Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop (titolo originale: Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe) è un romanzo scritto da Fannie Flagg nel 1987. Esce per la prima volta in Italia nel 1992 a cura di Rizzoli editore. Da allora, milioni di italiani lo hanno letto nella traduzione di Olivia Crosio.
Vero e proprio caso editoriale, Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un piccolo capolavoro che molti lettori hanno scoperto e amato anche grazie all'omonimo fortunato film dei primi anni Novanta. Coniugando uno humour irresistibile alla rievocazione struggente di un mondo che non c'è più, Fannie Flagg racconta la storia del caffè aperto in un'isolata località dell'Alabama dalla singolare coppia formata da Ruth, dolce e riservata, e Idgie, temeraria e intraprendente.
Un locale, il loro, che è punto di incontro per i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, poetici banditi, vittime della Grande Depressione.
Trama
La storia si apre con l’annuncio dell’apertura di un nuovo locale a Whistle Stop. 12 giugno 1929 Il Caffè di Whistle Stop ha aperto la settimana scorsa, proprio di fianco a me alla posta, e le proprietarie, Idgie Threadgoode e Ruth Jamison, affermano che fin dal primo giorno gli affari sono andati a gonfie vele. Dopo questo primo annuncio i lettori vengono catapultati a Birmingham - in Alabama - alla casa di riposo Rose Terrace.
Qui una donna - Evelyn Couch - va con il marito a trovare l’odiata suocera. Durante la permanenza in casa di riposo fa la conoscenza della signora Threadgoode, un’arzilla vecchietta chiacchierona che, chiusa tra le mura, inizia a raccontarle la vita e le vicende di Whistle Stop, del caffè e delle persone che vi ruotavano attorno. Tra flashback e flashforward, ci si addentra nella storia dell’Alabama degli anni ’20 del Novecento tra humor tagliente, razzismo, discriminazione, Ku Klux Klan, condizione femminile e un omicidio.
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Nel film scorrono parallele due storie: quella del passato delle due grandi amiche, e quella del presente di Evelyn, dei suoi problemi di linea e di matrimonio in crisi. Evelyn (una strepitosa Kathy Bates), sovrappeso e frustrata dall’indifferenza del marito, fa amicizia in un ospizio con l’anziana Ninny (Jessica Tandy) che le racconta, a puntate, una storia di molti anni prima che ha per protagoniste due amiche, Idgy e Ruth, in un bar vicino a una ferrovia (dove la specialità sono i pomodori verdi fritti). Idgy cresce ribelle e selvaggia e frequenta ambienti poco raccomandabili. Riuscirà a convincere l’amica Ruth a lasciare il violento marito, che ha sposato contro la sua volontà, e a tenersi il suo bambino.
Temi Principali
Pensando alla recensione di Pomodori verdi fritti mi sono ritrovata a dover fare ordine mentale: questo libro è pregno, impegnativo e leggero allo stesso tempo. Con un romanzo ambientato in Alabama nel 1929 è chiaro che non poteva mancare il tema del razzismo, in particolare la discriminazione nei confronti delle persone nere.
Tra le pagine di Pomodori verdi fritti si attraversano anche alcune delle pagine più tristi della storia contemporanea: la divisione dei luoghi per bianchi e per neri, la condizione di schiavitù, i movimenti di odio e violenza (sì, compare anche il KKK) e il vivere nella paura da parte di chi riceve questi soprusi. La cosa interessante è che non solo emergono i grandi moti d’odio, ma troviamo anche strascichi di razzismo anche in persone che, in realtà, hanno dato supporto alla comunità black.
Le donne sono proprietà degli uomini negli anni ’30. I mariti picchiano, possiedono, controllano, non concedono, violentano (anche non la “propria” donna). Il caso emblematico attorno a cui gira il romanzo è proprio l’omicidio di uno di questi uomini - Frank Bennet - che si scoprirà ben presto essere l’ex marito di Ruth, una delle proprietarie del caffè di Whistle Stop.
A distanza di quasi 50 anni dagli eventi di Whistle Stop, le stesse dinamiche - in parte ridimensionate - le troviamo in Evelyn Couch: casalinga in menopausa, messa da parte dal marito, che affoga i dispiaceri nel cibo e che ha messo i propri sogni chiusi a chiave nel cassetto da tempo ormai. Tanti sono ancora i pregiudizi e i giudizi della società degli anni 80 (quasi 90) sulle donne, grande ancora è la condizione di inferiorità con cui venivano trattate e il modo in cui venivano considerate.
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Quando ho acquistato questo romanzo, ho notato che si trovava nella sezione romanzi LGBT. La narrazione della relazione tra Idgie e Ruth è delicata e discreta. La potenza di questa storia nasce più dal non detto che da quanto viene scritto da Fannie Flagg, ecco perché risulta così forte. Quasi l’autrice non volesse scavare troppo nell’intimità di una relazione così profonda. Le protagoniste vivono su di loro il dissidio, l’idea che vivere la propria relazione sia sbagliato, un peccato agli occhi di Dio.
Il romanzo esce negli anni 80, siamo in un periodo in cui l’omosessualità è un taboo ed è ancora inclusa tra le malattie mentali (sarà eliminata dall’elenco solo nel 1990), l’AIDS si sta spargendo a macchia d’olio e viene visto come esclusivo appannaggio delle relazioni omoerotiche. Parlare di relazioni omosessuali in un modo così naturale e semplice è davvero rivoluzionario per il contesto storico in cui questo libro è stato pubblicato. Una vera svolta per la comunità LGBT che inizia a vedersi qui rappresentata senza stereotipi.
Stile Narrativo
Siamo alle battute finali per quello che riguarda la recensione di Pomodori verdi fritti di Fannie Flagg. Dopo aver passato brevemente in rassegna i temi principali, parliamo delle modalità narrative. Già perché sono tanti i narratori di questa storia: dal gazzettino di Dot Weems alle parole dell’anziana Ninny passando per la mente di Evelyn. Nonostante l’importanza e la grandezza delle tematiche toccate, l’intero romanzo è pervaso da uno humor scarcastico e asciutto che rende la lettura estremamente leggera.
Trasmette alla perfezione il senso di amara nostalgia della gioventù, dei momenti felici e la mancanza delle persone che abbiamo amato.
Fannie Flagg: L'Autrice
Fannie Flagg - all’anagrafe Patricia Neal - nasce a Birmingham (Alabama) nel 1944. Spinta dal padre, Fannie si appassiona fin dalla giovane età a scrittura e arti performative tanto che studia anche recitazione e inizia la propria carriera professionale come attrice. Come passatempo, inizia a scrivere brevi scenette per il nightclub newyorkese Upstairs at the Downstairs dove viene notata e reclutata dagli sceneggiatori di Candid Camera. Questo è il primo passo nella carriera di scrittrice della Flagg.
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Avendo iniziato la propria carriera come attrice, Patricia si ritrova un’omonima nel registro degli attori (una sorta di Ordine). Per evitare confusione, decide di crearsi una nuova identità e sceglie come nome “Fannie” dietro suggerimento del nonno e “Flagg” dietro consiglio di un amico. Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è il romanzo che la consacra definitivamente come scrittrice.
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