La storia della città di Belluno è strettamente collegata alla storia del Corpo degli Alpini, di cui l’anno scorso si è celebrato il 150° anniversario di costituzione. Lo testimoniano i tanti Reparti delle Truppe Alpine che hanno avuto sede nel suo territorio e le tante infrastrutture militari ancora presenti.
Le Origini e la Costruzione
Nel 1908 il Genio Militare di Belluno, su indicazione del Ministero della Guerra, informa il Sindaco della Città che a causa delle modificazioni dell'ordinamento dell'Esercito, il presidio di Belluno dovrà essere aumentato. All'epoca era presente la sola caserma "Fantuzzi", giudicata insufficiente per ospitare il numero di truppe previste dal piano di difesa. Belluno dovrà ospitare un nuovo reggimento di Alpini e un reggimento di Artiglieria, rendendo quindi necessaria la realizzazione di due nuove caserme.
È del 1910 il contratto tra il Regno d'Italia e il Comune di Belluno per l'acquisto di terreni in località Mussoi per l'edificazione delle due nuove strutture. A tale scopo il Comune si impegna con la cifra di 150.000 lire. I terreni sono in parte proprietà del Sovrano Ordine di Malta, ma in parte già ceduti a terzi i quali resistono fino in tribunale alla cessione. Per tale motivo l'amministrazione Militare di Padova in base alla legge 25 1865, emette un decreto di occupazione del terreno per cause di pubblica utilità. Il 9 febbraio 1910, l'Ufficio Autonomo delle Fortificazioni di Belluno pubblica l'avviso d'asta per la costruzione delle due caserme.
La caserma destinata all'artiglieria avrà un costo stimato di 670.000 lire, mentre quella destinata al reggimento Alpini avrà un costo di 775.000 lire. L'edificazione iniziò poco dopo e tra il 1912 e il 1913 le due strutture furono completate e consegnate ai reparti il 1° ottobre 1913.
Intitolazione e Utilizzo
L'intitolazione ufficiale delle due caserme avviene nel 1919. Alla medaglia d'Oro Michele D'Angelo è dedicata la caserma d'artiglieria, mentre alla medaglia d'Oro Tommaso Salsa, viene intitolata l'altra struttura.
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Il 23 maggio 1926, alla presenza del Re d'Italia, viene inaugurato il monumento ai caduti del Settimo Alpini nella caserma "Salsa". Il monumento realizzato dallo scultore, già tenente degli Alpini, Silvio Zaniboni, viene completato poi nel 1937 con la deposizione alla sua base di un'urna di metallo contenente la terra dei luoghi in cui il Settimo ha combattuto. Tale urna è iniziativa del comandante dell'epoca, colonnello Carlo Ghe, il quale la disegna e la fa realizzare in ferro battuto. Tutto intorno sono piantati alberi dedicati alle medaglie del reparto.
Ricorrendo nel 1937 il cinquantenario del reparto, il colonello Ghe decide anche la creazione di un Museo-Sacrario da realizzarsi nei locali della caserma. Tale Museo Sacrario viene inaugurato il 13 dicembre 1939 nei locali del comando Reggimento al primo piano.
Fino alla seconda guerra mondiale le due caserme ospitano il 7° Alpini e il 3° Reggimento Artiglieria da Montagna. Nel dopoguerra, a partire dal 1° luglio 1953, la caserma "Salsa" ospita il Battaglione" Belluno" del 7° Reggimento Alpini, mentre la caserma" D'Angelo" ospita il Gruppo" Lanzo" del 6° Reggimento Artiglieria da Montagna.
Con lo scioglimento dei reggimenti nel 1975, la situazione rimane pressoché invariata. Il battaglione "Belluno" rimane alla caserma "Salsa", mentre il gruppo" Lanzo" continua a utilizzare la caserma "D'Angelo". Il 26 marzo 1991 il Gruppo "Lanzo" lascia Belluno per trasferirsi a Bassano del Grappa. Le caserme vengono quindi unificate e utilizzate dal Battaglione "Belluno" prima e poi dal 16° Reggimento " Belluno". Con lo scioglimento del reggimento nel 2004, la caserma viene utilizzata per alcuni mesi dal Nucleo Stralcio.
Il Museo Storico del 7° Reggimento Alpini
Il 13 dicembre 1939 fu inaugurato il museo del 7º Alpini voluto dal comandante col. Carlo Ghe per ricordare i Caduti del Reggimento. Ma dal settembre 1943, sciolto il 7º, alla caserma Salsa di Belluno si temette che i suoi reperti finissero in mano agli occupanti.
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I tedeschi si insediarono anche nella caserma del 7°, all’inizio del 1944, disposero il trasferimento in Germania dei cimeli del sacrario; fu allora che il rag. Amedeo Burigo - che era stato capitano del Settimo - decise di agire per salvare l’insostituibile materiale storico. Entrato in caserma con tre “assistenti”, il bravo capitano Burigo nascose in varie casse tutti i cimeli del reggimento: i labari e i vessilli dei battaglioni, la bandiera del 14° Genio che era stata affidata al 7°, la bandiera col sangue del sottotenente Furio Nodus che fu il primo ufficiale del reggimento caduto in Albania, medaglie, trofei di guerra, fotografie, armi, diari storici, tutta la biblioteca reggimentale. Caricate su un carro, le casse uscirono dalla caserma per raggiungere un nascondiglio sicuro. Finite le dure vicende belliche, Burigo consegnò le preziose testimonianze che aveva salvato ed ebbe un encomio dal Ministero della Guerra (19 settembre 1945) e una letterina di riconoscimento da altro ministro.
La scarsa visibilità del Museo del 7° è sempre stato un cruccio per il compianto presidente Mario Dell’Eva che ha sempre ambito di trovare locali consoni a far partecipe il maggior pubblico possibile all’esposizione del numeroso materiale. Alla ritrosia dei militari comandanti del 7°, detentori legittimi della disponibilità dei reperti, si aggiungeva la difficoltà di reperire a Belluno un sito adeguato, ma intanto il materiale deperiva con scarsa cura e più volte fu paventato anche il trasferimento in altri luoghi, se non addirittura la sua dispersione.
La soppressione della Brigata “Cadore” e di numerosi reparti Alpini diedero la stura alle reali preoccupazioni della Sezione Alpini di Belluno di perdere questo patrimonio e furono così, in modo più o meno larvato, interessati varie istituzioni affinché si provvedesse a trovare una ubicazione stabile e che almeno fosse redatto un inventario di tutto il materiale disponibile. Fu proposta anche la costituzione di un comitato in difesa del Museo per salvaguardarne la permanenza in Belluno, coinvolgendo anche le Sezioni Alpine di Feltre, Cadore e Valdobbiadene affinché ne fosse curato il trasferimento e la migliore gestione dei reperti.
Tentativi di Salvaguardia e Trasferimento
Purtroppo il tempo passava e non si approdava ad alcun risultato ma i numerosi solleciti della Sezione Alpini di Belluno ottennero almeno che, il Presidente della Provincia di Belluno, Oscar De Bona, il 17.02.1997, scrivesse ai vari uffici militari auspicando che tutto il materiale inerente la raccolta di cimeli storici del museo del 7° Alpini non andasse trasferita al di fuori della Provincia di Belluno.
Alle preoccupazioni e proposte dell’A.N.A. seguirono varie assicurazioni:
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- Il 17.03.1997, il Generale Comandante del 4° Corpo d’Armata Alpino Angelo Becchio, assicurava per il mantenimento dei cimeli del Museo in Belluno nella caserma Salsa sede del 16° rgt. alp. “Belluno”.
- Il 12.01.1998, il gen. C.A. Salvatore Sabatino, comandante la Regione Militare Nord Est, concordava con le soluzioni prospettate dall’A.N.A. di trovare adeguata sistemazione nella caserma “Fantuzzi”.
- Il 23.07.1998, Il sindaco di Belluno Maurizio Fistarol, concordando per la redazione dell’inventario, rilevava di non breve durata le trattative in corso per l’acquisizione delle caserme “Tasso” e “Fantuzzi”.
- Il 24.07.1998, il gen. Primo Gadia, dal Capo di Stato Maggiore Regione Militare Nord, tranquillizzava sulla sorte del museo del 7°, ricordando che il sindaco di Belluno, in trattativa per l’acquisto della Fantuzzi, avrebbe espresso l’intendimento a riservare tutto il piano terra dell’immobile per la sua dislocazione.
- Il 19.10.1998 il gen. Pasquale De Salvia Comandante le Truppe Alpine con sede in Bolzano conveniva sulla disponibilità per le soluzioni proposte dall’A.N.A..
Le cose andavano però per le lunghe e emergevano oggettive impossibilità di trovare disponibilità di locali in città. Finalmente il presidente della Provincia offrì alcuni locali di villa Patt in Sedico, che dista da Belluno soltanto 11 chilometri e teneto conto che la consegna del materiale del museo doveva essere assicurata ad un ente o istituzione che garantisse affidabilità e continuità costante per il futuro, il Consiglio Direttivo della Sezione Alpini di Belluno, il 29.01.2000, unanimemente decideva di aderire alla soluzione offerta dalla Provincia.
Subito dopo Franco Patriarca, presidente della Sezione Belluno, comunicava alla Provincia l’unanime consenso per la sistemazione dei locali destinati al museo, offrendo ogni possibile appoggio anche di manodopera. All’incontro che seguì il 10.02.2000, tra i componenti della presidenza della Sezione (Patriarca - Poncato - Cadore - Dal Borgo - Dell’Eva) con il presidente della Provincia De Bona e l’assessore Todesco, la Sezione Alpini si concordò di richiedere ufficialmente il benestare al Comando Truppe Alpine per il trasferimento nella villa Pat (ex Villa De’ Manzoni) e l’affidamento del museo del 7° Alpini alla Provincia.
Il parere favorevole del comando militare, per il quale si adoperò anche il gen. Angelo Baraldo, giunse il 22.03.2000 e il 15.01.2001, il presidente della Sezione inviava alla Provincia il progetto estimativo di massima per il recupero di una porzione della villa Pat, elaborato dagli alpini Savio Alessandro - De Toni Renato. Finalmente, anche il 26.09.2002, il Comando Truppe Alpine, con il parere favorevole dello Stato Maggiore dell’Esercito, autorizzava il trasferimento dei cimeli dai locali del 16° CIL di Belluno a villa Pat in Sedico.
La Provincia ebbe quindi via libera per trovare i finanziamenti adeguati e predisporre un progetto per ristrutturare i locali dove allestire il museo. Il cammino fu ancora lungo, ma già nel 2002 furono approvati sia il progetto preliminare e sia quello esecutivo in linea tecnica; poi il finanziamento con i contributi della Regione Veneto e della Fondazione Unicredit Banca spa e infine, il 20 dicembre 2005 poterono iniziare anche i lavori d’allestimento del museo del 7° Reggimento Alpini, che racconta la situazione storica nell’arco temporale dell’esistenza del 7° Reggimento Alpini.
Inaugurazione a Villa Patt di Sedico
Per celebrarne gli 80 anni la Sezione di Belluno, con il coordinamento del consigliere sezionale Ezio Caldart, ha organizzato una serata a Villa Patt di Sedico, oggi sede del Museo, in collaborazione con le Sezioni di Cadore e Feltre e con il patrocinio di Provincia, Comune di Sedico e 7º Alpini. I cori Ana Adunata, Ana Piave e Cadore, specchio delle realtà territoriali della provincia e dei battaglioni storici del 7º, hanno eseguito celebri canti dell’epopea alpina. Intervenendo, il Presidente della Provincia Roberto Padrin, il sindaco di Sedico Stefano Deon, il comandante del 7º col. Al termine della serata meritati riconoscimenti per la valida conservatrice Cristina Busatta e al cap. magg. capo Federico Patelli, suo appassionato collaboratore.
Le Sezioni di Belluno, Feltre, Cadore e Valdobbiadene si batterono per difenderlo sino a che, scartate le ipotesi delle caserme cittadine “Tasso” e “Fantuzzi”, nel 2005 la Provincia offrì la soluzione di Villa Patt a Sedico. Arrivarono nel frattempo i contributi di Regione Veneto e Fondazione Cariverona e il 2 giugno 2007 fu tagliato il nastro della struttura museale ideata dall’arch. Alberto Erseghe.
Il Museo Storico del 7° Reggimento Alpini è stato inaugurato il 2 giugno del 2007 in un'ala dell'ottocentesca Villa De Manzoni in località ai Patt di Sedico. Il museo ospita, in un nuovo allestimento, le raccolte appartenute originariamente al Museo Sacrario del 7° Alpini, che aveva sede nella Caserma Salsa di Belluno dal dicembre del 1939. Si possono ammirare documenti, foto, armi e cimeli provenienti dai vari luoghi in cui il 7° Reggimento Alpini si è cimentato in tempo di guerra e di pace. Di particolare rilievo sono le raccolte fotografiche della grande guerra e della guerra d'Etiopia, i diari storici e una nutrita raccolta di cartoline militari.
Il museo, gestito dal Servizio Cultura della Provincia, ripartì grazie anche alla collaborazione del personale del 7º e a importanti donazioni. Furono inventariate, digitalizzate e catalogate foto storiche e cartoline militari. Si allestirono nuove sale tematiche e pannelli didascalici anche per non vedenti, gigantografie, installazioni video. Al piano terra campeggia uno splendido plastico multimediale sulla Grande Guerra in provincia di Belluno: un’applicazione consente di utilizzare lo smartphone come audioguida multimediale.
Il museo è stato soggetto coordinatore del censimento dei beni della Grande Guerra della provincia di Belluno per conto della Regione del Veneto, potendo contare sulla disponibilità degli alpini della Sezione di Belluno per le aperture domenicali.
Belluno: Sinonimo di Alpinità
La storia della città di Belluno è strettamente collegata alla storia del Corpo degli Alpini. Lo testimoniano anche i nomi di tante località e manufatti cittadini: il “Ponte degli Alpini” con le due grandi statue raffiguranti due alpini poste alle estremità del manufatto, opere dello scultore locale Franco Fiabane, e col vistoso cappello alpino visibile nei pressi; i nomi di due rifugi posti sulle sovrastanti montagne “Settimo Alpini” e “Brigata Cadore”; il “monumento al Mulo” sito nei pressi del piazzale della stazione ferroviaria che rappresenta un alpino inginocchiato che dà da bere al suo mulo l’acqua contenuta nell’incavo del suo cappello alpino, opera dello scultore locale reduce di Russia Massimo Facchin.
Le Caserme di Belluno
A Belluno ci sono sei caserme, di cui due ancora attive: la “Fantuzzi”, costruita alla fine dell’800 e dal 1953 sede del Comando della Brigata Cadore col suo Quartier Generale (poi Rep. Comando e Trasmissioni) fino alla chiusura nel 1997; le caserme “Toìgo” e “Piave” sedi del battaglione Logistico della Brigata; le caserme “Tommaso Salsa” e “Cap. Costituita nel 1953 e sciolta nel 1997, ha avuto il suo comando / quartier generale nella caserma “Fantuzzi”.
Fino al 1976, inquadrava il 7° reggimento alpini, la cui sede era presso la Caserma Salsa ed il 6° rgt art da montagna, nell’adiacente caserma D’Angelo. Con la chiusura del livello organico dei reggimenti, dal 1976 ai primi anni ’90, passavano alle dirette dipendenze della Brigata i battaglioni alpini “Feltre” (caserma ‘Zannettelli’ a Feltre), “Pieve di Cadore” (caserme ‘P.F. Calvi’ e ‘Buffa di Perrero’ a Pieve di Cadore), “Belluno” (caserme ‘Salsa’ a Belluno e ‘XXII Marzo 1848’ ad Agordo ), i gruppi di artiglieria da montagna “Lanzo” (cas. ‘D’Angelo’), “Agordo” (Cas. ’Montegrappa’ a Bassano), il btg d’arresto Val Cismon (Cas. ‘Carlo Calbo’ a Santo Stefano di Cadore), il btg Logistico Cadore (caserme ‘Toìgo’ e ‘Piave’ a Belluno).
Nel 1963 la Brigata interviene coi suoi reparti in soccorso alle popolazioni di Longarone a seguito del tragico franamento del monte Toc nel bacino del Vajont. Concorre, nel 1977, all’opera di soccorso delle popolazioni friulane colpite dal sisma; analoghi interventi in occasione del terremoto in Irpinia (1980) e del tragico cedimento di un invaso minerario a Stava di Trento (1985).
Il 7° Reggimento Alpini: Storia e Valore
Si costituisce il 1° Agosto 1887 a Conegliano Veneto (TV). Dai primi del ‘900, si insedia a Belluno nella Caserma “T. Salsa” che rappresenterà la sua sede storica, inquadrando i battaglioni “Feltre”, “Pieve di Cadore” e “Belluno”. Partecipa ai due conflitti mondiali e a diverse campagne in terra d’Africa. Interviene alle operazioni di soccorso dopo la tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963, insieme agli altri Reparti che compongono la Brigata “CADORE”.
Sciolto l’11 novembre 1975, viene ricostituito nuovamente nella caserma Zannettelli di Feltre, il 22 agosto 1992, inquadrando il battaglione alpini Feltre. Nel 2005 ritorna nella attuale sede di Belluno. In tempi recenti il reggimento può vantare la partecipazione a molte missioni di pace nei Balcani (Bosnia e Kosovo), in Somalia, in Libano, in Iraq e, per ben quattro volte, in Afghanistan. Sul territorio nazionale ha preso parte a molte operazioni di controllo del territorio e numerosi sono stati gli interventi a sostegno della società civile in occasione di pubbliche calamità.
Con la sospensione del servizio di leva, dai primi anni 2000, il Reggimento è stato alimentato con Graduati in servizio permanente e Volontari in ferma prefissata. Attualmente è inquadrato nella Brigata Alpina “JULIA”. Tra i riconoscimenti di cui è insignito, spiccano le Cittadinanze Onorarie ricevute dalle Città di Belluno, Vicenza, Conegliano, Montebelluna, Arsiero e Feltre e dai Comuni di Moriago della Battaglia, Pederobba, Longarone, Torri di Quartesolo, Dueville e Valdobbiadene.
Il 7° reggimento alpini ha avuto 4.556 Caduti nelle guerre combattute a cui si sono aggiunti 5 Alpini caduti nel corso della Missione svolta in Afghanistan nel 2010.
| Decorazione | Descrizione |
|---|---|
| Ordini Militari d'Italia | Due |
| Medaglie d'Argento al Valor Militare | Otto |
| Medaglie di Bronzo al Valor Militare | Tre |
Lo Scioglimento del 16º Reggimento Alpini
Molti alpini avevano gli occhi lucidi martedì 30 novembre a Belluno, quando, nel piazzale della caserma Salsa s’è compiuto l’ultimo atto del 16º reggimento Alpini, la cui Bandiera di guerra ha preso la strada, come già troppe altre, del museo del Vittoriano, a Roma. Alla sobria cerimonia hanno presenziato il comandante delle Truppe alpine, tenente generale Bruno Iob, e il brigadier generale Carlo Frigo. C’era il nostro Labaro, scortato dal vice presidente vicario Vittorio Brunello e dai consiglieri nazionali Arrigo Cadore, Antonio Cason e Attilio Martini, oltre ad una selva di vessilli, labari e gagliardetti di associazioni combattentistiche e d’arma e di gruppi della nostra associazione giunti anche da fuori provincia.
Dopo gli onori al nostro Labaro, al Gonfalone della città, alla Bandiera di guerra del reggimento e al comandante delle Truppe alpine, il generale Frigo ed il tenente colonnello Benvenuto Pol, comandante del 16º, hanno espresso sentimenti di rammarico per lo scioglimento del reggimento, ma anche di estrema convinzione che la storia non si cancella e che le tradizioni del reparto non saranno certo cancellate.
È pur vero che il 16º reggimento alpini Belluno ha avuto una vita assai breve soltanto tredici anni ma il reparto aveva assunto l’eredità dell’omonimo battaglione costituito nel 1910, in forza al glorioso 7º reggimento Alpini. Quella del 30 novembre scorso è stata una mattina passata sotto la pioggia battente, ed ha accomunato veci e boce nel ricordo di tante battaglie, di soccorsi alla popolazione civile (dal Vajont, al Friuli e via aiutando), di lunghe marce e di momenti di fratellanza in caserma che, in un colpo solo, sono stati racchiusi, assieme alla Bandiera di guerra, nel museo del Vittoriano. Ma, meglio ancora, nel cuore di tanti alpini che hanno portato la nappina verde, prima del battaglione Belluno e poi nel 16º reggimento, fedeli al motto di quest’ultimo reparto che recita Sunt rupes virtutis iter, la strada della virtù passa per le rocce. Ovvero, è la fatica che tempra lo spirito.
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