"L'italiano" di Toto Cutugno: Un Inno all'Italia

Nuovo appuntamento con “Canzone per te”, la rubrica che ogni settimana ti porta alla scoperta di una canzone diversa, cercando di capire il significato e il messaggio che vuole trasmettere attraverso la sua musica e le sue parole. La canzone protagonista di questa settimana è “L’italiano” di Toto Cutugno.

Il significato della canzone di Toto Cutugno L'Italiano è certamente tra le canzoni più evocative e significative della carriera di Toto Cutugno, nonché della canzone italiana moderna. Il pezzo, che elenca i vizi e le virtù degli italiani, legandoli a fenomeni e manifestazioni tipiche della gente che abita la penisola, appare uno spaccato dell'Italia degli anni '80.

In definitiva, “L’italiano” risulta essere uno dei manifesti della musica italiana e, più in generale, dell’essere italiani. L’importanza e il valore che questo brano ha assunto nel corso degli anni lo hanno portato ad essere posto sullo stesso livello di altre “pietre miliari” della discografia nostrana come “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, “Azzurro” di Adriano Celentano, “Gloria” di Umberto Tozzi e “Caruso” di Lucio Dalla.

La storia e il contesto della canzone

Se c'è una canzone che ha segnato la storia recente del Festival di Sanremo, quella è L'Italiano, il successo di Toto Cutugno del 1983, divenuta all'istante un classico, nonostante il mancato successo in classifica al Festival di quell'anno. Canzone che Francesco Gabbani propone sul palco dell'Ariston a Sanremo 2020. Una canzone che Toto Cutugno portò in gara al Festival nel 1983, classificandosi in quinta posizione, consolandosi tuttavia con la vittoria assegnatagli dagli italiani da casa con il concorso Totip "Cantanti e vincenti".

La canzone era stata inizialmente scritta dal cantautore per Adriano Celentano, che poi non accettò di inciderla. Per fortuna di Cutugno, se si considera l'enorme successo internazionale della canzone, che nel corso degli anni è diventata, di fatto, una delle più note al mondo. Oltre al quinti posto in classifica, la canzone si piazzò al secondo posto nella classifica del premio della critica assegnato dai giornalisti, dietro a Vacanze romane dei Matia Bazar e davanti a 1950 di Amedeo Minghi.

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Inizialmente la canzone era stata scritta da Toto Cutugno per il collega e amico Adriano Celentano, che però rifiutò di cantarla, affermando che non aveva bisogno di dire di essere un italiano vero, dato che la gente già lo sapeva.

Il significato del testo

“L’italiano” rappresenta un autentico manifesto del Bel Paese. “Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare. Sono un italiano”: sono queste le parole con cui si apre il testo e che rappresentano anche parte del ritornello. L’artista risulta essere orgoglioso e fiero di essere italiano, nonostante gli innumerevoli difetti e le problematiche tipiche di questo Paese.

“Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come Presidente. L’autore racconta alcune delle caratteristiche più diffuse degli italiani, ma pone in risalto anche la singolarità di questo popolo. “Buongiorno Italia con i tuoi artisti, con troppa America sui manifesti. Con le canzoni con amore, con il cuore, con più donne sempre meno suore”: il riferimento agli Stati Uniti d’America è chiaro ed evidente.

Nel 1983, infatti, l’influenza del modello americano risultava essere sempre più forte e notevole anche su un Paese tradizionalista e legato alle proprie abitudini come l’Italia. Il testo poi continua sullo stesso binario: “buongiorno Italia che non si spaventa e con la crema da barba alla menta, con un vestito gessato sul blu e la moviola la domenica in TV”. Ancora una volta Toto Cutugno è attento nel selezionare e indicare le peculiarità e le abitudini tipiche degli italiani. In particolare, la “moviola la domenica in TV” risulta essere un vero e proprio classico del Bel Paese.

Ovviamente, quando si parla di “italianità”, non possono mancare i riferimenti al caffè, rigorosamente ristretto, e alla FIAT 600, l’automobile prodotta a partire dal 1955 che rappresentò il simbolo del boom economico italiano: “buongiorno Italia col caffè ristretto, le calze nuove nel primo cassetto.

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All’interno del ritornello l’orgoglio e la fierezza di essere italiani emergono fortemente sia per mezzo delle parole che tramite l’interpretazione dell’artista toscano: “lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare una canzone piano piano. Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero.

Il testo della canzone

Ecco il testo completo della canzone:

Lasciatemi cantare
Con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare
Sono un italiano
Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente
E un partigiano come presidente
Con l'autoradio sempre nella mano destra
Un canarino sopra la finestra
Buongiorno Italia con i tuoi artisti
Con troppa America sui manifesti
Con le canzoni, con amore
Con il cuore
Con più donne e sempre meno suore
Buongiorno Italia, buongiorno Maria
Con gli occhi pieni di malinconia
Buongiorno Dio
Lo sai che ci sono anch'io
Lasciatemi cantare
Con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare
Una canzone piano piano
Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero
Buongiorno Italia che non si spaventa
Con la crema da barba alla menta
Con un vestito gessato sul blu
E la moviola la domenica in TV
Buongiorno Italia col caffè ristretto
Le calze nuove nel primo cassetto
Con la bandiera in tintoria
E una Seicento giù di carrozzeria
Buongiorno Italia, buongiorno Maria
Con gli occhi pieni di malinconia
Buongiorno Dio
Lo sai che ci sono anch'io
Lasciatemi cantare
Con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare
Una canzone piano piano
Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero
Lasciatemi cantare
Con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare
Una canzone piano piano
Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero

Il cantautore aveva scritto il brano per Adriano Celentano, che rifiutò (salvo poi pentirsene) di cantarlo. Toto Cutugno decise comunque di portarlo al Festival di Sanremo 1983, dove si classificò in quarta posizione. La sua musicalità, il ritornello così semplice e così efficace, le capacità artistiche del suo interprete resero però il brano immortale.

Il Presidente Partigiano

Ma chi è il presidente partigiano de L’Italiano di Toto Cutugno? Il cantautore parla di Pertini, che negli anni della Seconda Guerra mondiale era stato arrestato, esiliato e confinato proprio per le sue idee contro il regime fascista. Partigiano, appunto, come sarebbe stato ricordato dal soprannome fissato nella storia anche con questa canzone. Anni ’80, appunto, e quindi ancora guerra fredda: per questo “troppa America sui manifesti”.

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L’Italiano di Toto Cutugno non è solo una canzonetta sull’Italia, ma contiene anche qualche piccola considerazione sociale. Poi il ritornello, uno dei più noti nella storia della musica italiana, riporta a quel senso di spensieratezza, di voglia di cantare: “Lasciatemi cantare/Con la chitarra in mano/Lasciatemi cantare/Una canzone piano piano/Lasciatemi cantare/Perché ne sono fiero/Sono un italiano/Un italiano vero”.

Il rifiuto di Celentano e il successo di Cutugno

Una curiosità, non conosciuta da tutti, è che L’Italiano era stata proposta ad Adriano Celentano, che la rifiutò. Ciao Toto! Ricordo che eravamo in macchina, una cinquecento credo, e tu insistevi perché io incidessi “L’italiano”. Una superbomba appena ultimata la notte prima che ci vedessimo. “Non ho dormito tutta la notte pensando al successo che faremo, tu come interprete, e io come autore”.

Il brano era davvero forte, ma ciò che più di tutto mi frenava era proprio la frase più importante: “Io sono un italiano vero”. Una frase oltretutto insostituibile, in quanto è proprio su questa che si regge l’intera impalcatura di quella grande opera. E io sentirmi pronunciare: “Sono un italiano vero” mi sembrava di volermi innalzare. Lui non credeva alle sue orecchie: “Ma non capisci che è proprio questo il punto, io l’ho scritta pensando a te, perché tu sei davvero un italiano vero”.

“Sì lo so”- gli dissi io -però non mi va di dirlo io. Non sempre ma a volte la troppo scrupolosità si può trasformare in una cazzata mondiale. Però nonostante tu l’abbia cantata come l’avrei cantata io, oggi, se la dovessi ricantare la canterei esattamente come l’hai cantata tu! Eri e rimarrai, un grande indimenticabile! Ti voglio bene.

Anni dopo, di certo, Adriano Celentano può avere qualche rimpianto su L’Italiano. O forse no, perché comunque è passata la storia con Toto Cutugno.

L'eredità di Toto Cutugno

L’Italiano è il brano che da solo è sufficiente a rappresentare nel senso più pieno la personalità del cantante recentemente scomparso. Toto Cutugno nella sua vita artistica ha attraversato almeno tre fasi: a ventiquattro anni il blando tentativo pop-prog con il gruppo degli Albatros. La canzone più celebre resta Volo AZ 504, caratterizzata dalla presenza massiva di tastiere e di synth e da un testo deliberatamente maschilista-antiabortista.

Un ragazzo prova a trattenere una ragazza: “Potevo lasciarti avere il bambino ma ti rendi conto, cosa sarebbe successo? Siamo nel 1976, un periodo caldo. L’Italia è alle prese con il Terrorismo e con innumerevoli spaccature sociali. Il mondo musicale, soprattutto quello della musica leggera, è animato da spinte progressiste. Ha sostenuto l’approvazione della Legge sul Divorzio e adesso guarda con favore anche alla regolamentazione dell’Aborto.

Nel 1977 le strade degli Albatros e di Toto Cutugno si dividono. Il nostro sta iniziando la sua seconda fase artistica: quella della composizione di testi. Ne scrive tanti, quasi tutti di ottimo livello. Canzoni scritte su misura, con testi, metriche e tematiche che si adattano alla perfezione alla personalità di un artista come il Molleggiato. Celentano, con le canzoni scritte per lui da Cutugno, resterà al primo posto della classifica per molte settimane consecutive.

La fama di gran paroliere giunge alle orecchie dei vertici Fininvest che lo scritturano per le sigle televisive dei seguitissimi quiz di Mike Bongiorno. Nel frattempo, Toto Cutugno ha trovato il tempo per partecipare al Festival di Sanremo e il modo di vincerlo. È il 1983 l’anno in cui Toto Cutugno diventa Toto Cutugno. Partecipa nuovamente al Festival di Sanremo con L’Italiano. Non solo una canzone, un marchio di fabbrica.

È il 4 febbraio 1983: Toto sale sul palco dell’Ariston in un contesto scenico tipicamente anni Ottanta. Tuttavia, la musica che s’irradia nel teatro suona intima e calda e a casa il risultato non è da meno. Il brano è aggregante, una marcetta che l’autore ha infarcito di cliché e stereotipi dell’italiano medio. Strano destino quello di Toto Cutugno. L’Italiano si regge su una musica elementare ma le parole hanno emozionato una larga fascia di pubblico.

È una canzone che stupisce per essere profondamente sincera: modi di essere e di fare, tic, vizi e virtù degli italiani presentati in ordine filologicamente consequenziale. Lo raccontò direttamente il suo autore, cinque anni fa. Toto Cutugno rilasciò un’intervista al Corriere della Sera, ricordando una tournee in Canada. Una sera si trovava a Toronto davanti ad un pubblico di 3.500 persone. Pensò che ne avrebbe fatto una canzone, da dedicare a quella gente.

Il testo fu composto di getto, durante un pasto al Mamma Rosa, un piccolo ristorante italiano. Aveva con sé la chitarra e cominciò a cantare. A un certo punto si fece dare un foglio di carta, abbozzò un La minore-Re minore, e il testo sgorgò di getto. Con grande umiltà - aggiungiamo noi - dopo aver scritto L’Italiano, Cutugno la propose a Celentano. Ma Celentano non si riconobbe in quel testo. Dal suo punto di vista, il ragionamento non faceva una piega: “non ho bisogno di dire che sono un italiano vero, io lo sono già”.

Ad un certo punto, agli organizzatori del Festival, saltò in mente un’idea grottesca: farla eseguire a Gigi Sabani che l’avrebbe cantata nello stile di Celentano. Aveva scritto L’Italiano ispirato dagli occhi di quel pubblico di italiani che lo fissavano. Si era verificato qualcosa di molto simile un secolo prima. Accadde per una delle canzoni italiane più popolari. Nel 1898 venne presentata ‘O sole mio.

Questa canzone, nota in tutto il mondo, venne scritta in un luogo molto lontano e “diverso” da Napoli, a Odessa, in Ucraina. Si trovava in tournée: decisive saranno le annotazioni del suo amico Giovanni Capurro, che qualche giorno prima gli aveva suggerito di “mettere Napoli in musica”, descriverne le immagini più immediate e spontanee. Di Capua aveva di fronte il Mar Nero ma in quel momento sentì così forte la nostalgia per la sua napoletanità e per la sua terra, che ancora oggi viene difficile credere che ‘O sole mio sia stata scritta in Ucraina.

La prima cosa che arriva ascoltando ‘O Sole mio sono i modi di dire, di essere e di fare, impressi nel cuore di ogni napoletano. Come per ‘O sole mio, L’Italiano è il frutto di un momento di nostalgia, nel quale si cerca di annullare le distanze con il potere dei ricordi.

Per tutta l’estate, siamo rimasti in attesa del pezzo con cui identificare il “tormentone musicale 2023”. Ebbene, abbiamo assistito a vari tentativi, goffi e sconclusionati, privi di frasi di senso compiuto o di fiammate poetiche degne di menzione.

L’Immortale caffè ristretto

L’immancabile caffè ristretto per il buongiorno di Toto Cutugno - 1983 L’italiano è una delle canzoni più famose della carriera di Toto Cutugno (scomparso il 22 agosto 2023). Il brano fu presentato in gara al Festival di Sanremo 1983 e si classificò al quinto posto. A trionfare, quell’anno, fu Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà”. Il successo del pezzo fu. però, inarrestabile.

Conquistò il primo posto della classifica italiana e venne tradotta in diverse lingue, dal cinese al finlandese. All’estero è ancora oggi una delle canzoni simbolo del nostro Paese.Originariamente fu pensata per Adriano Celentano ma lui rifiutò il pezzo.

L’Italiano: un inno all’orgoglio italiano

Il brano è un inno di orgoglio italiano, con i simboli e luoghi comuni narrati con fierezza. Dalla chitarra in mano agli spaghetti, insieme ai grandi artisti e all’amore, all’emotività. Toto Cutugno è stato uno dei grandi interpreti della musica leggera italiana, cantando pezzi come "Solo noi", "Voglio andare a vivere in campagna", ma tra i brani che lo hanno portato maggiormente al successo c'è, senza dubbio, "L'Italiano", presentato a Sanremo nel 1983, dove si classificò quarto.

Il cantautore si è spento all'età di 80 anni, al San Raffaele di Milano, dopo una lunga malattia, ma la sua canzone rimarrà per sempre un simbolo del popolo italiano, che racchiude il racconto delle abitudini del Bel Paese, tra luoghi comuni e verità, nei cui versi le generazioni precedenti potevano riconoscersi e a cui quelle contemporanee sentivano di appartenere. La canzone, in realtà, era stato concepita inizialmente perché la cantasse Adriano Celentano, che però rifiutò.

Da questo "no", però, si è poi decretato il successo di Cutugno, divenuto famoso anche all'estero. Lasciatemi cantare Perché ne sono fiero Sono un italiano Un italiano vero

"L'Italiano" è tra le canzoni che hanno segnato in maniera indelebile la carriera di Toto Cotugno, oltre che la storia della musica leggera italiana. Il brano si struttura come un lungo elenco dei vizi e dei pregio degli italiani, raccontati attraverso gesti e manifestazioni di tutti i cittadini del Bel Paese. Quello che emerge è un vero e proprio spaccato dell'Italia degli Anni Ottanta, in cui si parla di religione, di calcio, di Pertini noto per essere stato il "presidente partigiano" descritto nella sua immagina più iconica.

Da questa canzone, che partecipò a Sanremo nel 1983, classificandosi al quarto posto, Cutugno ha avuto una grandissima popolarità, divenendo celebre anche all'estero, riscontrando i gusti delle popolazioni dell'est Europa, soprattutto in Russia, dove il festival della canzone italiana ha sempre riscosso un grande successo, divenendo uno degli eventi più amati dello spettacolo italiano.

Rivalutazione dell'identità italiana

Quando nel 1983 Toto Cutugno presentò la sua canzone «L’Italiano» al Festival di Sanremo, tutti pensammo che avrebbe dovuto cantarla Adriano Celentano. Sembrava fatta su misura per lui. A dir la verità, in quei tempi - beata ingenuità - non sapevamo che Celentano non se le scriveva lui le canzoni. Poi abbiamo visto la mole di chi le scriveva. Eppure era Celentano il nostro idolo. Le canzoni erano sue perché le cantava lui.

Poi abbiamo saputo che Celentano si era rifiutato di cantarla e ci restammo male. Ma perché aveva detto di no? Oggi Celentano offre due versioni al gran rifiuto. Una è che poteva sembrare un’autocelebrazione. L’altra è che in quei tempi non ci si poteva vantare di essere italiani. I giovani non possono ricordarlo, ma l’italiano che andava in Germania veniva ancora considerato un traditore, o quantomeno inaffidabile.

L’armistizio dell’8 settembre non l’avevano proprio mandato giù, dimenticando che uno stato non è una persona, ma un ente. Gli italiani non avevano voluto l’armistizio e ancora meno avevano voluto la guerra. E comunque era acqua passata per tutti coloro che erano nati dopo il 1945. Se andavi negli Stati uniti gli italiani erano mafiosi. In Francia eravamo semplicemente considerati cugini minori. In Inghilterra eravamo bravi solo a fare i camerieri.

Quando Toto Cutugno uscì con la canzone «L’Italiano», molti pensarono che fosse un cantastorie vanaglorioso. In quei tempi se parlavi bene di Italia, di Italiani, di Tricolore, di Inno nazionale… venivi considerato un nostalgico. Un fascista. Ricordo un commentatore radiofonico che aveva detto che la canzone di Toto Cutugno era un omaggio ad Almirante, lo storico segretario del MSI, ignorando che nel sesto capoverso della canzone aveva scritto «Un partigiano come presidente» (Sandro Pertini).

Insomma, eravamo ancora delle pezze da piedi… Poi abbiamo vinto i mondiali di calcio nel 1982 e, guarda caso, meno un anno dopo Toto Cutugno esce con questa canzone che descrive gli italiani non solo per i suoi difetti ma anche per i suoi pregi. Al Festival di Sanremo si è piazzato solo quinto, ma nel giro di pochi mesi è andato in testa alle classifiche e infine raggiunge il Disco d’oro.

Viene tradotto in moltissime lingue, tra le quali il finlandese e il cinese. Pare che quest’ultima l’abbia anche cantata l’autore… Insomma, il mondo aveva rivalutato l’Italiano prima degli italiani. Era solo l’inizio. Anni dopo il presidente Ciampi sdoganò l’Inno di Mameli e improvvisamente sentire l’inno nazionale grazie ai campioni sportivi iniziò a metterci i brividi alla schiena.

Poi si volle riguardare la storia con un occhio più obiettivo e scoprimmo finalmente che le Foibe erano esistite davvero. Siamo rimasti antifascisti, ma ora siamo fieri di avere la Costituzione più bella del mondo. Mezzo mondo copia i nostri prodotti alimentari, il prosecco ha battuto numericamente lo champagne, persino il PIL sta facendo rabbia al resto d’Europa. Oggi Celentano ha rilasciato al Corriere la dichiarazione che rifiutare di cantare L’Italiano e stata una «ca….a» mondiale. I puntini li ha messi il giornale, non noi, ma se fosse cavolata non avrebbe messo i puntini.

Abbiamo esagerato ad attribuire a Toto Cutugno l’incipit della ripresa morale del nostro Paese? Può darsi, ma a noi piace ricordarlo così. Grazie Toto.

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