Il Re dei Panini: Storia di Umberto Panini e Renato Deliperi, Due Pionieri del Gusto

La storia italiana è ricca di figure che, con la loro creatività e intraprendenza, hanno lasciato un segno indelebile nel mondo. Tra queste, spiccano Umberto Panini, co-fondatore dell'impero delle figurine Panini, e Renato Deliperi, il "re dei panini" di Sassari.

Umberto Panini: Dalle Figurine al Parmigiano Biologico

Umberto Panini, nato a Pozza di Maranello il 3 febbraio 1930, è scomparso a Modena venerdì notte all'età di 83 anni. Era l'ultimo dei quattro fratelli che negli anni '60 diedero vita all'impero delle Figurine Panini. Insieme ai fratelli Giuseppe, Franco e Benito, Umberto era il più legato alla parte industriale e tecnica dell'avventura editoriale di famiglia. Il suo contributo fu fondamentale, ideando la "Fifimatic", la macchina che permise ai quattro fratelli di superare la dimensione artigianale ed entrare a pieno titolo tra i grandi marchi editoriali del settore.

La sua infanzia fu segnata dalla perdita del padre e dalla forte coesione familiare, elementi che contribuirono a sviluppare le sue doti di problem solving. "Con un approccio tipicamente modenese in cui la gioia di vivere si accompagna all'etica del lavoro, Umberto è stato uno dei simboli di una generazione che, uscita dalle devastazioni della guerra, sentiva di potere affrontare e vincere le sfide della quotidianità".

Dopo la vendita dell'azienda al Gruppo Maxwell nel 1988 (ora di proprietà del gruppo Fineldo), Umberto si dedicò ad altro. Diede vita a "Hombre", una delle più importanti aziende agroalimentari a ciclo interamente biologico, produttrice di Parmigiano-Reggiano. Inoltre, creò un museo dell'auto e della moto, preservando a Modena la collezione del Museo Maserati.

In ricordo di Umberto Panini, si citano le parole con cui chiude la sua autobiografia "L'America è qua - Una storia di motori, figurine e formaggi": "Un giorno un signore voleva vendermi un biglietto dell'Enalotto. Gli ho detto: 'Che cosa vuoi che me ne faccia? Più di quello che ho avuto...' Sono convinto che la vita mi ha dato tanto e posso dire di aver affrontato tutte le mie avventure a testa alta, sicuro che da una qualche parte sarei arrivato".

Leggi anche: Idee per un pranzo veloce

Il Contributo di Umberto Panini

Aldo Sallustro, amministratore delegato della Panini, ha ricordato la "profonda umanità e semplicità di Umberto, al di là della figura imprenditoriale che ha rappresentato". In fabbrica -continua il manager- vi è ancora tangibile la testimonianza del suo genio tecnico, con le macchine da lui progettate negli anni '60 che ancora sono parte integrante del processo di confezionamento delle figurine. Ma è soprattutto nel ricordo delle persone che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui che si percepisce cosa è stato realmente Umberto Panini.

Renato Deliperi: Il Re dei Panini di Sassari

L’ispirazione gli è venuta in Austria, a Salisburgo, dove - poco più che ventenne - era andato cercare fortuna e a farsi le ossa lontano da Sassari. Ma quello che sperava di trovare sulle sponde del fiume Salzach, Renato Deliperi alla fine lo ha trovato quasi per caso in largo Ittiri, nel centro storico della sua città. Corre l’anno 1981 quando Renato, all’epoca 24enne, rientra nell’isola insieme all’amico austriaco Rudi Düringer, conosciuto a Salisburgo, con lui rileva il “Peacock’s Pub” e per la prima volta si mette alla piastra, dando vita a una storia che lo ha reso famoso - non solo in città - per aver saziato con i suoi panini decine di generazioni di sassaresi.

«Sono passati 44 anni - racconta Renato davanti alla piastra sempre lucente del paninoteca di via Roma - e fare panini mi piace ancora». Nato a Li Punti il 24 settembre del 1957, Renato dimostra fin da ragazzino intraprendenza, voglia di emergere e di creare qualcosa che ancora non c’è. «Il pub di largo Ittiri - spiega con il sorriso il “re dei panini” - è stato il primo in città, avevano la fila fuori e per avere un tavolo bisognava prenotare».

È stato in quelle notti sassaresi - prendendo spunto dalla breve esperienza austriaca - che Renato dà vita ai suoi primi hamburger. «Il tipo di pane che utilizzo è lo stesso da allora - racconta durante una passeggiata dalla paninoteca verso piazza d’Italia - all’inizio ce lo faceva il panificio Calvia e da diversi anni, mantenendo la stessa ricetta che importammo da Salisburgo, ce lo prepara un altro panificio sassarese, quello di Peppuccio Sini. Il formato, che è stato il successo dei miei panini - aggiunge - era stato inventato ai tempi del “Peacock’s Pub” da me e dal mio ex socio. Oggi in tanti tentano di imitarlo, ma il nostro lievita almeno 48 ore e nessuno riesce a riprodurre un tipo di pane così facilmente digeribile».

Dopo gli inizi in largo Ittiri e un breve passaggio in via Università, dove per circa un anno si dedica a pizzette al taglio e polli allo spiedo in una strada all’epoca trafficatissima, nel 1984 Renato dà vita al “Fast Food One” al corso Vittorio Emanuele. Quello stesso anno si trasferisce in via Roma e apre il “Fast Food Two” e qui conosce da subito un successo clamoroso. «Venivano a mangiare il panino da me gli studenti, i militari e persino gli americani della Dinamo - racconta con orgoglio - e nel 1990 proprio un ex giocatore del Banco di Sardegna, Paul Thompson, ispirò quello che senza dubbio è il mio panino più famoso, l’Hambovo. Un giorno mi disse “Renà mi aggiungi un uovo al cheeseburger per favore?”. Non mi sembrava una buona idea per dare un gusto diverso al panino - spiega - e così gli proposi di adottare la tecnica che utilizzavo per la lavorazione del “Capriccio”, cioè formaggio e uova con salse e ketchup saltati sulla piastra».

Leggi anche: LiffBurger: Un'Istituzione Reggiana

Quella variazione fu graditissima e l’Hambovo entrò di diritto nel menù della paninoteca. «È ancora uno dei più imitati - spiega con orgoglio Renato - e qualcuno utilizza, pur non potendo, anche il nome che gli diedi nel 1990 e che qualche anno fa ho registrato alla Camera di Commercio. Lo dovevo anche alla clientela che nei miei prodotti vede la differenza - aggiunge - ci sono sassaresi che vivono all’estero e che quando tornano in città vengono a trovami e mi dicono: quanto mi è mancato l’Hambovo».

Schivo e lavoratore instancabile sin dall’età di 14 anni, Renato è riuscito - in qualche modo - ad anticipare in città il fast food di modello americano e quando i marchi delle multinazionali qualche anno fa sono sbarcati a Sassari, la genuinità dei suoi prodotti lo ha fatto resistere e forse diventare ancora più forte. «Ci sono genitori che mi confessano - sorride al rientro dalla passeggiata - che lasciano i figli nei grandi fast food di Predda Niedda e poi vengono da me per mangiare uno dei miei panini. Quando poi i ragazzini assaggiano i miei - aggiunge - vogliono tornare da me. Il mio segreto? È tutto qui, dietro il bancone e dentro la cucina - spiega mostrando l’ordine maniacale della cella frigo - i prodotti che utilizziamo qui dentro sono sempre freschi. Gli hamburger sono fatti a mano da me - aggiunge - con carne di prima scelta ed è per questo che chi assaggia i miei panini poi ritorna una seconda volta e poi - scherza - diventa dipendente. Io lo mangio una volta alla settimana, il mio preferito? È il Fast Roll con salsiccione affumicato tipico dei Balcani».

Alla soglia di 68 anni, nonostante un invidiabile fisico da ragazzino, Renato ha creato un’azienda a conduzione familiare, in cui oggi lavorano al suo fianco i figli gemelli Franco e Alessandro, di 45 anni, e la moglie Ivana. «È un orgoglio sapere di essere apprezzati e ricordati anche da chi non vive più in città da tanti anni - spiega - da poco un conoscente mi ha portato i saluti da un mio vecchio cliente che veniva da me quando studiava all’Alberghiero e ora gestisce dei ristoranti a New Orleans negli Stati Uniti. Quando ha saputo che il mio conoscente era di Sassari la prima cosa che gli ha chiesto è stata: “E Renato sempre li fa i panini?”».

Tra i motivi di orgoglio di Renato, insieme ai complimenti che continua a ricevere da quasi 45 anni a questa parte, c’è anche la realizzazione di un maxi panino da trenta chili che nel 2013 fece leccare i baffi agli ospiti presenti alla caserma Lamarmora per la presentazione del reportage “Sotto il cielo di Herat - La Brigata Sassari in Afghanistan” dell’ex giornalista della “Nuova Sardegna” Pier Luigi Piredda e della fotoreporter Elisabetta Loi. «Di quel buffet rimase qualche dolce e qualche tramezzino - sorride Renato - ma il mio panino andò a ruba».

Celebri, quasi quanto l’Hambovo, sono tuttora alcune frasi con cui ha accolto - prima che il covid cambiasse la modalità di accesso al suo locale - migliaia di ragazzini affamati. «Il panino lo mangi subito o adesso? Te lo avvolgo o te lo incarto?» ha ripetuto migliaia di volte Renato, spiazzando chi era in fila e non vedeva l’ora a di addentare l’hamburgher o il Capriccio. Anche queste, in qualche modo, sono un suo marchio di fabbrica.

Leggi anche: Dieta Chetogenica e Pane

Stefano Bertoni: Da Giornalista a Re del Panino Gourmet

È vero, la passione del cibo l’ha sempre avuta. Ma chi l’avrebbe mai detto, anche solo cinque anni fa, che Stefano Bertoni sarebbe diventato sua eccellenza il panino gourmet di Trento? «Neppure io» confessa Bertoni. Perché nella “vita precedente” era giornalista e a cinquant’anni si è reinventato. Stefano Bertoni, classe 1962, ha sempre avuto la fibra del capricorno: ostinato. Ecco perché il risultato finale - ossia “Il posto di Ste”, in fondo a Largo Carducci nel cuore di Trento, con i panini che fanno tendenza e questo improvviso successo personale - non dovrebbe sorprendere.

Poi Bertoni, allora capelli lunghi, al liceo s’era lanciato come voce da rocker del gruppo guidato da Marco Pangrazzi, i “Blue Night”, che si contrapponevano, nelle serate dei ragazzi di Trento, ai “Wrens” guidati da Paolo Cristofolini. Poi tanti, tantissimi gruppi, fino all’ultima esperienza con i “Dispaccio” sempre come cantante. E in mezzo? «Gli studi al Dams. Ho fatto la tesi sulla storia del Teatro Sociale di Trento dal 1818 al 1860.

E così anche quella volta Bertoni comincia una “nuova vita” con qualcosa che si inceppa. Aveva del tempo da occupare, la tesi era bloccata. Stefano inizia a scrivere per una fanzine edita da Bertelli, “Tam Tam”, pubblicando delle recensioni a dischi e a concerti. Scrive, scrive, scrive sempre di più. Fino a che Emilio Guariglia, dell’Alto Adige, lo incontra e gli propone di collaborare con l’inserto “Trento Express”. Bertoni entra nel mondo del giornalismo.

Un mondo che abbraccia definitivamente quando ottiene l’incarico nell’ufficio stampa dell’Azienda Sanitaria: è il 2000. E poi? «E poi una lunga vita in un ufficio stampa con tante soddisfazioni e tante difficoltà quotidiane». Però è adesso che Bertoni sta bene con se stesso, giusto? «Sì. Con questa attività, dedicandomi alla cucina, ai panini, all’impresa, ho scoperto una mia nuova natura. Prima ero inserito in un contesto strutturato, molto gerarchico, con ruoli fissi, procedure e protocolli; qui invece, nel “Posto di Ste” sono solo, a capo di una barca solo mia. Ho capito cose di me che prima non capivo».

Ad esempio? «Che so essere convincente, so essere il tuo Virgilio, la guida che t’accompagna e non ti fa mai cadere». Un altro mondo rispetto a prima. «Sai, prima potevo dire quello che volevo a un direttore dell’azienda, però se lui aveva la sua idea, quella rimaneva...». Beh, certo, gerarchie. Però ora, da capo, Bertoni avrà capito qualcosa che prima non capiva dei capi? «Alcune ragioni sì.

Cronista e poi giornalista in un’istituzione, fino a quando, il 31 dicembre del 2011 si chiude un’altra epoca: scade il suo contratto all’Azienda sanitaria e Bertoni resta senza lavoro. E lì inizia un nuovo percorso, quasi per caso, come quella volta con la tesi. Vabbè, ma a cinquant’anni è un’altra cosa. «Tutta un’altra cosa, confermo. Ma non ci ho pensato. Avevo sempre coltivato una curiosità enogastronomica e quando mi sono trovato senza lavoro ho iniziato a cucinare ogni giorno.

«Mi può fare il panino “americano”?» chiede una studentessa. «Quanto ci vuole?». «Ci vuole un pochino di pazienza, ora accendo l’acqua: perché il pulled pork lo scaldiamo a bagnomaria» dice Bertoni. Sì, anche i particolari vanno spiegati. Ma un racconto micidiale è l’avventura di Bertoni: lanciarsi a 50 anni e aprire un locale in centro storico a Trento. «C’erano tre posti disponibili: ho ragionato con i proprietari, alla fine ho scelto questo. E ho iniziato a fare i conti per capire quanti soldi ci volessero. Una montagna. Quasi centomila euro per avviarsi.

Sono andato in banca e all’ufficio fidi mi hanno detto: “un altro bar? non ci sono soldi”. No, guardi - dico io - forse non ha letto il business plan, non è un bar. Niente da fare, in banca non mi filava nessuno». Ma Bertoni, capricorno, ormai s’è messo in testa che vuole fare il suo locale, vuole fare panini gourmet. «Ho saputo che c’era un bando dell’agenzia del lavoro per nuove imprese: mi ci sono buttato, corso di un mese, ho dovuto redigere di nuovo il business plan, grande selezione ma io ce l’ho fatta: ho potuto accedere ai fondi agevolati.

Ora quel bando non esiste più. Sono tornato in banca, avevo un gruzzolo e anche un po’ di risparmi della mia compagna, Barbara: ho chiesto solo 20 mila euro, me li hanno concessi». Bisogna crederci. «Bisogna crederci tantissimo. C’era tantissima gente che diceva: ma ’ndo vot che’l vaga? Ho passato un periodo in cui dormivo 3 ore per notte». È stata un’epoca di nuova formazione? «Su tutto. Ho studiato la lavastoviglie, come si montano i cartongessi, le casse, ho imparato a lavorare con i fornitori: assaggiando tutto.

Quindi Stefano è riuscito a fare quello che tanti dicono a parole: “Mollo tutto e apro un bar”. «Proprio. E la cosa più difficile è farlo a casa tua». Si è spento nella notte tra giovedì 1 e venerdì 2 febbraio «il re dei panini» Stefano Bertoni, dopo una malattia grave, scoppiata improvvisamente l’anno scorso. Cronista e poi giornalista, nel 2011 rimasto senza lavoro, decise di dare spazio alla creatività e alla passione per il cibo che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Così, a 50 anni aprì il locale in pieno centro storico.

«Ci ha lasciato Stefano Bertoni, instancabile anfitrione del Posto di Ste’. E ancora prima addetto stampa dell’azienda sanitaria dopo gli anni da giornalista all’Alto Adige. La sua grande passione per la cucina l’aveva portato ad aprire un locale gourmet prima in Largo Carducci, poi in via Malpaga. Ci andavo spesso, e non solo per mangiare, ma per incontrare la comunità che Stefano era riuscito a creare intorno al suo “posto”. Caro Stefano, te ne sei andato davvero troppo presto. Ci mancherai e mancherai alla città. Un abbraccio forte alla tua Barbara.

La Storia dell'Hamburger: Un Mosaico di Culture

Chi non ama un buon hamburger? Quel disco di carne succosa tra due fette di pane morbido, arricchito da salse, formaggio e verdure fresche... Ma vi siete mai chiesti da dove venga questa delizia? E come si prepara un hamburger da urlo? La storia dell'hamburger è un affascinante mosaico di leggende e migrazioni, senza un'unica origine riconosciuta. Si narra che le sue radici più antiche affondino nelle vaste steppe mongole. Già nel XIII secolo, i cavalieri erano soliti ammorbidire e triturare la carne (spesso di montone) posizionandola sotto le loro selle durante le lunghe cavalcate.

Quando i Mongoli invasero la Russia intorno al 1200, portarono con sé questa tradizione. Fu durante il XV secolo che la bistecca alla tartara raggiunse la Germania. L'arrivo del "primo hamburger" negli Stati Uniti si lega ai frequenti movimenti migratori dal porto di Amburgo, il più importante scalo commerciale tedesco. Nel XIX secolo, gli immigrati tedeschi a New York allestirono bancarelle che vendevano la "Bistecca cotta alla maniera di Amburgo" ai marinai. Da qui, questa specialità iniziò a diffondersi, dando il nome al piatto stesso.

Un'altra curiosa aggiunta a questa storia arriva dal 1891, quando un cuoco tedesco di nome Otto Kuasw ad Amburgo ebbe un'intuizione geniale. Decise di levare la salsiccia dal suo budello, appiattirla, cuocerla nel burro e inserirla tra due fette di pane, aggiungendo persino un uovo all'occhio di bue. Sebbene la prima apparizione in un menu americano risalga al 1836, l'uso documentato del termine "Hamburg steak" è del 1884. La variante "hamburger" appare per la prima volta su un quotidiano di Washington nel 1889, e una descrizione simile all'hamburger moderno è del 1902.

Come Preparare un Hamburger Perfetto

Preparare un hamburger fantastico non è difficile, ma richiede attenzione ai dettagli:

  • Qualità prima di tutto: Non risparmiate sulla carne. Scegliete manzo macinato di buona qualità, con circa il 20% di grasso. Il grasso è fondamentale per succosità e sapore.
  • Non manipolare troppo: Meno lavorate la carne, meglio è. Lavoratela solo il minimo indispensabile per formare i dischi.
  • Forma e spessore: Create dischi da 150-200 grammi, spessi 2-2.5 cm.
  • Bun morbido ma resistente: Scegliete un bun brioche o semi-integrale che non si sbricioli. Il pane brioche è ottimo per la sua morbidezza e il tocco dolce. Tostatelo leggermente sulla piastra o in padella prima di assemblare.
  • Temperatura elevata: Scaldate bene la piastra o la padella, deve essere rovente!
  • Non pressare: Resistete alla tentazione di schiacciare l'hamburger con la spatola.
  • Tempi di cottura: Per un hamburger medio, cuocete circa 3-4 minuti per lato.
  • Formaggio: Cheddar, provolone, svizzero, gorgonzola...

L'hamburger è molto più di un semplice "panino". È un piatto che racconta storie di migrazioni, innovazione e, soprattutto, di puro piacere gastronomico.

La Storia delle Figurine Panini: Un Fenomeno Culturale Italiano

Poche aziende italiane possono vantare un impatto culturale e una riconoscibilità globale pari a quelli della Panini. Da oltre sessant’anni, il nome Panini è sinonimo di figurine, album, sogni d’infanzia e la passione ineguagliabile per lo sport, in particolare il calcio. La storia della Panini inizia in una piccola edicola di Corso Duomo a Modena, gestita dai quattro fratelli Giuseppe, Benito, Franco e Umberto Panini.

Fu Giuseppe, il maggiore, a intuire per primo il potenziale delle figurine. L’idea vincente, tuttavia, arrivò nel 1961. Quell’anno, la Panini stampò il suo primo album di figurine del Campionato di Calcio italiano, chiamato semplicemente “Calciatori“. Questa fu la vera innovazione: la sorpresa di scoprire quali figurine si trovavano all’interno di ogni bustina creò un’immediata dipendenza e diede il via al fenomeno del “celo, celo, manca”, lo scambio tra i bambini per completare le collezioni.

Il successo fu travolgente. La chiave del successo fu la capacità di coniugare un prodotto semplice con un’intuizione di marketing geniale. Gli anni ’70 videro una crescita esponenziale per la Panini. L’azienda perfezionò il suo processo produttivo, introducendo macchinari sempre più sofisticati per la stampa e l’imbustamento automatico. Il “Calciatori” rimase il fiore all’occhiello, ma il marchio iniziò a diversificare la sua offerta.

Un passo fondamentale per l’affermazione internazionale fu l’acquisizione, nel 1970, dei diritti esclusivi per la produzione delle figurine dei Mondiali di Calcio in Messico. Fu un successo clamoroso che aprì le porte dei mercati esteri. L’azienda non si limitò solo alla vendita di figurine, ma divenne anche un editore di successo, pubblicando fumetti e riviste.

Gli anni ’90 e 2000 presentarono nuove sfide. L’avvento dei videogiochi e di nuove forme di intrattenimento digitale minacciava di ridurre l’interesse per le collezioni fisiche. La Panini rispose con innovazione e diversificazione. Nel 1992, la Panini fu acquisita dalla Marvel Comics, una mossa che portò a una maggiore internazionalizzazione e all’introduzione di nuovi prodotti legati ai supereroi.

In questi anni, il brand rafforzò la sua presenza nel settore del collezionismo sportivo con l’introduzione di carte da gioco collezionabili (Trading Card Games), in particolare negli Stati Uniti con licenze di alto profilo per sport come NBA e NFL. L’avanzamento tecnologico degli anni 2010 ha portato la Panini a confrontarsi con la realtà digitale, e in quest’ottica l’azienda ha saputo integrare il mondo fisico delle figurine con quello virtuale.

Nonostante l’avanzata del digitale, la figurina fisica Panini ha mantenuto intatto il suo fascino. L’atto di aprire una bustina, incollare una figurina sull’album e completare una pagina rimane un rito generazionale. Oggi, Panini è una multinazionale con sedi e attività in numerosi paesi del mondo.

Ha saputo trasformare un semplice gioco in un fenomeno culturale e sociale che ha unito generazioni. Dalle piccole bustine di figurine ai complessi sistemi di licenze internazionali, dalla stampa alle applicazioni digitali, la sua storia è un esempio straordinario di come un’intuizione semplice ma geniale possa dare vita a un’azienda di successo planetario, il cui nome è ormai indissolubilmente legato alla gioia del collezionismo e alla passione per lo sport.

Umberto Panini: Un Imprenditore a Tutto Tondo

"Tutto quello che ho realizzato l'ho fatto divertendomi. Non mi sembrava di fare fatica". Ex meccanico alla Maserati, dopo avere anche avviato un'edicola con Franco in centro a Modena, nel 1957 emigrò in Venezuela dove rimase per sette anni. Fu il fratello Giuseppe a richiamarlo a Modena, dicendogli testualmente "guarda che l'America è qui da noi, torna".

Umberto si buttò a capofitto nel business delle figurine, facendo fruttare al massimo la propria passione per la meccanica. Progettò di persona gli impianti, come la macchina 'Fifimatic', che diedero alla Panini un indubbio vantaggio sulla concorrenza e la fecero decollare sul mercato.

Ma Umberto Panini non conosceva l'appagamento, pensando sempre a realizzare qualcosa che superasse l'immediato. "Non avete avuto la fortuna di soffrire", diceva ai figli mentre già pensava al progetto imprenditoriale successivo. Quello seguito con grande cura e risultati è stato quello di 'Hombre', l'azienda agroalimentare alle porte di Modena che ha introdotto concetti innovativi a livello di sostenibilità.

"Nella passione per le macchine e per la terra da coltivare - ha detto il sindaco di Modena Giorgio Pighi - è custodita tutta la modenesità di Umberto Panini, uno dei grandi protagonisti dello sviluppo di Modena e uno dei primi a capire che il futuro di questa realtà passa anche attraverso un recupero delle nostre radici, in una chiave moderna e innovativa. In un momento di dolore e di comprensibile smarrimento - ha concluso il primo cittadino di Modena - ci aiuta sapere che persone come lui hanno vissuto fino in fondo i propri sogni, li hanno realizzati ogni volta che è stato possibile, ma soprattutto non hanno mai smesso di coltivarne di nuovi, più belli e più grandi".

Il team Panini era formato dai quattro fratelli della famiglia: Giuseppe, Franco e Benito, tutti morti, e Umberto il più vocato alla parte industriale e tecnica dell'avventura editoriale.

Tabella Riepilogativa

Nome Attività Principale Luogo di Nascita Contributo
Umberto Panini Figurine Panini, Agricoltura Biologica Pozza di Maranello, Modena Innovazione tecnica, Fifimatic, Hombre
Renato Deliperi Re dei Panini Li Punti, Sassari Ha reso famoso la paninoteca di via Roma per aver saziato con i suoi panini decine di generazioni di sassaresi.
Stefano Bertoni Re dei Panini Gourmet Trento Creatività e passione per il cibo che lo ha accompagnato per tutta la vita.

tags: #il #re #dei #panini #storia

Post popolari: