Gli spaghetti di soia con verdure e gamberi sono un primo piatto gettonassimo nei ristoranti etnici, tutto sommato facile da riprodurre anche a casa.
Questo primo piatto si presenta come un trionfo di colori oltre che di sapori, proprio come vuole la tradizione culinaria orientale: anche l’estetica del piatto ha la sua importanza oltre al gusto e al sapore, per portare sulla tavola un cibo perfetto sotto ogni aspetto.
Gli spaghetti di soia con gamberetti e verdure sono un piatto tipico della cucina asiatica, leggero ma ricco di sapori e profumi. Facili e veloci da preparare, sono perfetti per un pranzo o una cena dal gusto esotico.
Le verdure croccanti si abbinano alla delicatezza dei gamberetti, mentre la salsa di soia dona il giusto equilibrio di sapidità.
Gli spaghetti di soia sono un ingrediente molto utilizzato nella cucina asiatica e sono perfetti per chi segue una dieta senza glutine. Si cucinano in pochi minuti e si adattano a tantissimi condimenti, dai più semplici ai più elaborati.
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Vi illustriamo la ricetta passo passo, concentrandoci anche sulla tanto demonizzata soia: abbiamo chiesto l’aiuto di Virgilio Brunetti, storica firma del BBQ4All Magazine e biologo.
Dopo avervi spiegato tutto ciò che c’è da sapere sulla soia, non resta che illustrarvi la nostra ricetta di spaghetti di soia con verdure e gamberi.
Ingredienti e Preparazione
Per preparare gli spaghetti di soia con gamberi e verdure, lavate gli asparagi, eliminate la parte finale del gambo, quella più dura e pelateli aiutandovi con un pela-asparagi o un coltellino.
Legateli con uno spago da cucina e lessateli in acqua leggermente salata per 8-10 minuti, lasciando le punte fuori dall’acqua, le quali si cuoceranno col vapore.
Se infilzando le punte con una forchetta risulteranno morbide, potrete scolarli. Procedete quindi con le altre verdure.
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Riducette il cipollotto a listarelle; sbucciate lo zenzero e tagliatelo a tocchetti; eliminate il picciolo e i semi delle due metà dei peperoni e tagliatele a bastoncini.
Sgusciate i gamberi: potete utilizzare quelli già precotti o quelli freschi.
Preparate la base del soffritto: versate l’olio di semi di girasole in una padella wok o padella antiaderente dai bordi alti e fatelo scaldare per un minuto.
Mettete i due spicchi d’aglio schiacciati o interi, aggiungete lo zenzero a tocchettini e il cipollotto ridotto a listarelle. Aggiungete a questo punto i bastoncini di peperoni rosolandoli a fuoco alto per due minuti, così da mantenere la loro croccantezza.
Bagnate ora le verdure con il succo dell'arancia spremuta e lasciate cuocere per circa due minuti. Se le verdure dovessero asciugarsi troppo, versate circa due bicchieri di brodo vegetale, oppure del fumetto di pesce.
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Adagiate i gamberi precedentemente sgusciati e fate cuocere per massimo un minuto, se i gamberi che avete scelto son già precotti.
In una pentola portate ad ebollizione l’acqua e lessate gli spaghetti di soia per due minuti massimo con il coperchio, o seguendo le istruzione riportate sulle confezioni.
Unite gli spaghetti di soia scolati direttamente alla padella wok. Concludete mescolando e regolando di salsa di soia a vostro piacere.
Consigli Utili
Il segreto per fare in modo che gli spaghetti di soia non si incollino tra loro è tenerli molto umidi: se vedete che si asciugano troppo, aggiungete acqua o altra salsa di soia, stando sempre attenti alla sapidità.
Per questa preparazione potete sostituire o aggiungere a vostro piacere le verdure che più vi piacciono. Tenete sempre conto di non cuocerle tanto, perderebbero la loro croccantezza.
In questa ricetta non si è utilizzato di proposito né sale, né pepe, per la presenza della salsa di soia che dona sapidità.
Il wok è una padella dai bordi alti e fondo concavo, uno strumento molto versatile e utilizzato nella cucina orientale.
Se ti capita che gli spaghetti di riso siano pronti prima di passarli nel wok, ungili con un filo di olio di semi.
Con lo stesso sistema si possono preparare spaghetti cinesi con verdure diverse, come le zucchine tagliate a listarelle, il cavolo cinese detto anche pak-choi, oppure con i germogli di soya.
Se ti piacciono i funghi, puoi variare la ricetta e accompagnare gli spaghetti di riso con i funghi cinesi, puoi fare saltare nel wok un mix di funghi shiitake, di funghi shimeji (o i pioppini) e di funghi king oyster (o i cardoncelli).
Se, invece, ami i sapori speziati, puoi cucinare gli spaghetti di riso con verdure con l’aggiunta di pollo o con il maiale tagliato a dadini piccolissimi, una julienne di cipolla e carote, i gamberi, germogli di soia e tanto curry.
Gli spaghetti di soia posso essere sostuiti con quelli di riso e lo zenzero mi raccomando usate quello fresco, il suo sapore pungente è insostituibile.
Conservazione
Gli spaghetti di soia con gamberi e verdure possono essere conservati in frigorifero una volta cotti per 1-2 giorni, in un recipiente ermetico o coperti da pellicola trasparente.
Gli spaghetti di soia con gamberetti e verdure si conservano in frigorifero per un massimo di 1 giorno, in un contenitore ermetico.
Puoi conservare gli spaghetti di riso già conditi con verdure, gamberi o carne in frigorifero, chiusi in un contenitore ermetico per un giorno.
Benefici della Soia
La soia e tutti gli alimenti da essa derivati hanno conosciuto negli anni una fortuna alterna: dapprima considerati panacea di tutti i mali, specialmente grazie al particolare apporto proteico che li rendeva ideali sostituti della carne, hanno subìto successivamente un contraccolpo facendo sorgere un dibattito acceso tra chi ne promuoveva l’uso (e l’abuso) e chi invece accusava tali alimenti di essere responsabili dell’insorgenza di alcune patologie.
In mezzo a tutta questa confusione, come sempre accade, la soia negli ultimi anni è stata demonizzata da molti, tanto da essere evitata a prescindere e guardata come se fosse veleno perché “fa venire il cancro!”. Ma qual è la verità?
Rispetto agli altri legumi, la soia contiene più proteine, più grassi tra quelli convenzionalmente noti come “buoni” e non è responsabile del gonfiore addominale. Inoltre, è ricca di ferro, vitamine, fibre, calcio e fosforo.
La soia viene anche utilizzata moltissimo a livello industriale. La lecitina di soia viene ampiamente usata in tanti settori anche non alimentari: cosmetico, farmaceutico, salutistico, chimico, ittico e zootecnico.
La soia contiene fino a 100 diversi tipi di fitoestrogeni (tra cui i più importanti sono gli isoflavoni), sostanze vegetali con una struttura chimica simile agli estrogeni femminili.
Molte persone si sono chieste dunque se la soia faccia male in presenza di un tumore al seno già diagnosticato. Questo è un aspetto che bisogna sottolineare e su cui torneremo: già diagnosticato.
Riguardo al consumo di soia da parte di donne col cancro al seno si è diffuso il timore che i fitoestrogeni possano stimolare la proliferazione di cellule tumorali residue (quindi parliamo di un cancro al seno già conclamato e diagnosticato, non della fase preventiva) o ostacolare l’azione dei farmaci ormonali.
L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ha espresso prudenza: in realtà, sostiene, non ci sono ancora studi definitivi e il mondo della ricerca è ancora diviso.
“Il consumo di soia e altri alimenti contenenti fitoestrogeni non è controindicato per nessuno, anche se in caso di una precedente diagnosi di tumore è meglio far riferimento al proprio oncologo per capire cosa portare a tavola”. Prudenza, dunque.
Il che è molto differente dal demonizzare la soia sostenendo che faccia venire il cancro. D’altra parte, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro in uno studio sulla sopravvivenza al tumore al seno (2014) ha dichiarato che un peso corporeo equilibrato, l’attività fisica, il consumo di fibre e il consumo di cibi contenenti soia migliorano la sopravvivenza dopo il cancro al seno.
Anche la Fondazione Umberto Veronesi ha risposto alla questione, attraverso Elena Dogliotti, nutrizionista e divulgatrice scientifica.
La dottoressa ha sottolineato in più di un’occasione l’importanza delle quantità: ci sono molti studi secondo cui un consumo moderato di fitoestrogeni (inferiore a 100 mg/die) addirittura proteggerebbe dal rischio di recidive e non interferirebbe con la terapia ormonale.
Tuttavia, sempre a titolo precauzionale, la nutrizionista specifica: “in attesa che ulteriori studi chiariscano la relazione tra tumore al seno e fitoestrogeni, le donne che hanno già avuto una diagnosi di tumore al seno dovrebbero consumare con molta moderazione i cibi che contengono questi ormoni”. Moderazione non vuol dire eliminare la soia a prescindere. E, ribadiamolo, queste precauzioni devono essere prese da coloro che hanno già avuto una diagnosi di cancro al seno.
Il mondo della medicina afferma che non ci siano, attualmente, evidenze scientifiche basate su studi affidabili che dimostrino una correlazione tra il consumo di soia e malattie riguardanti il fegato.
Per quanto riguarda la tiroide, anche in questo caso non ci sono evidenze sul fatto che consumare soia possa portare a danni al suo funzionamento. Per chi invece soffre di ipotiroidismo, potrebbe esserci un’ interferenza nell’assorbimento dei farmaci che si assumono (tiroxina); tuttavia ciò non riguarda solo la soia, ma anche la fibra in generale o il latte.
Come tutti saprete, poi, c’è la questione green che riguarda la produzione di soia. In seguito a questo slancio, è nata la Rete svizzera per la soia: cofondata insieme al WWF Svizzera, garantisce che la quota di soia importata, proveniente da produzione responsabile e da colture non geneticamente modificate e destinata all’alimentazione degli animali da reddito nel nostro Paese, sia superiore al 95 per cento. A livello politico, il WWF si adopera affinché le fonti di cibo per gli animali siano varie.
In un regime dietetico consapevole, controllato, vario, ricco di frutta e verdura, consumare ogni tanto un piatto a base di soia (ecosostenibile e certificata) è assolutamente consigliabile poiché il consumo di queste proteine, insieme ad una dieta a ridotto contenuto di grassi saturi e colesterolo, può ridurre effettivamente il rischio di malattie cardiovascolari.
In conclusione, abbiamo capito che, come spesso accade, sono due le parole chiave di tutta la faccenda: quantità e qualità.
Inoltre, la salsa di soia, ottenuta dalla fermentazione dei semi a cui si aggiunge acqua e sale, a causa del suo sapore intenso e sapido, può sostituire tranquillamente il sale per condire insalate, verdure, riso, con un grosso vantaggio per la pressione arteriosa.
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