È tempo di tirare le somme, nella speranza che il calcolo aritmetico non sia improntato tutto alla sottrazione, soprattutto quando si parla di riso, una delle coltivazioni più colpite dalla siccità.
Solo pochi decenni fa, l'alternanza tra soia e riso era un'idea audace per pochi. Sipcam Italia ha sponsorizzato alcuni eventi nelle zone risicole più importanti del Nord Italia, tra cui uno a Vigevano, in provincia di Pavia, presso la Cascina Salsiccia.
In queste occasioni, sono state organizzate visite e dimostrazioni per diversi target. Le nuove tecniche di semina in asciutta del riso hanno profondamente cambiato i paradigmi colturali, permettendo di affrontare il problema delle infestanti resistenti.
In tal senso, la soluzione che ha suscitato il maggiore interesse è stato proprio Bismark, il nuovo formulato microincapsulato a base di clomazone e pendimetalin. Questo è risultato particolarmente efficace contro le malerbe resistenti ad altre famiglie chimiche, come per esempio i giavoni.
L'ultimo asso nella manica di Sipcam Italia è rappresentato dai fertilizzanti a effetto starter della linea Umostart. Già affermati da anni in cerealicoltura, stanno rapidamente guadagnando consensi anche sulla coltivazione del riso. L'apporto localizzato alla semina di Umostart permette al riso di crescere più rapidamente, specialmente nell'apparato radicale, aprendo così la via alla piena espressione del proprio potenziale genetico. Inoltre, la semina localizzata con formulati microgranulati consente di massimizzare i vantaggi per la coltura minimizzando gli apporti per ettaro.
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La Storia di un Salvataggio Durante la Seconda Guerra Mondiale
Ma la storia della Cascina Salsiccia non si limita all'agricoltura moderna. Durante la Seconda Guerra Mondiale, questa cascina fu teatro di un atto di coraggio e umanità. Protagonista di questa vicenda è Piero Ricci, 52 anni, di Gropello Cairoli, bancario con la passione per la storia e membro del Grac di Piacenza.
Tutto inizia con la scoperta di un appello su un blog inglese. Piero Ricci viene contattato da Bruce Allum, figlio di un prigioniero inglese che doveva la vita agli agricoltori che lo avevano nascosto. Ricci, dopo aver ricevuto alcune foto, individua in zona una trentina di Bazzano e inizia a contattarli.
Finché s'imbatte in Pierangela Bazzano, che riconosce la zia Caterina in una delle foto. Pierangela consiglia di chiamare una sua cugina, Margherita Bazzano, la quale riconosce nella foto la nonna, di cui non possiede altre immagini oltre a quella al cimitero. Margherita indica al ricercatore la famiglia Marchesani e la cascina Salsiccia.
Ricci arriva a Paolo Marchesani, 69 anni, figlio di una delle sorelle Bazzano, che possiede alcuni documenti, tra cui un «certificato di gratitudine», firmato dal generale Alexander e rilasciato a Domenico Bazzano per aver nascosto prigionieri inglesi. Tra i documenti c'è anche una copia della stessa foto ricevuta dall’Inghilterra, con Allum, Tudor, Domenico e Francesco Bazzano. È la conferma che la pista è giusta.
Allum e Tudor appartenevano al Royal Corps of Signals. Catturati in Libia il 28 dicembre 1941, furono inviati al campo di lavoro della Sforzesca, a Vigevano, il 3 giugno 1943. L'8 settembre, approfittando della confusione successiva all'armistizio, i due inglesi fuggirono e si rifugiarono alla cascina Raggia, allora dei Bazzano, offrendo il loro lavoro in cambio di vitto e alloggio.
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I Bazzano accettarono, sapendo di rischiare grosso. Dopo due mesi e mezzo, attraverso una struttura clandestina, l’organizzazione Bacigalupo, Allum e Tudor riuscirono a raggiungere in bicicletta e in treno la Svizzera, dove superarono il confine in montagna strisciando in un tubo di drenaggio dell’acqua.
Piero Ricci, a ottobre, durante un viaggio di lavoro a Londra, ha incontrato Bruce Allum.
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