Il Sorriso di Selin Kaya: Un Viaggio Culinario nel Laboratorio di Antropologia del Cibo

«Salame turco di manzo speziato; affumicato di melanzane; insalata di olive con noci, melograno e cipollotti». Selin, la cuoca di stasera, presenta l’antipasto che intanto Astou distribuisce ai partecipanti. Gabriel prepara il ghiaccio per il raki, mentre le persone che siedono intorno alla cucina a isola del Laboratorio di Antropologia del Cibo (Lac) si preparano al viaggio. «Facciamo uno sforzo di immaginazione in cui siamo in Turchia, non in Giambellino», dice Gabriel. I dodici fortunati che sono riusciti a prenotarsi per la serata turca iniziano a gustarsi l’esperienza con gli occhi e con l’olfatto.

Il Laboratorio di Antropologia del Cibo: Un'Idea Innovativa

Il Lac nasce nel 2021 dall’idea di Giulia Ubaldi, un’antropologa del cibo, mestiere che ha ritagliato su sé stessa, unendo la formazione alla passione per le tradizioni culinarie. Dopo un’esperienza decennale di ricerca e pubblicazioni gastronomiche, la fondatrice ha deciso di creare un luogo destinato ai curiosi (e ai golosi) del mondo che vogliano trascorrere qualche ora da antropologi del cibo. La lavagna in ingresso espone un calendario fitto di corsi serali, consultabile anche sul sito. In un paio d’ore, durante le serate si parla, si cucina e si mangia insieme attorno a un tavolo: si può aiutare il cuoco nella preparazione, limitarsi a prendere appunti, chiacchierare con i commensali o fare domande al docente.

Un Giro del Mondo Attraverso i Sapori

“Il giro del mondo al Lac!” inizia in India il martedì con Niraj e finisce il sabato in Libano con Yara, lasciando spazio anche per eventi privati. La proposta è ampissima e cambia ogni settimana: dal Giappone a Taiwan, dai Caraibi alla Palestina. Selin Kaya, ad esempio, porta la sua cucina, legata sì alla tradizione culinaria turca, ma anche filtrata attraverso i suoi ricordi e la sua esperienza. «Questa passione è entrata nella mia vita quando ero piccola e per saltare la scuola chiedevo a mia mamma di cucinare insieme», racconta Selin mentre, mano e mattarello, stende la pasta fresca sull’ampio piano in marmo accanto ai fornelli. «Adesso però tocca a voi»: con un gran sorriso la cuoca invita una signora tra i partecipanti per farsi aiutare.

Il Metodo Antropologico del Progetto Lac

«Quando una ricetta è autentica secondo voi?» chiede Gabriel ai commensali che intanto studiano quella della pasta fillo di Selin trovata nelle cartellette vicino ai loro segnaposti. Il metodo antropologico del progetto Lac si basa sull’adozione del punto di vista di chi tiene il corso, che permette di esplorare le diversità culturali non come estranee, ma come parte di un dialogo inclusivo. Laboratorio di Antropologia del Cibo. Tra la carta dei vini e un libro su Istanbul, Gabriel indica una tesi di laurea: «È di Gaia Rossetti, un’antropologa che definisce l’esperienza al Lac e in generale la cucina come attività antropopoietiche», e giù con le proteste scherzose dei partecipanti («antropopo…che?»). «Mi spiego con un esempio», continua Gabriel, «prima di insegnare al Lac, vivevo la mia condizione di italiano e messicano, come se fossero separate, come cioè se con una mano cucinassi la carbonara e con l’altra i tacos. La cucina però mi ha insegnato a unire quelle che consideravo due “mezze” identità per costruirne una sola: la mia».

Un Luogo di Aggregazione e Dialogo

Dietro al locale, un box auto ospita una piccola biblioteca del laboratorio che è a disposizione della comunità di quartiere. Il Lac è così diventato un luogo di aggregazione e dialogo con il Giambellino. Arriva anche Giulia Ubaldi alla serata di cucina turca con Selin, saluta i partecipanti e i cuochi. Per lei la scelta del Giambellino è anche simbolica: «Sono nata qui, non avrei scelto altro posto per il Laboratorio di Antropologia del Cibo.

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Ataya Caffè: Un Sogno Imprenditoriale a Berlino

Elisabetta ha da sempre inseguito un suo sogno ed un suo progetto, ha lavorato e studiato duramente per ottenerlo, ha combattuto contro la burocrazia, la lingua, le difficoltà concrete che si possono avere in un paese straniero, senza perdere mai il sorriso sulle labbra, l’empatia per le altre persone, e una grande fiducia nella vita stessa. Ho deciso di venire a Berlino per darmi ancora una volta una possibilità più elevata di crescere e perché ero innamorata di questa città da quando avevo 20 anni. In Italia a Cagliari facevo lo chef di cucina in una ristorante vegetariano dove grazie ad un nuovo concetto ideato da me ho potuto tenere anche con successo molti corsi di cucina vegetariana e vegana.

Cucina Come Cura: Il Percorso di Elisabetta

Provengo da una scuola di cucina macrobiotica, che utilizza il cibo come cura. Prima di essere chef di cucina di questo ristorante vegetariano ero riflessoterapeuta, poiché avevo studiato la riflessoterapia plantare e lavoravo in uno studio; avevo studiato anche medicina tradizionale cinese; questo insieme di saperi mi ha permesso, successivamente, di incontrare nel mio cammino persone molto in gamba che mi hanno poi dato quella che è la mia attuale direzione, e ho cominciato così la mia ricerca sul cibo come cura. Lì ho cominciato a studiare il cibo come cura, ed è lì che sono partite tutte le mie prime scelte di vita: il parto secondo natura, il parto in casa, l’utilizzo dei rimedi naturali come cura per i bambini e tanto altro.

L'Influenza Macrobiotica e Senegalese

Lei all’epoca era una donna molto esperta in cucina macrobiotica, una vera e propria precorritrice negli anni 70. Ogni giorno le cucinavo, e lei mi istruiva e correggeva con tutte le sue infinite nozioni, dandomi vere e proprie lezioni di cucina. L’attività qui è la realizzazione di un sogno, il concentrato di tutto il mio percorso e di 20 anni di lavoro. Per esempio il classico piatto di riso integrale, non è il classico piatto riso triste che veniva proposto dai macrobiotici negli anni 70, ma è diventato un riso con delle spezie con degli accompagnamenti di legumi come si fa in Senegal: è quindi una pietanza gustosa , colorata ma allo stesso tempo bilanciata. Perché sono spostata con un uomo senegalese, un musicista e un cuoco nell’anima e un meraviglioso esempio della sua cultura, con il quale sto condividendo questo progetto, e che mi accompagna con energia e senso pratico e, senza dubbio, mi ispira.

Una Fusione di Sapori: Italo-Africana

Nel locale troveremo una fusione di cucina italo-africana, amo chiamarlo comfort food, per dare proprio l’idea di quello che offriremo: cibo che crea benessere. Essendo la Sardegna la mia terra ci saranno anche paste fresche, ma anche molti piatti che si ottengono dai pani sardi (spianate pane carasau, pane pistocco, gallette) e che possono, una volta accompagnati, diventare lasagne, involtini, piadine: tutto sempre accompagnato con molte verdure. Avrò diverse ricette della cucina vegana crudista ma visto che a Berlino d’inverno non si scherza, proporremo sicuramente anche dei bei piatti caldi!

Ataya: Un Rituale di Incontro

Ataya è il tè senegalese, famoso in tutta l’Africa. Più che un tè è un rituale, un incontro, un modo di stare insieme. Se un senegalese ti invita per un Ataya, è come dire: “dai, stiamo insieme”; si compone di tre momenti che hanno anche un significato gerarchico poiché vengono coinvolti tutti i membri. Il primo tè che viene servito è molto forte e viene dato agli uomini; il secondo, alle donne e il terzo, blandissimo, ai bambini e alle donne incinte. Sì. È un luogo di ritrovo, dove si parla, si sta insieme. Questo è il filo conduttore dell’Ataya caffè.

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L'Importanza dell'Accoglienza e dell'Ambiente

Quindi il tuo cliente come si sentirà nel tuo caffè? Cosa ha di speciale ? Di speciale ci sarà ovviamente il cibo ma ci sarà soprattutto la nostra accoglienza. Il nostro ospite verrà accolto in un ambiente in cui potrà godere del privilegio di sentirsi in un mondo un po’ diverso, in un piccolo rifugio di pace, dove potrà rilassarsi, mangiare qualcosa di buono e avere un momento per se stesso. Sarà presente il Wi-Fi, così anche chi vorrà venire per lavorarci o per mangiare nella pausa pranzo o per bersi un ottimo caffè espresso italiano (e biologico) lo potrà fare.

Affrontare le Difficoltà e Realizzare i Sogni

Impatto positivo! Nel senso che sono partita già con una robusta energia interiore: non mi sono fatta bloccare dalle solite cose ( “fa freddo, i tedeschi sono chiusi” etc.) e ho cercato di prendere subito le caratteristiche che mi piacciono molto di questo popolo: l’ordine, il rigore, il verde, il rispetto per l’ambiente, la puntualità come forma di rispetto. Dipende tutto dalla persona: Le caratteristiche che a me piacciono possono mettere in difficoltà: l’ estremo rigore , la coerenza fino in fondo..… la mia personale difficoltà è stata quella della lingua.

Consigli per Chi Vuole Trasferirsi a Berlino

Mi manca il mare, immensamente (e a Betta viene il nodo alla gola insieme a me). devi essere pronto a rivedere te stesso, devi essere pronto a rimetterti in gioco, ma questo vale per qualsiasi città ! Perché, per quanto non te lo possa aspettare, tirerà fuori delle cose di te che pensavi di non avere, come una grade tenacia o una particolare debolezza. È una palestra di vita, e un salire ad un livello superiore. soldi, che servono per avere il tempo per partire. Quella di venire a Berlino con 500 euro è un’utopia, bisogna venire organizzati sotto tutti i punti di vista. Sì, rifarei questo percorso altre mille volte. Ti senti realizzata? Assolutamente si. Questo è non solo un punto di arrivo di un percorso.

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