Il Panino: Storia e Origini di un'Icona Gastronomica

“Panino”, vocabolo sicuramente a voi molto caro, è un termine che, secondo alcuni etimologisti, trova le proprie radici nel sostantivo ariano pà “nutrire” (o “bere” in sanscrito).

Pasto veloce per eccellenza, sul quale hanno appunto basato la loro esistenza le innumerevoli catene di fast food esistenti, trova natali in tempi assai remoti: si parla già di un avo del panino nel I sec. ac, quando il rabbino Hiller l’Anziano inaugurò la tradizione di mangiare un miscuglio di mele e nocciole trite, spezie e vino poste all’interno di due fette di pane azzimo, da consumare insieme a delle erbe amare.

Ma qual è l’origine del pane? Ci sono testimonianze che risalgono all’epoca dell’homo erectus che fanno pensare che già a quei tempi fosse consumato un preparato simile al pane. Si preparava infatti quello che si può considerare un antenato del pane. Furono poi gli Egizi a scoprire intorno al 3500 a.C. la fermentazione, iniziarono dunque a far riposare l’impasto e a cuocere l’impasto il giorno successivo, in questo modo risultava più soffice e fragrante. I Greci erano ottimi panificatori, ne producevano più di 70 diverse qualità e aggiungevano alla ricetta base anche latte, olio, erbe aromatiche o formaggio.

Il Panino nella Storia

Se tentassimo di ricostruire la storia del pane e companatico, probabilmente dovremmo spingerci molto lontano, fino a giungere alla notte dei tempi. Ed è proprio nella città eterna, precisamente a via Panisperna che, all’interno dell’antico quartiere della Suburra, sembra essere nata l’usanza di consumare il pane con qualcos’altro in mezzo: da qui spiegata l’etimologia del nome della strada, formata dalle parole Panis ac perna. Ecco dunque la nascita del fast food ante litteram, laddove fast implica la fruizione rapida e pratica delle specialità espresse, sfornate dalle “cucine di strada”, avamposti della sapienza artigiana locale.

Prima del Rinascimento (e dell’invenzione della forchetta), il pane era dunque utilizzato come vero e proprio utensile da tavola: fette di pane piuttosto spesse (trenchers in inglese, dal verbo francese trenchier o trancher, ovvero “tagliare”) venivano affettate durante ogni pasto da una pagnotta, fungendo da posate. Se si trattava di un pasto formale, però, il trencher non poteva essere cambiato più di una volta durante tutto l’arco di tempo impiegato per desinare.

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La storia del panino passa anche attraverso il genio rinascimentale di Leonardo Da Vinci il quale, oltre ad essere pittore., scultore, architetto, ingegnere, matematico, anatomista, musicista e inventore, era anche appassionato di arti culinarie. “Pensavo di prendere una fetta di pane e metterla tra due pezzi di carne” dichiarò Leonardo. Sarà un incallito giocatore di carte, ben due secoli dopo, a rispondere all’interrogativo leonardesco.

Dobbiamo però trasferirci nella Gran Bretagna di metà Settecento per trovare il primo panino propriamente detto. Leggenda vuole che il quarto conte di Sandwich, John Montagu (1718-1792) fosse talmente dipendente dal gioco d’azzardo da passare intere giornate al tavolo da gioco, rifiutandosi addirittura di allontanarsi per consumare un pasto. Trovò la soluzione ordinando a una sua cameriera a un suo cameriere di servirgli della carne posta fra due fette di pane. Si fece così preparare due fette di pane imburrato contenenti una fetta d’arrosto di carne, in sostituzione dell’ingombrante piatto di portata.

Sandwich: chi è l’uomo che lo ha inventato “Sandwich”, al sol pronunciare questo nome si palesano davanti agli occhi montagne di pane bianco e salumi di vario tipo, ma a chi dobbiamo il merito per la straordinaria scoperta? L’uomo che poté gustare il primo panino fu John Montagu IV, conte di Sandwich. Sì, avete letto bene, Sandwich è il nome di una cittadina situata in Gran Bretagna, dove venne creato l’omonimo piatto. Il suo inventore, John Montagu, nacque nel 1718 e fu militare, ammiraglio e diplomatico.

Sandwich: leggenda e curiosità Tutto ebbe inizio nel lontano agosto del 1762 quando Montagu si ritirò nella sua tenuta per giocare d’azzardo insieme ad un gruppo di amici. Il conte, che di perdere non aveva alcuna intenzione, giocava giorno e notte senza sosta. Una sera, stanco e affamato, chiese ai suoi cuochi di preparare una cena “veloce”. Questi, abituati ai banchetti sontuosi dai tempi di preparazione lunghi e complessi, lo invitarono a sedersi a tavola. Montagu non voleva staccare gli occhi dalle carte e suggerì agli chef di portare a tutti i presenti dei tranci di carne fredda tra due fette di pane, così da unire l’utile al dilettevole. I cuochi si misero all'opera e in pochi minuti prepararono il piatto richiesto. Tutti i presenti, in men che non si dica, si trovarono di fronte un panino imbottino da mangiare rigorosamente con le mani e, abbandonando le formalità del tempo, rimasero stupiti nel poter gustare una pietanza così squisita. Di lì a poco il panino di Sandwich si diffuse in tutto il mondo perché pratico, veloce e soprattutto delizioso!

Quindi, mentre il primo panino creato nel 1718 da Earl Sandwich è leggendario, è il conte di Sandwich che ha dato il suo nome a questa deliziosa creazione. Da allora, il panino è diventato un classico amato in tutto il mondo!

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Nel 1840, il panino fu esportato in America da Elizabeth Leslie, che nel suo libro di consigli culinari proponeva un panino al prosciutto come portata principale di un pasto.

Nasce in questo modo l’antesignano del sandwich, anche se il famoso tramezzino Club Sandwich verrà creato negli Stati Uniti nell’Ottocento, diffondendosi rapidamente in particolare negli scompartimenti dei treni. E così anche grazie alla loro golosità la versione originale britannica inizia ad arricchirsi d’ingredienti e farciture.

Anche l’Italia si accorge presto di questo pasto gustoso e delle infinite possibilità creative ad esso legato. È degli anni Trenta il Manifesto della Cucina Futurista, che si auspicava l’abolizione di forchetta e coltello e la creazione di “bocconi simultanei e cangianti”. È degli anni ‘70 la nascita delle paninoteche, che aggiungono al panino una valenza aggregatrice e sociale, che culminerà negli anni ‘80 con i fast food di impronta americana.

Le origini del panino sono molto antiche, le prime testimonianze risalgono addirittura a 7000 anni fa, se consideriamo la tortilla un antenato del panino. Gli scavi nella Valle de Tehuacán, nello Stato di Puebla a est di Città del Messico lasciano intuire che fosse già diffusa nell’alimentazione delle civiltà precolombiane. A diffonderlo sono stati i Romani dai quali veniva chiamato panis ac perna termini che indicavano panini con prosciutto che veniva cotto nell’acqua di fichi secchi.

Il nome sandwich invece pare si possa far risalire all’inglese John Montagu, quarto conte di Sandwich, accanito giocatore d’azzardo e pronto a saltare i pasti pur di non lasciare il tavolo da gioco, il quale un giorno ordinò ad un cameriere una fetta di carne in mezzo a due fette di pane tostato, proprio per poter mangiare senza smettere di giocare.

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Il Panino nel Mondo

Il panino con diverse forme e farciture è un alimento che fa parte della tradizione del mondo intero. La tortilla il burrito e il taco sono panini di origine maya e atzeca, la pita utilizzata in Turchia, Grecia, nei Balcani, in Israele e Palestina che racchiude solitamente carne come ad esempio il Doner Kebab o i souvlaki o i falafel, possono essere tutti considerati parenti dei panini o, in modo ancor più evidente, delle piadine romagnole.

Parlando della storia del panino non si può dimenticare l’hamburger nato in Germania, diventato famoso negli Stati Uniti e diffuso oggi in tutto il mondo.

L'hamburger è uno dei piatti più amati al mondo, ma quanti ne conoscono la vera storia, le origini e tutti i segreti per cucinarlo al meglio? In questo articolo ci avventureremo nel mondo per scoprire tutto quello che c'è da sapere sul burger e sul panino più iconico d’America: dalle sue radici storiche al modo migliore per prepararlo, cuocerlo, gustarlo e conservarlo.

Si ritiene che le origini dell’hamburger di carne risalgano ai Mongoli, che erano soliti cavalcare conservando e schiacciando la carne macinata sotto le selle dei loro cavalli. La credenza alla base di questa usanza stava nel fatto che la carne di montone consumata in quelle regioni si inteneriva durante le lunghe cavalcate. Dopo che i Mongoli invasero la Russia nel 1200, portando con sé la loro carne macinata, i russi iniziarono a integrarla nella propria cucina, cucinandola come "bistecca alla tartara".

Durante il XV secolo, la bistecca alla tartara fu introdotta ai tedeschi, che modellarono e perfezionarono la ricetta rendendola più prelibata e simile a una polpetta di manzo crudo sminuzzato. Il primo hamburger arrivò a New York nel XIX secolo, come conseguenza dei frequenti movimenti migratori da Amburgo, il più importante porto commerciale della Germania, al Nordamerica. Gli immigrati tedeschi allestirono a New York delle bancarelle che vendevano la "Bistecca cotta alla maniera di Amburgo" ai marinai appena arrivati dall’Europa e da quel momento questa specialità iniziò a diffondersi anche oltreoceano.

In questo avvenimento risiede la risposta a una delle domande più comuni sull’argomento, riguardanti l'etimologia dell'hamburger.Il nome “Hamburger” è legato alla provenienza europea del piatto. L’etimologia della parola hamburger è, infatti, strettamente legata alla lingua tedesca, in quanto nel lessico germanico il termine Hamburger significa proprio "da Amburgo".

Il primo hamburger è stato inventato nel 1885 nel comune di Seymour, USA, da Charles Nagreen, ai più conosciuto anche con il nome di Hamburger Charlie.

Una seconda narrazione attribuisce l’origine dell’hamburger a Louis Lassen, nel suo locale Louis’ Lunch in Connecticut. Questi, all’alba del 1900, utilizzò e tritò gli scarti di un sandwich con bistecca per metterli tra due fette di pane tostato e servì, dal suo food wagon, il suo primo panino hamburger a un viaggiatore che era di passaggio.

Nel caso tu ti stia ponendo questa domanda, chiariamo subito ogni dubbio! Anche se nel linguaggio comune i termini hamburger e burger sono impiegati come sinonimi, in realtà non lo sono e si riferiscono a prodotti specifici.La differenza tra burger e hamburger sta nel fatto che il burger indica tutti i tipi di medaglioni di carne, verdura o legumi, con ingredienti quali vitello, manzo, carni miste, pollo, tacchino, pesce o vegan. L’hamburger è, invece, una categoria specifica di burger che prevede l'uso esclusivo di carne di manzo.

SandwichI 3 sandwich più conosciuti al mondo Il sandwich è l’alleato perfetto in ogni occasione, sia quando si ha voglia di uno spuntino veloce che quando ci si vuole sbizzarrire sperimentando nuove ricette. Il panino imbottito, infatti, si presta a numerose varianti. Ogni paese ha la sua versione in grado di coniugare sapori e culture diverse. Esploriamo alcuni dei sandwich più conosciuti al mondo.

  1. Reuben Sandwich: Le vere origini di questo panino amato in America a base di pane di segale, manzo, emmental e crauti sono sconosciute. Da sempre la sua paternità è contesa tra due uomini, entrambi di nome Reuben, ma uno di origini lituane e l’altro tedesco. Agli americani poco importa chi lo abbia inventato, l’importante è ricoprire il Reuben Sandwich con un abbondante strato di salse.
  2. Croque Monsieur: Si pensa che questo sandwich francese sia nato a Parigi negli anni ’20 quando un gruppo di operai dimenticarono i loro panini sul termosifone. È possibile gustarlo in tutto il mondo, ma i più prelibati rimangono quelli del bar dell’Hotel Ritz di Parigi, dove alcuni dei nomi più famosi del mondo fra le due guerre, uno fra tutti Ernest Hemingway, ne erano affezionati estimatori. Roba da impavidi buongustai che, fra tre fette di soffice e burroso pane Carré tostato e spalmato di uno strato di maionese.

Il panino italiano è un’opera d’arte culinaria che ha conquistato il cuore di molti. Nel luglio 1936, il giornale La Cucina Italiana scrisse la prima ricetta ufficiale del tramezzino. Da allora, il tramezzino è diventato un classico amato in tutto il mondo. Le sue caratteristiche includono pane morbido al latte senza crosta, farcito abbondantemente nel centro. Tra i ripieni più diffusi ci sono prosciutto con funghi, carciofi, formaggio, mozzarella e pomodoro, pesce (tonno, salmone, gamberetti o granchio), salame e uovo sodo, rucola e bresaola, e pollo con insalata. Le varianti sono infinite, e la maggior parte prevede la presenza di maionese.

Qualità degli ingredienti: Gli italiani sono noti per la loro attenzione alla qualità degli ingredienti.

  • Pane fresco: La base del panino è il pane. In Italia, si utilizzano spesso pani freschi come la ciabatta, la baguette o il filone.
  • Varietà regionale: Ogni regione italiana ha la sua versione di panino.
  • Semplicità ed equilibrio: I panini italiani sono spesso semplici ma ben bilanciati.
  • Tradizione e storia: La cultura del panino in Italia è radicata nella storia.

In breve, il panino italiano è un’esperienza sensoriale che combina gusto, tradizione e passione per il cibo.

Un panino farcito è un perfetto spezzafame a metà mattina o nel pomeriggio. Può sostituire anche un pasto, facendo attenzione agli ingredienti che si utilizzano può diventare un buon piatto unico. La farcitura è indubbiamente molto importante, ma anche il pane può fare la differenza, scegliere il tipo di pane giusto in base agli ingredienti è importante se si vuole ottenere un panino perfetto.

Il pasto più rapido, pratico e veloce che esita. Ma spesso anche uno sfizio gustoso, un momento di relax, un ricordo di merende d’infanzia, di picnic in compagnia. Un pasto che ha radici lontane, per non dire lontanissime: sembra che siano stati proprio i Romani a diffondere l’usanza di mangiare il pane con qualcos’altro in mezzo.

Anche il genio di Leonardo Da Vinci prende parte alla storia del panino. Davide Oldani, chef del D’O, Cornaredo (MI), ha realizzato il “d’O di prosciutto cotto italiano”. Possibile cibarsi con un panino che sia leggero e gustoso al tempo stesso? Si fece così preparare due fette di pane imburrato contenenti una fetta d’arrosto di carne, in sostituzione dell’ingombrante piatto di portata.

E così anche grazie alla loro golosità la versione originale britannica inizia ad arricchirsi d’ingredienti e farciture. È degli anni Trenta il Manifesto della Cucina Futurista, che si auspicava l’abolizione di forchetta e coltello e la creazione di “bocconi simultanei e cangianti”. È degli anni ‘70 la nascita delle paninoteche, che aggiungono al panino una valenza aggregatrice e sociale, che culminerà negli anni ‘80 con i fast food di impronta americana.

In Umbria e nelle Marche troviamo una parente della piadina: si chiama crescia.

Più che “semplici” panini sono vere e proprie opere d’arte quelle realizzate da cinque chef pluristellati per “Panino d’autore” svoltosi lo scorso giugno nella splendida cornice della terrazza Martini di Milano con l’organizzazione e il supporto di Negroni Spa. «Questo panino (“In viaggio con pane e prosciutto”) - ha detto Barbieri - è il ricordo di un viaggio fatto con un amico nella valle del Baalbek in Libano». Battuto di melanzane, formaggio fatto con lo yogurt e le erbe secche del Mediterraneo e prosciutto. “Maritozzo con la coppa” è il nome del panino creato da Salvatore Tassa, chef delle Colline Ciociare, di Acuto (FR). Il panino nasce da un ricordo degli anni passati quando, in Ciociaria, nei pranzi del giorno di festa, si offriva un antipasto che comprendeva una fetta di coppa, un’acciuga, olive e pane.

Il panino, termine recepito dai dizionari ottocenteschi nel significato di “piccolo pane ripieno”, ha una storia connotata da consumi socialmente differenziati ed è rappresentativo di una società stratificata. Essa si apparenta a quella del pane, alimento di classe per eccellenza, e delle conserve e dei cibi che gli conferiscono una grande varietà di sapori, anch’essi di costo, pregio, disponibilità scalari.

A partire dagli anni ’70 si osserva una inversione di tendenza e, con l’abbandono di distinzioni gerarchiche e di pregiudizi sociali, si asssiste ad un nuovo corso in cui il panino assorbe via via tutti i valori del sistema alimentare e ne rappresenta un elemento base, sempre meno dipendente da fasce orarie, ritmi nutritivi, rituali di consumo.

Nella borghesia ricca, e nella convivialità nobiliare, nel XIX secolo, il panino era presente in quanto importato dall’Inghilterra e dalla Francia, come sandwich, tartina, canapé ; figurava principalmente nei buffets e nel rito del tè, ed era contrassegnato da un condimento ricco e di pregio, con una sola o due fettine di pane piccolo, soffice e dolce. Aveva una sua aura fanciullesca, signorile e golosa : il panino - aristocratico, dolce, soffice, profumato - era ben noto ai lettori di fiabe e di Pinocchio : “la Fata aveva fatto preparare dugento tazze di caffé e latte e quattrocento panini imburrati di dentro e di fuori”.

Nel menu classico, in Toscana, il pane oltre essere servito individualmente (e si spezzava con le mani) figurava nei “principi” o crostini di pame con tartufi, beccaccia, baccalà (Artusi, La scienza in cucina, 1891), in altre regioni era presente nell’antiipasto freddo o “hors d’oeuvre”, con burro e acciughe, gamberetti, caviale.

Il taglio del pane ha sempre avuto un ruolo connotativo della classe e della funzione. Con o senza crosta era popolare o borghese ; tagliato verticalmente (pane a cassetta) era signorile, orizzontalmente, soprattutto nel formati comuni, popolare. La croce o lo stemma a coronamento della pagnottella non veniva incisa, favorendo la sezione orizzontale. Il panino dolce tondo, al latte, come quello popolare, la michetta, tagliati orizzontalmente permettevano di ricongiungere le due parti ricostituendo la forma e nascondendo il companatico. A questo proposito vanno anche ricordati i pani conditi (olio, olive, noci ecc.).

Nella forma di filoncino o pagnottella divisi orizzontalmente, c’era la farcia, per esempio una bella fetta di roast-beef, che lo caratterizzava, destinandolo al viaggio e al picnic, e ne connotava l’alta classe sociale.

Il companatico è stato l’indicatore del ceto di chi mangiava il panino, e, per restare nell’ambito dei valori alimentari quali carne e pesce, si andava dalle carni cotte o le conserve pregiate (caviale salmone), alle conserve borghesi (prosciutto), a quelle comuni (salame, aringhe) a quelle popolari (resti di salumeria, salacche).

Obiettivo di chi, negli anni trenta, vuole rendere italiano il sandwich, sarà di cambiargli nome e di adeguare il companatico. Si assiste così ad una italianizzazione del termine inglese, operata da Marinetti (nella Cucina futurista del 1932 propone di sostituire a “sandwich” “traidue”) e da Gabriele D’Annunzio che avrebbe coniato il “tramezzino”. Che cosa vi si unisce ? Si escludono i prodotti stranieri (salmone, caviale, pâté) e si suggeriscono quelli italiani (prosciutto crudo). Ma la circolazione di modelli nazionali-internazionali non s’inceppa, anzi alcune forme e strutture eleganti e complesse datano di questi anni e il sandwich club è registrato con ricetta da Ada Boni nel Talismano della felicità del 1931.

Il campo dei sandwich, tartine e canapés, evolve poco nel secondo dopoguerra, e lo ritroviamo ancora presente oggi nelle versioni sbrigative di pane a cassetta, maionese industriale, salmone affumicato che invecchiano nelle vetrine di alcuni bar.

Valori nutrizionali di un hamburger di carne

La quantità di calorie di un panino hamburger può variare notevolmente a seconda degli ingredienti utilizzati, quali formaggi, salse, tipo di pane e condimenti, e delle dimensioni del burger. Mediamente, un hamburger di carne di manzo da 100g senza condimenti o formaggi aggiunti contiene 264 kcal, mentre una porzione da 200g di panino con hamburger farcito con verdure contiene 502 kcal. Allo stesso modo, hamburger vegetariani o vegani fatti con sostituti della carne possono avere un contenuto calorico diverso, a seconda degli ingredienti utilizzati.

Vediamo più nel dettaglio i valori nutrizionali di un hamburger (solo carne).

Macronutriente Porzione da 100g Porzione da 200g
Acqua (g) 53 106
Energia (kcal) 264 528
Proteine (g) 24.5 49
Lipidi (g) 18.4 36.8
Carboidrati disponibili (g) 0 0
Amido (g) 0 0
Zuccheri solubili (g) 0 0

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