La Storia e l'Eredità delle Cialde di Settimo Torinese

La storia di Caffè Lavazza ha inizio nel 1895, quando Luigi Lavazza apre la sua drogheria in via San Tommaso, nel cuore di Torino. Oggi, il marchio è presente in oltre 140 paesi, un risultato ottenuto grazie a competenze imprenditoriali e una costante ricerca.

Le Radici Torinesi e l'Innovazione di Luigi Lavazza

L'America di Luigi si chiamava Torino. Con cinquanta lire prestate dal padre, lasciò Murisengo, sulle colline del Monferrato, per lavorare come garzone in una drogheria nel cuore della città. A fine Ottocento, il garzone avrebbe fatto carriera fondando nel 1895 una sua drogheria specializzata nella vendita del caffè.

Nella sua drogheria del centro di Torino, Luigi Lavazza aveva acquistato una piccola tostatrice, la "Eureka", e con quella tostava e miscelava piccole quantità di caffè. Nella piccola bottega torinese Luigi Lavazza sperimenta le prime miscele domestiche, un’innovazione in un’epoca di gusti poco stabili.

L'Innovazione della Miscela

Ma il vero segreto del successo è probabilmente nell'innovazione originaria di Luigi Lavazza: la miscela. Creare un gusto originale mischiando diversi tipi di caffè al momento della tostatura. Quel che conta è riuscire a mantenere il gusto della miscela costante nonostante gli alti e bassi dei raccolti in Africa, Sudamerica e Brasile. Non esiste il caffè d'annata, come accade con il vino. Ogni anno bisogna equilibrare le diverse qualità in modo da raggiungere sempre lo stesso gusto.

L'Evoluzione di Lavazza: Dalla Drogheria all'Industria

Negli anni Venti, Lavazza introduce l’imballaggio Pergamin, un doppio strato di carta progettato per proteggere l’aroma dall’ossidazione. Nel 1927, l’impresa diventa Luigi Lavazza S.p.A. con un capitale di 1,5 milioni di lire, ponendo le basi per l’industrializzazione.

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Il 1965 vede l’inaugurazione dello stabilimento di Settimo Torinese: 73.000 m² e una capacità produttiva di circa 40.000 kg di chicchi al giorno, allora la più ampia in Europa.

L'Espansione Internazionale e le Capsule

Lavazza continua ad espandersi e nel 1982 apre la filiale di Vincennes, alle porte di Parigi; in pochi anni seguono Germania, Austria, Stati Uniti e Regno Unito. A inizio anni Novanta l’export supera la metà del fatturato.

Il percorso di Lavazza nei sistemi a capsule inizia nel 1989 con Espresso Point, pensato per uffici e piccole realtà professionali: capsule monodose sigillate da 8 g e macchine compatte garantiscono un’estrazione costante senza necessità di personale specializzato. Nel 2007 arriva A Modo Mio, sviluppato con Saeco per il consumo domestico: le prime due macchine - "Extra" e "Premium" - inaugurano un catalogo che oggi include i famosi modelli Jolie e una gamma di miscele che copre dal classico espresso alle bevande al latte.

Il Processo Produttivo Moderno

I tir-cisterna con il caffè verde (in sacchi da 60 chili o già in grani) riempiono 98 silos che contengono in tutto 5.000 tonnellate di prodotto diviso secondo le diverse qualità. Poi, la miscela la fa il computer. Impostato per i diversi prodotti, utilizza i silos come i tasti di un pianoforte decidendo quale quantità di chicchi e di quale qualità devono finire in una delle quattordici tostatrici al termine di un tortuoso percorso nei tubi di carico. Questo è il cuore della produzione.

I Laboratori del Gusto

Nel laboratorio Arcangeli narra dei «ventimila recettori tra naso e faringe» per dare un’identità all’aroma; dei quattro elementi fondamentali che compongono ogni gusto (amaro, dolce, salato e acido). Soprattutto racconta dell’«azione protettiva della schiuma che nella tazza dell’espresso impedisce agli aromi di volatilizzarsi in modo che si liberino solo quando, inclinando la stessa tazza, la schiuma si sposta». E’ in questi laboratori che vengono invitati i barman nei 51 centri di addestramento nel globo, dall’Europa all’Australia agli Usa. Ed è in questi laboratori, in fondo, che si perpetua e si difende l’identità di una delle eccellenze italiane nel mondo: «Noi possiamo fornire il prodotto migliore - spiega Arcangeli ma vogliamo essere sicuri che chi lo utilizza lo faccia al meglio.

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Riconoscimenti e Innovazione Continua

1895 Coffee Designers by Lavazza fa incetta di riconoscimenti in occasione della presentazione della Guida del Camaleonte, ovvero la prima Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia. Nel corso dell’evento, tenutosi presso MUMAC Academy, il brand di Specialty Coffee ha ottenuto ben 4 premi spalmati su tre categorie di prodotto - Espresso, Moka e Filtro - e sull’unica, in assoluto la più prestigiosa, dedicata invece alle Torrefazioni. A 1895 Coffee Designers by Lavazza è stato attribuito in primis il Premio Torrefazione Specialty per “l’elevata qualità dei prodotti e l’avanguardismo della factory experience”.

Ben tre, invece, le referenze della collezione di Specialty Coffee che sono state insignite di altrettanti riconoscimenti nelle categorie di prodotto. A 15 Degrees South - monorigine proveniente dalla regione sudamericana di Caranavi, in Bolivia, e caratterizzato da un forte sentore floreale arricchito dalle note aromatiche di maracuja, vaniglia, mandarino, ananas e caramello - è andato il Premio Espresso Specialty singola piantagione, in quanto realizzato con drupe provenienti da una singola origine e una singola piantagione. Avanguardia II - monorigine tostato proveniente interamente da un microlotto del Myanmar - si è aggiudicato il Premio Moka Specialty proprio perché questo sistema di estrazione esalta alla perfezione i suoi flavor di fiori d’arancio, cioccolato, banana e rum. Queste e tutte le altre referenze 1895 si possono acquistare on line o sottoscrivendo un abbonamento.

Oltre il Caffè: Le Miasse

Le miasse dell'alto eporediese sono sottili e croccanti cialde rettangolari a base di farina di granoturco grandi quasi quanto un foglio da lettera che vengono cotte su apposite piastre, riscaldate sul fuoco del camino. La versione valsesiana prevede invece l'impiego di farina di grano tenero e sono cotte fra due ferri rotondi uniti da una cerniera. Una volta cotte le miasse di mais vengono farcite con "salignon" mentre quelle valsesiane generalmente prevedono una farcitura con salumi e formaggi o con confetture.

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