Sushi a Castione Andevenno: Storia, Ristoranti e Influenze Valtellinesi

Inizio con una premessa: questo articolo è dedicato a questa terra. Da molti anni torno in quella che è diventata la mia terra d’adozione, e l’aver sposato una sua originaria fa sì che ora nei figli scorra parte di sangue valtellinese.

Tutte le volte, lasciata la strada statale 36 e il lago di Como, entro in questa valle che accogliendomi smuove emozioni sopite dalla metropoli da cui giungo.

Un Incontro Inaspettato: Il Vino Valtellinese

Sapendo della passione del vino che coltivavo fin a quei tempi, trovai in tavola dello sfuso che regolarmente i miei futuri suoceri consumavano: era del Sangiovese toscano.

Ero stato in Valtellina nel 1968, ai suoi vini avevo dedicato con profondo entusiasmo un intero capitolo del libro, e già allora, qui, c’era la moda dei vini vecchi, ma non avevano questo sapore metallico, così simile al sapore dei vini di California!

Già allora, qui, esistevano anche i vini giovani come oggi: oggi sono meno facili da trovare: quando poi li si trova sono peggiori dei giovani di allora benché migliori dei vecchi di oggi!

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Mamete Prevostini: Un Pioniere Valtellinese

Proprio a fine anni ottanta, tuttavia, fu gettato un seme. Il suo nome mi condusse in errore, convinto avesse origini comasche. Difatti il martire cristiano Mamete di Cesarea, patrono delle balie e protettore degli animali, è molto amato in quella provincia.

Classe 1967, frequenta la scuola enologica di Conegliano diplomandosi il 10 luglio 1987 a 20 anni. Decide di operare concretamente nel mondo del vino rivolgendosi alla cantina più famosa e produttiva del passato e del presente della Valtellina: Nino Negri.

Il primo settembre dello stesso anno è lì, con l’intenzione di rimanervi poco. Vi resta invece quasi per quattro anni, seguendo le vendemmie 1988/1990.

Acquisita l’esperienza sul campo, i tempi sono maturi per lavorare in proprio e dopo un triennio disastroso per la vite in valle, comincia a sperimentare a fare il suo vino, qui in Valtellina luogo di cui si è innamorato.

Nel 1996, con un inizio di rispetto di 25 mila esemplari, arrivano i primi imbottigliamenti a firma Mamete Prevostini. Acquista la sua prima vigna situata a Triasso, poco prima di Sondrio.

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La particolarità di questa è trovarsi su un dosso roccioso nell’area del Sassella, un unico cru a 400 metri di altezza.

Ho menzionato la vicina Svizzera, e il vino valtellinese, in quanto prodotto da frontalieri, godeva di una convenzione con gli elvetici sul dazio doganale. Si trattava essenzialmente di quello sfuso e, come talvolta accade, un privilegio può trasformarsi in un danno.

Il vino valtellinese scese progressivamente di qualità, tanto gli svizzeri lo acquistavano comunque. Il periodo più buio fu a metà anni novanta, quando la concessione fu estesa a tutti i prodotti italiani.

La Svizzera fu invasa di vino di fattura migliore e che aveva un prezzo inferiore, poiché a differenza del valtellinese non prodotto con la raccolta delle uve a mano su terrazzamenti con costi più alti.

Mamete affitta una piccola cantina, ma la produzione avviene perlopiù in quella vecchia di famiglia a Mese. Le bottiglie annue crescono a 50 mila.

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Nel 2009 Mamete Prevostini diventa il Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina (fondato nel 1976), carica che riveste per tre mandati, fino al 2018, l’unico consorzio italiano che possa vantare ben due D.O.C.G. Succede al già menzionato Casimiro Maule dopo dodici anni di mandato.

Le sue priorità vedono al primo posto il dialogo. Ha avuto l’enorme pregio di essere aggregante, convincendo numerosi produttori ad associarsi, e se attualmente sono 54 gli aderenti al consorzio su poco meno di un centinaio di effettivi operatori, grande merito è suo.

Manca ancora una cosa a Mamete, una propria cantina in Valtellina. Si tratta di un parallelepipedo color bordeaux, progettato per lavorare l’uva a caduta su tre piani.

Nel superiore avviene l’appassimento (per lo Sforzato) e la pigiatura dell’uva, in quello intermedio la fermentazione, e nel piano interrato l’affinamento dei vini. Difatti, per vedere il luogo di stoccaggio delle botti, scendiamo di 15 metri.

La Valtellina è per composizione del terreno, clima, forti escursioni termiche, vocata per i vini rossi. Per impiantare vitigni a bacca bianca occorrono luoghi ed esposizioni particolari. È il tipo di terreno detritico più adatto a questi, un progetto a cui crede molto. Sono le uve che danno luogo al vino bianco valtellinese a mio parere più importante.

Il 45% pari a 90 mila bottiglie, sono esportate annualmente. La Svizzera con 40.000 ha la parte del leone, dato che rappresenta il 20% del complessivo. Seguono in ordine di importanza Usa, Canada, Svezia, Danimarca, Olanda, Belgio, Norvegia, Austria, Singapore e infine Giappone.

Sono in produzione a nome di Mamete Prevostini tredici vini: due rossi giovani che maturano in acciaio, quattro Valtellina Superiore (un Grumello, due Sassella, un Inferno), due Sforzato, il bianco Opera, un rosato da Nebbiolo, e un passito da uve Traminer e Riesling prodotto a Piuro in Val Chiavenna.

Un quattordicesimo appena uscito è un metodo classico da uve Chardonnay e Pinot Nero che dobbiamo ancora assaggiare, ne riparleremo. Il futuro che è anche un presente.

Convento di San Lorenzo

Alcune persone sono responsabili, consapevolmente o meno, d’aver indirizzato la nostra vita verso percorsi a cui, con ragionevole dose di probabilità, non saremmo mai giunti. Se queste strade hanno portato beneficio dobbiamo a costoro eterna riconoscenza e ognuno di noi, cercando nella propria memoria, può individuare almeno un caso.

Così è stato per Mamete nel 2004, quando un suo amico lo informa che le suore del Convento di San Lorenzo, a causa della loro ingente età, sono stanche di coltivare il vigneto e cercano di affittarlo. Si tratta di poco meno di due ettari che si sviluppano al di sotto dell’edificio.

C’è un particolare che contraddistingue questo appezzamento da ogni altro: è un cru interamente cinto da delle mura. In sostanza è un clos, come si usa dire in Francia, una soluzione spesso adottata proprio nei vigneti dei monasteri cistercensi per proteggerli e creare un mesoclima.

Alla quarta vendemmia nel 2008, Mamete cambia la disposizione dei filari da rittochino a quella orizzontale di giropoggio, uniformandola a tutti gli altri suoi vigneti.

Nel 2009 la madre superiora suor Agnese, comunica a Mamete che lasceranno il convento, spostandosi in città. È la fine di questa struttura a cura della congregazione svizzera di Santa Croce di Menzingen che attraverso delle religiose italiane, si prefiggeva di educare le donne, con il cucito ed altro, e gestendo al suo interno un asilo.

Negli anni ’70, nel periodo del suo massimo splendore, il convento ospitava circa 120 suore, mentre al momento del suo abbandono ne erano rimaste una scarsa decina.

Nel 2013 la congregazione decide di vendere l’immobile. Mamete è naturalmente interessato ai vigneti, conoscendo il loro potenziale e per averci lavorato per nove anni, ma la richiesta avanzata è sull’intera struttura.

Nel 2022, dopo tredici anni di chiusura, Mamete Prevostini acquista il clos e tutto l’edificio del Convento di San Lorenzo. Un investimento effettuato interamente in famiglia, stiamo parlando di circa 7500 mq coperti, esclusa la chiesa, di una struttura risalente al 1100 e interamente vincolata dalla Soprintendenza delle Belle Arti.

Ho avuto il privilegio di visitarlo assieme a mia moglie, con lavori in corso d’opera.

Vini di Mamete Prevostini

Il nome deriva dal giorno in cui è stato imbottigliato per la prima volta, il 22 maggio in cui si celebra Santa Rita.Terreno privo di calcare, sabbioso al 70% e limoso al 30%.Uve provenienti dai comuni di Berbenno di Valtellina, Castione Andevenno e Tirano, tra i 400 e i 650 metri di altezza. Produzione annua media 35 mila/40 mila bottiglie. Prima annata 2003.

Macerazione sulle bucce per 7 giorni in acciaio dove svolge la malolattica e matura per 10 mesi (l’altro vino rosso vinificato in acciaio si chiama Botonero, dal bottone nero residuo della lavorazione delle pentole in pietra ollare tradizionali della Val Chiavenna chiamate lavec). Percorre un successivo affinamento in bottiglia per ulteriori 6 mesi.

Gradevole, con sentori di fragolina selvatica di bosco, lamponi acerbi. Rose e iris sono il contributo floreale al vino. Fresco e fragrante, con un corpo nella media, leggero, con sentori di ciliegia non matura e di violette.

Uve provenienti dal comune di Montagna in Valtellina a 400 metri di quota. Produzione di 6500 bottiglie. Terreno privo di calcare, sabbioso all’80% e limoso al 20%. È una vigna speciale, che cresce strappata alla roccia, dove la vite va in sofferenza.

Macerazione sulle bucce per 15 giorni a 25 °C. Malolattica in acciaio e maturazione in fusti di rovere minimo per 12 mesi. Affinamento in bottiglia per ulteriori 10 mesi.

Se il buongiorno si vede dal mattino… Sembra convincente la scelta di Mamete di dedicargli un cru a sé stante. Elegante e privo di quella semplicità e freschezza di certi Grumello, con percezioni di piccoli frutti rossi, quali la fragolina di bosco e il mirtillo che deliziano e proseguono in una leggera nota speziata.

Non mancano suggestioni minerali. Vino decisamente elegante, con tannini vellutati e di buon corpo, armonico e di lunga persistenza.

Uve provenienti dai comuni di Montagna in Valtellina, Sondrio e Teglio da 500 metri di altitudine in su. Produzione di 6000 bottiglie. Terreno privo di calcare, sabbioso all’80% e limoso al 20%. Raccolta scrupolosamente a mano dai vigneti più alti con uve da vendemmia tardiva, con maturazione dei grappoli all’estremo, fino a quando gli acini rilasciano la goccia.

Fermentazione sulle bucce per 21 giorni. Malolattica in acciaio e maturazione in fusti di rovere per circa 30 mesi. Affinamento in bottiglia per ulteriori 12 mesi. Prima annata 2006. Troviamo protagonisti i sentori di rosa appassita ed altri fiori secchi, e anche una confettura di frutti rossi. Ulteriori suggestioni speziate, di liquirizia e di cuoio.

Appassimento sui graticci dei migliori grappoli spargoli e perfettamente sani, del Valtellina Superiore Grumello e Sassella per 100 giorni. Produzione di 8000 bottiglie. Fermentazione sulle bucce per 26 giorni. Maturazione in botte per 20 mesi e affinamento in bottiglia per ulteriori 10 mesi. Prima annata 1998.

Attacco vigoroso, con frutti di bosco, prugne mature, liquirizia e cioccolato, frutta secca e tanta uva passa. A tratti balsamico, non manca una nota speziata di anice stellato. Ritorni di piccoli frutti rossi in un vino spesso e confortevole, denso e glicerico, dotato di gran corpo e anche di freschezza.

I tannini sono presenti ma piuttosto fini e nella sua lunga persistenza, non manca di rammentare una nota minerale.

Ristoranti a Castione Andevenno e Dintorni

Di seguito una lista di ristoranti, pizzerie e altre attività a Castione Andevenno e nelle vicinanze:

  • rist. Piazza Roma, 1 - cap. Torre di S.
  • Via Roma, 14 - cap. Torre di S.
  • pizz. via E. Via Vittorio Veneto, 15 - cap. Torre di S.
  • rist. Via Marconi, 8 - cap.
  • ristorante S. Piazza Stefano Quadrio, 1 - cap. Torre di S.
  • rist. via Naz. Via Roma, 231/C - cap. Torre di S.
  • rist. Via Roma, 6 - cap.
  • rist. Via Vittorio Emanuele, 20 - cap. Torre di S.
  • rist. Via San Giovanni, 432 - cap. Torre di S.
  • pizz. rist. Via Piazza, 296 - cap. Torre di S.
  • rist. Via Ragazzi del ’99, 1 - cap. Torre di S.
  • rist. Via San Fedele, 52 - cap. Torre di S.
  • rist. Via Roma, 12 - cap.
  • rist. Via Vanoni, 7 - cap. Torre di S.
  • Piazza Campello - cap. Torre di S.
  • rist. Via Centro, 1 - cap. loc. S. Giacomo/S.
  • Via Cortile Nuovo, 1 - cap. località S.
  • Piazza SS. Pietro e Paolo, 1 - cap. località S.

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