La Storia e la Produzione delle Cialde Moncalieri

La storia professionale e umana di un imprenditore, coinventore del sistema FAP, che ha lanciato il Vending in Italia è affascinante.

Dino Macchi: L'Uomo che Cambiò la Storia del Caffè

Lo chiamano il “papà” del porzionato. Ed è vero. Prima di lui non si era mai parlato di FAP e capsule. Oggi che questo modo di bere il caffè ha conquistato il mondo è giusto rendere onore a chi ne è stato la mente e il braccio. Non solo imprenditore, non solo manager ma inventore e precursore. Un visionario. È affascinante conversare con Dino Macchi.

UNOPER: Una Storia nel Vending

UNOPER: in un nome la storia del Vending. Ma anche Mokapak, Lavazza, Illy e Mitaca. Tutto è passato attraverso Dino Macchi, che oggi, da “pensionato”, come si definisce lui, può raccontarci tanti aneddoti di una carrierastraordinaria, sempre da leader, sempre un passo davanti agli altri.

Gli Inizi e l'Invenzione del Sistema a Capsule FAP

In quel lontano 1979, mentre assieme ai miei fratelli stavamo rilanciando l’azienda metalmeccanica di famiglia, la Eredi Macchi, dopo la prematura scomparsa di mio padre, mai avrei immaginato di sfondare nel mondo del caffè. Facevamo stampi e attrezzature per grandi marchi come Borletti, Magneti Marelli, Pirelli, Ignis, Fiat e Alfa Romeo. Lavoravamo per conto terzi e volevamo cominciare a produrre qualcosa in proprio. L’incontro con l’ingegner Stefano Piana mi cambiò la vita.

Mi fece vedere una capsula in polipropilene: una pastiglia da riempire di caffè e da utilizzare nella moka. L’idea non funzionò subito ma non ci arrendemmo. Capimmo che era necessario realizzare anche una macchina per espresso. Proseguimmo negli studi e calibrammo il volume delle capsule. Nacque così il primo sistema a capsule, prodotto e commercializzato da SoPiMa (Società Piana-Macchi).

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Grazie a questa intuizione, tanto semplice quanto geniale, preparare un caffè eccellente diventò un gesto facile, veloce, che non necessitava di professionalità. C’è tanto di brevetto registrato da Stefano Piana nel 1978. Non ci sono tracce antecedenti. Oggi esistono molteplici sistemi macchina/capsula (es. Lavazza, Nespresso) ma sono ancora tutti ispirati al rivoluzionario sistema realizzato a Ossona nel 1979/80. Con questo stesso sistema sono state prodotte, nei vari modelli, oltre 1 milione di macchine.

L'Avvento del Vending e la Nascita di UNOPER

Quando con la SoPiMa rimanemmo quasi senza soldi dopo aver investito in stampi e attrezzature per la produzione di capsule e delle macchine erogatrici, rischiammo la bancarotta: il nostro sistema aveva trovato le porte chiuse nel mercato del domestico. Scoprii le potenzialità del mondo degli uffici grazie a un altro incontro chiave: quello con Adriano Foglia e Franco Pavero, due gestori brillanti e lungimiranti. Finanziarono la produzione e la società prese il nuovo nome di UNOPER: un solo apparecchio per realizzare diverse bevande, non solo caffè, ma anche the, infusi, cappuccino, cioccolata e brodo.

I primi due anni furono faticosi, poi il mercato esplose. La produzione aumentava del 30% all’anno. L’azienda continuò ad ampliarsi, ad assumere personale, ad esportare e a farsi conoscere. Nel frattempo, Piana decise di uscire dalla società e vi entrò come responsabile commerciale Michele Motterlini. Successivamente, il Prof. Renato Wegner, allora tra i massimi dirigenti di Lavazza, scoprì la nostra azienda, ne comprese il potenziale e decise che Lavazza doveva entrarvi. Da allora partì la trattativa per la cessione di Unoper.

Nel marzo 1989 Lavazza rilevò la società e pose il suo marchio sui prodotti. La UNOPER assunse il nuovo nome di Mokapak e il sistema venne chiamato Espresso Point. Io fui nominato amministratore delegato di Mokapak e Motterlini, nel frattempo assunto in Lavazza, divenne responsabile della Divisione Distribuzione Automatica di Lavazza S.p.a. Nacquero nuove macchine: oltre alla Espresso Point, la piccola Elle e la Pininfarina. Però l’interno e il funzionamento rimasero sempre quelli studiati e realizzati da SoPiMa. Nel 2000 si superò il primo milione di macchine espresso vendute. Nel 2002, quando lasciai Mokapak, si producevano circa 7 milioni di capsule al giorno e in Lavazza oltre 150mila macchine l’anno. In Mokapak lavoravano oltre 200 persone e ben presto divenne l’azienda con i maggiori indici di redditività del Gruppo.

L'Esperienza con MITACA e la Collaborazione con Illycaffè

Uscito da Mokapak mi mancava il mondo della produzione, il rumore delle macchine automatiche che sfornavano capsule a cadenze elevatissime, per cui decisi, anche spinto da coloro che sono sempre stati i miei “grandissimi” soci - Pavero e Foglia - di intraprendere l’avventura di I.T.A.C.A., in seguito diventata MITACA. La collaborazione con Illycaffè ha funzionato grazie alla nuova tecnologia brevettata che ha trasformato la capsula da semplice filtro contenitore del caffè in una vera e propria camera di estrazione, assicurando l’ottimale estrazione del caffè. Siamo arrivati ad avere un sito di produzione su 11mila mq. Il fatturato ha toccato i 30 milioni di Euro, con 80 persone impiegate su 3 turni e la produzione di oltre 200 milioni di capsule anno.

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L'Impatto di UNOPER sul Vending

Un pilastro senza cui questo mercato non sarebbe esploso così velocemente a cavallo degli anni ’80, contribuendo alla nascita e alla crescita di molte società di gestione che hanno saputo approfittare del prodotto e del momento favorevole. L’OCS è stato, però, croce e delizia dei gestori. Ha avuto un effetto boomerang perché dopo una crescita ininterrotta durata 30 anni è stato il primo, e finora unico, business ad andare in crisi nel Vending a causa del mercato liquido delle capsule. Il prodotto si è destrutturato e si può trovare ovunque, anche a prezzi bassi.

La Tradizione delle Caramelle Gianduja

Oltre al caffè, Moncalieri e Torino sono famose per le loro tradizioni dolciarie, tra cui spiccano le Caramelle Gianduja. Data ufficiale il 1880, quando sarebbero state lanciate dalla storica fabbrica di cioccolato e caramelle De Coster. De Coster, azienda fondata nel 1840 da Edmondo Arturo De Coster, discendente di una famiglia di cioccolatai del Belgio, è rimasta attiva fino al 1970, fu certo la prima a riproporre quelle caramelle di Carnevale, seguita dai grandi confettieri torinesi, come Stratta, Baratti, Venchi, Talmone.

Come Sono Fatte le Caramelle Gianduja

Prima curiosità, l’incarto è esagonale, con la maschera di Gianduja al centro, ma dentro le caramelle sono rotonde. E si tratta di cialde di zucchero, in origine di solo caramello e dal colore marrone intenso, oggi per lo più aromatizzate alla frutta, arancia, limone, fragola, mora, mirtillo e di colori vari. Il composto, lavorato in recipienti di rame secondo la tradizione, viene poi “colato” su una superficie di marmo fredda a solidificare.

La seconda grande curiosità sono le dimensioni: se oggi le più diffuse hanno 5/8 cm di diametro, gli artigiani confettieri ne realizzano anche di 12, 15 cm, e pure più grandi, su richiesta.

Luoghi Storici Dove Trovare le Caramelle Gianduja

  • Pfatisch: Caramelle Gianduja proposte in un’unica versione: al cioccolato.
  • Gianni dell’Agnese: Caramelle Gianduja, da 5 a 15 cm di diametro, ai gusti di frutta.
  • Alessandro Dalmasso: La classica al gusto mora e una variante creativa per i bambini.
  • Avvignano: Si trovano un po’ tutte le specialità torinesi e piemontesi.
  • ICAF: Dal 1965, ICAF produce la classica caramella Gianduja ai gusti di frutta.

L'Evoluzione del Caffè e la Sostenibilità

Per non parlare di re e imperatori e di quanti furti, aggressioni, conquiste abbiano attuato nei secoli per assicurarsene la coltivazione e il commercio. Non c’è pace neanche sulla sua origine: per qualcuno il suo nome deriva dalla parola araba “qahwa”, che significa “eccitante” e grazie a questo ne attribuisce l’origine proprio alla penisola arabica. Per altri, invece, il suo nome sarebbe collegato alla località Caffa, in Etiopia, dove il caffè nasce naturalmente e da cui avrebbe poi raggiunto lo Yemen, tra il XIII e il XIV secolo, seguendo i soldati etiopi nelle loro campagne di conquista.

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Se il vostro desiderio è quello di bere una buona tazzina di caffè, ma anche di farlo senza nuocere a niente e nessuno, la soluzione esiste. E sta nell’offerta di prodotti particolari, di cui viene certificata la provenienza e tutta la filiera che li porta dalle coltivazioni alle nostre tavole. A questo scopo ci sono, ovviamente, i prodotti riconducibili al commercio equo e solidale.

Esempi di Produzione Sostenibile

  • Nespresso - Master Origin Indonesia: Qualità Arabica, lavorato con metodo Wet-Hulled, certificato Fair Trade.
  • Lavazza - Capsule Compostabile Ricco: Capsula e caffè diventano compost, aroma di cioccolato, Arabica brasiliana.
  • Lavazza - Tierra: Miscele pregiate, rispetto della natura e delle culture locali. Include Bio Organic (certificazione BIO e UTZ), Perù-Ande (100% Arabica), e Brasile-Cerrado.

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