Il mare d'Abruzzo sa rendersi indimenticabile, presentando 133 chilometri di litorale che alternano coste frastagliate ad arenili dorati, spiagge animate e calette di ciottoli.
Lungo la parte settentrionale della costa si trovano le cosiddette perle della “Costa Giardino” abruzzese che includono Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi, con spiagge sabbiose e lidi attrezzati.
Nel tratto di costa tra Silvi e Pineto, circondata da una fitta macchia di pini domestici e pini d’Aleppo, nell’omonima Area Marina Protetta, si erge in tutta la sua bellezza la Torre del Cerrano, sede del Museo del Mare.
Premiata con le Quattro Vele di Legambiente e selezionata tra le 45 località balneari più belle della penisola per lo straordinario contesto ambientale e la capacità di accoglienza, l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano è un paradiso di biodiversità.
La Storia di Silvi: Un Viaggio nel Tempo
Il nome Silvi deriva dal dio Silvano, la divinità italica dei boschi. Pare infatti che nel punto dove oggi si trova Silvi Alta (Silvi Paese) vi fosse anticamente un tempio dedicato a questa divinità. La storia quindi è molto antica.
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In età preromana, Silvi è probabilmente la sede del porto commerciale della città picena di Hatria (oggi Atri), che già rappresentava una florida realtà nella penisola italica.
Dopo le guerre sociali, Atri diventa colonia romana e Silvi resta a servizio della città. In questo periodo il porto commerciale fiorisce, soprattutto per il commercio di vini e come punto strategico per raggiungere la via Salara, che collegava Porto d’Ascoli e Roma.
In età romana il territorio conosce una fioritura incredibile, tanto che Hatria dà origine alla gens Elia, da cui discende l’imperatore Adriano.
Con la caduta dell’impero, abbiamo poche notizie su Silvi Alta. Ciò che sappiamo per certo è che già nell’alto medioevo sulla collina è presente un villaggio noto come Castrum Silvae o Torre Belfiore. La chiesa del S.S. Salvatore, che ancora serve la comunità di Silvi Paese, è stata eretta nel 1100 d.C.
Cosa ha spinto i marinai del porto a rifugiarsi su un’altura? Molto probabilmente i continui attacchi pirateschi delle popolazioni provenienti dalla Turchia. Proprio a questi episodi si riferisce la leggenda del Santo Patrono di Silvi, che ti racconteremo più tardi.
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Nel Medioevo, ancora legata a Atri, Silvi Alta è sotto il dominio dei re Francesi. Nel 1275, Re Carlo d’Angiò, si trovò a passare proprio in questi luoghi, lasciando un’epigrafe, la cui copia è ancora leggibile sulla facciata laterale della chiesa del Ss. Salvatore, nei pressi dell’Arco Monumentale che segnava l’ingresso al borgo.
In età moderna, Silvi, come tutto l’Abruzzo, passa sotto il dominio spagnolo. Da un lato è un periodo di grande fioritura perché la città di Atri è divenuta città dei Duchi d’Acquaviva, una famiglia potentissima che a cavallo tra il 1500 e il 1600 riuscì ad esprimere perfino il Generale dei Gesuiti, Claudio Acquaviva.
Dall’altro lato, il borgo di Silvi vive una vera e propria crisi demografica causata dai continui assedi pirateschi e dalle epidemie. Basti pensare che alla fine del XV secolo per ovviare allo spopolamento, il Re di Spagna Ferdinando il Cattolico ordina di ripopolare Silvi accogliendo i profughi cristiani provenienti da Dulcigno, una città dell’attuale Albania, conquistata dagli ottomani. A lungo infatti gli abitanti di Silvi Paese sono stati chiamati anche Dulcignotti.
Sotto il dominio spagnolo viene costruita anche la Torre Cerrano, oggi sede dell’Area Marina Protetta. La torre fa parte di una serie di fortificazioni costiere, per proteggere l’interno dalle invasioni perpetrate via mare. Torre Cerrano, nella fattispecie, aveva il compito di segnalare a Silvi Paese l’arrivo dei nemici, che a sua volta allertava Atri e avviava gli avamposti di difesa.
Il 1700 è segnato da assedi particolarmente cruenti da parte dei Turchi, come quello del 1714. Ma anche da una prima attività imprenditoriale avviata dal Barone di Forcella, che apre la prima fabbrica di liquirizia. Iniziano anche i primi impulsi per affrancarsi dal controllo di Atri, cosa che avviene pienamente solo nel 1806, con l’Istituzione del Regno d’Italia da parte di Napoleone e l’abolizione dei privilegi feudali.
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Inizia un periodo di fioritura culturale e economica e per secoli Silvi attira ospiti illustri. Tra questi, Gabriele D’Annunzio è un frequentatore dei casinò e dei locali à la page che iniziano a fiorire tra Silvi Paese e la costa.
La forte attrattiva di Silvi verso un turismo alto continua per quasi un secolo. Intanto, a Silvi Marina vengono costruite le prime case di villeggiatura: sono ville signorili, in stile Liberty, destinate alle famiglie altolocate e al loro seguito. Nascono bistrot. casinò, hotel, sale da ballo, circoli culturali che attiravano intellettuali abruzzesi e non.
Nel 1937 gli imprenditori Menozzi e Barabaschi fondano la Saila, la fabbrica di caramelle che tutt’ora è un marchio famoso e riconosciuto a livello globale. La sede produttiva è ancora al centro di Silvi Marina. In inverno, nelle giornate umide di mareggiata, la città si riempie di odore di menta e liquirizia.
Questo exploit prosegue fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando la costa abruzzese cade in mano ai tedeschi, molti dei quali diretti sul sanguinoso fronte del Sangro. La battaglia di Ortona, una città costiera a circa 40 min da Silvi Marina, è famosa anche come la Stalingrado d’Italia, tanto fu cruenta.
In questo periodo, i bombardamenti che colpiscono la costa (a Pescara i segni sono ancora visibili) non risparmiano neppure Silvi Alta. Nel dopo guerra la situazione torna progressivamente nella norma.
Fino agli anni ’70 Silvi è un luogo di movida prediletto per tutta la costa Adriatica, attirando nei suoi locali cantanti famosi, attori, giovani e “Signori”. Questa vocazione le vale il nome di Perla dell’Adriatico.
Il termine “Signori” è il modo in cui nel dopo guerra gli abitanti di Silvi, spesso pescatori o comunque non ricchi, chiamano i villeggianti che vengono a trascorrere l’estate nelle loro case. I silvaroli abbandonano le abitazioni per stiparsi in garage e seminterrati, ma guadagnando così un gruzzolo prezioso dagli affitti estivi.
Inizia la vocazione turistica che caratterizza Silvi Marina, senza mai abbandonarla. Il borgo di Silvi Alta invece vive una fase di spopolamento e viene dimenticato dalle mappe turistiche.
Intanto, il tipo di turismo balneare di Silvi vira verso un turismo famigliare, facendo anche leva sulle acque basse e sabbiose, l’acqua pulita Bandiera Blu e la presenza dell’AMP Torre del Cerrano.
A partire dagli anni 2000, inizia la progressiva rinascita anche di Silvi Paese, che diventa luogo privilegiato per fiere e feste estive.
Oggi, Silvi Paese è di nuovo l’elemento trainante del turismo a Silvi. Attira visitatori da ogni luogo, affascinati dalla vista meravigliosa, dalla posizione comoda per raggiungere il mare, le montagne e i borghi. La sera in estate sono aperti tanti locali dove gustare le tipicità locali o lo street food, e turisti e locali si affollano sul belvedere.
Silvi Alta oggi è un luogo che attira turisti italiani e stranieri, ecoturisti, coppie, giovani e famiglie.
Cosa Mangiare a Silvi Marina: Un'Esplosione di Sapori
Tra i piatti da non perdere assolutamente, quindi, i numerosi piatti a base di pesce. Tra questi troneggia il brodetto, una zuppa tipicamente preparata dai pescatori. Per chi non ama il pesce, invece, la scelta dei piatti di carne è molto varia e risente dell’influenza della grande cultura culinaria teramana.
La tradizione vinicola abruzzese è incredibile e ci sono cantine che rappresentano l’eccellenza a livello mondiale.
Leggende e Curiosità di Silvi Alta
Ora ti raccontiamo alcune curiosità incredibili su Silvi Alta. Alcune le abbiamo già menzionate nella sezione sulla storia di Silvi.
La leggenda di San Leone e la festa del Ciancialone
La Leggenda del Santo Patrono di Silvi, il santo protettore, è ambientata al tempo delle invasioni turche. Mentre gli invasori si avvicinavano al borgo, un giovane di nome Leone brandisce una torcia e la croce per difendere la città e si dirige verso i nemici.
La torcia diventa sempre più incandescente e luminosa, tanto da spaventare i soldati turchi. Secondo alcune versioni della leggenda, sarebbero scappati senza combattere. Secondo altre versioni, pensarono che il borgo fosse già stato incendiato.
Ad ogni modo, con il suo coraggio, Leone salva Silvi Alta dall’ennesimo assedio. Secondo un’altra leggenda, durante un terribile terremoto che sconvolse Silvi nel ‘700, il parroco del borgo pregò che cessassero le scosse invocando il Signore con la reliquia di San Leone.
In suo onore, il 29 maggio si festeggia la festa patronale di San Leone, con la tradizionale accensione del Ciancialone. Si tratta di un insieme di canne che costruiscono un’enorme torcia, che può arrivare quasi a 30 metri, che viene accesa al centro della piazza di Silvi Paese per tutta la notte. Il Ciancialone ricorda proprio la torcia con cui il Patrono ricacciò i turchi.
Cervantes, Don Chisciotte e la bella Dulcinea
Uno storico locale ha ipotizzato qualcosa di molto interessante. Ai tempi dei Duchi d’Acquaviva, lo scrittore spagnolo Cervantes, autore del Don Chisciotte, si trovava ad Atri a servizio di uno dei duchi, che avrebbe ispirato alcuni dei personaggi dell’opera.
La figura della bella Dulcinea, amata da Don Chisciotte, potrebbe essere ispirata proprio a una ragazza di Silvi Alta.
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