Carlo Parola e la Storia Iconica della Rovesciata Panini

La storia di Carlo Parola, centromediano di Juventus e Nazionale, è indissolubilmente legata a un gesto atletico divenuto il simbolo delle figurine Panini: la rovesciata. Ma come è nata questa icona?

L'Istante Magico a Firenze

Il 15 gennaio 1950, durante un Fiorentina-Juventus terminato 0-0, il fotografo e giornalista Corrado Banchi immortalò quello che sarebbe diventato uno dei gesti tecnici più famosi del calcio italiano. Con queste parole, Banchi descrisse l'azione: "Parte un lancio di Magli verso Pandolfini. Egisto scatta, tra lui ed il portiere c'è solo Carlo Parola; l'attaccante sente di potercela fare ma il difensore non gli dà il tempo di agire. Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico. Un'ovazione accompagna la prodezza di Parola".

All'80', Carlo Parola, centromediano della Juventus, eseguì una spettacolare rovesciata volante non per segnare, ma per difendere il risultato in un momento critico della partita. Il giocatore torinese, difensore di gran classe, era noto per simili gesti tecnici, eseguiti con naturalezza impressionante.

La leggenda narra che Banchi, annoiato dalla partita, si trovava dietro la porta bianconera quando, scattando dal basso verso l'alto, immortalò la prodezza difensiva di Parola, consegnandola alla storia.

Dall'Oblio all'Icona Panini

Inizialmente, la foto della rovesciata di Parola rimase in un cassetto, inutilizzata. Ma Franco Cosimo Panini, fondatore dell'azienda emiliana, era solito acquistare i diritti delle immagini scattate dai fotografi negli stadi. Dopo qualche anno, Franco si innamorò del gesto tecnico della rovesciata. Nell'album 1963/64, sulla copertina comparve una rovesciata eseguita in maglia azzurra da Ardico Magnini.

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Non pienamente soddisfatto, Franco Panini individuò nella prodezza di Carlo Parola in quel gennaio del 1950 l'immagine stilisticamente perfetta. Franco Panini resta abbagliato dalla purezza di quel gesto e la rovesciata di Parola diventa così l'immagine di copertina dell'Album calciatori 1965/66. Talmente perfetta che 5 anni più tardi, nel 1970, incarica l'artista Wainer Vaccari, che lavora al reparto grafico dell'azienda, di rielaborarla decontestualizzandola.

Nel 1970, l'artista Wainer Vaccari rielaborò l'immagine, decontestualizzandola. Il calciatore fu ritratto con una maglia rossa, pantaloncini bianchi, calzettoni neri e strisce gialle, colori che non richiamavano nessuna squadra italiana. Da lì in avanti, la rovesciata di Parola divenne il secondo logo della Panini, presente su album e pacchetti di figurine in tutto il mondo. Ma né lui, né il fotografo Banchi avranno più alcun diritto su quell'immagine.

Quella foto è oggi l'immagine più riprodotta al mondo: è stata pubblicata in trecento milioni di copie e omaggiata con didascalie in greco, cirillico, giapponese e arabo, e ogni anno campeggia sull'Album calciatori dell'azienda modenese Panini e in ogni singolo pacchetto di figurine da essa prodotto, assieme al logo originario del paladino. Ma come è stato possibile?

La Carriera di Carlo Parola

Carlo Parola, nato a Torino il 20 settembre 1921, iniziò a praticare il ciclismo da bambino. Tornato a Torino, fonda con gli amici una squadretta, chiamata Brianza dal corso sul quale dava il campo in cui si giocava, facendosi conoscere.

Nel 1939, a 18 anni, debuttò in Serie A con la Juventus, non come attaccante, ma come centromediano. Da centromediano metodista (corrispondente grosso modo al mediano di oggi), ruolo che ricopre nei suoi primi anni, è arretrato sulla linea dei difensori quando 'Farfallino' Borel è allenatore-giocatore dei bianconeri. Dopo aver debuttato in Nazionale l'11 novembre del 1945, quando il calcio ripartì al termine della Seconda Guerra Mondiale, si esibì per la prima volta nella rovesciata volante nella successiva gara amichevole contro l'Austria, in un duello con l'austriaco Epp.

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Lo scrittore e giornalista Giovanni Arpino lo ribattezzò 'Nuccio Gauloises' dalla marca delle sigarette che era solito fumare, e così lo chiamavano spesso anche i suoi compagni. In bianconero Parola vinse una Coppa Italia nel 1941/42 e due Scudetti (1949/50 e 1951/52) e fece da chioccia al giovane Giampiero Boniperti, che per questo gli rimase sempre legato.

Dal 1950 al 1954 Parola indossò anche la fascia di capitano, mentre in Nazionale la sua avventura si concluse con sole 10 presenze (erano gli anni del Grande Torino che la faceva da padrone) e la sfortunata spedizione azzurra in Brasile ai Mondiali del 1950.

Giocatore di grande sportività, nel febbraio del 1950, quando il Milan travolse i bianconeri 7-1 a Torino trascinato dal Gre-No-Li, fu protagonista anche di un singolare episodio: dopo un fallo di frustrazione su Nordahl, si 'autoespulse', lasciando il campo prima che l'arbitro potesse sanzionarlo.

Nel 1947 fu anche l'unico italiano convocato nel Resto d'Europa per sfidare il Regno Unito, in occasione dell'adesione delle federazioni britanniche alla FIFA e scese in campo il 10 maggio a Glasgow davanti a 150 mila spettatori.

L'avventura in bianconero di Parola si concluse dopo 15 anni in Prima squadra con 339 presenze complessive in gare ufficiali e 11 goal segnati. Giocò ancora una stagione, a 33 anni, con la Lazio, in cui totalizzò altre 7 presenze in Serie A, prima di ritirarsi.

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La Carriera da Allenatore

A Roma da vice di Luigi Ferrero e di Jesse Carver iniziò anche la carriera da allenatore, che lo portò a girare diverse squadre, dall'Anconitana al Livorno, al Napoli, e al Novara, ottenendo buoni risultati senza mai percepire grossi guadagni. Ma è sempre alla Juve, che guidò in due distinti periodi, che si tolse le soddisfazioni più grandi.

Nel primo, dal 1959 al 1962, vinse 2 Scudetti e 2 Coppe Italia, diventando il primo tecnico a realizzare il 'double' nel 1959/60. Lasciata la Vecchia Signora con un deludente 12° posto, frutto dei problemi fisici del gallese Charles e dei dissidi con l'asso argentino Sivori, ci torna chiamato dall'amico Boniperti nel 1974 per sostituire Cestmir Vycpaleck, lo zio di Zeman e vince subito lo Scudetto, il terzo con i bianconeri da tecnico.

"A cinquant'anni - ricorderà anni dopo Fabio Capello - ancora toccava la traversa con i piedi in rovesciata". La eseguì infatti davanti ai suoi calciatori per dimostrare loro che l'uomo sui pacchetti di figurine era proprio lui, il loro allenatore.

Gli è fatale il 2° posto nella stagione successiva alle spalle dei rivali del Torino di Radice, che segnerà il suo addio definitivo al club della sua vita.

L'Eredità di un'Icona

Dimenticato dal calcio italiano e dalla stessa Juventus, morì il 22 marzo del 2000, al termine di una lunga malattia di cui soffriva dal 1991, e in ristrettezze economiche, con al fianco la moglie Clelia Marca e suo figlio.

L'unico a stargli sempre vicino è l'amico fraterno Boniperti, che presa la sua cravatta della divisa bianconera, non esitò ad annodargliela al collo.

La rovesciata di Carlo Parola rimane un simbolo intramontabile del calcio italiano, un'immagine che continua a ispirare generazioni di appassionati.

Palmares di Carlo Parola

Competizione Titoli Anni
Coppa Italia 1 1941/42
Scudetto da giocatore 2 1949/50, 1951/52
Scudetto da allenatore 3 1959/60, 1960/61, 1974/75

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