata dei paesaggi e degli scorci.
I soggetti rappresentati non assumono mai delle espressioni particolari, ma sembrano appartenere a una dimensione altra in cui le emozioni non sono essenziali.
Poiché Carpaccio si concentra sulla resa dei dettagli e dei particolari, tende a usare la luce per dare risalto proprio a determinati aspetti della tela.
A partire dai teleri di Sant’Orsola, il veneziano riceve diverse commissioni come il “Miracolo della Croce a Rialto”, in cui rappresenta il miracolo da solo in una parte della tela mentre incentra il resto sulla sua Venezia piena di vita, creandone una veduta di cui avrà il primato fino all’arrivo di Canaletto.
Lo scopo delle sue opere è quello di raffigurare la sua città nel suo periodo migliore sia per sottolineare l’orgoglio civico dei veneziani e sia per dare voce alle posizioni politiche e ideologiche dei suoi committenti, che gli riconoscono anche il ruolo di artista di propaganda.
A volte Vittore Carpaccio si prende alcune licenze inserendo nei suoi lavori edifici e paesaggi non esistenti oppure agghindando i suoi soggetti con abiti e copricapi esotici così da conferire alle scene un’atmosfera mitologica.
Ciò si rivelerà nella tela delle “Storie di San Giorgio” che rappresenta “San Giorgio uccide il drago” in cui Carpaccio riporta la celebre scena all’interno di un paesaggio esotico per evidenziare le figure dell’eroe che riporta l’ordine nel mondo.
In alcuni lavori del ciclo si ripresentano alcune soluzioni simili che l’artista riproporrà in altre opere.
Molto importanti saranno le opere “Ritratto di cavaliere”, le pale per San Pietro Martire di Murano e per Santa Maria in Vado di Ferrara, che confermano la sua fama anche fuori da Venezia.
Come accennato, Carpaccio non segue le mode del momento per cui non si adegua al rinnovamento e alle tendenze artistiche contemporanee mantenendo piuttosto il suo stile invariato e restando indietro rispetto ad artisti come Tiziano, Giorgione, Raffaello e Michelangelo.
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