Oggi si celebra l’Hamburger Day, la giornata istituita negli Stati Uniti per il simbolo della gastronomia fast food nel mondo.
Ma non si tratta solo di un emblema della cucina a stelle e strisce: l’hamburger è un’icona pop, un feticcio della generazione hipster, un caposaldo dell’età contemporanea. Quindi non un semplice panino, bensì il panino, quello che più di tutti ha fatto la storia.
Le Origini Incetre dell'Hamburger
Il nome hamburger deriva da Hamburg (Amburgo), la seconda città più grande della Germania da cui molti abitanti emigrarono negli Stati Uniti, armati di panini imbottiti di carne.
Nel corso del Novecento, migliaia di tedeschi lasciarono l’Europa in cerca di fortuna, imbarcandosi dal porto di Amburgo. Con loro viaggiavano anche sapori, abitudini, ricette e, tra queste, una preparazione a base di carne tritata cotta alla griglia che, negli Stati Uniti, sarebbe stata ribattezzata Hamburg style steak - bistecca alla maniera di Amburgo - e poi semplicemente hamburger.
Questa è la versione più diffusa dell’origine di questo piatto, di cui il 28 maggio si celebra la Giornata mondiale, ma non mancano ipotesi alternative, secondo le quali furono invece gli emigranti russi a portare in America la ricetta del bitok, una polpetta di forma rotonda simile all’hamburger.
Leggi anche: Esplosione di Sapori nei Panini
Indipendentemente dalle origini, ben presto questo piatto incarnerà “la cultura americana tra due fette di pane”: un riassunto perfetto di un modo di vivere che ha fatto del consumo veloce, della praticità e dell’uniformità i suoi tratti dominanti.
L'Hamburger come Simbolo Culturale Americano
Nel secondo dopoguerra, mentre gli Stati Uniti consolidavano la loro influenza globale, anche il loro stile di vita si diffondeva nel mondo: la Coca-Cola, i jeans e, naturalmente, l’hamburger si imposero come simboli della modernità.
Questa espansione non fu solo economica, ma anche politica: in un’epoca in cui la Guerra Fredda si giocava non solo su confini e ideologie, ma anche su modelli di vita, l’hamburger divenne una sorta di ambasciatore informale dell’“American way of life”. La sua apparizione in nuovi mercati spesso precedeva - o accompagnava - accordi commerciali, installazioni militari, programmi di cooperazione. Il presidente Lyndon B.
L’altra faccia della medaglia era però la nascita di una nuova geografia alimentare, che celava logiche differenti: era la rivincita della carne sui cereali. Nei Paesi ricchi, l’industria alimentare aveva reso la carne sempre più disponibile ed economica, realizzando apparentemente l’illusione del “paese di Cuccagna”, dove il cibo non è più lusso ma abitudine.
La fame di carne si è finalmente saziata, ma il prezzo non è stato solo economico e ambientale. Se una volta l’abbondanza era un privilegio sociale, oggi è un privilegio geopolitico: il mondo si divide tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.
Leggi anche: Impara a giocare ai Giochi delle Torte
L'Hamburger nel Cinema e nella Ristorazione Moderna
Nel cinema, in Pulp Fiction (1994), Samuel L. Jackson addenta un Big Kahuna Burger come se fosse una prova di potere, prima di sparare: è un rito profano, che unisce fast food e violenza, due aspetti dello stesso mito americano. In The Terminal (2004), Viktor Navorski (Tom Hanks) lo assaggia per la prima volta in aeroporto: è il suo primo morso d’America.
E poi arriva un cambio di paradigma: in The Menu (2022), feroce satira del mondo della ristorazione d’élite, alla fine del film la protagonista chiede un hamburger, e il panino diventa rifugio e liberazione da un mondo esasperato dall’estetica e dal controllo.
Non è un caso che Massimo Bottura ne abbia fatto un terreno di sperimentazione: il suo Emilia Burger è un gesto gastronomico e politico, una polpetta di Chianina e cotechino, Parmigiano Reggiano, salsa verde al prezzemolo, acciughe e capperi, maionese corretta con aceto balsamico.
Lo stesso spirito anima chef come Dani García, che oggi propone piatti da ristorante stellato in un formato accessibile, abbattendo il food cost e ripensando il rapporto tra qualità e prezzo, ripartendo proprio dall’hamburger. Una “cucina accessibile” che non è meno ambiziosa, ma più equa: dove il prezzo non è il metro del valore e il gusto diventa occasione di condivisione.
In The Menu, di fronte a una cena tragica e intellettualizzata fino all’ossessione, Margot guarda lo chef negli occhi e gli dice: “Hai tolto la gioia dal mangiare. Ogni piatto che hai servito stasera è stato un esercizio intellettuale, piuttosto che qualcosa che si vuole semplicemente gustare. Cucini con ossessione, non con amore. Anche i tuoi piatti caldi sono freddi… Hai fallito… E la cosa peggiore è che ho ancora una fottuta fame”. Poi chiede un cheeseburger. Caldo, semplice, reale.
Leggi anche: Giochi di Cucina: Hamburger
Accessori per Preparare l'Hamburger Perfetto
Per festeggiare l’Hamburger Day del 28 maggio, ecco alcuni accessori fondamentali per cucinare a casa manicaretti che nulla hanno da invidiare persino ad Arnold’s:
- La pressa per hamburger
- Lo stampo per fare il pane da hamburger
- La padella a quattro fori
- Le coperture per non farlo raffreddare
- Il libro per fare il burger perfetto
- L’adesivo da parete
- La piastra elettrica
- Il box in stile take away
- La tovaglietta
- La mascherina a tema cheeseburger
Burger Time: Un Classico Videogioco a Tema Hamburger
Poteva forse non essere un successo planetario un gioco dove si devono creare dei succosi panini con Hamburger? Ma non come i “cooking games” che vanno di moda sui cellulari in questi anni. In questo leggendario gioco guidiamo lo chef “Peter Pepper”, il quale deve far precipitare su dei vassoi, camminandovi sopra, gli strati che compongono vari hamburger.
Burger Time vide la luce nel lontano 1982 per le sale giochi sfruttando il pionieristico DECO cassette system.
DECO Cassette System
Il DECO Cassette System fu introdotto nel 1980 da Data East ed è stato uno dei primi sistemi arcade standardizzati che consente al gestore della sala giochi di cambiare il gioco eseguito all’interno del cabinato arcade.
Il gestore acquistava la cabina arcade, mentre i giochi erano disponibili su cassette audio. Il proprietario inseriva una cassetta e un codice di protezione nella macchina. Quando la macchina veniva accesa, il programma nel nastro viene copiato nel chip della RAM. Dopo un caricamento di circa tre minuti il gioco può essere giocato liberamente fino a quando il sistema non viene riavviato.
Per quegli anni era un sistema rivoluzionario, ma i proprietari del sistema si lamentavano per l’inaffidabilità delle cassette.
Lancio Mondiale e Dinamiche di Gioco
In Giappone il gioco fu dapprima intitolato Hamburger, ma fu poi rinominato Burger Time prima di essere introdotto negli USA. Negli Stati Uniti, la Data East USA autorizzò la Bally Midway alla distribuzione di Burger Time in versione non basata sul DECO. Le due versioni del gioco possono essere riconosciute dal nome del produttore nei titoli di presentazione sullo schermo.
La meccanica di gioco era, come tipico dei giochi dell’epoca, semplice quanto divertente: si deve far cadere su dei vassoi, camminandovi sopra, gli strati che compongono vari hamburger. Il tutto evitando nel contempo i personaggi che gli danno la caccia all’interno del sistema di piattaforme collegate da scale.
Lo scopo del giocatore è di ultimare gli hamburger tramite il controllo dello chef, che dovrà camminare al di sopra degli ingredienti. Questi sono pane, carne tritata, pomodori, lattuga e formaggio.
Dinamica da Platform
Gli strati sono sistemati verticalmente, cosicché possano cadere direttamente l’uno sull’altro. Quando il giocatore ha calpestato l’intero strato, questi precipita al piano sottostante. Se quest’ultimo è occupato da un altro strato, questi a sua volta cade al livello inferiore. Quando tutti gli strati degli hamburger saranno giunti nel vassoio posto al di sotto, l’hamburger è completo. Allorché tutti gli hamburger sono ultimati, si supera il livello.
I Ghiotti Cattivi di Burger Time
Mentre compone gli hamburger, il giocatore deve evitare i nemici che vagano per lo schermo e lo seguono senza sosta. Questi sono dei cibi di tre tipi dotati di gambe: Mr. Hot Dog (i più comuni e meno pericolosi), Mr. Pickle (dall’inglese: “sottaceto”) e Mr. Egg (dall’inglese: “uovo”).
Questi succulenti cattivi, possono essere eliminati o perlomeno fermati in vari modi. Il sistema più classico è quello di eliminarli temporaneamente schiacciandoli con caduta dei diversi strati del panino. Per un po’ saremo tranquilli: essi si rigenereranno ai bordi dello schermo in pochi secondi.
Un sistema più complicato per bloccarli è quello attirare i nemici su di uno strato semi calpestato e quindi finirlo facendolo precipitare. Il peso dei nemici farà cadere lo strato di qualche piano e i nemici rimarranno tramortiti per alcuni secondi. E’ un po rischioso perchè si deve calpestare solo mezzo strato ed attendere che i nemici vi arrivino alle spalle.
Dosi aggiuntive di pepe possono essere ottenute raccogliendo dei cibi bonus tipo caffè, gelato, patatine fritte. Questi utilissimi oggetti bonus appaiono al centro del labirinto ogniqualvolta un certo numero di strati è precipitato.
Livelli e Struttura di Gioco
Ci sono sei livelli di difficoltà crescente nel gioco, con più hamburger, ingredienti e nemici. Oltre questo ci sono diversi tipi di combinazioni scale - piattaforme che rendono più facile chiudere Peter in spazi senza uscita.
Dopo che il giocatore ha completato la sesta tavola, il ciclo si ripete con difficoltà ricalibrata verso l’alto. Il giocatore perde una vita ogni volta che Peter tocca un nemico non stordito. Quando tutte le vite sono perse, il gioco è finito.
Successo Planetario e Prime Conversioni
Il successo di Burger Time rese possibile la conversione per diversi home computer e console. Mattel Electronics ottenne i diritti da Data East e pubblicò la versione Intellivision nel 1983.
Il gioco divenne presto il cavallo di battaglia di questa console. La grafica semplificata rendeva molto bene, nonostante l’hamburger verdino sapeva di andato a male. Altra cosa che si nota immediatamente è che il gioco fu ripensato in toto. I livelli diventano sette, cambia il numero di panini da confezionare per livello e cambia decisamente il layout delle piattaforme.
Burger Time e Atari 2600
Sempre nel 1983, poco dopo, venne alla luce la conversione per Atari 2600. Il risultato, già all’epoca, lasciava un po l’amaro in bocca. La grafica era logicamente semplificata ma qui pare troppo risicata. E’ un vero peccato perchè la giocabilità è buona e il sonoro, semplificato, fa il suo dovere.
Anche su Aquarius
Volevo menzionare anche la versione, abbastanza rara, per il fallimentare Mattel Aquarius. L’aquarius nacque già obsoleto, al punto che gli stessi programmatori lo chiamavano “La macchina degli anni settanta”. La conversione fu un vero buco nell’acqua. La grafica era abbastanza colorata ma lentissima, il sonoro era solo pochi effetti e il gioco ridotto rispetto all’originale.
Burger Time su Colecovision
Di ben altra pasta è la conversione fatta nel 1984 per il Colecovision. La potenza della macchina permise di creare un comparto grafico praticamente identico all’originale. Solo il nemico hot dog aveva alcune trasparenze usate come sfumature, il resto è una replica impeccabile. I controlli sono identici alla versione arcade e il sonoro si avvicina in maniera incredibile.
Burger Time su Commodore 64
Non poteva ovviamente mancare la versione per Commodore 64. La conversione fu curata dalla Interceptor software, la quale fu criticata per il lavoro svolto. Questa incarnazione non è infatti tra le migliori prodotte. La grafica, considerando che si parla di un C64, è troppo semplice e cromaticamente piatta.
Burger Time su Famicom & Nes
Nel 1985 venne convertito per il famicom e solo nel 1987 sbarcò sul nostro mercato per il buon NES. Il porting era veramente buono e si decise anche qui di farne una versione conservativa del coin op. La grafica era semplificata ma molto ben fatta e cromaticamente appagante. Il sonoro è stato leggermente rivisto ma riprende molto bene il main theme mentre gli effetti sonori sono pressochè identici.
Burger Time Entra Nella Leggenda
Burger Time è stato un successo planetario e questo dimostra ancora oggi, dopo tre decadi, come un’idea semplice e accattivante possa reggere così bene al passare degli anni. Certo, gli si può appuntare una certa mancanza di profondità e che i livelli, dopo un certo numero, si ripetano.
Ricevette infatti, nel 1984, il riconoscimento di “Miglior gioco dell’anno”. Negli anni a seguire videro la luce numerosi sequel più o meno ufficiali ma tutti pronti a cavalcare l’onda del successo del gioco originale. Proprio la versione classica è stata inserita in quasi tutte le collezioni “Greatest Hits” per le moderne console, senza contare le sue apparizione sul grande schermo in capolavori come Ralph Spaccatutto e Pixel.
Punteggi da Capogiro
Anche a livello di guinnes world record non se la cava male. Il 5 settembre 2005, Bryan L. Wagner ha raggiunto un punteggio record di 8.601.300 e migliorato esattamente a 9.000.000 il 2 giugno 2006. Secondo Twin Galaxies lo ha ulteriormente migliorato a 11.512.500 punti il 19 settembre 2008 al Challenge Arcade di Wyomissing. Il record mondiale di MAME è stato verificato da Twin Galaxies il 2 dicembre 2016 come 7.837.750 da Roger Edwin Blair III.
BurgerTime per Intellivision: Un'Analisi Dettagliata
Ci sono conversioni il cui valore va ben oltre la loro fedeltà alloriginale, perché influenzano la vita di una console al punto da segnare la Storia videoludica tout court. Pensando allAtari VCS balzano subito alla mente Space Invaders e Asteroids, mentre non si può neppure intavolare una discussione sul Colecovision senza citare Donkey Kong.
La struttura ludica riprende la formula dell'omonimo coin-op Data East, un titolo puzzle-action composto da più stage a schermata fissa. Allinterno di questultima scopriamo un complesso di piattaforme collegate da scale, secondo un layout diverso per ogni livello di gioco.
Adagiati sui piani orizzontali si trovano gli ingredienti di enormi hamburger, costituiti da due fette di pane e da un companatico più o meno ricco di strati (carne, pomodoro, lattuga) a seconda dello stage. Il giocatore comanda lo sprite di Peter Pepper, cuoco di bianco vestito il cui compito è di muoversi attraverso lo schermo andando letteralmente a calpestare e schiacciare i diversi ingredienti, i quali quando vengono completamente compressi cadono al piano immediatamente inferiore, con effetto a catena per cui quando uno precipita sullaltro ne provoca a sua volta la discesa.
Lintento finale di Peter è dunque quello di sospingere in questo sistema tutti gli strati verso il fondo dello schermo, in modo da unirli tra loro e completare così la preparazione di tutti i panini corrispondenti agli ingredienti sparsi sullo stage.
Il lavoro di Pepper sarebbe tutto sommato semplice, non fosse per la presenza di nemici che si aggirano in ogni livello sotto forma di hot-dogs, uova e fette di cetriolo, inseguendolo incessantemente. Peter può schiacciarli facendo loro cadere in testa i diversi strati di hamburger, ma si tratta di una soddisfazione fugace poiché dopo pochi secondi lavversario eliminato spunta nuovamente come se nulla fosse.
Il semplice tocco di uno di essi è invece la rovina del nostro cuoco, che perde così una vita (delle cinque iniziali, oltre una omaggio ogni 10.000 punti). Se poi il nostro dovesse proprio trovarsi alle strette, ad aiutarlo abbiamo una scorta di pepe con cui Peter può al tempo stesso tramortire temporaneamente i suoi inseguitori e passarvi indenne attraverso.
Una disamina del gameplay di BurgerTime sarebbe però incompleta senza menzionare un particolare spesso trascurato ma certo fondamentale per la riuscita di questo titolo: i rivali di Peter Pepper cercano sempre di acchiapparlo, anche anticipando le sue mosse per tagliargli la strada, ma sono costretti ad un moto continuo e sono inabili ad invertire la propria direzione di 180°, in altre parole non sanno tornare sui propri passi.
Un hamburger verdone tra due fette di pane di un giallino sinistramente orientato al grigio: voi lo mangereste un panino simile? Credo di no, ma da un punto di vista squisitamente cromatico si tratta di una scelta azzeccatissima, che si sposa divinamente con le scale blu, felice deviazione dal coin-op in cui erano costituite da pioli bianchi.
Il risultato finale, punteggiato da note di arancione, rosso e verde brillante, è una tavolozza nel complesso gradevolissima e a mio personale parere preferibile di molto alloriginale arcade, che già di suo non si segnalava particolarmente per la confezione grafica. Le animazioni dei personaggi inoltre sono impeccabili, specialmente quella della fetta di cetriolo che ruota fluidamente su se stessa.
A mettere la ciliegina sulla torta ci pensano la schermata animata di introduzione, costituita dai credits inseriti nel contesto di uno stage stilizzato con personaggi in movimento, e le scene di intermezzo.
tags: #giochi #panini #hamburger #storia

