Consumata praticamente in ogni angolo del pianeta, il caffè è una bevanda sacra, soprattutto in Italia, Paese del caffè per eccellenza. Ma il caffè in capsule o cialde è davvero cancerogeno? Questa è una domanda che molti consumatori si pongono, data la crescente preoccupazione riguardo alla possibilità che questi prodotti possano contenere sostanze dannose per la salute, comprese quelle potenzialmente tossiche o cancerogene.
In Italia si sta discutendo dei rischi legati al furano, un composto che si forma durante la tostatura e la preparazione del caffè. Esso è un liquido incolore, considerato cancerogeno e persistente nell’ambiente. Il caffè in sé, indipendentemente dalla sua forma, contiene alcune sostanze chimiche che possono essere potenzialmente pericolose per la salute.
Cialde e Capsule: Materiali e Rischi
Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra caffè in cialde e caffè in capsule, iniziando proprio dalle differenze esistenti nella forma e nei materiali utilizzati per i due prodotti. La capsula è un involucro di plastica dalla forma cilindrica ed in genere la capsula è di plastica oppure in alluminio. La cialda, invece, altro non è che un involucro di carta che è costituito da cellulosa.
Da qualche tempo in Italia si sta combattendo una battaglia per la sicurezza alimentare. Piernicola Pedicini, sembra che con un’interrogazione abbia denunciato alla Commissione europea i pericoli del furano. Si tratta di un composto organico che si forma in modo del tutto naturale nei cibi, durante la fase di riscaldamento e cottura. Effettivamente il furano si troverebbe in tutti i tipi di caffè e dunque anche nelle cialde. Questo composto è considerato cancerogeno e per questo motivo si è diffusa la notizia secondo cui le cialde caffè sarebbero cancerogene e farebbero male alla salute.
Ciò che invece è emerso da recenti studi e ricerche è che i livelli di furano sono più alti e maggiormente concentrati nelle capsule, che arrivano a contenerne dai 117 ai 244 nanogrammi a millimetro, seguono poi il caffè espresso da bar che ne contengono dai 43 ai 146 nanogrammi ed infine il caffè moka che pare ne contenga dai 2 ai 78 nanogrammi.
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Alluminio: Un Protagonista Controverso
Che si parli di caffè in capsule o moka, l’alluminio rimane protagonista essendo usato dal 1933 per realizzare caffettiere (anno in cui Alfonso Bialetti iniziò a produrre la caffettiera a base ottagonale). Le caratteristiche dell’alluminio sono ritenute valide e “uniche” anche da Nespresso, che ha deciso di utilizzare l’alluminio per le capsule sin dagli albori.
La società svizzera sul proprio sito, afferma che la plastica non sarebbe in grado di garantire un livello di protezione simile. “Le capsule in plastica spesso utilizzano una copertura per sigillare la parte superiore e includono aperture che non garantiscono la conservazione ermetica del contenuto, obbligando a utilizzare un’ulteriore confezione esterna per mantenere intatto il sapore. Il film di alluminio, dello spessore di pochi micron, viene termosaldato al bicchiere, anch’esso in alluminio, subito dopo il riempimento. A questo punto la capsula è ermetica e garantisce la fragranza del caffè per parecchi mesi (normalmente 24 mesi dalla produzione). Una volta inserita nella macchina per il caffè domestica e chiuso l’apposito sportellino la capsula viene forata e l’acqua calda viene iniettata all’interno ad una pressione di diversi bar. Il movimento vorticoso dell’acqua calda consente l’infusione mentre la crema è garantita dalla pressione.
Parlando di temperature, con la moka si raggiunge una temperatura inferiore a quella di ebollizione (intorno ai 90 °C), e il tempo di contatto tra acqua e caffè in polvere è di circa un minuto. Per le capsule la temperatura oscilla da 85 a 96°C e il tempo di contatto è molto breve.
L’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha eseguito studi specifici, secondo le loro valutazioni le caffettiere in alluminio quando vengono utilizzate la prima volta formano uno strato protettivo in grado di ridurre drasticamente il trasferimento di alluminio. Tuttavia, se si dovesse erroneamente lavare la caffettiera in lavastoviglie, questo strato potrebbe essere rimosso, con un incremento del rilascio di alluminio nell’utilizzo successivo.
Secondo il BfR se la moka viene utilizzata correttamente non espone il consumatore all’eventuale assunzione di alluminio, in quanto i valori di esposizione complessiva sono minimi. Un’altra conferma arriva dal rapporto dell’Istituto superiore di Sanità Istisan 19/23 che ha analizzato campioni di caffè preparati in diverse caffettiere moka lasciate su un fornello elettrico per 12 minuti. L’alluminio migra in quantità inferiori al limite di rilevabilità (fissato in 0,001 mg/Kg). Per quanto riguarda le capsule, una risposta arriva dall’Agenzia nazionale francese per la salute e la sicurezza alimentare (Anses) che sulla base di alcuni studi specifici non ritiene che il loro aumenti i livelli di esposizione del consumatore a specifici contaminanti chimici.
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Le conclusioni delle ricerche condotte dagli istituti europei più accreditati ritengono che in qualunque modo venga preparato il caffè, l’alluminio non rappresenti un rischio per il consumatore.
Studio Tedesco sulle Cialde
Nei laboratori tedeschi di Oekotest finiscono le cialde di 21 caffè diversi, tra i quali Penny, Lidl e Aldi e Lavazza Crema e gusto. Un caffè indigesto. È quello che è uscito dai laboratori della rivista tedesca Oekotest e ha sollevato preoccupazioni circa la sicurezza e la qualità delle cialde presenti sul mercato. L’indagine ha coinvolto 21 diverse tipologie di cialde a base di caffè con dicitura “Crema”, quasi nessuna con marchi venduti in Italia se si fa eccezione per quelle di Lidl, Aldi, Penny e la Lavazza Crema e gusto, analizzandone il contenuto in termini di sostanze nocive.
L’acrilammide, un composto chimico che si forma durante la tostatura del caffè, è emersa come una delle sostanze più problematiche. Questo contaminante, ritenuto potenzialmente cancerogeno e dannoso per il DNA secondo studi su animali, è stato trovato in quantità elevate in tre quarti delle cialde testate. Alcuni prodotti, come le cialde Caffè Crema di Cafèt (Netto) e Laudatio (Rossmann), hanno superato il limite stabilito dall’Unione Europea per il caffè tostato.
Secondo i risultati del laboratorio, solo quattro prodotti presentavano un livello di acrilammide così basso da essere considerato una “traccia” e quindi non penalizzato, tra questi quello del Lidl certificato Fairtrade. Questo è un dato scoraggiante, poiché nei precedenti test condotti su chicchi di espresso e caffè macinato, ricordano i tedeschi, il numero di prodotti con basse concentrazioni di questa sostanza era significativamente superiore.
Oltre all’acrilammide, un’altra sostanza sotto esame è il furano, insieme ai suoi derivati metilfurani. Anche questi composti si sviluppano durante la tostatura del caffè e sono stati rilevati in tutte le cialde testate. Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), il furano può causare danni epatici a lungo termine e, in dosi elevate, ha mostrato effetti cancerogeni nei test sugli animali.
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Oekotest ha valutato i prodotti ipotizzando un consumo giornaliero di quattro tazzine di caffè, rilevando che tutti i campioni si avvicinavano pericolosamente alla soglia in cui, nei test di laboratorio, si sono registrati i primi segni di danni.
L’uso di pesticidi è un altro problema serio emerso dall’analisi. Tre quarti dei caffè testati presentavano residui di pesticidi, tra cui il diserbante glifosato, molto diffuso nelle coltivazioni agricole, ma controverso per i suoi effetti sull’ambiente e sulla salute umana. Sebbene i valori di queste sostanze siano classificati come “tracce”, Oekotest ha giudicato la presenza di questi pesticidi “particolarmente preoccupante”. Il problema è amplificato quando più residui coesistono nello stesso prodotto, poiché le possibili interazioni chimiche tra diverse sostanze non sono ancora ben comprese.
La sorpresa più grande è arrivata dall’analisi dei caffè biologici, con la scoperta di tracce di glifosato anche nei prodotti di Alnatura e Dm, marchi che fanno del biologico il loro punto di forza. Il glifosato è vietato nel settore del biologico poiché distrugge l’habitat di insetti e uccelli, contribuendo alla perdita della biodiversità. La concentrazione di glifosato trovata era così bassa da rendere impossibile escludere un trasporto accidentale del composto chimico.
Il test condotto da Oekotest evidenzia la necessità di un maggiore controllo e trasparenza lungo tutta la filiera del caffè, dalle piantagioni fino al prodotto finale. L’elevata presenza di sostanze nocive e la contaminazione diffusa con pesticidi, anche in prodotti biologici, dimostra che le normative attuali non sono sufficienti a garantire la sicurezza del consumatore.
Tabella dei Livelli di Contaminanti nel Caffè
| Tipo di Caffè | Furano (ng/ml) | Acrilammide | Pesticidi |
|---|---|---|---|
| Capsule | 117-244 | Elevata (in 3/4 dei test) | Presenti (in 3/4 dei test) |
| Espresso da bar | 43-146 | - | - |
| Moka | 2-78 | - | - |
Alternative e Sostenibilità
Se il caffè in capsule è comodo ma costoso, una valida alternativa è la moka, che offre numerosi vantaggi sia economici che ecologici. La moka non solo è molto più economica, ma rappresenta una soluzione ecosostenibile, poiché funziona senza bisogno di materiali usa e getta, utilizzando solo il caffè in polvere. Inoltre, il suo utilizzo riduce gli sprechi, essendo un oggetto durevole nel tempo e facilmente riciclabile.
Con l’avvento di prodotti riutilizzabili e durevoli, come la Keep Cup, un tipo di tazza riutilizzabile, è possibile promuovere un futuro più sostenibile nel consumo quotidiano di caffè, evitando i costi ambientali legati ai prodotti monouso.
Per contrastare queste ingiustizie, una soluzione è il caffè Fairtrade. I coltivatori di caffè Fairtrade sono anche supportati con progetti di sviluppo sociale e formazione, migliorando la loro qualità della vita e quella delle loro comunità. Un’altra alternativa è il caffè biologico, che viene coltivato senza l’uso di pesticidi chimici, rispettando l’ambiente e la salute dei lavoratori. Oltre a essere una scelta ecologica, il caffè biologico è spesso prodotto in piccole aziende agricole che aderiscono a pratiche sostenibili e eque.
Smaltimento e Riciclo
Sia le capsule che le cialde, essendo confezioni monodose, offrono la comodità di preparare un ottimo caffè in pochi secondi. Tuttavia, queste creano inevitabilmente dei residui che necessitano di un corretto smaltimento. I materiali con cui sono realizzate permettono che sia il residuo di caffè rimasto dopo la preparazione che l’involucro stesso possono essere gettati senza timore nell’umido e senza dover separare le parti.
Le capsule e cialde biodegradabili sono progettate per decomporsi naturalmente nel tempo, ma è importante sapere come smaltirle correttamente. In generale, queste vanno gettate nell’umido. Inoltre, quando si acquista una nuova macchina del caffè, è possibile restituire il vecchio apparecchio al rivenditore, che spesso offre la possibilità di smaltirlo gratuitamente, anche senza un obbligo di acquisto di nuovi prodotti.
L’allumino è un materiale 100% riciclabile e può essere riutilizzato all’infinito senza perdere la propria qualità. Niente male non è vero? Affinché questo accada serve però la collaborazione di tutti noi. Ricordiamoci che le problematiche ambientali non sono qualcosa di lontano o non dimostrato: ridurre i danni che come genere umano abbiamo inflitto al nostro pianeta è una priorità collettiva.
Le capsule utilizzate non vanno infatti gettate nel cestino dell’indifferenziato, ma conservate in un contenitore a parte. Se si tratta di capsule Nespresso®, potrete portarle nelle boutique ormai presenti in moltissime città e paesi.
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