Da secoli la Penisola Sorrentina è frequentata da viaggiatori provenienti da tutto il mondo, un po’ per il suo clima mite, il suo mare dal colore blu intenso e la bellezza della sua costa e dei pendii dei Monti Lattari, e molto, oggi, per la sua gastronomia.
Se a Napoli la pizza è rotonda, nella Costiera sorrentina invece è al metro (qui detta «a metro»). E il posto in cui mangiare quella originale è Pizza a Metro - L’Università della pizza, nel cuore di Vico Equense.
Qui infatti la inventò negli anni ‘30 (e la brevettò negli anni ‘60) il fondatore dell’attività, Luigi Dell’Amura, detto «Gigino», ricordato in un ritratto appeso proprio davanti ai forni a legna attivi fino a tarda sera.
La sua preparazione è simile a quella della pizza normale, con la differenza che gli ingredienti vengono messi sotto mozzarella. Altra diversità sta nel fatto che la pasta è stesa per ottenere una misura predefinita.
I clienti infatti possono ordinarne dai 25 centimetri fino ai due metri: tutta margherita, ad esempio, oppure con più gusti insieme, divisi da striscioline di pasta. C’è la zucca e salsiccia, quella alle verdure, quella al cipollato e la celebre «Giulio»: un quarto margherita, uno broccoli e salsiccia, uno scarola e un ultimo bacon.
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Oggi l’attività, che può arrivare fino a duemila coperti contemporaneamente, è gestita dalla terza generazione e il «mastro pizzaiolo» è l’esperto Raimondo Cinque.
Uno spettacolo incredibile è passare qualche minuto osservando - dal vetro della grande cucina a vista - la velocità pazzesca e la sincronia armoniosa con cui pizzaioli impastano, stendono e condiscono la pasta della pizza.
Entrare in una bottega della costiera sorrentina è un’esperienza. Vi si trovano eccellenze come la mozzarella di Agerola e il caciocavallo, la noce di Sorrento, il salame di carne suina con scorze di arancia e il provolone del Monaco Dop, un formaggio stagionato a pasta filata. Ma anche i burrini, piccoli caciocavalli con un cuore di burro, e la loro variante con olive nere o verdi piccanti: i «diavoletti».
Tutti questi prodotti provengono da caseifici come quello della famiglia Russo di Vico Equense, mastri casari da tre generazioni, noti per le trecce di mozzarella dal sapore intenso di latte fresco e il provolone stagionato, ma anche per l’originale Belsorrento, formaggio esclusivo della zona.
Lo scorso anno lo chef bistellato Gennaro Esposito de La Torre del Saracino - patron di Festa Vico, uno dei più grandi eventi gastronomici del Sud Italia - ha avviato la macchina per far riconoscere l’attitudine gastronomica di Vico Equense come Patrimonio Immateriale dell’Umanità secondo i canoni Unesco.
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Questo lembo di terra campana, del resto, è già un punto di riferimento mondiale, sia per i suoi prodotti che per i cuochi che ci lavorano. A testimoniarlo è il numero di stelle Michelin che ospita e che ne fanno la punta di diamante dell’alta cucina campana: due de La Torre del Saracino, una di Maxi e un’altra dell’Antica Osteria Nonna Rosa.
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