Cosa fare con il Bisolvon Sciroppo Scaduto: Guida Completa

Come comportarsi se si ritrova un farmaco scaduto nell'armadietto delle medicine? È ancora efficace o può essere pericoloso assumerlo? La risposta a queste domande è fondamentale per la nostra salute e sicurezza.

Cos'è e chi stabilisce la data di scadenza di un farmaco?

La data di scadenza di un farmaco è obbligatoriamente riportata su tutte le confezioni di medicinali e viene definita come il periodo di validità del medicinale. Questo periodo è autorizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in base alla valutazione dei dati forniti dal produttore del farmaco. La stessa AIFA sottolinea l'importanza della corretta conservazione dei medicinali per mantenerne inalterate le caratteristiche farmacologiche e terapeutiche per tutto il periodo di validità indicato sulla confezione, garantendone così la stabilità.

La Farmacopea Italiana ed Europea stabilisce che un medicamento è considerato stabile quando, in un determinato periodo di tempo, le sue proprietà essenziali non cambiano o cambiano entro limiti ritenuti accettabili. La data di scadenza è così definita come periodo di validità di un medicinale, ma la scadenza indicata sulle scatole delle medicine non è il risultato di uno studio di stabilità che ne abbia definito l’inefficacia o un possibile rischio per la salute.

L'indicazione della data di scadenza garantisce la sicurezza e l'efficacia d'impiego, cioè che la quantità del principio attivo e la potenza del farmaco rimangano sempre uguali all'interno di quel preciso periodo tra la produzione e la scadenza indicata. Chi produce un farmaco deve rispettare delle linee guida internazionali basandosi su test di stabilità accelerata. I test effettuati sulla stabilità dei prodotti sono sempre molto conservativi in quanto i test di stabilità a lungo termine richiedono impiego di tempo e risorse.

Bisogna però specificare che, se ben conservato, il farmaco non diventa inefficace il giorno dopo la scadenza né causa problemi. In letteratura non è riportato nessun caso di tossicità da farmaco scaduto, non bisogna quindi spaventarsi.

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Farmaci scaduti: quanto durano dopo la scadenza?

Da un punto di vista pratico, ci sono pochi studi che hanno indagato se alcuni prodotti perdessero quantità di principio attivo o potenza, con analisi condotte su un numero alto di farmaci. Un lavoro pubblicato nel 2019 su JPBA ha effettuato una revisione sistematica della letteratura e ha raccolto i dati dei pochissimi lavori disponibili sulla stabilità dei medicinali dopo la loro data di scadenza. Rientra in questa revisione il progetto SLEP (Shelf-Life Extension Program) condotto dalla FDA americana e pubblicato su Jama nel 2016: questo studio ha analizzato più tremila lotti su 122 tipi di farmaci diversi e ha dimostrato come quasi il 90% di questi prodotti fossero stabili per oltre un anno dalla scadenza indicata. Mediamente la stabilità si aggirava intorno ai 5 anni e mezzo, con una grossa variabilità: la percentuale di farmaci che rimanevano stabili dopo oltre un anno dalla scadenza era 90% e quella oltre i quattro anni era del 12%.

Un altro lavoro del 2012, pubblicato sempre su Jama, parte da un caso specifico: in una farmacia al dettaglio vengono scoperti, nei loro contenitori originali e non aperti, 8 farmaci con 15 diversi principi attivi scaduti da tempo, 28-40 anni. Si decide così di effettuare un'analisi a distanza 'record' dalla data riportata nelle confezioni. Il risultato è che in 12 su 14 dei composti testati era presente ancora il 90% della concentrazione di principio attivo.

Quindi, gli studi disponibili ci dicono che nel 90% dei casi, soprattutto per le formulazioni solide, non c'è una perdita del principio attivo. Il farmaco conserva stabilità e potenza anche a distanza di molti anni o molti mesi dopo la fine del periodo di stabilità indicato sulla scatola.

Perché non bisogna usare i farmaci dopo la data di scadenza: ecco i possibili rischi

La durata e la stabilità di un farmaco dipendono molto da come essi vengono conservati. Si parla di “farmaci integri e conservati in condizioni ottimali” quando questi non vengono esposti al calore, alle radiazioni nel caso di formulazioni sensibili alla luce e sono conservati in luoghi asciutti a temperature stabili. Col passare del tempo, e soprattutto se mal conservato, il farmaco può perdere la sua efficacia, in quanto il principio attivo o gli eccipienti contenuti nel medicinale potrebbero degradarsi.

In altri casi, le molecole del farmaco potrebbero subire delle modificazioni chimiche portando alla formazione di impurezze potenzialmente dannose o tossiche per il nostro organismo anche se, come abbiamo detto, questi scenari si verificano molto raramente. L’AIFA sottolinea comunque come non sia opportuno che il paziente valuti autonomamente se un farmaco scaduto sia utilizzabile o meno e quale sia la sua pericolosità, in base al suo giudizio su colore, odore o consistenza della formulazione.

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La data di scadenza, obbligatoriamente presente su tutte le confezioni di farmaci, si riferisce alla confezione integra e correttamente conservata. Ma cosa significa correttamente conservata? Si intende di tenere il farmaco in un luogo che: 1) non abbia elevate temperature e non sia esposto al sole, 2) non sia molto umido, 3) abbia i normali requisiti igienici. Inoltre, la data di scadenza viene indicata con due cifre relative al mese e quattro relative all'anno. Se non è segnalato anche il giorno la validità si intende fino alla fine del mese.

Quali sono i farmaci per cui bisogna fare più attenzione alla conservazione e alla data di scadenza?

Molto dipende dalle formulazioni: i medicinali liquidi sono quelli che hanno più probabilità di perdere di stabilità, mentre normalmente le compresse sono più durevoli. Superata la data di scadenza, il farmaco in formulazione liquida potrebbe presentare anomalie visibili ad occhio nudo (presenza di sedimenti, consistenza diversa, odore diverso) che rappresentano un indice di degradazione, tuttavia, non sempre eventuali cambiamenti sono osservabili a occhio nudo. Spesso gli effetti negativi di luce, aria e sbalzi di temperatura, dovuti alle ripetute aperture della confezione, possono deteriorare il principio attivo; in questi casi è buona norma annotare sulla confezione la data di prima apertura.

Per esempio le fiale e le siringhe vanno utilizzate subito al momento dell’apertura, la loro validità dura solo pochi minuti; per quanto riguarda granulati e polveri da sciogliere la validità dopo l’apertura è di pochi giorni (entro i 5 giorni); i colliri multidose e gli spray devono essere utilizzati entro i 15-20 giorni circa dalla loro apertura, mentre gli sciroppi entro 1-2 mesi dalla loro apertura.

Se un farmaco viene aperto la sua validità si riduce, a meno che le singole dosi non siano conservate singolarmente (fiale, pillole in blister, polvere in bustine, colliri monodose). Per dire con precisione quanto dura un farmaco dopo la prima apertura, bisogna fare una distinzione a seconda della forma farmaceutica (compresse, colliri, pomate ecc.).

  • Colliri: i colliri possono essere monodose o in flacone multidose. I monodose vanno conservati sotto i 25°C e permettono di usare una piccola ed unica dose di prodotto; ciò che rimane va consumato nelle 24 ore. Il flacone multidose va conservato sotto i 25°C e, una volta aperto, deve essere utilizzato entro massimo 15/30 giorni successivi a seconda dei casi.
  • Compresse/capsule: le compresse sigillate in blister non si alterano e non si danneggiano, quindi la loro scadenza rimane quella riportata sulla confezione; quelle racchiuse in flaconi, una volta dissigillato il coperchio, vanno consumate entro 4/6 mesi.
  • Pomate: le pomate una volta aperte hanno una durata media da 3 a 6 mesi.
  • Sciroppi: gli sciroppi (espettoranti, sedativi per tosse secca, antibiotici) vanno conservati sempre sotto i 25 °C. La durata, una volta aperto il flacone, è di 1 o 2 mesi, quindi, anche se avanza il prodotto, ricordatevi di non utilizzarlo l’anno successivo!
  • Fiale e fialoidi: una volta aperte, le fiale hanno una durata di pochi minuti perciò vanno utilizzate immediatamente! Questo perché sono sterili e il contatto con l'aria annulla la sterilità. I flaconcini bevibili devono essere utilizzati entro pochi minuti dall’apertura, soprattutto se sono stati preparati.

Come conservare i farmaci per non danneggiarli?

La durata e la stabilità di un farmaco dipendono molto da come essi vengono conservati. Si parla di “farmaci integri e conservati in condizioni ottimali” quando questi non vengono esposti al calore, alle radiazioni nel caso di formulazioni sensibili alla luce e sono conservati in luoghi asciutti a temperature stabili.

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In linea generale, come suggerito anche dal Ministero della Salute, i farmaci dovrebbero essere conservati in luoghi freschi (al di sotto dei 30°C), asciutti ed al riparo dalla luce per evitare alterazioni dovute a umidità, luce e temperature elevate. Andrebbero dunque evitati armadietti in bagno o cucina che sono spesso i luoghi più umidi della casa, ma anche vicinanza a fonti di calore come termosifoni o elettrodomestici o finestre esposte al sole.

Bisogna inoltre leggere sempre sul foglietto illustrativo la sezione “Come conservare il medicinale” per verificare se bisogna usare delle particolari accortezze. Le frasi che si possono trovare sono ad esempio: non conservare al di sopra di 30 °C; non conservare al di sopra di 25 °C; conservare tra 2 °C e 8 °C; non congelare nè mettere in frigorifero; sotto zero - conservare nel freezer. Alcuni medicinali, infatti, come le insuline o alcuni colliri, vanno tenuti in frigorifero.

Smaltimento farmaci scaduti: ecco come farlo correttamente

I medicinali rientrano fra i rifiuti urbani pericolosi e non possono essere buttati nella pattumiera. Mentre la scatola esterna di cartone e il foglietto illustrativo vanno buttati nella carta, il farmaco va portato, all'interno della propria confezione o blister, nei cesti dedicati allo smaltimento di questi prodotti, presso le farmacie. In questo modo entrano nel percorso di trattamento specifico dei rifiuti speciali. Altra cosa da non fare mai è svuotare i flaconi di farmaci, per esempio antibiotici in sciroppo, negli scarichi di casa. I medicinali, infatti, possono finire nei fiumi e nei mari attraverso le acque reflue, aumentando così il rischio di selezionare batteri resistenti.

Un'altra cosa importante da ricordare è che i medicinali scaduti sono potenzialmente pericolosi sia per l’uomo che per l’ambiente e vanno gettati negli appositi contenitori presenti in farmacia.

Consigli utili

  • Evitare di fare scorte di farmaci: spesso le medicine sono acquistate in maniera preventiva, e poi queste scadono e devono essere buttate.
  • Bisogna, invece, farsi prescrivere solo i farmaci che servono realmente e acquistare solamente quelli necessari, per evitare di andare incontro a questo problema.
  • Controllare periodicamente i medicinali che abbiamo a casa.
  • In caso di viaggi è bene non fare scorte inutili di farmaci ma acquistare e portare con sé solo lo stretto necessario.

Spesso ci accorgiamo di avere in casa farmaci scaduti proprio nel momento in cui ne abbiamo bisogno. Che fare allora: possiamo chiudere un occhio e assumerli ugualmente oppure corriamo dei rischi? Vediamo cosa significa data di scadenza, quali sono le regole e le eccezioni, se si possono usare farmaci scaduti ed i casi in cui è meglio non farlo.

Ricordiamo che la corretta conservazione dei medicinali serve a mantenerne inalterate le caratteristiche farmacologiche e terapeutiche per tutto il periodo di validità indicato sulla confezione, in quanto ne garantisce la stabilità, requisito essenziale perché possano esplicare a pieno l'attività terapeutica attesa.

Bisolvon Linctus: Informazioni importanti

Indicazioni

Bisolvon sciroppo è un mucolitico: fluidifica cioè i depositi di muco viscoso nelle vie respiratorie e ne facilita così l'eliminazione.

Quando non deve essere usato

  • Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Il farmaco è controindicato nei bambini di età inferiore ai 2 anni.
  • Allattamento.

Avvertenze

  • Il trattamento con Bisolvon sciroppo comporta un aumento della secrezione bronchiale (questo favorisce l'espettorazione).
  • Non usare per trattamenti protratti.

Come usare Bisolvon Sciroppo

Si consigliano i seguenti dosaggi salvo diversa prescrizione medica:

  • Adulti: 5 - 10 ml 3 volte al giorno. All'inizio del trattamento, può essere necessario aumentare la dose totale giornaliera fino a 48 mg divisa in tre volte.
  • Bambini di età superiore ai 2 anni: 2,5 - 5 ml 3 volte al giorno.

Si consiglia l'assunzione del farmaco dopo i pasti. Consultare il medico se il disturbo si presenta ripetutamente o se avete notato un qualsiasi cambiamento recente delle sue caratteristiche. Attenzione: usare solo per brevi periodi di trattamento.

Dopo la prima apertura del flacone, il prodotto deve essere consumato entro 12 mesi; trascorso tale termine il prodotto in eccesso deve essere eliminato.

Tabella riassuntiva sulla conservazione dei farmaci dopo l'apertura

Forma farmaceutica Durata dopo l'apertura
Colliri monodose 24 ore
Colliri multidose 15-30 giorni
Compresse in flacone 4-6 mesi
Pomate 3-6 mesi
Sciroppi 1-2 mesi
Fiale Pochi minuti

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