La pasta alla Bisanzio è una classica ricetta salva cena. Si tratta di uno di quei piatti da cucinare quando ti ritrovi degli ospiti a casa e neanche lo sapevi. Sarà capitato a tutti almeno una volta.
Magari avevate pensato di arrangiarvi con gli avanzi del giorno prima, o con un panino, e sul fuoco non avete nessuna pentola. Non vi preoccupate, abbiamo la ricetta che fa per voi. Ci vorranno soltanto 10 minuti, il tempo di cottura della pasta, ma farete ugualmente un figurone.
Ingredienti e Preparazione
Ingredienti semplici ma di qualità. Così come il formaggio, il basilico e il pepe, che rendono sempre il tutto più gustoso. Questo mix tra passata di pomodoro e pomodorini darà molto gusto al vostro piatto.
Istruzioni Passo Passo
- La prima cosa da fare per preparare la pasta alla Bisanzio è mettere in una padella l’aglio sbucciato e i due cucchiai d’olio extravergine di oliva.
- Quando l’aglio sarà ben dorato potete versare la passata di pomodoro.
- Sciacquate i pomodorini sotto l’acqua corrente e tagliateli a spicchi.
- Unite i pomodorini in padella, aggiustate di sale e fate cuocere per 5 minuti a fuoco vivo.
- Portate a ebollizione in una pentola abbondante acqua leggermente salata, unite la pasta, fatela cuocere e scolatela al dente.
- Rovesciate la pasta nella padella, mescolate per 2-3 minuti a fuoco vivo, quindi unite il grana, qualche foglia di basilico, profumate con una macinata di pepe e condite con l’olio rimasto a crudo.
- Trasferite in un piatto da portata e servite subito.
La vostra pasta alla Bisanzio è già pronta per essere servita.
Consigli e Varianti
Questo primo piatto è perfetto anche per il pranzo di tutti i giorni, ma scegliendo il servizio di piatti buono si adatta magistralmente anche ad atmosfere più formali e di festa.
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L'Influenza della Cucina Italiana nel Mondo
Mangiare i garganelli e il culatello a Tokyo, la fregola sarda e la burrata a Dubai, i cappellacci e la minestra etrusca a New York. Entrando in un Ristorante Armani, uno qualsiasi dei quattro aperti dallo stilista nel mondo, è possibile. Perché qui si ritrova l’essenza della cucina italiana.
Ingredienti tipici del nostro Paese selezionati e maneggiati da chef altrettanto «tipici», se così vogliamo dire: il 40enne ligure Francesco Mazzi a Tokyo, il 36enne piemontese Alessandro Salvatico a Dubai, l’umbro Michele Brogioni a New York e, naturalmente, il 44enne lombardo Filippo Gozzoli a Milano, stellato dal 2016.
In cucina hanno tutti un compito ben preciso: tradurre nel piatto quello che Armani rappresenta nella moda. E cioè un’essenzialità contemporanea, uno stile minimalista e insieme riconoscibile. «Il cibo - precisa il signor Giorgio - fa parte di un’idea molto italiana del bel vivere. Rappresenta con eleganza quella semplicità sofisticata che mi appartiene e che dalla moda ho voluto portare anche nei miei ristoranti».
Ecco spiegata l’impronta che fa da filo conduttore a tutti i 25 locali Armani inaugurati, a partire dal 1998, in tre continenti (America, Europa e Asia): esportare il meglio della nostra tradizione culinaria. L’impostazione è stata data dal patron in persona, che ha chiesto una cucina semplice e con materie prime di eccellenza.
Contaminazioni incluse: perché anche a tavola l’italianità è un concetto, un archetipo senza tempo, che poi viene declinato, attualizzato, mescolato alle realtà locali. Anche per rispettare la stagionalità e i prodotti che, eccezion fatta per quelli italiani, vengono scelti nei mercati del posto.
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Però dietro a tutti i menù, non solo dei Ristoranti ma anche degli Emporio Armani Caffè (nove, tra Milano, Santiago, Abu Dhabi, Doha, Dubai, Tokyo, Bologna, Monaco, Parigi), degli Armani Caffè (a Dubai e Cannes), degli Armani Privé (a Hong Kong e Milano) e degli altri locali che fanno parte del mondo food dell’azienda, c’è la specifica volontà di posizionarsi come luoghi del buon cibo italiano.
Per riuscirci i locali Armani hanno un rigido protocollo. A cominciare dalla cucina: la maggior parte degli chef che li guidano sono italiani o, in alternativa, hanno maturato esperienze significative nella Penisola. E anche il design dei ristoranti, sobrio e uniforme in tutto il mondo, ha l’obiettivo di non distogliere l’attenzione dal piatto.
Così come nelle boutique, in passerella o per strada, infatti, il protagonista deve essere l’abito, qui il protagonista dev’essere ciò che si mangia.
«Ho un grande rispetto per il cibo - dice Giorgio Armani -. Per me è espressione di convivialità, di legame con la tradizione, di cultura e piacere. Per noi italiani il cibo è casa, è il momento in cui ci si ritrova intorno alla tavola. In ognuno di noi c’è il ricordo di cibi magari semplicissimi, che hanno scandito le domeniche e le occasioni speciali».
O ancora gli spaghetti alla Bisanzio, «perfetti da offrire agli ospiti, con il pomodoro fresco e quel profumo di basilico così leggero che il calore della pasta fa sprigionare più forte».
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E spesso nei menù dei Caffè e dei Ristoranti compaiono anche, appunto, i tortelli alla piacentina, omaggio alle origini emiliane del signor Giorgio.
Come ben sa Giorgio Armani, del resto, «la varietà e la ricchezza della nostra cucina offrono una versatilità che può soddisfare ogni gusto».
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