Carlo Dolci è stato un pittore fiorentino del Seicento, noto per la sua specializzazione nella rappresentazione di soggetti religiosi-devozionali. Le sue opere sono caratterizzate da una poetica dolcezza nelle forme e da una tecnica pittorica densa con colori smaltati.
Primi Lavori e Tecnica Pittorica
Tra i primi lavori documentati di Carlo Dolci figurano i ritratti di Stefano della Bella e Fra’ Ainolfo de’ Bardi, personaggi protetti dei Medici. I ritratti di Stefano della Bella e Fra’ Ainolfo de’ Bardi, oggi rispettivamente alla Galleria Palatina e agli Uffizi, entrambi realizzati dall’artista in precocissima età. Dai dipinti emerge già la piena padronanza della tecnica pittorica nell’uso del colore e nella modulazione delle luci e delle ombre, carattere distintivo del pittore anche nella sua fase più matura.
Fig. 1 - Carlo Dolci, Stefano della Bella, 1631, Firenze, Palazzo Pitti.Fig. 2 - Carlo Dolci, Fra’ Ainolfo de’ Bardi, 1632, Firenze, Galleria degli Uffizi.
Stile e Soggetti Religiosi
Tra gli anni Trenta e Quaranta del Seicento va consolidandosi quello che sarà l’impronta stilistica propria del Dolci. Al contempo la tecnica dell’artista si affina privilegiando una materia pittorica densa a colori smaltati che negli incarnati raggiunge il nitore dell’alabastro.
Fig. 3 - Carlo Dolci, Madonna con Bambino e San Giovannino, 1635/1638, Houston, Musée des Beaux-Arts.
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Tra i dipinti più noti ricordiamo il ciclo dedicato alle Virtù di cui fanno parte La Carità di Palazzo Alberti a Prato e La Pazienza, in collezione privata. Opere a figure singole caratterizzate da una meticolosa attenzione alla perfezione dell’immagine, in cui la fervente spiritualità espressa dai volti languidi delle allegorie inizia a volgere piuttosto verso un intenso pietismo.
Fig. 4 - Carlo Dolci, La Carità, 1659, Prato, Palazzo Alberti.Fig. 5 - Carlo Dolci, La Pazienza, 1677, Collezione privata.
Fama Internazionale e Opere Significative
Arrivata la sua fama fino in Inghilterra, appartiene alla Royal Collection of the United Kingdom una delle opere più rappresentative del Dolci: Salomè con la testa di Battista. La scena è completamente focalizzata sulla figura femminile di Salomè, candida quanto spietata mentre mostra sul piatto la testa del Santo.
Fig. 6 - Carlo Dolci, Salomè con la testa del Battista, 1670, Londra, Royal Collection.
Ricalca un’impostazione simile ma con protagonista un personaggio biblico maschile anche David con la testa di Golia, opera conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano: calato nel contesto paesaggistico dove è avvenuto lo scontro, l’eroe posa fieramente mostrando la spada e il suo trofeo con ancora il sasso in mezzo alla fronte del gigante.
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Fig. 7 - Carlo Dolci, David e Golia, 1680, Boston, Museum of Fine Arts.
Nature Morte e Ritratti Floreali
A proposito dell’attenzione del pittore verso la natura, si trova proprio a Firenze alla Galleria degli Uffizi la tela raffigurante Vaso di fiori e bacile, che testimonia la straordinaria capacità di Carlo Dolci di cimentarsi anche nella nature morte ed in particolare nei ritratti floreali.
Fig. 8 - Carlo Dolci, Vaso di fiori e bacile, 1662, Firenze, Galleria degli Uffizi.
Gesù Bambino con una Ghirlanda di Fiori
È del 1663 un’altra celebre opera di Carlo Dolci, Gesù bambino con una ghirlanda di fiori (Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza), la cui fortuna iconografica ha contribuito notevolmente a intensificare il culto proprio di questa tenera immagine del Redentore fanciullo. La scena presenta Gesù all’età di circa sei anni seduto sui gradini d’ingresso ad un giardino, mentre sembra accogliere chi guarda esibendo una ghirlanda di fiori.
Fig. 9 - Carlo Dolci, Gesù Bambino con una ghirlanda di fiori, 1663, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.
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Santa Cecilia a Dresda
Chiude questa rassegna dedicata a Carlo Dolci la Santa Cecilia conservata a Dresda (Gemäldegalerie) e datata al 1671, opera tra le più identificative della maniera dell’artista nonché una delle più riprodotte successivamente in copie e riproduzioni. La composizione vede la Santa nei canoni tipici della bellezza dolciana, colta di profilo mentre suona l’organo: questo attributo identifica e accompagna l’iconografica di Cecilia, nobildonna romana e martire cristiana votata alla musica e per questo proclamata patrona dei musicisti.
Anche in questo caso, oltre alla bellezza incantevole della Santa, è protagonista indiscusso il suo abito tessuto da sfarzose stoffe, mentre un velo leggero che le copre le spalle va a chiudersi sul petto da una spilla-gioiello, altro dettaglio abituale nella produzione del pittore. Il primo piano sul volto della donna e sullo strumento è contestualizzato in uno spaccato di vita quotidiana, in un ambiente sobrio e raccolto, rafforzando così lo scopo votivo dell’opera che si prestava ad essere adorata soprattutto in ambito domestico: proprio questa immediata e facile lettura ha permesso la fortuna delle opere di Dolci che incontrarono il gusto degli artisti e dei fedeli nei secoli avvenire.
Fig. 10 - Carlo Dolci, Santa Cecilia, 1671, Dresda, Gemäldegalerie.
Mostra a Palazzo Pitti
Una mostra raffinata e particolare quella che si è appena inaugurata alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Per rendere degnamente omaggio a questo grande maestro sono state selezionate per la mostra quasi cento opere, che, tra dipinti e disegni, esprimono l'alto livello qualitativo raggiunto dall'artista nelle sue creazioni. E’ stata, questa, l’occasione per approfondire la conoscenza della particolarissima tecnica pittorica di Dolci, che si avvaleva di espedienti del tutto originali, come ad esempio l’uso dell’oro per le aureole, applicato in polvere leggera per ottenere l’effetto di sfumatura. Attraverso questi studi, molti dei quali dedicati ad aspetti finora mai analizzati dell'attività dell'artista, è stato così possibile ricostruire l'esatto percorso operativo di Dolci, grazie anche all'acquisizione di nuovi documenti e alla corretta lettura delle date o delle iscrizioni poste su alcuni dipinti, trascritti negli studi recenti dedicati al pittore, a volte, in modo errato.
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