Pasta Tipica Sarda: Un Viaggio nella Tradizione Culinaria

La pasta tipica sarda è un vero e proprio tesoro gastronomico, espressione dell’amore per la buona cucina, fatta con pochi ingredienti ma di alta qualità e con una maestria tramandata di generazione in generazione.

Questo viaggio gastronomico va al di là dei formati più noti come malloreddus e culurgiones. Esploreremo infatti anche i formati meno noti, ma altrettanto deliziosi, che contribuiscono a rendere la cucina tradizionale della Sardegna unica nel suo genere.

La pasta tipica sarda è di solito quella di grano duro, che regge bene la cottura, ma sono diffuse anche molte versioni di pasta fresca. Qualsiasi salsa li accompagni vengono comunque sempre riccamente spolverati con del pecorino sardo stagionato.

I Formati di Pasta Sarda Più Iconici

1. Malloreddus

Il malloreddus è forse il formato di pasta sarda più iconico. Con la sua forma curva e la superficie rigata, ricorda piccoli gusci. Attualmente questo formato viene prodotto artigianalmente e non, andando così oltre i confini dell’Isola.

Si tratta di una pasta che tutte le massaie sapevano fare in casa, ovviamente a mano: la loro forma deriva proprio dal cesto in paglia che si utilizzava per ‘schiacciare’ le palline di pasta, su cibiru. Il nome malloreddus deriverebbe dalla forma che gli gnocchetti assumono dopo essere stati schiacciati contro su cibiru fino ad assumere la loro forma piccola e panciuta tanto da sembrare dei vitellini appena nati.

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La ricetta più diffusa ed apprezzata è certamente quella dei gnocchetti sardi alla Campidanese, al sugo di salsiccia aromatizzata al finocchietto selvatico: un piatto semplicemente delizioso, dal sapore dolce e pieno, vellutato e armonioso. Questa ricetta tradizionale originaria del Campidano è diffusa in tutta l’isola ed è immancabile durante qualsiasi festa familiare o paesana.

La lavorazione artigianale avviene ancora in alcune parti della Sardegna dove le massaie più anziane conservano e tramandano questa preziosa tradizione, che richiede pratica e pazienza.

I malloreddus si sposano perfettamente col sugo alla Campidanese.

I malloreddus alla campidanese sono un primo piatto tipico della cucina sarda, che unisce la tradizione della pasta fresca a un sugo ricco e saporito. Questi gnocchetti sardi, fatti con semola di grano duro, sono piccole chicche a forma di conchiglia, con striature che li rendono perfetti per raccogliere il sugo.

La preparazione dei malloreddus è un'arte: si mescolano semola e acqua, creando un impasto liscio che viene lavorato a mano per formare piccole striscioline di pasta. Successivamente, si tagliano in piccoli pezzetti e si passano sul rigagnocchi per ottenere la caratteristica forma.

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Il sugo alla campidanese è altrettanto fondamentale: la salsiccia sbriciolata si rosola con cipolla, pomodoro e un pizzico di zafferano, creando un condimento ricco e aromatico. Per completare i malloreddus alla campidanese, infine, non può mancare una spolverata di pecorino sardo, che dona cremosità e un sapore deciso.

2. Culurgiones

I culurgiones sono un’autentica delizia sarda. Dal 2016, quelli prodotti in Ogliastra, hanno ottenuto il riconoscimento di marchio IGP. Questa pasta fresca ripiena di patate, formaggi e menta si differenzia per la tipica chiusura a forma di spiga di grano.

La storia dei culurgiones sardi inizia nella zona dell’Ogliastra: un primo piatto d’eccellenza per ogni celebrazione, spesso venivano e vengono regalati come segno di amicizia e benevolenza. Nella costa il ripieno è arricchito con soffritto e menta, mentre nelle zone montane si utilizza abbondante formaggio pecorino stagionato.

I culurgiones -riconosciuti dal 2015 come prodotto IGP- sono considerati come propiziatori per il raccolto ed anche un segno per preservare la famiglia dai lutti. Ad Agosto si preparano col formaggio fresco. Per il 2 Novembre vengono arricchiti col grasso dell’omento (sa nappa, la rete) di ovini e vitelli, come rituale in ricordo dei defunti. A Febbraio durante il carnevale si aggiunge lo strutto.

Possono essere gustati in bianco, con un’abbonante spolverata di pecorino sardo grattugiato, con un sugo di pomodoro semplice e delicato o con un gustoso sugo arricchito con pezzi di carne mista di manzo e maiale. Tra le varianti moderne quelle a base di mare sia nell’impasto -per esempio a base di nero di seppia-, che nel ripieno -per esempio con patate ed arselle e bottarga.

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Il segreto della pasta -oltre alle mani sapienti delle donne sarde che ne realizzano abilmente la chiusura- sta negli ingredienti: la semola di grano duro si sposa al granito.

I culurgiones non sono solo un piatto, ma un vero e proprio simbolo della cultura sarda. I culurgiones d’Ogliastra sono un simbolo del territorio.

I culurgiones si abbinano con un sugo arricchito da pezzi di carne di maiale o cinghiale.

3. Fregola

Sa fregula è, tra i formati tradizionali dell’isola, il più piccolo. Si presenta rotondo e a base di semola di grano duro, acqua e talvolta zafferano. Una volta realizzata, viene tostata per favorire una conservazione duratura.

La fregola -fregula a seconda delle zone della Sardegna- è una pasta tipica fatta con semola di grano duro e acqua, lavorata a mano ‘sfregolata’ appunto, e tostata in forno. Quando è artigianale ha una forma irregolare a piccole sfere.

Di origine millenaria, alcuni reperti ne attesterebbero le origini a più di 1000 anni fa, poiché come forma, consistenza e preparazione ricorda il cous cous; l’ipotesi è che questa pasta si diffuse grazie agli scambi commerciali con Fenici e Punici.

L’inizio della fregula è s’incominciu, cioè l’avanzo della preparazione precedente che permette di iniziare quella nuova. Quasi una sorta di lievito madre della fregula.

Per lavorare la fregula serve su tianu, una grande ciotola di terracotta che in molte zone del sud Sardegna si chiama scivedda, ed una superficie che lasci scivolare il palmo della mano durante la lavorazione. Lo strumento più importante è la mano, che lavora con esperienza e pazienza il composto.

La più famosa ricetta sarda con questa pasta è la fregola con arselle, cun còcciula, un primo tipico apprezzatissimo nel Sud Sardegna. In tutta la Sardegna si trova la fregola con diversi sughi, al pomodoro o in bianco, a base di pesce o carne e verdure.

Oltre alle ricette tradizionali, questa pasta è perfetta anche per piatti complessi e abbinamenti originali. Si usa infatti ormai cuocere la fregola sarda risottandola, cioè aggiungendo acqua bollente o brodo o ‘in minestra’.

La fregola è la regina se condita coi frutti di mare.

4. Lorighittas

Le lorighittas sono vere e proprie opere d’arte gastronomiche. Originarie di Morgongiori, questa pasta a forma di anelli intrecciati viene spesso preparata durante occasioni speciali. Il processo di intreccio richiede maestria e tecnica, tramandata di generazione in generazione.

Le lorighittas sono un elegante pasta sarda -vere e proprie prendas, gioielli- realizzate totalmente a mano senza l'utilizzo di alcuna attrezzatura, anche se qualche casa produttrice sta avviandone la produzione meccanica. Questa caratteristica artigianale sempre meno diffusa vanta le sue origini a Morgongiori, piccolo paese montano nella provincia di Oristano.

Riconosciute come Pat -Prodotto Agroalimentare Tradizionale- vengono preparate a mano impastando la semola di grano duro con acqua e sale, per poi essere lavorate nella classica forma di lòriga, che in dialetto sardo significa orecchino, ma anche ciambella, a richiamare una forma circolare ripiegata su sé stessa.

Anche le lorighittas alla Campidanese sono deliziose, tanto che questo piatto dal condimento tradizionale sta eguagliando la fama e l’apprezzamento dei più famosi malloreddus preparati con la stessa salsa a base di pomodoro e salsiccia fresca aromatizzata al finocchietto.

Le lorighittas sono deliziose con sughi-stufati di carne mista.

5. Filindeu

Il filindeu, anche nota come la pasta più rara al mondo, ha origine nella zona del Nuorese. I segreti della sua lavorazione sono tramandati da generazioni e oggi pochissime persone sono in grado di realizzarla. Questa viene composta da sottilissimi fili sovrapposti in tre strati incrociati: una sfida anche per il cuoco più esperto.

Il filindeu è una pasta a base di semola di grano duro che si utilizza per arricchire le minestre. Si tratta di tre sottilissimi fili incrociati a mano con sapiente abilità che le orgogliose donne sarde si tramandano di generazione in generazione.

Tracce di questa pasta ‘dono di Dio’ risalgono al XVII secolo: si narra che un bandito nuorese avesse costruito una piccola chiesa -il santuario campestre di San Francesco di Lula- per ringraziare di essere stato scagionato dalle accuse pendenti su di lui. Ancora oggi il santuario viene venerato dai fedeli che lo raggiungono in preghiera partendo dalla chiesa del Rosario di Nuoro.

All'arrivo i priori offrono ai pellegrini un piatto di minestra filindeu. Il termine deriverebbe dalla contrazione dell’Italiano ‘fili di Dio’, essendo essi così sottili e delicati da essere un dono del cielo da offrirsi ai pellegrini.

La ricetta 'regina' tradizionale ed originale è quella che vede la cottura di questa delicata pasta nel saporito brodo di pecora; la minestra viene condita con abbondante pecorino fresco acidulo. Una variante più leggera prevede invece la cottura nel brodo di gallina ruspante.

Una ricetta che esce dai confini dell’isola è l’imitazione dei sempre più apprezzati spaghetti di riso o soia orientali: si prepara una zucchina, una carota e uno spicchio di cavolo cappuccio tagliati sottilissimi e si saltano con dell’olio di semi. Una volta resi croccanti si aggiungono 4 /5 mestoli di acqua tiepida salati e si versano i filindeu.

Su filindeu è ottimo d’inverno per riscaldare cuore ed anima.

6. Maccarones de busa

I maccarones de busa sono una variante di pasta lunga forata, simile ai laziali bucatini, ma più corti, spessi e robusti.

Primo piatto povero della cucina Sarda poiché senza ripieno, si produceva in passato soprattutto in primavera ed estate, quando la produzione del latte era abbondante. I macarrones de busa sono dei maccheroni dalla forma allungata abilmente lavorati con la busa, cioè il ferretto che le donne anticamente utilizzavano per lavorare la maglia.

L’impasto a base di semola di rimacinato, acqua e sale è semplice come molti dei formati di pasta tradizionale sarda. Da condire con sugo arricchito con carne di maiale, manzo, cinghiale ma anche coniglio e pollo, è una pasta che accoglie anche il sugo di funghi, o un semplice aglio e pomodoro.

Nel momento dell’impiattamento non deve mai mancare una generosa spolverata di pecorino sardo stagionato!

A cottura quasi ultimata i macarrones possono essere ben scolati e mantecati con un mestolo di legno con l’aggiunta di dadini di pecorino o caprino fresco acidulo. Da non trascurare anche i condimenti a base di mare, sia rossi che in bianco.

Specialità artigianale realizzata a mano, sono un’autentica testimonianza di una tradizione contadina elegante ed antica della Sardegna.

I maccarrones de busa sono ottimi anche con un sugo a base di carne bianca e con l’aggiunta di formaggio fresco acidulo.

7. Andarinos

Gli Andarinos sono un formato tipico della zona di Usini, luogo in cui ancora oggi viene tramandato il segreto della loro impeccabile lavorazione. L’origine di questa pasta è sconosciuta, ma la sua prima testimonianza scritta risale a quella di un funzionario della corona spagnola del XVII secolo. Questa pasta a forma elicoidale ricorda tanto i fusilli e le trofie, ma si differenzia per la rigatura che permette di catturare magistralmente qualsiasi condimento. Gli andarinos vengono ancora fatti rigorosamente a mano con un impasto di acqua, semola di grano duro e sale.

La Sardegna è stata importante produttrice ed esportatrice di pasta soprattutto verso la Spagna e verso i porti di Genova e Pisa. In Piemonte infatti ancora oggi si producono gli andarini, piccoli gnocchi cucinati in brodo durante il periodo pasquale.

Intorno alla fine del secolo scorso erano rimaste poche testimonianze dell'esistenza degli andarinos, lasciate come tutte le paste artigianali alle mani sapienti di poche anziane donne rimaste depositarie di questa antica e preziosa manualità. La loro memoria sopravvive oggi particolarmente ad Usini: qui questa pasta viene ancora preparata per momenti speciali, matrimoni o feste campestri.

Ancora poco conosciuti poiché non sono stati immessi nella produzione meccanica gli andarinos vengono ancora preparati rigorosamente a mano: l’impasto a base di semola di grano duro ed acqua viene assottigliato e diviso in listarelle di tre o quattro centimetri i quali vengono premuti su una superficie rigata e fatti roteare con tre o quattro movimenti rapidi del polpastrello.

Altri Formati da Scoprire

  • Sas alisanzas: una tipica pasta tirata a mano creata da strisce dentellate in forme irregolari. Originariamente venivano ottenute con gli avanzi di pasta, oggi vengono prodotte artigianalmente ma anche in alcuni stabilimenti specializzati. Di solito vengono condite con un delicato e gustoso ragù di carne mista tipico di Bosa.
  • Su pitzosu è una pasta la cui forma ricorda quella delle conchiglie e viene fatta con un impasto di semola di grano duro, acqua, sale e olio d’oliva. Questo formato nasce dalla ripiegatura delle punte di un rombo, una struttura creativa e originale.
  • Le tallutzas, in alcune zone chiamate Macarones Lado, sono un formato di pasta dalla forma circolare che ricorda le orecchiette pugliesi. È preparato con un impasto di semola, farina di grano duro, sale e acqua.

Condimenti e Abbinamenti

Qualsiasi il formato che assaggerete, una certezza: il pecorino sardo grattugiato non manca mai!

Numerose le varianti che differiscono nel nome, nelle dimensioni o nelle forme che possono essere più arrotondate o ‘a punta’: cassulli, macarrones de punzu, cigiones, cravaos, macarones caidos.

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