La storia del sushi è antichissima, risalente al IV secolo a.C. come metodo di conservazione del pesce avvolto nel riso acidulato e fermentato nel sud-est asiatico.
Probabilmente dalla Cina, l’abitudine di conservare il pesce nel riso si spostò in Giappone nel periodo Yayoi, che va dal 400 a.C. al 300 d.C., periodo in cui si diffuse anche la coltivazione del riso. In questa fase il pesce veniva conservato molto a lungo nel riso, per un periodo che poteva durare da uno a tre anni.
Nel periodo Edo (1603 d.C. -1868 d.C.) si diffuse l’abitudine di mangiare il sushi senza una vera e propria fermentazione e con l’aggiunta di aceto di riso, per ottenere il sapore acidulato. L’aumento della coltivazione del riso fu la molla che permise di ottenere una produzione elevata di aceto di riso e di incrementare la diffusione del sushi. In questa nuova forma di utilizzo, il pesce veniva affettato, salato e posto in una scatola di legno con aceto e riso, nella quale veniva schiacciato e conservato per una notte. Il giorno dopo si ricavava una forma di sushi rettangolare, pronta per essere consumata.
Oggi il sushi è un piatto diffuso in tutti i continenti: gli estimatori sono sempre più numerosi e anche l’iniziale diffidenza occidentale nel consumare pesce crudo si è ridotta. Dal ‘900 i ristoranti giapponesi sono diventati molto ricercati e apprezzati non solo in Europa e nel Regno Unito, ma anche negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, poi, questo piatto ha iniziato a essere commercializzato in molte gastronomie occidentali e nei supermercati, diventando meno esclusivo rispetto a un tempo. Questo ha permesso a molte persone di poterlo apprezzare e sono nate molte contaminazioni culinarie: il pesce non è più un ingrediente insostituibile, in quando sono entrate nell’uso versioni con carne, verdure e altri ingredienti per rendere il piatto sempre più esotico e originale.
Quello che però non può cambiare è appunto il riso: cotto al punto giusto, con la corretta consistenza e compattezza, dal sapore leggermente acidulo è l’ingrediente fondamentale per un sushi a regola d’arte. Il sushi per molti estimatori della cucina orientale è un piatto irrinunciabile, tant’è che sempre più persone scelgono di prepararlo in casa.
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Esistono innumerevoli tipologie di sushi: molte di queste prevedono, oltre al riso e alle alghe, l’utilizzo del pesce crudo come ingrediente principale, ma non mancano le varianti vegane o a base di carne cotta, altrettanto sfiziose e saporite. Se si ordina del sushi a domicilio o si decide di prepararlo in casa, è sempre bene non eccedere con la quantità, in modo tale da poterlo consumare tutto e subito.
Delle volte, tuttavia, è inevitabile che si generino degli avanzi: capita di avere ospiti a cena e di non riuscire a quantificare bene le dosi, oppure di sentirsi sazi prima del previsto. Insomma, la domanda che ci si pone è: quanto dura il sushi in frigo ed entro quanto è necessario consumarlo? Parliamoci chiaro: il sushi è per sua natura un alimento estremamente delicato e facilmente deperibile, specialmente se viene preparato con il pesce crudo.
Conservazione del Sushi: Linee Guida Essenziali
Il sushi è un piatto tipico della cucina giapponese, molto apprezzato in tutto il mondo per la sua freschezza e i suoi sapori unici. Tuttavia, proprio a causa della sua composizione, basata principalmente su pesce crudo, il sushi richiede particolari attenzioni in termini di conservazione. La domanda che spesso sorge è: quanto tempo il sushi può stare fuori dal frigo? La risposta non è semplice e dipende da diversi fattori, tra cui la qualità degli ingredienti utilizzati, le condizioni di conservazione e il tempo trascorso dalla preparazione.
Il processo di preparazione del sushi è complesso e richiede competenze specifiche. Il pesce deve essere freschissimo e manipolato con cura per evitare contaminazioni. Il riso, componente fondamentale del sushi, viene cotto e poi condito con aceto di riso, zucchero e sale. Questo mix di ingredienti crea un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri se non conservato correttamente.
Il sushi, infatti, dovrebbe essere consumato immediatamente dopo la preparazione. Diversi fattori possono influenzare la durata del sushi fuori dal frigo. Il primo è la qualità degli ingredienti: un pesce fresco e di alta qualità può resistere più a lungo a temperatura ambiente. Un altro fattore è la temperatura stessa: in un ambiente caldo, i batteri si moltiplicano più rapidamente, riducendo la durata del sushi.
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Quanto dura il sushi in frigo?
Se decidete di conservarlo fino al giorno seguente, abbiate cura di avvolgerlo accuratamente con più strati di pellicola trasparente, in modo tale da sigillarlo, rallentare la proliferazione batterica ed evitare la contaminazione con altri alimenti presenti in frigo. La temperatura è fondamentale: per poter durare fino al giorno seguente, il sushi deve essere conservato a una temperatura compresa tra i 0° e i +4°.
Una volta acquistato il pesce fresco ci si domanda: quanti giorni si conserva il pesce in frigo? Il ministero della Salute nel decalogo “Sicurezza nel Frigorifero” ha illustrato alcune semplici regole per utilizzare al meglio il nostro frigo:
- Mantenere una temperatura media di circa 4 gradi;
- conservare carne e pesce nella parte più fredda (che si trova nella zona bassa);
- evitare di riporre alimenti ancora caldi;
- separare i cibi crudi da quelli cotti;
- utilizzare sempre contenitori puliti e chiusi;
- mantenere il frigorifero pulito e non troppo pieno;
- prestare attenzione a non conservare gli alimenti oltre la data di scadenza.
Tra i possibili rischi derivati da una scorretta conservazione ci sono quelli dovuti alla presenza di microbi e parassiti, che possono provocare parassitosi e intossicazioni alimentari anche gravi. La US Food and Drug Administration (FDA) consiglia di conservare il pesce fresco e i frutti di mare in frigorifero solo se si consumano entro 2 giorni dall’acquisto. Ancora meglio se consumati nel giro di 24 ore.
Il pesce cotto, invece, può essere conservato in frigo per 3-4 giorni. Mentre, se avete preparato il sushi, non conservatelo più di 1 giorno.
Come conservare il pesce in frigorifero
Seguite queste semplici indicazioni:
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- Pulite ed eviscerate il pesce fresco.
- Lavatelo sotto acqua corrente.
- Mettetelo in uno scolapasta per eliminare l’acqua in eccesso.
- Asciugatelo con della carta da cucina e riponetelo dentro un contenitore ben chiuso o copritelo con una pellicola alimentare.
- Conservatelo nella parte più bassa del frigo.
Come congelare il pesce
Se non dovete consumare subito il pesce acquistato potete procedere al congelamento. Nel congelatore a -18°C il pesce durerà più a lungo, ma va consumato entro 3-8 mesi. Se si conserva oltre perderà la sua consistenza e sapore. Consigliamo di applicare sul pesce congelato un’etichetta con la data di congelamento. I pesci grassi, come salmone, tonno e sgombro difficilmente superano i 3-4 mesi.
Per congelarlo fate così:
- Eliminate le interiora, le branchie e le squame, o nel caso di frutti di mare spazzolate cozze e vongole.
- Lavate il pesce ed asciugatelo.
- Volendo potete sfilettarlo e dividerlo in porzioni.
- Riponete il pesce in sacchetti gelo.
Rischi Associati al Consumo di Sushi Non Refrigerato
Il consumo di sushi non refrigerato può comportare diversi rischi per la salute. Il principale è l’intossicazione alimentare, causata dalla proliferazione di batteri come la Salmonella o l’E.coli. Questi batteri possono causare sintomi come nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e febbre. In casi più gravi, possono provocare infezioni del sangue, disidratazione e, in rari casi, la morte.
In generale è indispensabile prestare grande attenzione alla catena del freddo e all'igiene. L'abbattimento, che altro non è che un metodo di congelamento a coppie determinate di temperature e tempo, non sempre è efficace per eliminare tutti i rischi. Il congelamento è obbligatorio solo ai fini della prevenzione da infestazioni di parassiti attraverso il consumo di pesce crudo. Non elimina però l'istamina, una molecola che può formarsi per una cattiva gestione di tonni, alici e sardine, né gli additivi aggiunti per migliorare l’aspetto di alcuni prodotti.
I parassiti vitali del pesce crudo o poco cotto possono determinare nel consumatore anche una reazione allergica o una forma di ipersensibilità. In un parere scientifico del 2010, gli esperti dell'Efsa sui pericoli biologici (Biohaz) ha concluso che "l'unico parassita presente nei prodotti ittici destinati al consumo umano che può causare reazioni allergiche è l'Anisakis, un verme le cui larve possono essere trovate nella carne dei pesci". Le reazioni allergiche all'Anisakis comprendono gastroenterite, sintomi reumatologici e dermatologici.
Per uccidere o inattivare le larve di Anisakis, così come di altri parassiti, gli esperti dell'Autorità con sede a Parma attestano che sono necessari trattamenti che forniscono un livello di protezione equivalente al congelamento, cioè -20ºC per almeno 24 ore, oppure -35ºC per almeno 15 ore o, nei congelatori domestici, a -18°C per almeno 96 ore. In alternativa c'è il trattamento termico: una cottura oltre 60ºC per almeno 1 minuto a cuore del prodotto.
Una problematica specifica di alcune specie ittiche è l'istamina, cioè una sostanza che si potrebbe formare per la degradazione di una molecola tipica di tonni, sia rossi che a pinna gialla, come pure del tonno obeso, della palamita, degli sgombri e di altri pesci simili, se gestiti in modo non corretto. Per prevenirne la formazione è fondamentale garantire la catena del freddo ossia mantenere questi prodotti dalla pesca in poi a temperatura di refrigerazione.
Altri problemi sorgono al livello della grande distribuzione, a causa di possibili trattamenti illegali con additivi utili solo a fare ottenere o mantenere ai prodotti un colore più accattivante.
Una volta che i tranci di pesce arrivano nel ristorante di sushi le strade sono due. Se è stato acquistato un prodotto congelato, il ristoratore è tenuto a verificare dal fornitore la prova che il pesce è stato congelato in tutte le parti del prodotto, dovendolo rifiutare in caso di mancata certificazione. Ove questa risulti corretta, può decongelarlo e somministrarlo crudo, ma dichiarandone lo stato 'decongelato', di solito attraverso un asterisco sul menu. Chi voglia invece acquistare il prodotto fresco è tenuto a congelarlo lui stesso, rispettando sempre la specifica tabella temperatura/tempo.
Consigli per un Consumo Sicuro
Per conservare il sushi in modo sicuro, è fondamentale seguire alcune regole. Prima di tutto, il sushi dovrebbe essere consumato entro due ore dalla preparazione se conservato a temperatura ambiente. Se deve essere conservato per un periodo più lungo, deve essere refrigerato a una temperatura inferiore ai 5°C. Inoltre, il sushi non dovrebbe mai essere lasciato a temperatura ambiente per più di due ore.
Se è stato acquistato un prodotto congelato, il ristoratore è tenuto a verificare dal fornitore la prova che il pesce è stato congelato in tutte le parti del prodotto, dovendolo rifiutare in caso di mancata certificazione. Ove questa risulti corretta, può decongelarlo e somministrarlo crudo, ma dichiarandone lo stato 'decongelato', di solito attraverso un asterisco sul menu. Chi voglia invece acquistare il prodotto fresco è tenuto a congelarlo lui stesso, rispettando sempre la specifica tabella temperatura/tempo.
Anche dopo l'abbattimento bisogna però continuare a rispettare la catena del freddo. Gli alimenti refrigerati devono essere mantenuti a una temperatura sotto i 4°C, mentre quelli congelati devono essere conservati a una temperatura pari o inferiore a -18°C. Come evidenziato dall'ente irlandese, una volta preparato è importante che il sushi/sashimi venga tenuto separato da altri cibi (ad esempio carne cruda), per evitare che i batteri di questi ultimi provochino una cosiddetta 'contaminazione crociata'. Per farlo si suggerisce di conservare i prodotti sushi/sashimi in scomparti separati del frigorifero.
È consigliabile inoltre apporre un'etichetta con la data di conservazione e la data di scadenza, così come su quelli congelati apporre la "data di congelamento". Una parte fondamentale riguarda lo scongelamento, che deve avvenire in un frigorifero ad una temperature tra 0 e 4°C, preferibilmente durante la notte. L'ente irlandese precisa di non scongelare i prodotti della pesca sotto l'acqua corrente o a bagnomaria, né di farlo a temperatura ambiente. Si tratta di errori molto comuni che possiamo commettere anche in casa.
Alcuni rischi del crudo derivano dai batteri, nel corso della manipolazione necessaria a preparare i piatti. Per il sushi/sashimi il consiglio è di prepararlo in un'area separata della cucina. Vanno inoltre adoperati coltelli e taglieri esclusivi per il pesce crudo. Quando si prepara il sushi per una conservazione a lungo termine (ad esempio 2 giorni), va preparato con ingredienti freddi: non bisogna mescolare riso caldo con pesce freddo a meno che il cibo non sia destinato ad essere servito immediatamente al cliente.
Oltre al pesce crudo, una fonte meno nota di potenziali infezioni è l'altro ingrediente del sushi: il riso. Questo risulta pericoloso quando viene sottoposto ad "abusi termici", cioè quando non viene raffreddato rapidamente e mantenuto a temperature superiori a quelle di refrigerazione (4°C) per lunghi periodi di tempo. In tal caso è associato a malattie di origine alimentare, tra cui il batterio Bacillus cereus. Gli operatori della ristorazione per prevenire infezioni di questo tipo hanno due opzioni. Far raffreddare il riso a 5°C o meno entro 2 ore dalla cottura.
In primo luogo verificare che i negozi espongano il sushi in un'unità refrigerata (2-4°C), in secondo luogo è preferibile comprare nei punti vendita che lo preparano davanti al consumatore. Inoltre meglio acquistare il sushi al mattino presto e conservarlo nel frigorifero a casa o al lavoro per mangiarlo a pranzo/cena il giorno stesso o al massimo quello successivo.
Per prima cosa diciamo che il sushi deve essere posto in frigo ad un temperatura fra lo 0 e 4 gradi. Detto ciò, sappiate che non potrete conservarlo per più di 24 ore. Per poterlo fare dovrete avvolgerlo con estrema cura in più strati di pellicola trasparente. In questa maniera sarà ben sigillato e potrete rallentare la proliferazione batterica. Inoltre terrete lontana come la peste la possibilità di contaminazione con altri alimenti, presentissimi nel vostro amatissimo frigorifero. Come ultima chicca vi consigliamo caldamente di riporre il vostro amato sushi in uno o più contenitori a chiusura rigorosamente ermetica.
Tabella riassuntiva sulla conservazione del pesce
| Tipo di pesce | Conservazione in frigo | Conservazione in congelatore |
|---|---|---|
| Pesce fresco | Massimo 1-2 giorni | 3-8 mesi |
| Pesce cotto | 3-4 giorni | Non consigliato |
| Sushi | Massimo 1 giorno | Non consigliato |
In conclusione, la responsabilità nel consumo di sushi è fondamentale per garantire la propria salute. Il sushi è un piatto delizioso e nutriente, ma richiede particolari attenzioni in termini di conservazione. Ricordate sempre di consumare il sushi entro due ore dalla preparazione e di conservarlo in frigorifero se necessario. Inoltre, fate attenzione alla qualità degli ingredienti e alle condizioni di conservazione.
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