Giuseppe Arcimboldo: Un Cuoco e Artista Insuperabile

Giuseppe Arcimboldi o Arcimboldo, come si faceva chiamare e come oggi è noto a tutti, nacque a Milano nel 1527 da una nobile famiglia.

Il padre era un pittore affermato e lo avviò alla professione: insieme a lui realizzò alcune decorazioni e i cartoni per due delle vetrate del Duomo di Milano.

Il giovane Arcimboldo a Milano fu un profondo conoscitore della pittura lombarda rinascimentale e l’eccentrica opera leonardesca e il desiderio di stupire l’osservatore sovvertendo i classici canoni stilistici pervade i suoi lavori.

Nel 1562 l’artista viene chiamato a Vienna dall’imperatore del Sacro Romano Impero, Ferdinando I, che evidentemente l’aveva notato per alcune sue realizzazioni a Milano.

Appena arrivato, realizza i ritratti della famiglia regnante.

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Chiamato a Vienna nel 1562 da Ferdinando I d’Asburgo, Arcimboldi fu subito impegnato come ritrattista, tanto da venire nominato ritrattista di corte nel 1564 da Massimiliano II, che nutriva una grande predilezione nei confronti di Giuseppe Arcimboldi.

L'Ascesa alla Fama con le Teste Composite

La ritrattistica ufficiale era però un genere che stava stretto a Giuseppe Arcimboldi, che a partire dal 1563 inizia per la prima volta a lavorare alle sue teste composite, che gli garantiscono successo e fama di artista estroso ed ingegnoso.

È famoso soprattutto per le sue “teste composite”, ovvero ritratti dove le sembianze del soggetto vengono riprodotte con accumuli di oggetti, frutta, animali, tutti in linea con un tema (per esempio, la testa composita della primavera composta da diverse specie di fiori e foglie).

Le Quattro Stagioni e gli Elementi

Le opere più note e bizzarre di Arcimboldo sono le Quattro Stagioni e gli Elementi (che sono allegorie dei quattro elementi della visione cosmologica di Aristotele: Aria, Acqua, Terra e Fuoco).

Il primo ciclo di teste composite è quello delle Quattro stagioni, realizzato tra il 1563 e il 1566 per Massimiliano II: degli originali rimangono soltanto l’Estate e l’Inverno, conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e una Primavera al Museo della Real Academia de San Fernando di Madrid che potrebbe essere il terzo originale ma non ci sono certezze in merito (l’Autunno invece è considerato).

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Quale il significato di questi dipinti? Forse non sarebbero altro che una celebrazione della corte asburgica: così pensava il letterato Giovanni Battista Fontana, attivo presso la corte asburgica negli anni Sessanta del Cinquecento.

Anche l’Estate ha sembianze femminili e in questa tela il viso è coperto da frutta e verdura, il naso è un cetriolo e l’orecchio una melanzana.

Nell’Autunno il collo, fatto di pere e ortaggi spunta da un tino un po' malandato; il viso è di mele e pere e il naso una melanzana.

Ha un fungo come orecchio e un fico è l’orecchino, i capelli sono fatti d’uva e tralci di vite e in testa ha una zucca.

Nella prima versione di questo dipinto è presente la lettera M e una corona: essendo l’inverno la stagione più importante nel calendario imperiale romano, questo ritratto fu dedicato all’imperatore Massimiliano II.

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Arcimboldo alla Corte di Rodolfo II a Praga

Questo incarico si protrasse anche per il successore di Massimiliano II - re Rodolfo II - che lo volle con sé a Praga.

I due imperatori condividevano la passione per il collezionismo non solo di quadri e opere d’arte ma anche di oggetti insoliti e talvolta grotteschi: frutti strani, animali pietrificati dalle forme inquietanti, figure di nani e giganti, feti deformi, insieme a strumenti scientifici e talismani.

Forse il fascino per il mistero e le forme strane e fuori dalla normalità erano manifestazione di curiosità e voglia di conoscenza, l’attesa di una ulteriore evoluzione del sapere di cui s’impregna tutto il periodo rinascimentale.

Durante la lunga permanenza alle corti dei due re, Arcimboldo, come un raffinato e fantasioso giullare, ebbe anche la cura di organizzare coreografie, tornei, mascherate e giochi, le fastose nozze dell’arciduca Carlo II d’Austria che ebbero lunga eco e perfino stravaganti costumi e acconciature per dame.

Arcimboldo in qualità di ritrattista di corte interessato in particolare alla natura, produsse diverse dettagliate illustrazioni naturalistiche che inviò allo scienziato bolognese Ulisse Aldrovandi per i suoi studi.

Risale invece al 1570 il disegno dell’antilope cervicapra conservato presso la Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna, uno degli studi naturalistici più famosi dell’artista.

Nel 1571, Giuseppe Arcimboldi è incaricato di organizzare i festeggiamenti per le nozze tra Carlo d’Asburgo e Maria di Baviera, mentre risale al 1573 la serie delle Stagioni oggi conservata al Louvre.

Nel 1576 Rodolfo II diventa imperatore in seguito alla scomparsa di Massimiliano II e conferma Giuseppe nel suo incarico.

Nel 1592 l’artista viene nominato conte palatino da Rodolfo II.

Le Teste Reversibili: L'Ortolano e Il Cuoco

Tra le altre opere interessanti di Giuseppe Arcimboldi le teste reversibili, ovvero dipinti che da un lato sembrano nature morte, ma capovolgendoli diventano teste composite: e l’esempio più famoso è il celeberrimo Ortolano del 1590 circa, conservato al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona.

Attorno al 1590, il pittore realizza l’Ortolano, la sua più famosa “testa reversibile”.

Sembra una natura morta, una scodella ripiena di ortaggi, con cipolle, patate, funghi e quant’altro, ma capovolgendo il dipinto appare la raffigurazione caricaturale di un ortolano (il naso è la patata, la cipolla è la guancia, i funghi dànno forma alle labbra e la scodella diventa il cappello del personaggio).

In queste due ultime opere Arcimboldo mette in campo una tecnica particolare, quella delle “Teste reversibili”, nature morte antropomorfizzate che si possono guardare sia per diritto che dopo averle ruotate di 180 gradi; la particolarità è che quello che rappresentano dopo la rotazione ha un aspetto ben diverso.

Il Cuoco: Un'Opera Ingannevole

Chi non è rimasto stupefatto dal quadro che raffigura la testa reversibile “Il Cuoco” di Arcimboldi “composta da vari arrosti”.

Così scrive Fabiana Mendia storico dell’arte “E’un divertimento stupefacente, uno spiazzamento iperbolico della percezione visibile, amplificato dall’impossibilità di potere vedere contemporaneamente le due figure.

Esaminiamo il nostro “cuoco”: Due mani fuori campo sollevano il coperchio di peltro e appaiono arrosti pronti per essere mangiati.

Capovolgendo la piccola tavola, ecco l’autore della pietanza: il cuoco, un po’ sdendato ma soddisfatto.

Il cuoco è invece un coperchio sollevato che scopre un piatto pieno di carni varie e una volta che viene ruotato svela un uomo arcigno e grottesco con il naso che è un volatile, il piatto il suo cappello e la fetta di limone diventa un medaglione sul petto.

L'Eredità di Arcimboldo

Sono trascorsi secoli dai tempi di Arcimboldo ma la sua arte singolare, scherzosa e stravagante non ha avuto uguali ed ha lasciato una significativa eredità.

Molti critici hanno giudicato surrealista la sua pittura nella quale sogno, magia, realtà e apparenza si fondono e si confondono con maestria.

La capacità umana di vedere in una immagine o in un oggetto la forma di un altro oggetto familiare è una sorta di distorsione cognitiva che sperimentiamo quando ci sembra di vedere forme di uomini o animali nelle sagome delle nuvole o nel profilo di una montagna.

Arcimboldi era stato un ammiratore dei fasti conviviali e delle invenzioni dell’arte culinaria .

Si era documentato e divertito nell’approfondire il celebre banchetto che riporta nei suoi scritti Francesco Colonna organizzato per l’arciduca Carlo (26 agosto 1571) con trofei sorprendenti.

Arcimboldi crea combinazioni complesse composte da elementi che riproducono (con verosimiglianza) aspetti della realtà , riproposti in modo insolito.

Inventa una pittura instabile dove la sorpresa gioca un ruolo fondamentale.

Questa lettura ci fa comprendere che Arcimboldo era un rivoluzionario come altri artisti ai suoi tempi.

La matrice delle opere dell’“ingegnosissimo pittor fantastico”, bizzarre, insolite, ingannevoli (a prescindere dall’ammirazione per Leonardo) si collegano alla cultura popolare, che affonda le radici del principio carnevalesco del mondo alla rovescia.

L’invenzione arcimboldesca carica fino al parossismo il corpo umano e finisce inevitabilmente per distruggerlo.

Di un’immagine che può nasconderne un’altra.

Opere Principali di Giuseppe Arcimboldo
Opera Anno Note
Le Quattro Stagioni 1563-1566 Ciclo di teste composite.
L'Ortolano 1590 circa Testa reversibile.
Il Cuoco N/A Testa reversibile composta da arrosti.

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