Hamburger con o senza pellicola: Pro e Contro

Gli hamburger sono un piatto amato da tutti, perfetto per cene in famiglia o serate con amici. Che si tratti di svizzerine classiche o varianti più elaborate, la preparazione degli hamburger può essere facilitata da diversi accessori, come presse e pellicole.

Accessori per hamburger: come scegliere i migliori

Se vogliamo preparare le svizzerine in casa, aggiungendo magari spezie o altri ingredienti alla carne, sono tante le attrezzature per hamburger di cui abbiamo bisogno, come la carta o la pellicola per hamburger. Esiste anche una macchinetta per fare gli hamburger, così come stampini per hamburger singoli o multipli, per dare libero sfogo alla voglia di cibo americano. Come scegliere gli accessori migliori?

Vantaggi della pressa per hamburger

La pressa per hamburger è uno strumento essenziale per chi desidera preparare hamburger perfetti a casa. Utilizzando una pressa, possiamo ottenere svizzerine uniformi nella forma e nello spessore, facilitando una cottura uniforme.

Come scegliere la pressa per hamburger perfetta

Come suggerisce il nome stesso, la pressa per gli hamburger serve a schiacciare la carne e rendere la svizzerina perfetta, anche se aggiungiamo altri ripieni o prepariamo varianti a base di pesce o di verdure o di legumi, più difficili da tenere insieme con il solo lavoro delle mani. Quanto grandi saranno i nostri hamburger? Quanti hamburger facciamo alla volta? Come saranno i nostri hamburger? Di che tipo di pressa abbiamo bisogno? Il modello classico prevede due vassoi, uno per la carne macinata e uno per le sfoglie.

In commercio troviamo presse in acciaio ossidabile, alluminio o plastica o silicone: le prime sono le migliori per igiene, facilità di pulizia e anche sostenibilità, anche se i costi sono maggiori. Le presse in alluminio costano un po’ meno, ma sono più difficili da pulire.

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Consigli per preparare il perfetto hamburger con la pressa

Per prima cosa, dobbiamo scegliere la carne migliore, optando per i migliori tagli per il macinato, che non devono essere troppo magri, ma contenere tra il 15%-30% di grasso (controfiletto, polpa di pancia e punta di petto sono i tagli consigliati).

Il dilemma della pellicola: igiene o spreco?

Al supermercato siamo abituati a vedere la carne confezionata in vaschette protette da una fine pellicola. Si tratta del confezionamento ATM o ATP: all’interno delle vaschette vengono immessi gli stessi gas presenti normalmente nell’atmosfera che respiriamo (Azoto, Ossigeno, Anidride Carbonica) ma in concentrazioni diverse. La carne può essere confezionata anche sottovuoto. Questo tipo di confezionamento prevede che la carne venga inserita in una “busta” da cui appositi macchinari estraggono l’aria, sigillandola. Un ulteriore tipo di confezionamento è il c.d. “sottovuoto skin”. In questo caso, la carne viene posta in vaschette, ma si fa in modo che la pellicola aderisca completamente al prodotto, utilizzando la tecnica del sottovuoto per la conservazione.

Siamo nel pieno del movimento #plasticfree e non ne capisco il motivo. O meglio, lo so: la plastica è associata all’inquinamento: tartarughe e delfini soffocati dai sacchetti, isole enormi di bottiglie che galleggiano nell’oceano e così via. Ma il problema non è forse chi l’abbandona invece di riciclarla? Dice “ma non è biodegradabile!”. A parte che questo non sarebbe comunque un problema se non venisse abbandonata (per dire, neppure il vetro è biodegradabile, o gli ossidi metallici che vi spalmate addosso nelle creme solari). Dice “ma deriva dal petrolio, una fonte non rinnovabile!”. Anche qui: a parte che ci sono plastiche che non derivano dal petrolio (derivano da biomasse e sono chiamate anche loro bioplastiche creando un po’ di confusione), ma anche i metalli che usiamo, dall’alluminio al ferro, sono da fonti non rinnovabili, e quindi? Si sono creati nel nucleo delle stelle qualche miliardo di anni fa e nonostante gli alchimisti ci abbiano provato a lungo a trasformare il piombo in oro, ora sappiamo che non si può creare l’alluminio a partire dal silicio della sabbia dei deserti. “Ah ma le lattine di alluminio le riciclo!”. Bravo, e ci mancherebbe! Ma non puoi farlo anche con la plastica?

Il caso dei broccoli: un esempio pratico

Dice “ma non vedi quei broccoli avvolti uno ad uno nella plastica? Non sono uno spreco? A che serve? I broccoli si sono sempre venduti nella cassetta. Ma è davvero inutile? È uno spreco di risorse? A che serve la pellicola che ricopre i broccoli?

I broccoli sono tra i vegetali che hanno una velocità di respirazione elevatissima. Ricordate che sono dei fiori immaturi, e una volta tagliati dalla pianta non hanno più l’apporto di acqua e sostanze nutritive, e cominciano a consumare quello che hanno dentro. Certo, dalla raccolta sino a quando sono stati messi sugli scaffali sono stati raffreddati per evitare che appassissero, ma ora sono lì nella cesta, a temperatura ambiente. Tu li compreresti? “Beh, no, però insomma è uno spreco”. Certo, ma tu perché non li compri? “Beh, in realtà nel fine settimana pensavo proprio di fare una pasta con broccoli, aglio olio e peperoncino, ma a questo punto li compro tra tre giorni, e belli verdi. Questi stanno ingiallendo! Ma dico io, l’agricoltore non poteva aspettare a raccoglierli?

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E se si va su Google Scholar e si scrive “allintitle: broccoli shelf life”, si trovano più di 80 articoli che hanno nel titolo quelle parole chiave. E alcuni di questi spiegano perché usare una pellicola di plastica su ogni singolo broccolo sia una buona idea. Dai test che hanno fatto, un broccolo dopo 5 giorni dalla raccolta tenuto a temperatura ambiente ha una riduzione della qualità talmente elevata che un panel di assaggiatori addestrato lo considera sotto il livello si accettabilità.

Quella che per alcuni sembra solo “plasticaccia” è un materiale altamente tecnologico. Fatto apposta per regolare la quantità di ossigeno e di anidride carbonica all’interno. Alcune di queste plastiche hanno delle microperforazioni per permettere il passaggio regolato di gas, altre contengono delle sostanze che assorbono, per esempio, l’etilene, che è un gas rilasciato dagli stessi vegetali per accelerare la maturazione e il decadimento.

Quando butti quel broccolo perché insisti stupidamente nel non volere la plastica protettiva stai anche buttando tutta l’acqua di irrigazione che è servita per crescerlo. Stai buttando i fertilizzanti usati per concimarlo. L’energia necessaria per sintetizzare gli agrofarmaci per far sì che arrivi sano al supermercato. Stai buttando il carburante usato dalle macchine per lavorare il terreno, seminarlo, raccoglierlo, lavarlo, confezionarlo e trasportarlo fino al punto vendita. Stai buttando anche la plastica, eggià, servita per non far crescere le erbacce a fianco. Devo continuare?

Demonizzare la plastica solo perché è plastica è stupido. Quindi ragiona la prossima volta prima di aderire senza pensarci a una campagna di questo tipo. Questi slogan sono subdoli perché ci fanno sentire buoni, e tutti vogliamo giustamente lasciare ai nostri figli un ambiente migliore di quello che abbiamo ricevuto. E mi raccomando, usa la testa: quello che ti ho detto non è l’autorizzazione, al tuo concerto sulla spiaggia, a buttare la tua bottiglietta d’acqua in bioplastica biodegradabile (no, bevande in lattine e bottiglie di vetro non sono ammesse). Però puoi portarti una borraccia.

Alternative e considerazioni finali

Solo perché noi pensiamo che in un determinano prodotto quel pezzo di plastica sia inutile non vuol mica dire che lo sia veramente. Magari si, magari no. Potrebbe anche voler dire che non ne sappiamo abbastanza e quindi dovremmo quantomeno avere l’umiltà di fermarci un secondo, almeno uno, e pensare “io non capisco perché c’è questo pezzo di plastica ma magari, magari, qualcun altro ci ha pensato più a lungo di quello che ho fatto io e ha deciso che era meglio mettercelo”.

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La salute a tavola inizia con la scelta di alimenti sani, di stagione e possibilmente a km zero. I piatti pronti non hanno un profilo nutrizionale salutare e non dovrebbero sostituire cibi integrali e freschi. Solo se cuciniamo i nostri piatti possiamo avere la certezza di quello che stiamo portando in tavola. Le scuse che impediscono di cucinare sono futili, occorre davvero poco tempo per preparare piatti gustosi e soprattutto sani nella propria cucina.

Qualità nutriente e genuina: una garanzia su cui i lettori di Armonia Paleo possono contare per soddisfare il desiderio di piatti sani e gustosi, completi e soddisfacenti.

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