Spaghetti Re Artù: Storia e Ricetta di un'Icona Gastronomica

Nel cuore della Romagna, a Faenza, esiste un luogo dove la passione per la pasta si unisce alla tradizione e alla convivialità: Spaghetti Notte. Questo storico ristorante, nato nel 1983 da un'idea di Antonio Cantagalli e Giancarlo Dalmonte, è diventato un'istituzione, un punto di riferimento notturno per gli amanti degli spaghetti. Il locale, situato al piano interrato di via Zanelli 2, prepara centinaia di piatti di spaghetti durante le ore serali e notturne.

Un Menu che Sfida il Tempo

Una delle caratteristiche distintive di Spaghetti Notte è il suo menu, rimasto pressoché invariato nel corso degli anni. Tra le quasi trenta tipologie di salse e condimenti, spiccano i classici come il 'Superlillo', lo 'Sherwood' e il 'Re Artù', nomi che evocano sapori unici e inconfondibili.

Lo chef Caroli sottolinea l'importanza della preparazione espressa dei piatti: «Operiamo in maniera espressa, per questo i tempi di attesa possono cambiare a seconda della quantità di persone che abbiamo ai tavoli. Ma questa impostazione è la carta d’identità della passione e dell’amore che abbiamo nell’offrire genuinità e freschezza dei nostri piatti e che perseguiamo da sempre».

I Segreti della Cucina

Nonostante le convenzioni culinarie, Spaghetti Notte continua a preparare la carbonara con la panna e l'amatriciana con la cipolla, mantenendo fede alle ricette originali. Questa scelta, audace e controcorrente, è uno dei motivi del successo del locale.

Le porzioni sono abbondanti, con ogni portata di spaghetti che pesa 120 grammi (disponibile anche in versione maxi da 170 grammi). Gli ingredienti freschi e genuini, uniti alla fantasia dei sughi e dei ragù preparati ogni giorno, rendono ogni piatto un'esperienza unica.

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La mise en place è semplice e informale, creando un'atmosfera accogliente e familiare. Questo, insieme alla qualità del cibo, è la forza di questo locale tra i più longevi della Romagna faentina.

Recensioni e Testimonianze

Spaghetti Notte è apprezzato per la sua atmosfera semplice e cordiale, ideale per una spaghettata tra amici a qualsiasi ora della sera e della notte. Molti consigliano di provare il 'Re Artù' e lo 'Sherwood', due dei piatti più iconici del menu. Altri raccomandano il mascarpone, un dolce tipico della casa.

L'unico inconveniente segnalato è la mancanza di prenotazioni e la conseguente affluenza di persone, soprattutto nelle ore di punta. Tuttavia, l'attesa è ampiamente ripagata dalla bontà dei piatti e dall'atmosfera conviviale.

Un'Esperienza da Non Perdere

Se vi trovate a Faenza, una visita a Spaghetti Notte è d'obbligo.

Oltre i Confini Italiani: Un Viaggio tra le Paste del Mondo

Il Magazine del Viaggiatore ha quindi selezionato per voi alcuni dei migliori piatti di pasta che potrete gustare nei vostri prossimi viaggi all’estero.

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  • Per coloro che decidono di trascorrere una vacanza a Madrid, Barcellona o in un’altra località spagnola la celebre paella di carne o di pesce rappresenta un cibo assolutamente da non perdere.
  • Gli spätzle sono gnocchetti a base di grano, uova e acqua, tipici del mondo germanico e diffusi anche in Trentino ed Alto Adige.
  • Le crozets sono piccoli quadrati di pasta cucinati con una miscela di grano tenero e grano saraceno, specialità regionale della Savoia francese dal XVII° secolo (probabilmente importati dall’Italia).
  • I vareniky sono una pasta a forma triangolare o di mezza luna, ripiena di patate, carne, formaggio molle o persino ciligie e mirtilli. Si tratta di un piatto tradizionale ucraino, molto popolare anche in Russia.
  • Sebbene di origini cinesi, il ramen è universalmente considerato una specialità della cucina nipponica: si tratta di tagliatelle cinesi, servite in brodo di carne o pesce, e condite con salse di soia, alghe o cipolla verde.
  • Chiudiamo questa carrellata gastronomica con un altro famoso piatto di pasta asiatico: il pad thaï della Tailandia, noodles di riso saltati sul fuoco e conditi con uova, germogli, tofu, fagioli gialli, gamberi grigliati e salsa di pesce.

La Cucina Napoletana: Un Tributo alla Tradizione

Preferite gli spaghetti allo scarpariello o i mezzanelli allardiati, il sartù di riso o la zuppa di soffritto? Amate le castagne di Montella o le olive nere di Gaeta, le albicocche del Vesuvio o i fichi del Cilento? Questi prodotti della terra e tanti altri piatti storici della cucina napoletana sono i protagonisti di Magna (acronimo che sta per Mostra Agroalimentare Napoletana), una straordinaria mostra interattiva nata in tempo di Expo che affronta il tema dell’agricoltura e della gastronomia napoletana dal punto di vista storico, scientifico e sociale svelandone tutti i segreti, dall’origine al piatto finito.

«Magna» è voce del verbo napoletano magnare, terza persona presente di quello che in italiano è soltanto mangiare e che a Napoli non indica un bisogno ma un’arte: «magnà» (mangiare) è un verbo ma è anche il fine e l’oggetto di un’azione. Non esiste vocabolo che traduca in napoletano la parola «cibo» o «food», Napoli non fa spreco di vocaboli: dice «o’ Magnà», riusa lo stesso verbo mettendo avanti l’articolo, in questo modo pensa il cibo non come cosa ma come prassi.

Sulla falsariga di un quaderno di ricette scritte a mano che si tramandava da madre in figlia (come il corredo matrimoniale e le posate d’argento, le stoviglie di Vietri, le teglie d’alluminio, ecc.), da nonna a nipoti, con le inevitabili prove sul campo in occasioni di ricorrenze familiari, cene tra amici, pranzi delle feste natalizie, ecco grandi pannelli con i piatti tipici e i menu per i vari giorni della settimana.

Due sono i sovrani assoluti della cucina napoletana: il sartù e il ragù, degni di re Artù. Il primo è un timballo di riso, stracarico di piselli, porcini, uova, mozzarella, carne macinata, nato in Francia coi monsù, i famosi cuochi trasferiti a Napoli nelle famiglie nobiliari, ed è uno dei piatti più ricchi e complicati della gastronomia napoletana. Il ragù è un piatto molto antico che deriva dalla cucina popolare francese, diventato pietanza simbolo della domenica in famiglia.

Spaghetti alle Vongole Fujute: L'Arte di Arrangiarsi

La storia degli spaghetti senza vongole inventati da Eduardo De Filippo. Si tratta di un piatto radicato nella cucina napoletana povera: gli spaghetti alle vongole fujute, che, tradotto, significa spaghetti alle vongole fuggite. Fuggite? In realtà, le vongole in quel piatto non ci sono mai entrate ma il loro sapore invece sì e fa profumare il piatto di profondità di mare.

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L’ideazione di questa pietanza viene fatta risalire, nella vulgata popolare, al grande attore e regista Eduardo De Filippo. Tanti anni fa, una sera, il grande Eduardo, rientrando a casa, stanco dopo una recita teatrale che lo aveva a lungo impegnato, voleva concedersi un bel piatto di spaghetti alle vongole e poi andarsene a riposare. Ma, sorpresa, apre il frigorifero e si accorge che a casa di vongole non ce n’è neanche una.

Eduardo non si perde d’animo: in un tegame buttò dentro olio, ci fece rosolare uno spicchio d’aglio, poi aggiunse un grande mazzo di prezzemolo e una manciata di pomodorini dalla forma appuntita di piccole dimensioni, che molti napoletani tengono in casa intrecciati e appesi nelle cantine o sui balconi che hanno la caratteristica di poter essere conservati a lungo, un po’ come i pomodori del piennolo che crescono sul Vesuvio. In questo caso i pomodorini con cui Eduardo si sperimentò nella sua invenzione culinaria si chiamano Corbarini, e sono originari delle colline di Corbara, nell’agro Nocerino-Sarnese, in provincia di Salerno (se ne trovano anche in provincia di Napoli, nell’area Pompeiana-Stabiese).

Ed è così che il grande Eduardo poté compiere il suo miracolo. Quella sera riuscì a mangiare i suoi spaghetti che sapevano di vongole “Fuggite” (il nome racchiude tutta l’ironia dei napoletani) e fu così contento del risultato che l’indomani mattina chiamò la sorella Titina esternandole tutta la sua soddisfazione per il “Suo” piatto.

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