Buone e abbondanti: così la famiglia Dalla Vedova ricorda le omelette con la marmellata della propria infanzia. Una ricetta di casa da conservare e replicare.
Tra le testimonianze che la redazione de La Cucina Italiana ha raccolto per creare una “banca nazionale” delle ricette di casa c'è quella del quaderno di ricette della famiglia Dalla Vedova che raccoglie le preparazioni di Ada, amatissima cuoca di casa.
Una delle ricette è quella delle omelette con la marmellata: "I dolci in casa nostra erano considerati un di più e comparivano solo in occasioni per così dire canoniche: le sossole (chiacchiere, ndr) a Carnevale, la cioccolata in tazza e il budino ai compleanni - racconta Nicoletta Dalla Vedova, che ha redatto il ricettario con l'aiuto di fratelli, cugini e amici d'infanzia - Le omelette con la marmellata facevano parte delle ricette dedicate ai bambini di casa. Anche mio cugino Giorgio si ricorda quanto erano buone e io quanto erano abbondanti!".
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Ricetta Omelette con la Marmellata
Ingredienti:
- 8 uova
- 200g frutta rossa
- 150g confettura a piacere
- burro
- zucchero
- sale
Procedimento:
- Per la ricetta delle omelette con la marmellata, sbattete 2 uova intere alla volta con 1 pizzico di sale e 1 cucchiaino di zucchero per ogni omelette.
- Fate fondere una noce di burro in una padella di 14-16 cm di diametro; versatevi le uova, fate rapprendere per 30 secondi e poi con una spatola amalgamate leggermente il composto. Quando inizia a staccarsi dal bordo della padella, ma è ancora morbido al centro, ponete nel mezzo 1 cucchiaio di confettura.
- Inclinate la padella in avanti e con dei colpi decisi e ritmici del polso accompagnate il lembo superiore della frittata verso quello inferiore in modo che copra la confettura e si raccorpi nella seconda metà della padella, formando una mezzaluna.
- Versatele sul piatto e servitela con lamponi e ribes. Spolverizzate a piacere con zucchero a velo.
Kaiserschmarren: La Frittata dell'Imperatore
Frittata dell'imperatore è la traduzione di kaiserschmarren. L'imperatore è Francesco Giuseppe d'Austria e il dolce un errore, una "frittata" insomma. La leggenda vuole che il cuoco di Francesco Giuseppe nel preparare una crêpes su richiesta del regnante, la facesse bruciare e rompere.
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Così, per mascherare il misfatto, la fece a pezzetti, caramellò e servì con della confettura. Qualche ricetta suggerisce di tagliare la frittata prima di girarla, questo potrebbe rendere più agevole il procedimento: il nostro chef all'Agritur El Mas che ci ha aiutato nella realizzazione del dolce lo ha tagliato in padella una volta completata la cottura, poco prima di caramellarlo.
Dietro a questo aspetto rustico e "strapazzato" del kaiserschmarren si nasconde una storia regale che si potrebbe intuire anche dal nome stesso: kaiserschmarren si traduce con "frittata dolce dell'imperatore".
La leggenda narra che una sera l'imperatore Francesco Giuseppe, non avendo tempo di partecipare al solito pranzo serale, avesse ordinato al suo cuoco una crepe da servire nel suo studio. Il povero cuoco, preso alla sprovvista ed impegnato a preparare la cena per l'esigente famiglia reale, si scordò della crepe e la lasciò troppo sul fuoco facendola leggermente bruciare; in più al momento di girarla questa si ruppe.
Poiché non aveva tempo di prepararne un altra, il cuoco spezzettò del tutto la crepe, non potendola più farcire mise la marmellata al bordo del piatto e coprì le bruciature con abbondante zucchero.
Curiosità sulla ricetta originale del Kaiserschmarren
La monarchia austro-ungarica può aver unito molti popoli sotto la sua aquila bicipite, ma quando si trattava di cibo, l'imperatore Francesco Giuseppe era molto semplice e concreto. Oltre, o meglio, dopo il manzo bollito, prediligeva dolci a base di uova, farina, latte e un po' di zucchero, come i soffici Kaiserschmarren.
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Probabilmente non sarà mai chiarito se si trattava del risultato di una frittata fallita e strappata o di uno spuntino salato servito dai casari. Non è necessario che lo sia.
Il Kaiserschmarren, letteralmente la frittata dell’imperatore (o del re) è un dolce tirolese fantastico che si trova in tutti i ristoranti tipici dell’Alto Adige (la mia regione) e in tutte le malghe di montagna.
E’ nata dalla tradizione povera dei contadini e dei pastori che avevano a disposizione pochi ingredienti, tra cui uova, farina, latte e strutto, che serviva per ungere la padella di ferro. Già dal 1500 si parlava dello Schmarren, questa frittata dolce preparata in padella. Solo in seguito, a metà del 1800, è diventato il Kaiserschmarren, una versione più borghese arricchita di uvetta.
La preparazione del Kaiserschmarren è molto semplice: si montano le uova con lo zucchero, si uniscono gli altri ingredienti e si versa la pastella in padella, in cui viene cotta.
Qui da me è in Alto Adige è un’istituzione! In genere viene mangiata come merenda, dopo una camminata in montagna o una giornata sugli sci. A volte viene servita come piatto unico per cena (dato che è comunque sostanziosa) oppure come dessert dopo cena, magari divisa in 2-3 persone.
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Come vi dicevo, le origini sono austriache, come lo Strudel di mele, i Krapfen, i Buchteln e la Torta Sacher. Il Kaiserschmarren austriaco e viennese viene preparato in maniera leggermente diversa e ha una consistenza più morbida e più fluffy. La differenza è che vengono incorporate le uova montate a neve, mentre nella frittata dolce tirolese si montano le uova intere.
Diciamo che è solo una questione di spessore e di consistenza della frittata dolce, il gusto è assolutamente identico. Qui sotto troverete la ricetta del Kaiserschmarren con entrambe le versioni che ho provato per voi.
Se l’uvetta non vi piace, potete anche non metterla, e creare un buonissimo Kaiserschmarren senza uvetta. Il Kaiserschmarren può essere servito anche accompagnato da composta di mele o di prugne.
Solo per curiosità, anche in Trentino c’è il Kaiserschmarren, anche se è meno diffuso rispetto a quello dell’Alto Adige. Si chiama Schmorm e può essere preparato sia come la frittata dolce tirolese (prima versione), che versato in padella e stracciato, dopo pochi minuti (senza girarlo), con una forchetta e poi dorato ancora per qualche minuto (versione tipica della Val di Sole, ad esempio). In questo caso avrete dei pezzettini molto più piccoli e si mangiano con il cucchiaio.
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