Il Panino Bollente e le Tradizioni Gastronomiche di Foggia

Foggia, città ricca di storia e tradizioni, offre un patrimonio gastronomico unico. In questo contesto, il "panino bollente" si distingue come un'icona dello street food locale, amato da generazioni di foggiani. Ma la cucina foggiana non si limita a questo: scopriamo insieme alcune delle sue specialità più caratteristiche.

La Pizza al Taglio a Foggia

La “pizza al taglio” o “pizza al trancio” è un'ottima e golosa alternativa alla pizza al piatto per chi vuole provare diversi gusti e non si accontenta di un’unica pizza. A Foggia, in ogni quartiere, ci sono tantissime pizzerie che ogni giorno offrono ai foggiani tantissimi tipi di pizza al taglio da mangiare al momento o da portare a casa per la cena in famiglia.

Pizzerie Consigliate a Foggia:

  • Pizzeria Romana: Un nome una garanzia a Foggia. Da oltre quarant’anni soddisfa il palato di famiglie e giovani in preda al languorino serale con pizza, panini e panzerotti fumanti.
  • Pizzeria Mia Da Giovanna: Per chi abita nel “quartiere San Ciro” e nei pressi dello Stadio, questa pizzeria è un vero e proprio punto di riferimento. Giovanna da anni, con la sua simpatia e la sua gentilezza offre a grandi e piccoli pizze squisite.
  • Il Rustico: Se siete dalle parti di Viale Ofanto e avete voglia di ottima pizza la sosta alla pizzeria Il Rustico è obbligatoria. Semplicità, genuinità, gusto e aria di casa: ecco l’atmosfera che si respira in questa apprezzata pizzerie.
  • Pizzeria Mia Di Lucia: Squisita pizza per tutti i gusti e tutti i palati. In questa piccola pizzeria verrete letteralmente avvolti dall’inebriante profumo della pizza appena sfornata. Croccante, deliziosa e sempre molto apprezzata, la pizza al taglio di questa pizzeria vi conquisterà.
  • La Mozzarella: Se siete nei pressi di Piazza Aldo Moro fate un salto in questa piccola pizzeria in via Suor Maria Celeste Crostarosa. La pizza alla mozzarella è squisita e crea dipendenza. Impasto croccante e morbido, varietà e cordialità.

Le Ostie Chiene di Monte Sant'Angelo

Monte Sant’Angelo è un comune che conserva diverse ricchezze, oltre al patrimonio paesaggistico, come la città vecchia, tutta bianca, che si erge arroccata su una timida collina. Non poteva mancare una chicca gastronomica da queste parti, rappresentata dalle ostie chiene, le ostie “ripiene”, ovvero due strati di pasta di ostia messi a mo’ di panino e farciti con mandorle, zucchero, miele e un pizzico di cannella. Le ostie, di forma ovale o rotonda, hanno un colore bianco panna e si presentano come dolci dal sapore tradizionale.

La Leggenda delle Ostie Chiene

C’è una leggenda legata alla loro genesi: narra che un giorno nelle cucine del Monastero della Trinità di Santa Chiara, mentre alcune monache preparavano l'impasto per le sacre ostie, delle mandorle accidentalmente caddero in una ciotola di miele caldo, appena cotto. Una di loro, accortasi del fatto, non avendo all'istante alcunché per raccoglierle, pensò bene di servirsi di due pezzi di ostie; le mandorle, ricoperte di miele, si attaccarono alle ostie formando un unico composto.

Preparazione

La preparazione delle ostie ripiene è semplicissima e, dotati di opportuno ferro per cuocerle, si può compiere anche a casa. Si tratta di creare due dischi di impasto con acqua e farina e poi di farcirli con frutta secca, miele e un pizzico appena sensibile di cannella. Possono essere uno spuntino, una merenda o un dessert a fine pasto.

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Ciceri e Tria: Un Piatto della Tradizione Salentina

Difficile anche stabilire con esattezza le origini del nome di questo piatto. Alcuni studiosi sostengono che il termine “tria” derivi dalle parole arabe “Itriyah”, “Alatriya”, o “Itriyya”, ovvero pasta secca o pasta fritta. Come già detto, i ciceri e tria vengono definiti anche “massa di San Giuseppe”.

La Tavolata di San Giuseppe

La tavolata è un’occasione per riunire familiari e amici intorno ad un grande tavolo, dove viene allestito un ricco banchetto con piatti tipici della tradizione salentina, tra cui i ciceri e tria o massa di San Giuseppe, le pittule, il pesce fritto, il cavolfiore. Infatti, durante la tavolata, si recita la preghiera a San Giuseppe e si invocano le sue benedizioni per la propria famiglia e per il lavoro.

Preparazione dei Ciceri e Tria

I ciceri e tria sono uno dei piatti forti del nostro Chef Totu. Chef Totu prepara questo piatto nel pieno rispetto della tradizione, dedicandosi in prima persona alla preparazione delle sagne ncannulate, un particolare formato di pasta dalla forma unica.

Altri Sapori della Tradizione Lucerina

Lucera, come altre città della provincia di Foggia, conserva sapori e tradizioni culinarie uniche, spesso legate alla cucina povera e alla valorizzazione di ingredienti semplici.

PÍDE, RÈCCHJE E ‘MMÚSSE (PIEDE, ORECCHIE E MUSO)

È un piatto tipico della cucina povera lucerina, ma in genere di regioni come la Campania, il Molise e anche della provincia di Foggia, quando non si gettava nulla, in tempi di povertà diffusa.
Erroneamente si pensa siano tutti pezzi provenienti dal maiale: u píde e i rècchje sono in realtà del porco, mentre u músse è quello dal vitello. Tipico cibo da festa, si preparava anche in casa, ma era più facile trovarlo nei banchetti delle feste religiose, quando con pochi soldi si compravano le porzioni per far pranzare una intera famiglia. Si preparavadepilando le parti che venivano poi bollite, raffreddate, tagliate in piccoli pezzi e, così lessato, veniva servito e mangiato freddo con sale e moltissimo limone.

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I SGUAGGHIUZZE

Uno spuntino povero e veloce che piaceva tantissimo ai lucerini per la sua semplicità, particolarmente richiesti perché costavano poco e piacevano tanto. Li preparava all’istante con il suo baracchino messo al centro di piazza Nocelli, Gelarde (Gerardo), il quale invitava a comprarli al grido: «squagghiuzze cavede, squagghiuzze, sò rusecarìlle e cavede». Quello che più invogliava a mangiarli, appena fritti in olio bollente, era l’odore invitante che si propagava per tutta la piazzetta. Era una delizia mangiare nd’o cúppe, il cartoccio a forma di cono, nelle fredde sere d’inverno, questi profumati, croccanti e caldi triangolini di polenta fritta, preparati c‘a faríne ggialle de granedíneje (con la farina di granturco) e semplice aggiunta di sale. Si gustavano bollenti, contenuti in cartocci a forma di cono.

Altri Sapori

  • I FÍCHE D’INDÍE: Venduti per poche lire, offrivano un sapore irresistibile.
  • I CALDARROSTE: Castagne arrostite, lupini e semi di zucca, venduti vicino alla fontana di piazza Nocelli.
  • I TURCENÌLLE: Uno dei fiori all’occhiello della tradizione gastronomica lucerina, presenti nelle sagre locali.
  • I BBRASCIÓLE DE CAVALLE: Involtini di carne di cavallo, ripieni di formaggio pecorino e prezzemolo, soffritti e cotti nel vino Cacc’e Mítte, tipici delle feste dell'Unità.

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