Marmellata e Colite: Cosa Mangiare per Alleviare i Sintomi

La scelta della giusta marmellata per chi soffre di colon irritabile non è solo una questione di gusto, ma può avere un impatto significativo sulla qualità della vita quotidiana. Il colon irritabile è una condizione che può essere influenzata notevolmente dalla dieta, e per questo motivo, selezionare alimenti compatibili con questa condizione diventa fondamentale. La marmellata, spesso consumata a colazione o come dolcificante naturale, può rappresentare un dilemma per chi è affetto da questa sindrome.

Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS): Una Panoramica

Il termine colite viene solitamente usato quando si ha un insieme di disordini funzionali dell’intestino con conseguenti dolori, fastidio e/o gonfiore addominale (mal di pancia): clinicamente, questa condizione è definita come Sindrome dell’intestino irritabile. La colite, più comune nelle donne, può provocare diarrea, stitichezza (stipsi), o alternativamente stipsi e diarrea, quindi il cambiamento della forma e/o consistenza delle feci. Spesso questi disturbi si associano anche a mal di testa (cefalea), ansia e depressione.

La Sindrome dell’intestino irritabile può essere cronica, caratterizzata da periodi di riacutizzazione dei sintomi e da fasi di quiescenza. La patologia ha decorso benigno e non determina, generalmente, dimagramento né compromissione delle condizioni generali.

La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è una patologia funzionale caratterizzata da dolore addominale associato a una notevole varietà di sintomi, ma senza uno specifico marker biologico.

In base ai criteri diagnostici attualmente in uso - i Criteri di Roma IV - l’IBS è definita come “dolore addominale ricorrente per almeno 1 giorno a settimana negli ultimi tre mesi associato ad almeno due delle seguenti caratteristiche:

Leggi anche: Come Fare Marmellata d'Uva

  • dolore correlato alla defecazione;
  • dolore correlato a un’alterazione della frequenza dell’alvo;
  • dolore correlato a un’alterazione della consistenza delle feci.

Tali sintomi devono durare da almeno 6 mesi”.

L’IBS viene inoltre classificata in tre sottocategorie sulla base di ciò che espone il Paziente facendo riferimento alla Bristol Stool Scale:

  • IBS con alvo prevalentemente diarroico (IBS-D);
  • IBS con alvo prevalentemente stitico (IBS-C);
  • IBS con alvo alterno (IBS-M).

L’IBS è una causa importante di morbilità nei paesi industrializzati, poiché colpisce circa il 10-20% della popolazione, con un forte impatto sulla qualità di vita dei Pazienti, oltre a notevoli costi economici per la necessità di visite mediche e per assenze dal lavoro. Nonostante tale elevata prevalenza, vi sono attualmente ancora grandi lacune riguardo la conoscenza della fisiopatologia e della patogenesi dell’IBS.

Meccanismi Fisiopatologici dell'IBS

Tra i meccanismi fisiopatologici principali dell’IBS, ritroviamo le anomalie intrinseche della muscolatura liscia dell’intestino, l’ipersensibilità viscerale, l’ipervigilanza del sistema nervoso centrale, fattori genetici e psicosociali.

Tuttavia, l’ipersensibilità viscerale e le disfunzioni del sistema nervoso centrale non sono onnipresenti nei soggetti con IBS. Un ruolo sempre maggiore nella patogenesi dell’IBS è stato riconosciuto ai cosiddetti meccanismi periferici, quali le anomalie del transito colico e dell’evacuazione e la presenza, a livello del lume intestinale, di elementi “irritanti”, che altererebbero la permeabilità mucosale, causando l’attivazione immunologica della mucosa, con conseguente richiamo delle cellule dell’infiammazione, che a sua volta attiva riflessi locali, che alterano la motilità intestinale o la secrezione. In questo scenario riveste un ruolo fondamentale il Gut microbiota.

Leggi anche: Come Preparare la Marmellata di Pesche

La sua importanza è cruciale nelle funzioni digestive e nell’immunità mucosale e le sue modifiche, in termini qualitativi e quantitativi, sono primariamente coinvolte nella patogenesi dell’IBS.

Dieta e Colite: Cosa Mangiare e Cosa Evitare

Non esiste una dieta adatta a tutti i soggetti che soffrono di colite, questo perché l’alimentazione influenza i sintomi della malattia e dovrebbe variare in caso di diarrea o stipsi. Alcuni alimenti infatti sembrano favorire i disturbi da colite (diarrea o stipsi) ma, in generale, si può affermare che un’alimentazione equilibrata e ricca in fibre può alleviare i sintomi della patologia e ridurre le recidive.

È importante ribadire che alcuni alimenti possono influenzare negativamente i sintomi della colite, perciò bisogna fare attenzione a quel che si mangia: in generale, si può dire che una dieta bilanciata (equilibrata) e ricca di fibre può alleviare i sintomi e i disturbi della patologia. In particolare, le fibre solubili danno un concreto aiuto indiretto all'intestino promuovendo la crescita di flora protettiva (azione probiotica), oltre che regolare la funzione intestinale e ridurre la micro-infiammazione correlata all'intestino irritabile.

Inoltre, studi recenti hanno dimostrato i benefici nell’uso di probiotici e prebiotici in persone affette da Sindrome dell’intestino irritabile. I probiotici sono microrganismi viventi (Lattobacilli e Bifidobatteri) che possono portare ad una riduzione della produzione di gas e quindi ad un miglioramento dei sintomi gastrointestinali (es: dolore addominale). I prebiotici e simbiotici (prebiotico+probiotico) sono invece utili sia nella prevenzione (favoriscono la salute dell’intestino), che nel trattamento della malattia: un’assunzione costante aiuta a ritrovare la regolarità e l'equilibrio della flora intestinale. La loro dose giornaliera però deve essere valutata correttamente perché una quantità eccessiva potrebbe provocare l'insorgenza o l'aggravarsi della sintomatologia.

Alimenti da Considerare con Attenzione

Per chi soffre di IBS può essere davvero difficile decidere cosa mangiare. Solitamente le persone con il tempo imparano a capire cosa provoca loro i sintomi e cosa è innocuo, ma molto dipende anche da se la persona sta vivendo la fase acuta della malattia o quella di remissione. Nel primo caso, anche alimenti che solitamente non danno fastidio provocheranno i sintomi.

Leggi anche: Marmellata di Arance Tradizionale

Tendenzialmente a chi soffre di IBS si tende a consigliare un regime alimentare “LOW FODMAPs”, ovvero a basso contenuto di Oligo e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli, sostanze presenti negli alimenti che vengono facilmente fermentate dal nostro microbiota, producendo, tra le altre cose, gas.

Solitamente a dare particolari problemi sono i legumi, la verdura e la frutta. Questi alimenti, infatti, contengono fibra che nell’intestino viene fermentata. Questo vuol dire che chi soffre di Sindrome dell’Intestino Irritabile non può mangiare legumi, frutta e verdura? No, bastano alcune accortezze:

  • preferire i legumi decorticati, ovvero provi di buccia, perché è lì che si trova la fibra insolubile;
  • preferire i tipi di frutta e verdura più tollerati.

La tolleranza agli alimenti, soprattutto di fronte a questo tipo di problematiche, è molto soggettiva: ciascuno risponde diversamente, non c’è una regola fissa per tutti. Solitamente tuttavia, i tipi di frutta e verdura più facilmente tollerati sono: zucchine, valeriana, fagiolini, cetrioli, arancia, mandarino, kiwi, uva.

La frutta in particolare può essere un problema per il suo contenuto di fruttosio, così come il miele.

Marmellata e Colon Irritabile: Quale Scegliere?

La scelta della marmellata per chi soffre di colon irritabile deve essere fatta con attenzione, privilegiando quelle che contengono meno zuccheri e sono ricche di fibre, poiché possono aiutare a regolare la motilità intestinale. Inoltre, è essenziale evitare marmellate con frutta ad alto contenuto di fruttosio o sorbitolo, come mele e pere, che possono aggravare i sintomi.

La marmellata di limoni emerge come una scelta eccellente per chi soffre di colon irritabile, grazie alle sue proprietà benefiche e alla possibilità di controllare la quantità di zuccheri. I limoni sono noti per le loro proprietà digestive e per la capacità di stimolare il fegato a produrre bile, un componente chiave per la digestione.

Inoltre, la marmellata di limoni può essere preparata con una quantità controllata di zucchero, o addirittura sostituita con dolcificanti naturali compatibili, rendendola una scelta più salutare per chi deve fare attenzione all’assunzione di zuccheri. La preparazione di questa marmellata richiede attenzione e cura, ma il risultato è una delizia che può essere gustata anche da chi soffre di colon irritabile senza preoccupazioni.

È importante, tuttavia, introdurla nella dieta gradualmente e osservare come il corpo reagisce, poiché la tolleranza può variare da persona a persona.

Consigli Dietetici Generali

Per tutti è importante seguire giornalmente le seguenti norme generali:

  1. mangiare senza fretta, masticando bene, tre pasti, non abbondanti, non distanziati tra loro da eccessivi intervalli di digiuno, evitando di coricarsi subito dopo cena;
  2. bere 1500-2500 ml di acqua al giorno;
  3. non bere più di tre tazzine di caffè o tazze di tè;
  4. evitare alcol e bevande gassate.

Sulla base di un’attenta anamnesi medica e dietologica può essere utile indicare un iniziale pasto dietetico che consiste in:

  1. riequilibrare (di solito diminuendo), in funzione del sottotipo di IBS e delle abitudini dietetiche del Paziente, l’assunzione di fibre giornaliere, preferendo quelle solubili a quelle non solubili;
  2. limitare l’assunzione degli amidi resistenti alla digestione solitamente presenti nel cibo trattato o cotto due volte;
  3. non assumere più di tre frutti al giorno, evitare i cibi grassi, i fritti;
  4. evitare sorbitolo e dolcificanti in chi ha la variante diarroica.

Chi ha un deficit dell’enzima lattasi sarà sottoposto a restrizioni per i cibi contenenti lattosio, ai quali dovrà prestare particolare attenzione.

Dieta a Basso Contenuto di FODMAP

Se le norme dietetiche di primo livello non dànno sufficiente beneficio, è consigliabile prescrivere una dieta a basso contenuto di FODMAP. La dieta Low-FODMAP non va considerata una dieta di esclusione, ma di sostituzione dei cibi ad alto contenuto di FODMAP con quelli a basso contenuto. Particolare attenzione va posta nel mantenere i valori nutrizionali e il contenuto in fibre e calcio.

Solitamente la dieta Low-FODMAP comprende tre fasi:

  1. la prima prevede una forte riduzione dei FODMAP e ha una durata di 3-6 settimane.
  2. Una seconda fase, di durata variabile, prevede che vengano reintrodotti progressivamente nella dieta singoli alimenti contenenti FODMAP, una o più volte alla settimana, per testare la soglia di tolleranza del Paziente.
  3. In questa fase, si potranno verificare i tipi e le quantità settimanali di cibo tollerati, senza che il Paziente avverta disturbi, e questo servirà come riferimento per impostare la terza fase della dieta, che il Paziente potrà successivamente gestire in maniera autonoma.

La migliore risposta a questo tipo di dieta si ha nei Pazienti che riferiscono una stretta relazione temporale tra l’assunzione di cibo e i sintomi, un preminente disturbo di gonfiore addominale e l’alvo diarroico.

Alimenti consigliati:

  • Frutta: banana, mirtillo, pompelmo, uva, melone, kiwi, limone, mandarino, arancia, lampone, fragola
  • Dolcificanti: tutti eccetto i polioli
  • Latte: latte delattosato, di soia, di riso
  • Formaggi: formaggi duri e stagionati
  • Verdure: germogli di bambù, sedano, peperoni, melanzane, fagiolini, lattuga, erba cipollina, zucca, cipolla verde, pomodoro pelato
  • Cereali: prodotti senza glutine e farro

Alimenti da evitare:

  • Frutta: mele, pere, pesche, mango, anguria, cachi, albicocche, ciliegie, susine, prugna
  • Miele
  • Alte dosi di fruttosio: concentrati di frutta, conserve di frutta, succhi di frutta, frutta secca
  • Latte: formaggi morbidi e freschi (es. ricotta)
  • Verdure: carciofi, asparagi, barbabietole, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavoli, finocchio, aglio, cipolle, piselli, scalogno, avocado, cavolfiori, funghi
  • Cereali: frumento e grandi quantità (pane, pasta, couscous, crackers, biscotti)
  • Legumi: ceci, lenticchie, fagioli, fave
  • Dolcificanti: sorbitolo, mannitolo, xilitolo e altri che terminano in -olo

Tabella Riepilogativa Alimenti Consigliati e Da Evitare (Linee Guida Generali)

Categoria Alimenti Consigliati Alimenti da Evitare
Frutta Banana, mirtillo, pompelmo, uva, kiwi, limone Mela, pera, pesca, mango, anguria, ciliegie
Dolcificanti Stevia, sciroppo d'acero Sorbitolo, mannitolo, xilitolo
Latticini Latte delattosato, formaggi stagionati Latte intero, formaggi freschi
Verdure Zucchine, fagiolini, carote, spinaci (cotti) Cipolla, aglio, broccoli, cavolfiori
Cereali Riso, avena, quinoa Frumento (in eccesso), orzo, segale
Legumi (Con moderazione) Lenticchie decorticate Ceci, fagioli, fave

Conclusioni

La gestione della colite attraverso l'alimentazione è un processo altamente personalizzato. È fondamentale ascoltare il proprio corpo e lavorare con un professionista della nutrizione per identificare gli alimenti più adatti e quelli da evitare. La marmellata di limoni, con le sue proprietà digestive e la possibilità di controllare il contenuto di zuccheri, può essere un'aggiunta gustosa e sicura alla dieta di chi soffre di colon irritabile.

tags: #marmellata #e #colite #cosa #mangiare

Post popolari: