È un classico: quando i bimbi piccoli cominciano a parlare, assistiamo continuamente a scene comiche dovute ai loro involontari errori di pronuncia. La Pasionaria-cocò è stata (ed è) spesso protagonista di queste scene, considerata “la sua ottima proprietà di linguaggio” (come mi ripetono da tanto tempo le maestre).
L'incidente diplomatico del "Pippone"
Albertino stava guardando i cartoni animati e La Pasionaria giocava in camera sua. Faccio per entrare quando sento che dice “pippone, pippone”. Mentre lo sgomento sale, insieme al senso di colpa causato dal fatto che sicuramente deve aver sentito tale parola da qualcuno (ma chi?) lei, tutta allegra mi fa “Eone pippone”.
La guardo sospettosa e contemporaneamente lo sgomento si ferma e decido di darle una possibilità: “Eone pippone pasta al scugo”. Ahhhhh…lo sgomento cala definitivamente e lascia il posto ad un sospiro di sollievo! Albertino-mimì guarda spesso “Leone il cane fifone” e nella puntata odierna aveva visto il cane fifone mangiarsi, appunto, la pasta al sugo..tanto è vero che me l’aveva ordinata per cena!
La Pasionaria stava solo ripetendo “fifone” a modo a suo. Almeno credo.
La Piscia o la Pizza? Un dilemma infantile
Dopo una bella giornata di lavoro, a dir poco interessante, vado a prendere Albertino e la Pasionaria a casa dei miei. Quando entro, dopo i saluti di rito, vedo mamma e papà lanciarsi uno sguardo di intesa, quasi imbarazzato direi. “Senti, volevamo dirti che oggi la piccola al bagno ha detto più volte “la piscia””. Erano costernati e avevano abbassato la voce, non sia mai che qualche vicino potesse sapere delle parole vergognose pronunciate dalla nipotina (chiamata amorevolmente principessina da mio padre, dato che io resto la principessa in carica).
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Alzo gli occhi al cielo e con tutta calma rispondo con un “Non preoccupatevi”. Erano allibiti: da quando la loro figlia primogenita era così abituata a un tale linguaggio, da non preoccuparsi di parole così poco opportune per una bimba di 2 anni? Li tranquillizzai subito: “quando dice così, intende “la pizza”, ancora non pronuncia bene la z”.
Una parte di loro pareva sollevata, l’altra rimaneva scettica. “Ma era in bagno” questa fu la ragionevole obiezione di mio padre. “Appunto. Lei dice perfettamente pipì da molto tempo. Che mentre fosse in bagno ti chiedesse qualcosa da mangiare rientra esattamente nel suo comportamento tipo”.
Il problema, però, restava quando eravamo fuori. La Pasionaria, si sa, è una bimba di buono, anzi ottimo appetito! Il che significa che chiedeva spessissimo “la piscia”..e la gente mi guardava con riprovazione, come a dire “guarda che madre snaturata che insegna queste parole alla figlia”. Ben contenta di poter finalmente rispondere ad alta voce “come la vuoi, bianca o rossa?”, ho verificato, proprio stasera, che le piace molto la pizza in teglia croccante di Adriano. Un’intenditrice!
La Ricetta della Pizza in Teglia Croccante di Adriano
Ma poi si sa che le ricette del Maestro sono sempre una garanzia! Vi riporto qui, per comodità, la sua ricetta (il Maestro arricchisce la spiegazione con un passo passo fotografico molto utile!) ed eventuali mie annotazioni.
- 900 gr farina W 250 (o una 0 per pizza ad alto assorbimento) (io ho usato 700 gr di farina 00 di cui conosco il fattore di forza, W 220 , più 200 gr di un mix di farina 00 e manitoba, con W 350, ma è stato solo perchè non avevo una farina con quelle caratteristiche precise.
- Sciogliamo il lievito ed il malto in 450gr di acqua, mescoliamo altrettanta farina setacciata, copriamo ed attendiamo che gonfi e si crei un principio di fossetta nella parte centrale (ca.
- Aggiungiamo l’acqua rimanente, facendola cadere lungo i bordi del recipiente, avviamo la macchina con la foglia a bassa velocità ed inseriamo il resto della farina, facendola cadere a pioggia con continuità (sia Dile che io abbiamo avuto bisogno di aggiungere un altro pò di farina..ma poco mi raccomando!).
- Dopo 2’ portiamo gradatamente la velocità a 1,5 e lasciamo incordare.
- Coliamo l’olio a filo, curando di non perdere l’incordatura.
- Montiamo il gancio ed impastiamo fino ad ottenere il velo, ribaltando la massa un paio di volte nel corso della lavorazione (il gancio è necessario per ordinare la maglia glutinica che la foglia ha contribuito a formare ma che ha lasciato in struttura ancora disordinata).
- Verso le 16.00 rovesciamo l’impasto sulla spianatoia spolverata con la semola, dividiamo l’impasto in tre parti, pieghiamo ognuno di questi a 3 per una sola volta ed arrotoliamo stringendo moderatamente.
- Trasferiamo in altrettanti contenitori con coperchio ermetico, non infarinati.
- Lasciamo raddoppiare a 28°.
- Al momento di cuocere, rovesciamo gli impasti sulla spianatoia infarinata con la semola e spolveriamo anch’essi, picchiettiamo con la punta delle dita e stendiamo stirandoli, evitando accuratamente la fuoriuscita dei gas di lievitazione.
- Carichiamo sull’avambraccio e sistemiamo delicatamente nelle teglie non unte, spolverate con un velo di semola.
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