La tattica del salame è una strategia che consiste nell'ottenere gradualmente un obiettivo più ampio attraverso una serie di piccole azioni, ognuna delle quali è sufficientemente insignificante da non provocare una reazione significativa da parte dell'opposizione. Questa tattica, sebbene possa sembrare innocua, può rivelarsi deleteria se applicata in contesti politici e diplomatici.
La tattica del salame, possiamo esserne certi, è stata inventata da un bambino. Dite a un bambino di non entrare in acqua e lui si siederà sulla riva e immergerà i piedi nudi; non è ancora “in” acqua. Acconsentite, e si alzerà in piedi; non è più in acqua di prima.
Ora immaginatevi che quel bambino sia Putin, in piedi al confine occidentale della Federazione Russa. Gli stati confinanti, l’Europa intera, la NATO e in particolare gli Stati Uniti gli puntano gli occhi addosso e gli intimano di non sorpassare quella linea immaginaria, di non mettere i piedi nell’acqua. Poco meno di un mese dopo, li ha entrambi. Ora è il 2022, e l’Occidente guarda il presidente russo nuotare in Ucraina, intimandogli di non spingersi oltre, anzi di arretrare.
Proprio in questo ambito Schelling riprende la metafora del salame, coniata dal comunista ungherese Rakosi e poi applicata alle azioni di Hitler e Stalin. In questo modo i grandi Stati aggressori della storia, remota e recente, hanno raggiunto i loro obiettivi senza suscitare reazioni che non avrebbero voluto (o potuto) affrontare da parte dei loro nemici.
Schelling analizza anche le strategie di brinkmanship, fondamentali affinché la deterrenza e la compellenza producano gli effetti desiderati. Anche detta politica del rischio calcolato, si tratta dell’insieme delle tattiche di manipolazione del rischio che risultano efficaci per vincere una crisi.
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Alla base del brinkmanship Schelling individua quattro tattiche:
- Lo Stato aggressore non sarà l’unico a calcolare il rischio nel porre le proprie minacce. Se Putin si presentasse come attore razionale, sarebbe più facile per i difensori predire le sue prossime mosse e di conseguenza stimare la probabilità di un attacco o di un ritiro da parte delle forze russe.
- Al fine di scongiurare una reazioni indesiderata, lo Stato aggressore può decidere di non minacciare direttamente i suoi avversari. Così Putin non minaccia un attacco diretto all’Europa, ma sottolinea come l’adesione di alcuni Stati a organizzazioni come l’UE e la NATO produrrebbero uno squilibrio nella balance del continente.
- Il caso fa paura, ma le azioni di più. Per questo uno dei comportamenti da adottare per rendere una minaccia credibile è quello di prendere iniziative che, una volta attuate, non concedano ripensamenti. Il dispiegamento delle truppe al di fuori del proprio territorio è un segnale molto forte che non può passare inosservato. Le frequenti previsioni di conquista completa del territorio ucraino da parte delle truppe russe - “entro il weekend”, “entro il 9 maggio” - non fanno che alimentare questo fenomeno. Il fallimento viene percepito dall’aggressore stesso come un’umiliazione, in quanto sintomo di debolezza. Gli avversari, quindi, potrebbero ricalcolare il livello di rischio della minaccia di conseguenza.
- Il termine deriva da una configurazione particolare della Teoria dei giochi, detto gioco del pollo (chicken game). Se, pur di vincere, ci si “lega le mani al volante”, si rischierà di cadere nel burrone; se entrambi gli sfidanti fanno questo ragionamento, il risultato del gioco potrebbe essere morte per entrambi; mentre se entrambi fossero cauti e sterzassero presto, il gioco risulterebbe in un misero pareggio. I due scenari più probabili, quindi, sono che uno dei due sterzerà mentre l’altro continuerà ancora per un pezzo. Anche nel caso della crisi ucraina ci sono due sfidanti: entrambi rifiutano un pareggio, e per non diventare i polli devono dimostrare di essere determinati a spingersi più lontano. A questo scopo le parti possono assumere impegni pubblici tramite dichiarazioni che trasmettano all’avversario la propria determinazione a non cedere.
Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Nella teoria, infinite. L’Ucraina, l’Est Europa, il mondo intero possono essere “affettati” infinite volte. Prima che in gioco ci sia la fetta-Italia, la fetta-Bruxelles o la fetta-Stati Uniti ne passerà di tempo, anzi forse non accadrà mai.
Come era facilmente prevedibile per coloro che seguono con attenzione la diplomazia del Cremlino, i negoziati avviati a Riad tra Stati Uniti e Russia per giungere alla fine del conflitto armato in Ucraina si stanno rivelando ogni giorno di più l’ennesimo trucco russo per continuare la guerra di logoramento non solo sul campo di battaglia, ma anche sul tavolo negoziale. Come un novello Tancredi di gattopardesca memoria, Putin punta a dare l’illusione che tutto cambi per far sì che tutto rimanga com’è. Si tratta di una vecchia tecnica russa, affinata in Siria per gran parte dello scorso decennio: la cosiddetta tattica del salame.
In Siria, il sostegno incondizionato al regime di Bashar al-Assad è stato il fulcro della strategia politico-militare russa, volta ad approfittare delle primavere arabe del 2011 e al conseguente caos politico per rimettere piede in quel Medio Oriente, da cui era stata di fatto espulsa alla metà degli anni ‘70 del XX secolo. Ogni iniziativa di pace, ogni tavolo di negoziato, è stato frammentato e affrontato separatamente, spesso con agende e partecipanti diversi, impedendo la formazione di un fronte unito e coerente da parte della comunità internazionale. Attraverso la costruzione di un labirinto diplomatico, la Russia per oltre un decennio ha paralizzato il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e reso di fatto impotente la comunità internazionale di fronte ai crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Siria.
Le stesse dinamiche si stanno sviluppando nel contesto ucraino. La tattica del salame si rivela di nuovo una strategia di logoramento diplomatico estremamente efficace.
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Comprendere questa tattica è fondamentale per affrontare le sfide poste dalla politica estera russa. È necessario superare la frammentazione diplomatica per evitare di rincorrere chimere diplomatiche, rafforzare l'unità tra gli alleati dell’Ucraina e sviluppare meccanismi alternativi per contrastare l'uso sistematico del veto al Consiglio di Sicurezza, in situazioni di gravi violazioni del diritto internazionale.
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