Confetteria Mille Gioie: Una Storia di Dolcezze e Tradizioni

Ogni storia importante ha il suo inizio. Muove i primi passi svelando prudente il proprio valore, prima sussurrandolo a sé stessa, poi, una volta trasformatasi da promessa a certezza, palesandosi al mondo. Tutto si riduce alle poche persone con le quali ti senti a casa ovunque tu sia.

I Caffè Storici di Torino: Un Viaggio nel Tempo e nel Gusto

Tra i luoghi più amati di Torino ci sono senza dubbio i caffè storici, in cui puoi provare il meglio dell’arte dolciaria locale e non solo. Cioccolate, bicerin, gianduiotti, cioccolatini di ogni tipo, caramelle, bignè e pasticcini e torte di ogni tipo. Questo elenco potrebbe proseguire all’infinito.

Immagina tutto questo tripudio di prelibatezze, mentre sei comodamente seduto su un divanetto di velluto, circondato da eleganti arredi, in un’atmosfera in cui il tempo pare essersi fermato. Continua a fantasticare e ai tavoli vicini vedrai comparire i più grandi artisti, intellettuali e politici del passato, intenti a discorrere davanti alle stesse leccornie. Eh sì, in questi luoghi così eleganti si sono scritte pagine fondamentali della storia del nostro Paese.

La maggior parte dei caffè storici di Torino nasce nell’Ottocento, in pieno periodo risorgimentale. E diventano subito luogo di incontro e dibattito politico e culturale. Vengono frequentati dai Savoia, dalle classi più aristocratiche e dai politici, ma sono anche amati dalle nuove classi emergenti per la loro atmosfera da salotto borghese.

Le pareti delle sale erano rivestite da raffinate boiseries, perfetta ambientazione per accogliere poltrone e sofà imbottiti da velluti e broccati, lampadari di cristallo, stucchi e decorazioni dipinte. Anche il bancone era scenografico, in legno pregiato, piano in marmo e con retrostanti scaffalature dal fondo specchiato per moltiplicare bottiglie e contenitori appoggiati.

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"Le Golose" di Guido Gozzano: Un Omaggio alle Confetterie Torinesi

Prima di farti conoscere i più famosi caffè storici di Torino, ti propongo i versi della poesia “Le golose” di Guido Gozzano dedicata alle nobildonne che affollavano i caffè torinesi:

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine - le dita senza guanto -
scelgon la pasta. Quanto ritornano bambine!
Perché nïun le veda, volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta, divorano la preda.
C’è quella che s’informa pensosa della scelta;
quella che toglie svelta, né cura tinta e forma.
L’una, pur mentre inghiotte, già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi con le pupille ghiotte.
un’altra - il dolce crebbe - muove le disperate
bianchissime al giulebbe dita confetturate!
Un’altra, con bell’arte, sugge la punta estrema:
invano! ché la crema esce dall’altra parte!
L’una, senz’abbadare a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio, non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte parole del D’Annunzio.
Fra questi aromi acuti, strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo, di creme, di velluti,
di essenze parigine, di mammole, di chiome:
oh! le signore come ritornano bambine!
Perché non m’è concesso - o legge inopportuna! -
il farmivi da presso, baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte di giovani signore,
baciarvi nel sapore di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Quale Caffè Storico di Torino Scegliere?

Per aiutarti a scegliere quale caffè storico di Torino provare per primo, te li presenterò in base al momento della giornata, prima di descriverli uno per uno. Tuttavia devo ammettere che la maggior parte dei bar storici torinesi si sposa bene in qualunque ora del giorno. Comunque sia, ecco cosa sceglierei io in base al momento.

  • Per iniziare bene la giornata con una buona colazione o comunque per fare una pausa caffè, mi dirigerei al Caffè San Carlo o al Caffè Torino.
  • Per una merenda golosa, sceglierei il Caffè Al Bicerin; il Caffè Baratti & Milano; oppure il Caffè Pfatish.
  • Per un aperitivo sarei indecisa tra il Caffè Mulassano; il Caffè Platti; o ancora il Caffè Elena.
  • Per un gelato opterei per la Gelateria Fiorio o la Gelateria Pepino.
  • Per portarmi a casa dei souvenir andrei da Stratta; al Caffè Al Bicerin e al Caffè Baratti & Milano.

Meglio che non riguardi più questo elenco perché potrei cambiare idea molto in fretta. Ora è giusto che te li presenti uno per uno.

Caffè Al Bicerin in piazza della Consolata 5

Siamo nel lontano 1763, quando Giuseppe Dentis apre il suo locale proprio di fronte al Santuario della Consolata. Viene servita in caratteristici bicerin, bicchierini tondi e trasparenti che permettono di osservare gli strati con i diversi ingredienti.

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Mi raccomando, divieto assoluto di mescolarli, il bicerin va assaporato strato dopo strato. Ormai lo puoi assaggiare in tutti i bar del centro di Torino, ma ti consiglio di provare la versione originale nata proprio in questo locale. Gli ingredienti sono noti, ma il segreto di questa ricetta così antica sta nelle dosi tenute gelosamente segrete e nella cura minuziosa della sua lavorazione. Persino per i dipendenti vige il “segreto industriale”.

Potrai gustare il tuo bicerin in uno dei graziosi tavolini tondi in marmo bianco, avvolto da un’atmosfera d’altri tempi, tra raffinate boiseries di legno, decorate da specchi e lampade, e il bancone in legno dietro cui spuntano una miriade di vasi di confetti. Tutto l’arredo risale al 1856 e viene realizzato su progetto dell’architetto Carlo Promis.

Troverai anche il ritratto di Camillo Benso conte di Cavour, proprio in corrispondenza del tavolino dove era solito sedersi. Si racconta infatti che, da buon liberale e anticlericale che era, non accompagnasse la famiglia reale alla messa alla Consolata, ma che ne aspettasse l’uscita comodamente seduto proprio in questo tavolino. E nell’attesa, sicuramente non mancava di ordinare un bicerin.

Tra l’altro, visto che stiamo parlando della Consolata, posso ancora raccontarti di come i fedeli “provati” dal digiuno per prepararsi alla comunione, non esitavano a rifocillarsi di bicerin, appena terminata la messa. Lo stesso valeva in tempi di Quaresima. Il Bicerin non era considerato un cibo, ma una bevanda e quindi poteva essere sorseggiato senza alcun senso di colpa, durante il digiuno quaresimale.

Tornando poi all’elenco dei notabili avventori, posso anche citare il re Umberto II con la moglie Maria Josè, Silvio Pellico, Dumas, Puccini, Nietzsche, Gozzano, Calvino e pure l’attrice Wanda Osiris. Ma forse i clienti più importanti di questo locale furono le donne. Devi sapere che un tempo i caffè erano un ritrovo esclusivamente maschile, assolutamente sconsigliato alle donne “rispettabili”.

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Il Bicerin fu aperto da un uomo, ma ben presto la gestione divenne totalmente femminile. E così, complice anche la vicinanza con il Santuario della Consolata, per molti anni è diventato uno dei pochi luoghi dove le donne potevano recarsi da sole senza sollevare biasimi perché la conduzione al femminile ne garantiva il decoro.

Prelibatezze da provare

  • Oltre all’ormai noto Bicerin, consiglio la Torta Bicerin, una torta al caffè e cioccolato ricoperta di glassa bianca.
  • Da provare è anche la cioccolata in tazza, calda in inverno e nella variante fredda per l’estate; oppure lo zabaione, preparato al momento e servito in diverse varianti.
  • E se proprio vuoi darti alla pazza gioia, allora ordina la Merenda Regale Bicerin, in cui il bicerin viene accompagnato dalla Torta Bicerin, dai “bagnati”, i buonissimi biscotti secchi della tradizione piemontese, dalla panna montata e dal Liquore Regale Bicerin, al cioccolato extra bitter.

Per saperne di più ecco il sito ufficiale.

Baratti & Milano in piazza Castello 29

Sotto ai portici di piazza Castello, a fianco all’ingresso della Galleria Subalpina, non puoi perderti il Caffè Baratti & Milano. Aperto nel lontano 1875 dai pasticceri Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano, nel giro di poco tempo diventa uno dei ritrovi più amati della borghesia torinese e di politici e intellettuali come D’Azeglio, Giolitti e Luigi Einaudi, fino a diventare fornitore ufficiale di Casa Savoia.

In occasione dell’Esposizione Universale del 1911, il caffè viene poi ampliato secondo il gusto liberty dall’architetto Casanova e dallo scultore Rubino. Splendidi il pavimento ad intarsi in marmo verde su marmo giallo; i bassorilievi in bronzo; gli stucchi, le lacche e gli arredi in mogano.

Eh sì, non visiterai solo una gustosa cioccolateria, ma anche un elegante salotto con accoglienti sale dall’affascinante vista sulla Galleria Subalpina.

Prelibatezze da provare

  • Il Cremino Baratti&Milano, composto da due strati morbidi di cioccolato gianduja con in mezzo una pasta di colore più chiaro, fatta di cioccolato, nocciole e caffè.
  • I Gianduiotti Baratti, le Praline alle nocciole del Piemonte e i Napolitains.
  • Il ricco assortimento di caramelle, a cominciare dalla più antica e famosa, la Classica Baratti, dall’inconfondibile incarto a farfalla.
  • La versione Baratti del Bicerin, la storica bevanda calda e analcolica di Torino, a base di caffè, cioccolato e crema di latte.
  • La sua cioccolata calda, una delle migliori in città.
  • A pranzo e a cena è anche possibile provare lo speciale menù dello chef stellato Ugo Alciati.

Per saperne di più ecco il sito ufficiale.

Caffè Mulassano in piazza Castello 15

Sempre in piazza Castello puoi provare un altro famosissimo locale storico di Torino, il Caffè Mulassano. Qui, nel 1925 è nato nientemeno che il tramezzino, la versione italiana del sandwich americano.

Pensa che è stato Gabriele D’Annunzio a inventarsi il nome, usando il diminutivo della parola “tramezzo” che allora indicava uno spuntino tra la colazione e il pranzo. Perfetti per un aperitivo o per un pranzo veloce, oggi questi piccoli panini a forma di triangolo fatti di pancarré hanno un’infinita varietà di imbottiture. I più richiesti sono quello all’aragosta, al tartufo e alla bagna caoda.

Li potrai gustare all’interno di uno scrigno liberty di appena 31 mq, ma che un sapiente gioco di specchi lo fa sembrare un ambiente molto più grande. Progettato da Antonio Vandone di Cortemilia, il Caffè Mulassano incanta per il soffitto a cassettoni in legno e cuoio, le pareti rivestite di specchi e boiseries, il bancone con l’alzatina in onice e una serie di decorazioni in bronzo realizzati dai migliori artigiani dell’epoca.

E se ci vai con degli amici, a turno schiacciate il pulsante vicino alla cassa. Si attiverà un meccanismo segreto che farà girare l’unica lancetta di uno strano orologio con i numeri messi alla rinfusa, sulla parete dietro il bancone. Pagherà il conto chi farà il numero più alto!

Un altro dettaglio curioso: sul bancone c’è una fontanella di marmo e bronzo che grazie ad un sistema di filtrazione, ti fornirà un bicchierino di acqua d’alta qualità prima del caffè. Inoltre, presta attenzione alla lanterna davanti al locale. Se ci fai caso, noterai che la zona propizia è decisamente incavata e consumata.

Caffè Torino in Piazza San Carlo 204

Inaugurato nel 1903, il Caffè Torino è un altro bellissimo salotto in stile liberty, con marmi pregiati, fregi dorati, lampadari sontuosi e un’elegante scala ad arco. Anche questo locale ha ospitato clienti illustri quali Pavese, Einaudi e De Gasperi, fino a grandi protagonisti delle cronache mondane come James Stewart, Ava Gardner, Brigitte Bardot ed Erminio Macario.

Pensa che sul soffitto è riportata anche una frase celebre di Brigitte Bardot, che qui ordinava il suo caffè “chaud comme l’enfer, pur comme un ange et doux comme l’amour”, ovvero “caldo come l’inferno, puro come un angelo e dolce come l’amore”.

Prelibatezze da provare

  • il Centoventi, uno croissant cilindrico, ripieno di crema e frutti di bosco oppure cioccolato.
  • Il Caffè Torino ha anche un rinomato ristorante interno, L’Infernot, guidato dallo Chef Marco Di Martino.

Per saperne di più ecco il sito ufficiale.

Stratta in Piazza San Carlo 191

Si racconta infatti che ogni mattina, prima di entrare a Palazzo Carignano, si recasse da Stratta per bere una tazza di cioccolata in cui immergeva sempre un cucchiaino di granella di nocciole, da lui prediletta. Passò anche alla storia il suo ordine di 29 chili di marron glacé, 18 di sorbetto, e 37 di frutta caramellata, a cui fece aggiungere paste secche, confetture e meringhette, per un assurdo totale di 2.547 lire e 60 centesimi. Tutto questo per prendere per la gola gli ambasciatori di tutta Europa.

Prelibatezze da provare

  • Le Gioie di Cavour, sfere di cioccolato, con un cuore di crema gianduja o pistacchio, ricoperte con granella di nocciole o pistacchi tostati e caramellati.
  • L’incredibile varietà di confetti, praline, bonbon, gianduiotti e marron glacé.
  • La pasticceria fresca mignon o quella secca.
  • I panettoni a Natale e le uova di Pasqua.

Per saperne di più ecco il sito ufficiale.

Caffè - Gelateria Pepino in piazza Carignano 8

Se hai voglia di un buon gelato, allora non puoi perderti quello del Caffè Pepino, la storica gelateria di piazza Carignano, dove nel 1938 è stato inventato il “pinguino”, il famoso gelato su stecco ricoperto di cioccolato.

All’epoca un pinguino costava 1 Lira, proprio come il cinema. E così, “con 2 Lire si comprava gelato e si andava al cinema”. In Piazza Carignano riconoscerai subito la gelateria, grazie alle insegne di gusto retrò, in corsivo e color oro, che campeggiano sullo sfondo scuro delle lunette sopra le vetrine. Ad angolo c’è un caratteristico carretto bianco dei gelati, pronto per una foto; e davanti all’ingresso un delizioso dehor da cui ammirare tutta la piazza. Altrimenti ti puoi accomodare all’interno.

Gelateria Fiorio in Via Po 8

Ma il proprietario del Caffè Fiorio era convinto che il cono gelato -inventato qualche decennio prima in America da un immigrato italiano- fosse perfetto per essere gustato durante una passeggiata. E così, per cercare di convincere l’opinione pubblica, convinse delle ragazze ad andare in giro con il cono da asporto, sfatando così anche il tabù che vietava alle donne di mostrarsi pubblicamente con un cono gelato in mano.

Tornando all’inizio della storia del locale, il Caffè Fiorio è stato a lungo il ritrovo della nobiltà sabauda, tanto da essere chiamato “caffè dei codini” per via delle code con cui i nobili acconciavano i capelli o anche “caffè dei Machiavelli”per l’orientamento conservatore dei suoi clienti. Nell’Ottocento viene invece frequentato dai maggiori intellettuali e politici del Risorgimento, da Massimo D’Azeglio a Camillo Benso Conte di Cavour, fino a Cesare Balbo.

Al punto che si racconta che re Carlo Alberto si informasse quotidianamente sugli argomenti di conversazione del caffè, prima di cominciare con le sue udienze. Il Caffè Fiorio dettava a tutti gli effetti le tendenze di discussione. Oggi, diversamente da altri caffè storici, questo locale è molto grande. Si apre infatti con una prima sala in cui spicca l’elegante bancone semicircolare in marmo giallo di Siena di inizio Novecento. Alle sue spalle, grandi specchiere riflettono un appariscente lampadario a doppia corolla.

Seguono poi due salottini ottocenteschi, dalle pareti tappezzate e decorate da grandi specchi. Il primo è la cosiddetta sala del Whist, dove Cavour inaugurò la prima seduta dell’omonimo circolo torinese nel 1841. Potrai accomodarti su divani foderati in velluto rosso, poltroncine neosettecentesche e tavolini circolari in pietra. Stesso arredamento nel secondo salottino, il cosiddetto “Vagoncino di Cavour”, dove si trova anche l’ingresso laterale al locale, ovvero un’...

Ernesto Brusa: L'Arte del Confetto a Varese

Ernesto Brusa è la storica fabbrica confetti di Varese, oggi specializzata nella creazione di bomboniere e confetti per le occasioni più importanti della vostra vita. Le titolari saranno liete di conoscervi e ascoltare le vostre esigenze, aiutandovi a scegliere lo stile più adatto al vostro matrimonio e i gusti dei confetti.

Tutti i prodotti offerti da Ernesto Brusa sono realizzati con materie prime di altissima qualità come mandorle di Avola, nocciole delle Langhe, frutta e specie pregiate, il tutto ricoperto con un delizioso cioccolato al latte, fondente o bianco. Ernesto Brusa realizza "I confetti di Varese", premiati dal Gambero Rosso.

Ernesto Brusa - Fabbrica Confetti ha ricevuto le raccomandazioni del 98% delle coppie che hanno usufruito dei suoi servizi. Il suo punteggio totale è di 4.9 su 5, con i seguenti voti: 4.9 nella qualità del servizio, 4.9 nel tempo di risposta, 4.9 nel rapporto qualità/prezzo, 4.8 nella flessibilità e 4.8 nella professionalità.

La Guerra del Tiramisù: Dove è Nato il Dolce Italiano Più Amato?

Ogni nazione ha un dolce nazionale, per l’Italia è il tiramisù. La guerra del tiramisù: dove è nato? Veneto, Friuli o forse Piemonte? Non si sa con certezza, ma sappiamo che è il dolce italiano più amato. Infatti se dici Italia, dici tiramisù. Non ci credete? L’Accademia Italiana della Crusca ci toglie ogni dubbio: è presente come “italianismo gastronomico” in 23 lingue. Tutti i dizionari lo riportano, ricordandone gli ingredienti principali.

Nonostante tutto esiste un quesito mai definitivamente chiarito: dove è stato creato? Di cosa parliamo? Una lotta fino…all’ultimo cucchiaio. La guerra del tiramisù: dove è nato?

Ma le sue origini? Qui nasce la battaglia. Di certo, nasce nel Nord Est dell’Italia nel 1900. Ma dove? Se fino a qualche tempo fa la paternità se la contendevano due regioni, il Friuli Venezia-Giulia e il Veneto, ora si aggiunge anche il Piemonte.

Al di là delle dispute sulle origini il dessert italiano più amato all’estero è fatto con uova, zucchero, savoiardi piemontesi, mascarpone lombardo, caffè giunto per la prima volta in Europa a Venezia, cacao arrivato nei porti liguri e, secondo alcuni, Marsala siciliano. Il tutto per il trionfo del gusto, sapori e consistenze. Ha di certo scritto una buona parte della storia della cucina italiana portando il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo.

É, infatti, il dolce più rivisitato sia nella ricetta che nella forma. Il tiramisù deve qualcosa ai dolci al cucchiaio bavaresi, alla charlotte francese, alla Lombardia per la presenza del mascarpone e alla Sicilia per il Marsala. Per alcuni è una rivisitazione della zuppa inglese, nata nel 700 tra Ferrara e Reggio Emilia, per altri è un lontano parente del piemontese dolce Torino, ricetta a base di cioccolato raccontata dall’Artusi, per altri ancora è più semplicemente una variante raffinata dello “sbatudin”, dolce povero ed energetico fatto con tuorlo d’uovo montato con lo zucchero.

Inoltre non possiamo dimenticare l’usanza veneta di mangiare lo zabaione con la panna montata e i biscotti secchi, i baicoli. Gli ingredienti sono mascarpone, uova, zucchero, savoiardi, caffè e cacao in polvere. Occorre montare tuorli d’uovo e zucchero, poi aggiungere il mascarpone e gli albumi d’uovo montati. Per la riuscita occorre prestare la massima attenzione alla preparazione della la crema, che deve conservare morbidezza e consistenza per non farsi assorbire completamente dai savoiardi. Nella ricetta tradizionale non vi sono né i liquori, né il cioccolato all’interno degli strati.

Confetteria Conforti: Una Nuova Occasione per Ricominciare

Fondata dal nonno di Achille prima della Seconda guerra mondiale, la Confetteria Conforti era stata da sempre un punto di riferimento al Nomentano, fino a quando il quartiere romano era stato massacrato dai combattimenti tra tedeschi e partigiani. Ora che la guerra è finita, però, la fabbrica non è più solo un luogo di ricordi, custode di storie straordinarie e meravigliose, ma è anche il punto di partenza per l’intera famiglia, una nuova occasione per ricominciare da capo. E così, con il supporto di Cecilia, Achille coinvolge il suo amico fraterno Carlo Russo e la moglie Rosa nell’impresa, che viene accolta con grande clamore ed entusiasmo da tutti.

Dalla riapertura della fabbrica nell’immediato dopoguerra fino agli inizi del nuovo millennio, passando per i travagliati e rivoltosi anni Settanta, la vita di Achille e Carlo e delle rispettive famiglie ruota attorno alla confetteria.

La Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia

Per essere un locale storico in Italia bisogna avere almeno 70 di servizio. E questo, lo sappiamo, non è un problema per la maggioranza di attività di prestigio in lungo e in largo nella nostra penisola. I locali storici celebrano la quarta edizione della Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia, organizzata dall’Associazione Nazionale Locali Storici d’Italia.

Tra i locali che hanno contribuito alla storia d’Italia, alla sua cultura e alle arti, c’è senz’altro il l’Antico Caffè Greco di Roma, un vero monumento della capitale dove tutti i pensatori hanno fatto sosta e dove la grande filosofa spagnola, Maria Zambrano, scrisse “i quaderni del Caffè Greco”, lo storico caffè di via dei Condotti quest’anno riapre le sue porte all’attesa kermesse annuale dei locali storici. Ancora Roma vede un’importante new entry, il Ristorante Il Vero Alfredo entrato a far parte dell’Associazione nel 2023.

Partecipano alla Giornata Nazionale anche il Ristorante Locanda del Cerriglio di Napoli, la famosa taverna del porto partenopeo dove, il 24 ottobre del 1609, uscendo da una cena Caravaggio venne assalito e sfregiato; la Confetteria Pietro Romanengo fu Stefano di Genova, la più illustre d’Italia, famosa per i suoi frutti canditi di cui Giuseppe Verdi scrisse “condiva squisitamente ogni sorta di frutto”; e per la prima volta il Caffè Confetteria Abrate di Torino, già fornitore della Real Casa e fornitore ufficiale della colazione dei Principi che si formavano alla “Scuola Regia di Cavalleria” servita su vassoi d’argento; l’Hotel al Sole - Palazzo Marcello di Venezia, situato in un nobile palazzo del ‘500 appartenente alla famiglia Marcello, stirpe di Dogi.

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