I Biscotti alle Mandorle: Un Tesoro della Tradizione Monastica Siciliana

Esattamente due anni fa, durante un viaggio in Sicilia, ho avuto l'opportunità di scoprire un tesoro nascosto: i biscotti ricci del Monastero del Santissimo Rosario di Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo. Questi mandorlati, delicati e profumati, con una crosta croccante e un cuore morbido, sono perfetti anche per celiaci e intolleranti al lattosio.

Un Viaggio nel Tempo: La Storia dei Biscotti Ricci

La ricetta dei biscotti ricci delle monache, o mandorlati come vengono chiamati nel Gattopardo, si prepara secondo l’antica ricetta, rimasta invariata dopo ben 4 secoli. La ricetta viene messa a punto dalle suore del monastero del Santissimo Rosario intorno al 1650, in occasione della visita del Duca Santo, Giulio Tomasi di Lampedusa, antenato dell’autore del Gattopardo, divenuto poi Principe.

Questi biscotti, infatti, vengono citati come i suoi preferiti anche nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da cui è stato tratto anche il bellissimo film di Luchino Visconti con Alain Delon e Claudia Cardinale. “Il monastero di Santo Spirito era soggetto a una rigida regola di clausura e l’ingresso ne era severamente vietato agli uomini. Appunto per questo il Principe era particolarmente lieto di visitarlo, perché per lui, discendente diretto della fondatrice, la esclusione non vigeva, e di questo suo privilegio, che divideva soltanto con il Re di Napoli, era geloso e infantilmente fiero. […] gli piacevano i mandorlati che le monache confezionavano su ricette centenarie”.

Infatti, ogni volta che veniva in visita, era solito consumare il mandorlato. Ma le monache sono intransigenti: la ricetta originale dei biscotti è e resta segreta. L’ingrediente principale del biscotto riccio, scrive Angelica, sono le mandorle Girgenti-Palma, insieme di varietà presenti nel territorio compreso tra Palma e Agrigento.

La Preparazione Tradizionale

Le, “mennule” (nome delle mandorle in siciliano) sono tritate tramite uno strumento simile ai moderni tritacarne, appositamente fabbricato da un artigiano di Palma di Montechiaro per le suore del Monastero. Alla farina vengono poi aggiunte uova intere, lo zucchero semolato e la scorza di limone; dopo aver amalgamato il composto, lo si sposta in uno strumento in legno a forma di siringa che modella il biscotto della forma desiderata, ovvero un bastoncino della lunghezza di 10 cm circa.

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Come vi avevamo già raccontato a proposito di cibo e migrazioni, la pasticceria siciliana è di chiara ispirazione araba (i Saraceni dominarono l’isola dall’anno mille al 1200), così come buona parte degli ingredienti.

Un Patrimonio Culturale a Rischio

Purtroppo i monasteri, con il trascorrere degli anni, si sono via via svuotati. Le religiose sono sempre meno, e il rischio di perdere uno straordinario bagaglio di conoscenza in cucina è concreto, scrive Angelica. Soltanto in poche città sono ancora presenti suore che producono i dolci della tradizione, come ad esempio a Palermo, Alcamo, Mazara del Vallo, o Agrigento, dove al Monastero dello Spirito Santo preparano il cous cous dolce, un’invenzione delle suore cistercensi della Badia Grande tipico delle feste natalizie; oppure al Monastero del Santissimo Rosario di Monastero, dove attualmente, continua Angelica, vivono tre suore molto anziane, ma l’unica che continua a portare avanti la produzione dei dolci tradizionali è Suor Maria Nazarena, che si dedica a tempo pieno a questa attività.

Ed è per tutti questi motivi che Angelica Augusto, giovane e abile pasticcera di Licata, studentessa dell’Alma, ha deciso di dedicarci una tesi, da cui sono tratti gran parte delle informazioni che seguono.

L'Esperienza Unica di Acquistare i Biscotti

Quando si arriva al Monastero di Palma di Montechiaro, vi troverete di fronte a una ruota in legno (chiamata la “rota degli esposti” per i bambini abbandonati che, appunto, venivano “esposti”) con accanto una finestra dalle robuste sbarre, tipo una grata in ferro e un campanello. Si suona, si aspetta che aprano e poi si entra; a questo punto arriverà una suora, che vedrete solo attraverso la grata in ferro: vi chiederà come potervi aiutare, che cosa desiderate, la quantità di biscotti.

Voi ricambierete con l’importo dovuto e attenderete. Dopo pochi minuti la ruota gira, e troverete, già ben confezionati in appositi vassoi con carta rosa, i vostri biscotti. Il contatto con loro sarà finito qui, poiché le suore, essendo di clausura, non possono mostrarsi. Ecco come nell’era dell’immagine, dell’autopromozione e dell’ostentazione, i biscotti delle monache sono qualcosa di raro, la massima espressione di un cibo prodotto e venduto nell’intimità di un luogo sacro, veramente sacro. Insomma, un mondo in via d’estinzione.

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Ricetta Originale dei Ricci del Gattopardo

Oggi il monastero li vende ancora a 20€ al chilo, ma oramai li preparano anche le pasticcerie tutt’attorno e specialmente nei giorni di Pasqua. Ecco la ricetta orginale per farli in casa

Ingredienti:

  • 400 g di farina di Mandorle Agrigentine
  • 400 g di zucchero semolato bianco
  • 4 uova fresche intere
  • la buccia di un limone grattugiata

Procedimento:

In una ciotola mescolate la farina di mandorle, lo zucchero, le uova intere e la scorza grattugiata del limone. Create dei tronchetti di impasto lunghi circa 8 centimetri e lasciate spazio fra uno e l’altro.

Altre Delizie Conventuali Italiane

E’ soprattutto in Sicilia che si sviluppa l’arte dolciaria conventuale, grazie anche alla presenza sull’isola della maggior parte degli ingredienti necessari alla realizzazione dei dolci: mandorle, miele, ricotta, nocciole, pistacchi, ed anche lo zucchero di canna, che fece la sua comparsa nella seconda metà del 1400. Tuttora, i dolci che prepariamo e che compriamo in pasticceria provengono molto spesso dai ricettari dei monasteri: le ricette trapelarono nel corso degli anni, soprattutto quando il lavoro delle religiose nelle cucine del convento si fece sempre più frenetico e le madri badesse iniziarono a cercare aiuto al di fuori dei monasteri, facendo entrare le suore laiche, addette ai lavori più duri.

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Ma non solo in Sicilia: risalendo lungo la penisola incontriamo la pastiera napoletana, che deve i suoi natali ad un ignoto convento campano, mentre la sfogliatella napoletana nacque nel ‘700 nel convento della Croce di Lucca a Napoli; non era una vera e propria sfogliatella come la conosciamo oggi, era una sorta di nastro di pasta sfoglia avvolto su se stesso e al cui interno si trovava un ripieno di ricotta, zucchero e cedro. Anche i Brigidini di Lamporecchio hanno origini conventuali: sembra che siano stati prodotti per la prima volta nel convento di Santa Brigida quando un gruppo di suore, addette alla preparazione delle ostie per l’Eucarestia, si divertirono ad aggiungere all’impasto uova, zucchero e anice.

I dolci conventuali hanno una storia affascinante che affonda le radici nel Medioevo e nel Rinascimento, quando i monasteri e i conventi non erano solo luoghi di preghiera, ma anche di arte culinaria. Nel corso dei secoli, le monache e i monaci sono diventati maestri pasticceri, sperimentando e perfezionando le loro ricette, spesso utilizzando ingredienti semplici come mandorle, miele, zucchero e frutta secca, ma arricchendoli con spezie e aromi esotici che arrivavano dai commerci con l’Oriente.

Tabella riassuntiva dei dolci conventuali e loro origini

Dolce Origine Note
Ricci del Gattopardo (Mandorlati) Monastero del Santissimo Rosario, Palma di Montechiaro (Sicilia) Biscotti alle mandorle citati nel romanzo "Il Gattopardo"
Pastiera Napoletana Convento campano (ignoto) Dolce tipico pasquale
Sfogliatella Napoletana Convento della Croce di Lucca, Napoli Nata nel XVIII secolo
Brigidini di Lamporecchio Convento di Santa Brigida, Lamporecchio (Toscana) Biscotti all'anice
Marzapane (Pasta Reale) Monasteri siciliani, soprattutto a Palermo Modellato in varie forme, spesso a imitazione della frutta
Torrone Monasteri italiani, soprattutto in Lombardia e Sicilia A base di miele e albumi
Roccocò Napoli Dolce tipico natalizio a base di miele, mandorle e farina
Cartellate Conventi di Puglia e Basilicata Dolci fritti ricoperti di vincotto o miele, preparati per il Natale
Rocciata Umbria e Marche Dolce da forno dalle origini antiche

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