Se proviamo a visualizzare le immagini di un’infanzia serena, cosa vediamo? Giocattoli ancora impacchettati, piatti caldi in inverno che fumano mentre un odore corposo abbraccia i mobili della cucina.
Nelle piccole madeleine che si dischiudono lentamente appare la forma rettangolare di una figurina, ognuno ne ha una, precisa, sicura, unica.
Il più delle volte è l’ultima arrivata, quella che ci ha permesso di completare il nostro primo album.
Due sono le associazioni della mente all’udire o al leggere questa parola.
O la tipica forma di pane, adatta alle farciture, o la popolare serie di album di figurine, quelle dei Calciatori, in particolare.
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In entrambi i casi, l’associazione, è del tutto piacevole.
Perché sia l’uno che l’altro, hanno accompagnato, e continuano a farlo, la vita di milioni di Italiani.
Se per la creazione dei primi dobbiamo rendere grazie ad un panettiere italiano di identità non nota, per i secondi dobbiamo rendere grazie ad una delle famiglie più influenti dell’editoria nostrana, nonché ad uno dei suoi esponenti di spicco: Giuseppe Panini.
Un eroe, un visionario.
Un uomo partito dall’umile Modena e che è arrivato a conquistare il mondo col suo nome, diventato un vero e proprio marchio, riconoscibile e riconosciuto in ogni angolo del globo.
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Ogni appassionato di calcio ha avuto la fortuna e la possibilità di sognare quel mondo pallonaro anche attraverso le sue figurine.
Ed è per questo che c’è una parte di popolazione che gli sarà per sempre grata.
Gli Inizi di un'Avventura Imprenditoriale
Panini è oggi un business globale, che vive senza aver perso l’impronta che i fratelli Giuseppe, Umberto, Franco e Benito gli avevano dato.
Le pareti dell’azienda sono rimaste uguali, con quello stile anni ’60 che gli conferisce il gusto della tradizione.
Unico vezzo che ci si concede è il cambio di colore delle pareti esterne: «Ogni quattro anni, come per i Mondiali», confida Antonio Allegra, market director per l’Italia.
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Entriamo in una stanza con un grande tavolo ovale al centro, tutto intorno è un dischiudersi di memorabilia, immagini storiche, lavoro di ieri e di domani.
Un fatto di complementarietà: «Parliamo di un business che parte nel 1945 con un’edicola in corso Duomo a Modena, divenuta poi un’agenzia di distribuzione giornali.
Nel ’60 i Panini lanciano una collezione per conto terzi dell’editore Nannina di Milano, comprano dei resi, li re-imbustano e li mettono sul mercato.
È li che capiscono che c’è un business».
L’anno seguente nasce il primo album dei calciatori Panini.
È una tipica storia imprenditoriale dell’Italia del dopoguerra, marchiata da un certo romanticismo, che si intreccia di pari passo con un’altra grande storia tipicamente italiana: quella del calcio.
Nel 1945 la famiglia Panini acquista un’edicola in Corso Duomo, nel pieno centro di Modena, che avvicina la famiglia al mondo editoriale.
Il periodo è florido, le cose sembrano andare bene e nel 1956 Giuseppe, assieme al fratello Benito, fonda un’agenzia di distribuzione di quotidiani: l’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini.
Nel 1960 arriva la rivoluzione paniniana.
Giuseppe vuole sperimentare, crescere.
Stimola con nuove idee il fratello Benito.
Giuseppe sta pensando di dar vita ad una collezione del tutto nuova, mai vista prima.
Il caso, volle che Benito e Giuseppe trovarono a Milano un lotto di vecchie figurine invendute delle edizioni milanesi Nannina.
I fratelli lo acquistarono e imbustarono, in bustine bianche con cornicette rosse, due figurine, ciascuna a 10 lire l’una.
Il successo fu enorme e inaspettato: le bustine vendute toccarono i 3 milioni.
Nel 1961 i Panini decisero di fare tutto con i loro mezzi, stampando le figurine in un piccolo laboratorio, mettendosi alla ricerca di una tipografia nel modenese che potesse accontentarli.
L’origine della raccolta Panini, come tutte le storie, ha un personaggio divenuto mitico: Bruno Bolchi, mediano dell’Inter degli anni 60.
Fu lui il prototipo zero.
La richiesta era semplice: ricavare da una foto come quella di Bolchi un figurina a colori.
A trasformare un’idea in realtà fu un certo Badolati, fotolito di Parma, impeccabile nell’esaudire i desideri dei modenesi.
Nacque la figurina perfetta che diede vita all’edizione zero di una lunghissima serie di album.
Le vendite furono quintuplicate, e i milioni di bustine vendute furono 15.
Era ufficialmente nata la collezione Calciatori.
Il fascino del pallone è così, per sempre, immortalato grazie alle figurine.
L'Espansione Internazionale e le Sfide
Gli anni ’70 sono quelli in cui l’azienda diventa internazionale, nasce il primo album multilingue - quello di Messico ‘70 -, aprono le filiali estere in Europa.
Sono gli anni della sperimentazione, ma i fratelli Panini invecchiano, e per tutelare l’azienda decidono di vendere, agli inglesi, mentre si dedicano a nuove attività.
Il marchio oggi è una vera multinazionale, un brand che nell’anno dei Mondiali supera i 700 milioni di euro di fatturato, «poco più di mezzo miliardo invece quando non ci sono grandi eventi, diciamo un rischio calcolato a cui ovviamo con collezioni “road to”».
Ma per arrivare ai risultati odierni l’azienda è passata anche per periodi complessi.
Nel 1988 viene ceduta al Gruppo Maxwell che impone una serie di cambiamenti gestionali, «con un manager australiano, fin troppo avanti, fissato con la diversificazione e i prodotti per adulti».
Con la scomparsa misteriosa di Maxwell e l’arrivo di De Agostini c’è la svolta: «Dal 1992 al 1994 entra il 90% dell’attuale management.
L’azienda comincia immediatamente a tornare in utile, c’era una base sana e un marchio ancora fortissimo su cui lavorare».
Nel 1994 la Panini viene acquistata dal Marvel Entertainment Group: il management resta lo stesso, italiano e coeso, mentre si aprono nuove strade, i primi comics e nuovi orizzonti sportivi: «Quelli che vanno dal ’94 al ’99 sono i cosiddetti “anni americani”, anni divertenti dove Panini riesce a diventare distributore delle card Nba in Europa, lavorando anche sui fumetti».
Una Struttura Aziendale Glocal
La filiera Panini è cortissima: tra un operaio in linea e l’Ad ci sono soltanto 5 livelli gerarchici.
L’intelaiatura vive di pochi step intermedi.
Un’azienda glocal: «Oggi Panini è presente in 120 paesi: dalla Spagna alla Francia fino a Messico e Stati Uniti.
I manager vengono regolarmente a Modena per dei meeting, almeno 3 volte all’anno».
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