Nell’ultimo periodo si è molto parlato sui giornali e in televisione delle persone che hanno raggiunto e superato i 100 anni di età, cercando di capire quale fosse stata la loro vita e qual è quella attuale.
Una delle ultime notizie riferita nel novembre scorso da un quotidiano della regione Toscana, Il Tirreno di Grosseto, titola proprio “Quattro signore e 411 anni di storie” e continua “La longevità abita sull’Amiata”, a sottolineare volutamente, per fare un pizzico di pubblicità, che forse l’ambiente salutare di quei luoghi potrebbe in qualche modo influire sulla longevità.
Che la durata della vita media sia aumentata è ormai un dato acquisito, così come il fatto che il numero dei centenari e dei supercentenari, questi ultimi con età superiore a 110 anni, sia in progressivo incremento.
Tutto nasce anche dal fatto che la “vecchiaia” è sempre stata considerata un periodo della vita di scarso interesse, forse perché nel tempo non ha mai rappresentato per la società un periodo “produttivo”: non a caso gli antichi dicevano che “vecchiaia è di per sé malattia”, sottolineando il fatto che, da un punto di vista fisiologico, vecchiaia significa comunque “riduzione progressiva della riserva funzionale di organi ed apparati e altrettanto progressiva riduzione della capacità di adattamento omeostatico alle variazioni ambientali”.
Gli anziani fanno sempre più fatica a riprendersi o a superare i danni prodotti da stressors ambientali di qualsiasi genere (malattie, traumi, difficoltà quotidiane), sono soggetti sempre più deboli e indifesi a mano a mano che gli anni procedono.
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Questa definizione è quindi in contrasto con il concetto di salute definito dall’O.M.S. come “stato di completo benessere fisico, psichico, sociale”.
Nel corso del tempo si è assistito ad una vera e propria rivoluzione demografica.
Se si considera la rappresentazione della popolazione italiana del 1861, epoca dell’Unità d’Italia, e la si confronta con quella del 2017 e successive, emerge che la classica piramide a base larga per la maggiore consistenza della popolazione infantile e la progressiva e graduale riduzione dei lati in rapporto alla proporzionale riduzione della sopravvivenza globale, si è trasformata in una rappresentazione a fungo sempre più largo nella porzione centrale.
Questo perché nel tempo, grazie alle misure di prevenzione, alle vaccinazioni e alle terapie antibiotiche, la mortalità infantile una volta predominante si è progressivamente ridotta così come la natalità determinando la riduzione della base della piramide, mentre nel contempo gli stessi progressi della medicina e delle scienze in genere hanno permesso alle fasce di età centrali di prolungare la sopravvivenza e di essere rappresentate più numerose, anche insieme alle età più avanzate, per cui lentamente ma inesorabilmente la piramide si è trasformata in un fungo.
Sia il Rapporto Osservasalute 2018, condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, sia i dati ISTAT 2019 confermano questo andamento demografico con ridotta natalità, scarsa mortalità infantile, aumento della sopravvivenza globale, prolungamento della vita media, aumento dei centenari e progressivo incremento della rappresentazione di ultracentenari.
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Lo stesso andamento della piramide demografica, o ex piramide, si dimostra negli anni successivi, per cui il fungo diventa sempre più largo nei 2/3 superiori e cresce in altezza per la crescita del numero dei centenari.
Il fenomeno è ovviamente diffuso in tutte le regioni italiane, anche se alcune, con in testa la Liguria, dimostrano una maggiore rappresentazione delle fasce di età al di sopra dei 65 anni e una maggiore rappresentazione degli ultra85enni.
Ancora, non è solo un fenomeno italiano, bensì mondiale, tanto che la proiezione per il 2025, tra soli cinque anni, indica che un terzo delle persone nei paesi industrializzati sarà al di sopra dei 65 anni, ma anche i paesi scarsamente sviluppati seguiranno a ruota.
Come abbiamo detto i centenari sono in progressivo aumento; se però si considerano i numeri riferiti sempre dal rapporto “Osservasalute 2018”, si nota che il picco ha raggiunto quasi quota 20.000 nel 2015 per poi decrescere fino all’attuale valore intorno a 14.000: sono peggiorate le condizioni di salute?
Assolutamente no, è una diminuzione che ci si aspettava poiché dal 2015 in poi sono arrivate a 100 anni le persone nate nel periodo bellico della I guerra mondiale 1915-18, periodo in cui la natalità ha subito una riduzione e molti sono caduti in guerra.
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Ma gli anziani di oggi, le persone al di sopra dei 65 anni, in quali condizioni di salute sono?
Sempre il rapporto “Osservasalute 2018” ci dice che la maggior parte degli assistiti dei MMG presenta patologie croniche, le cosiddette “malattie non trasmissibili” che caratterizzano l’epoca post-industriale essendo state debellate quelle trasmissibili, per cui con varie prevalenze sono affetti da diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, vasculopatia cerebrale, broncopneumopatia cronica, osteoartrosi.
Queste malattie rappresentano la “sfida della cronicità” poiché, grazie al progresso della scienza e della medicina in particolare, molte patologie sono oggi trattabili e controllabili con le moderne terapie, senza tuttavia permettere la guarigione: il risultato è che oggi circa un quarto della popolazione di ultra 65enni, prevalentemente donne, convive con più malattie una volta non curabili, portandone dietro esiti e complicanze, e quindi con problemi assistenziali di non poco conto.
I cambiamenti descritti nella struttura per età dovuti al progressivo invecchiamento della popolazione comportano, come già accennato, una domanda sanitaria specifica e crescente rivolta ai servizi socio-sanitari.
Questo processo è destinato ad accentuarsi nei prossimi anni, quando le coorti dei baby-boomers, cioè dei nati tra il 1945 e il 1976, arriveranno ad avere 65 anni ed oltre, con un picco previsto nel 2045-50, quando costituiranno il 34% della popolazione.
Ma rispetto alle precedenti questa generazione è in realtà consapevole del cambiamento e vuole essere protagonista di un “invecchiamento attivo”, definito dall’OMS come un “processo di ottimizzazione delle opportunità relative alla salute, partecipazione e sicurezza, allo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone anziane”.
In questa definizione “attivo” non significa solo essere fisicamente efficienti o partecipare alle forze di lavoro, ma anche “continuare a partecipare alla vita sociale, economica, culturale, spirituale e civica della comunità” con un ruolo definito.
Oggi definiamo tre profili di centenari: gli “Escaper”, che raggiungono i 100 anni senza malattie (19%, successful aging!), i “Delayer”, nei quali le malattie sono diagnosticate dopo gli 80 anni (43%), e i “Survivor”, in cui le malattie erano presenti già prima degli 80 anni (38%).
In Italia si ha un quadro epidemiologico coerente: 20% è in buone condizioni di salute, il 33% presenta uno stato di salute “intermedio”, il 47% vive in cattive condizioni di salute.
Come abbiamo detto il fenomeno dell’allungamento della vita è comune a tutte le realtà: negli Stati Uniti tra 30 anni il numero dei centenari sarà quadruplicato, ma Giappone e Italia, seguiti a ruota dalla Germania, detengono il primato della longevità.
In particolare per l’Italia l’aspettativa di vita media è, al momento attuale, 85 anni per le donne e 81 per gli uomini.
Anche il gruppo ristretto dei “supercentenari”, ovvero di coloro che superano i 110 anni, è in crescita, e tra i primi dieci supercentenari in vita, tutte donne, ci sono quattro giapponesi e tre italiane.
I supercentenari nel mondo sarebbero oggi tra 300 e 450, ma è d’obbligo dubitare dell’esattezza del numero in quanto le fonti potrebbero non essere realmente attendibili: valga per tutti l’esempio della famosa francese Jeanne Louise Calment, che sarebbe morta a 122 anni e 164 giorni dopo aver fumato fino a 118 anni ed essere andata in bicicletta fino a 100, per la quale si nutrono però dubbi sulla vera identità poiché si dice che alla sua morte la figlia Yvonne ne avrebbe assunto il nome per evitare le tasse di successione!
Gli archivi dell’epoca non sono certamente come le anagrafi o le agenzie delle entrate di oggi!
Ed è così anche per il sito italiano (www.supercentenariditalia.it4) che raccoglie gli ultracentenari conosciuti residenti in Italia con età superiore a 107 anni e candidati a diventare supercentenari, dal quale apprendiamo che la decana italiana, dopo Emma Morano e Giuseppina Projetto, è stata fino al giugno scorso Maria Giuseppa Robucci, morta a 116 anni dopo essere stata operata al femore a 111 anni e al seno a 114.
Emma Morano, deceduta a 117 anni, sarebbe stata la decana dell’umanità, ma anche qui il primato potrebbe essere conteso da una donna cecena che sarebbe morta all’età di ben 129 anni, la cui “lunga vita è stata una maledizione di Dio” poiché dichiarava di “non aver avuto un solo giorno felice in tutta la sua vita”!
Un altro primato italiano è quello di due gemelle sarde, Emma e Vittoria, che hanno spento 101 candeline insieme nel 2018, e quello di due coniugi, 101 lui e 100 lei, che dicono di completarsi insieme perché uno non sente bene e l’altra non vede bene!
La Fondazione San Camillo-Forlanini, ONLUS per la ricerca scientifica istituita dalla omonima Azienda Ospedaliera di Roma nel 2008, ha quindi predisposto la ricerca “Obiettivo 120 anni nell’analisi dei centenari italiani” per cercare di individuare quali fossero le caratteristiche che hanno permesso di raggiungere tale ragguardevole età in una ristretta parte della popolazione italiana.
Alla ricerca hanno partecipato, oltre alla Fondazione stessa che ha coordinato il progetto, la cattedra di Geriatria dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, la cattedra di Sociologia Generale dell’Università degli Studi di Perugia, la cattedra di Geriatria dell’Università di Sassari, la FIMMG con la collaborazione della NetMedica Italia per la predisposizione della piattaforma informatica e la Fondazione Cariplo per il supporto.
Nell’ambito del progetto sono state poste ad alcuni centenari una serie di domande contenute in un questionario.
Il questionario, somministrato in modalità assistita, era composto da 10 sezioni e 141 domande ripartite.
Vengono di seguito esposte, suddivise nelle varie sezioni, alcune risultanze derivanti dall’analisi mono/bivariata dei dati.
Età e Stato Civile
Il 36% ha un’età di 100 anni; il 91 % ha un’età compresa tra i 100 ed i 104 anni, l’8% ha età tra 105 e 109 anni (semi super centenari), un soggetto è classificabile tra i supercentenari (età > 110 anni) in quanto di 112 anni. L’età media è di 102 anni.
L’82% degli intervistati è vedovo, il 6% ha il coniuge vivente, il 12% celibe o nubile. I maschi hanno il coniuge vivente nel 23% dei casi, le femmine nel 3%; i maschi sono vedovi nel 70% dei casi, le femmine nell’84%.
Istruzione e Lavoro
Il 90% degli intervistati ha frequentato la scuola, il 10% no (ciò non vuol dire che siano necessariamente analfabeti totali, perché una forma di istruzione “privata” alcuni di essi la hanno ricevuta). Il 72% ha frequentato solamente la scuola elementare (ma non tutti per i 5 anni previsti), il 10% le medie inferiori, il 13% le superiori e solo il 5% l’Università.
Se questo dato viene stratificato per genere, si può notare che per il 75% delle femmine l’istruzione si è fermata alle scuole elementari e solo il 3% ha conseguito la laurea.
Alla domanda relativa la tipologia di lavoro svolto, i 192 rispondenti in senso positivo hanno dichiarato:
| Tipo di Lavoro | Percentuale |
|---|---|
| Agricoltore o Pastore | 32% |
Molti hanno svolto un lavoro da agricoltore o pastore (32%), quindi sono vissuti in campagna in un contesto rurale, all’aria aperta e compiendo un certo esercizio fisico, fatto questo che tutto sommato da un certo punto di vista li ha favoriti.
Pochi hanno fatto lavori stressanti.
Il 94% degli intervistati usufruisce di una pensione, il 6% no e anche in questo caso si tratta solo di femmine.
Situazione Economica
La situazione economica attuale è valutata ottima nel 6%, buona nel 43%, soddisfacente nel 43%; solo l’1% la valuta come pessima. Rispetto al passato, la situazione è considerata invariata dal 56% dei soggetti, migliorata dal 33%, peggiorata dall’11%.
Alimentazione
In particolare sono stati individuati 3 gruppi di alimenti e ad ogni gruppo è stato assegnato un peso differente. Il primo gruppo è composto da alimenti che hanno un elevato potere nutrizionale per lo stato di equilibrio vitaminico e per il mantenimento della massa magra.
Il secondo gruppo è composto da alimenti per i quali, se non vengono rispettate le frequenze di consumo, si hanno maggiori probabilità di essere sovrappeso, ed infine il terzo gruppo composto da alimenti che contribuiscono maggiormente al mantenimento della massa ossea.
Su tale base sono state calcolate le percentuali di adesione o lo scostamento rispetto alle raccomandazioni INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) per i tre gruppi e per le singole tipologie di alimenti.
Stato Nutrizionale
È stato poi valutato lo stato nutrizionale, comunemente misurato attraverso il Body Mass Index (BMI) o Indice di Massa Corporea (IMC) e dato dal rapporto del peso (in Kg) ed il quadrato dell'altezza (in metri).
Sulla base di questo indice le persone vengono classificate in 7 categorie.
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