Il mio "milanismo" nasce quando avevo 6-7 anni e si amplifica grazie a quegli immensi campioni: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Trapattoni, Rosato, Malatrasi, Hamrin, Lodetti, Sormani, (Combin), Rivera, Prati e l’allenatore, il Paron Nereo Rocco.
Ero in lanetta e quando pioveva pesava un paio di chili in più, le maniche si allungavano di mezzo metro ed io, mingherlino com’ero, ci ballavo dentro! Ero già simpatizzante milanista ma questo regalo rafforzò la mia “fede”.
Ricordo lo sgomento nel vedere Pierino (Prati) colpito con un calcio nel fianco mentre era già a terra infortunato ed il viso di Nestor Combin, “La Foudre”, ridotto ad una maschera di sangue.
Arrivò anche il più grande, enorme, dispiacere: la sconfitta a Verona per 5-3 che ci costò la stella. Avevo 15 anni e per quella partita si mosse tutta la famiglia. Versai fiumi di lacrime e, a quel dolore, pochi mesi dopo si aggiunse quello per la vendita di Pierino.
Fino alla fine della stagione alternai la presenza nei distinti, con papà, a quella nei popolari, nella Fossa dei Leoni.
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Dopo i primi anni di semplice appartenenza al club, entrai nel consiglio direttivo e di lì a poco mi fu affidata la cassa (motivo di grande orgoglio da parte mia!).
La Fossa nella mia vita ha lasciato un segno molto profondo. Prima di tutto il senso dell’amicizia, in termini di quantità e, soprattutto, per il valore di queste amicizie che a distanza di cinquant’anni durano ancora.
Del mondo ultras si è scritto e parlato molto ma solo coloro che ne hanno fatto parte possono comprenderlo. Il leit-motiv dominante per tutti è la violenza.
La violenza è indiscutibilmente presente ma vi è molto, molto altro.
Un giorno, un cliente del bar dei miei genitori che lo conosceva mi fece la sorpresa: Lo portò da noi. Non ci potevo credere! Peccato non avere una fotografia di quel momento, mi sarebbe piaciuto rivedere la mia faccia imbambolata.
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Momenti Indimenticabili in Coppa Campioni
La finale di Coppa Campioni del 1989 a Barcellona sia dal punto di vista sportivo che organizzativo: tra Fossa e Brigate Rossonere portammo nella capitale catalana più di 10.000 persone con 2 treni, 40 bus e auto private.
Quel giorno uno sciopero delle ferrovie catalane ci costrinse, in emergenza, a trovare 40 bus che ci aspettarono al confine francese per condurci fino al Camp Nou.
Il secondo ricordo è la finale di Champions’ League di Manchester del 2003 contro la Juventus. Vincere la coppa eliminando in semifinale l’Inter e battendo i bianconeri in finale, a livello di adrenalina è qualcosa di pazzesco.
Il terzo ricordo non è legato ad una vittoria ma alla mia prima partita in Coppa Campioni, Milan-Celtic nel febbraio del 1969, quando ci penso mi assale la nostalgia per quei tempi, la nostra gioventù, i sogni, gli amori, le amicizie.
Gli scozzesi con la loro mitica maglia a righe bianche e verdi orizzontali contribuirono a dare a quella serata un fascino ancor più particolare.
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PS: A distanza di sessant’anni il calcio e il Milan mi appassionano ancora seppure trovi questo mondo sempre più disumanizzato e la distanza tra i suoi protagonisti e i tifosi sempre più ampia.
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