Come dici? Idee come queste non invecchiano? Esatto, per questo ho deciso di rilanciarla. Ti ricordo che si possono proporre voci inedite o ridefinire voci già pubblicate. Che per definire le diverse voci si possono usare non solo testi ma anche immagini, video, link, citazioni o altro.
Il Benessere dell'Animo e il Lavoro Ben Fatto
Il #Lavorobenfatto produce Benessere. Benessere dell’Animo, perchè un #lavorobenfatto è carbone per lo spirito, ripaga dell’impegno profuso, è la chiave di volta che sorregge tutti gli sforzi elargiti nel quotidiano. Quando si lavora così, spesso il mercato ripaga l’amore e la passione profusi nei processi, nei prodotti, nelle scelte necessarie a coordinare un collettivo.
Il #Lavorobenfatto produce Benessere, ma principalmente lo dà, a chi lavora e non riesce a trattenere un sorriso alla fine.
L'Amore nel Lavoro
“Un lavoro, per essere ben fatto, ha bisogno di amore.” “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” dice Confucio, ed è vero. Se ci metti sentimento in ciò che fai, sei sulla strada giusta. Anche se è una salita ripida, se la percorrerai amando ciò che c’è in vetta vedrai che poi una volta arrivati in cima, sembrerà di non essersi mai affaticati. Se sarai innamorato del tuo lavoro, 40 anni di carriera sembreranno un solo giorno.
Lavorare senza amore è schiavitù dice Madre Teresa, ed anche questo è vero.
Leggi anche: Crema Mascarpone e Fragole: ingredienti e preparazione
Anima e Passione nel Lavoro
Per me l’anima è direttamente proporzionale al risultato che si ottiene, nel senso che se in quello che fai ci metti l’anima il lavoro ben fatto viene da sé. E mi piace anche «Anima» intesa come «animati dalla passione», che è in fondo un altro modo per dire la stessa cosa.
L'Approccio Giusto
Avere l’approccio giusto vuol dire prima di tutto amare quello che si fa. A fare la differenza è insomma la passione che l’ebanista, il panettiere, il medico, il pastaio, l’architetto, il produttore di birra, l’apicoltore, l’ingegnere, il cuoco, l’insegnante, il pasticciere e chiunque altro mette nelle cose che fa. Dopo di che è importante la consapevolezza che ogni cosa che si fa è connessa a mille altre e dunque, se la fai bene, l’avrai moltiplicata per mille.
Infine c’è la voglia di fare qualunque cosa, piccola o grande che sia, come se in quella cosa si intendesse essere il numero uno al mondo. Sì, il numero uno, non il due o il tre, perché nell’approccio non ci si può accontentare, bisogna condannarsi a essere il migliore. Poi magari non ci si riesce, perché il risultato non dipende solo da noi, perché conta da dove si è partiti, da quali opportunità realmente ci sono state date, fino a che punto gli strumenti che avevamo a disposizione erano quelli giusti, ma quando si è giunti a quel punto il saper accettare un risultato diverso da quello che ci si aspetta, e magari si merita, è un pregio, non un difetto.
L'Attenzione Esecutiva
Quando però vedo la foto di qualcuno intento a leggere, scolpire una pietra, ballare, suonare, scrivere, cucinare, ascoltare, pensare, non posso fare a meno di guardare i suoi occhi attentamente, guardare gli occhi e l’espressione che accompagnano quel gesto. Poi un giorno, in un testo che tratta di attenzione e cognizione, ho letto: «…l’attenzione esecutiva è una spia dell’identità: basta sapere a che cosa una persona presta attenzione per un lungo periodo di tempo per ricostruire la sua identità», e ho pensato subito agli occhi di quelli ritratti nel mentre fanno qualcosa.
L’attenzione è un valore piuttosto prezioso poiché i distrattori nella nostra società sono tantissimi. Soprattutto se si parla di attenzione esecutiva, (ovvero quella impiegata nel leggere, scolpire una pietra, ballare, suonare, scrivere, cucinare, ascoltare e pensare) quella che vive tra la nostra pianificazione e il nostro gesto, il suo valore ci appare subito essenza di qualcosa di prezioso e a volte persino raro. L’attenzione esecutiva pare scaturisca dall’attività della corteccia prefrontale e orbitofrontale (cioè il sottile manto cellule nervose che si trovano dietro la fronte).
Leggi anche: Torta di Noci: Ricetta Facile
Lì dentro risiede lo Zar, come recita un vecchio detto russo, e lo Zar (non so quanto storicamente questo valga per gli Zar) è uno che prende decisioni, pianifica, evita informazioni inutili e si orienta verso ciò che gli è utile, è capace di apprendere dagli errori, è capace di rivedere i suoi piani. Tutto questo, tradotto in neuroscientifichese è attentional set shifting, reversal learning, attentional selectivity, abilità che vanno nutrite e protette perché rappresentano in parte i pilastri della nostra identità lavorativa e non solo.
L'Attesa Come Virtù
Sapere attendere è spesso il segreto del lavoro ben fatto. Anche i riconoscimenti di un lavoro ben fatto spesso si fanno attendere. Ma l’attesa a volte ti premia da sola, quando aver saputo aspettare mette in fila le idee come mai avresti immaginato si mettessero in fila e il risultato arriva dopo aver rallentato la corsa e magari dopo essersi proprio fermati.
Bellezza, Innovazione e Creatività
La bellezza, secondo l’enciclopedia Treccani, è la qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima. La connessione tra l’idea di bello e quella di bene, suggerita dalla radice etimologica (il latino bellus “bello” è diminutivo di una forma antica di bonus “buono”), rinvia alla concezione della bellezza come ordine, armonia e proporzione delle parti. Comunemente ritenuta una caratteristica soggettiva (“è negli occhi di chi guarda”), la bellezza ha una dimensione irriducibilmente sociale e quindi ha caratteristiche di oggettività se la consideriamo una visione che condividiamo, o vogliamo condividere.
In altri termini, l’esperienza la bellezza non è solo confinata nella mente di un individuo, ma collega le persone e gli oggetti in comunità, anche piccole, ma fortemente coese nelle loro opinioni. In moltissimi campi, da quelli più propriamente “scientifici” a quelli dell’espressione artistica in tutte le sue forme, la bellezza intesa come insieme di proprietà di armonia, simmetria ed equilibrio, costituisce un incredibile motore di creatività e innovazione. E creatività e innovazione sono considerati sempre più essenziali per garantire successo, crescita, miglioramento delle condizioni di vita materiali e spirituali, felicità e benessere di individui, aziende, organizzazioni e sistemi sociali.
Innovazione e creatività si basano sul capitale umano, quell’insieme di conoscenze, competenze, abilità, emozioni, individuali indirizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi. Caratteristiche individuali che tuttavia risentono grandemente di fattori esterni ambientali e sociali, soprattutto quando bellezza e gradevolezza estetica danno un’impronta sostanziale a questi elementi.
Leggi anche: Torta Perfetta Bimba
L’evidenza empirica che stimoli visivi esteticamente gradevoli aumentino le capacità di risoluzione creativa dei problemi è solida, e si può allargare la prospettiva ridefinendo l’utilità (economica) che è alla base di molti modelli sulle dinamiche dell’innovazione, evidenziando come elementi fondamentali: fattori estetici, immaginazione, creatività e serendipity: la capacità di rivelare connessioni socio cognitive impreviste fra elementi o idee preesistenti che fornisce opportunità di sviluppo di nuove idee o ampliamenti di idee già presenti).
L’innovazione è determinante non solo per lo sviluppo economico, ma svolge un ruolo importante anche per il sistema sociale che ne viene coinvolto. Essa, infatti, riguarda la soddisfazione dei bisogni non solo materiali ma anche di relazione sociale. E un buon sistema di gestione deve regolare l’allocazione di beni e servizi in modo da soddisfare entrambi. Ciò passa attraverso la rivisitazione delle forme e delle strutture di governo che devono prendere atto anche di fattori diversi da quelli di solito considerati e tener conto di delle sfere artistiche e creative, della creazione di capitale sociale, e soprattutto del legame col territorio.
La connessione di bello e quella di bene porta anche a riflettere sull’importanza di fare bene le cose perché è così che si fa. In un mondo sempre più spinto a trovare il tratto distintivo, il vantaggio competitivo, il quid che un paese, un’istituzione, un’azienda possiedono in via esclusiva o comunque in misura superiore rispetto a tutti gli altri, la valorizzazione dei territori e il mettere in risalto le loro bellezze può essere la chiave per tornare a crescere in maniera equilibrata (sostenibile direbbero alcuni) dal punto di vista economico e da quello sociale.
Il Cambiamento e il Mondo del Lavoro
Viviamo con il cambiamento alle calcagna. Cambiano le relazioni tra le parole e i concetti con cui siamo soliti definire le stanze delle nostre vite quotidiane, il futuro che fino a ieri era soltanto un tempo è diventato anche e soprattutto un luogo. Cambiano i criteri che definiscono la qualità delle nostre vite, le opportunità che in esse riusciamo a cogliere, i bisogni e i desideri che riusciamo a soddisfare, tutte variabili come mai prima correlate alla qualità e alla quantità di connessioni che riusciamo a stabilire con altri esseri, come noi, umani.
Cambiano come abbiamo visto le priorità, le domande, le risposte e, ancora una volta, i criteri che ne definiscono la congruità, e la legittimità. Cambia l’evidenza con cui il cambiamento accade. Cambia e diventa inscindibile la relazione tra libertà personali e libertà economiche, tra evoluzione della società digitale e garanzie dell’accesso, tutela delle libertà, tutela del cittadino e del consumatore.
Cambia l’ordine di grandezza di dati, informazioni e conoscenza disponibili in ogni campo del sapere, cambia il loro rapporto con le vite delle persone e delle organizzazioni e cambia la qualità, il valore, il controllo, il potere, non solo economico, associato alla loro gestione. Cambia la relazione tra investimenti e occupazione, cambiano gli strumenti che possono favorire la creazione e la redistribuzione del lavoro e cambia il ruolo dell’intervento pubblico ai fini della creazione diretta di occupazione.
Cambia l’industria, quella che c’è e quella che verrà, come vedremo parlando di Industrial Internet, di Internet dell’energia, di Industria 4.0. Cambia il lavoro, non solo quello legato alle nuove tecnologie ma anche quello per così dire tradizionale, nel senso che si ampliano - in linea tendenziale e in maniera non omogenea -, i fattori di autonomia e si riducono quelli di dipendenza, e che il lavoro riconquista una parte significativa della propria capacità creativa, si mostra più orientato all’innovazione, realizza economie di scala e di scopo che producono vantaggi in termini di costo che normalmente, nella precedente fase della rivoluzione industriale, erano collegati alla produzione di massa.
Cambia l’organizzazione sociale e cambia l’organizzazione della produzione, si amplia la diffusione e si allargano i confini delle organizzazioni rete, si consolidano le organizzazioni che agiscono come parte di più complessi sistemi di transazione e valorizzano il protagonismo dei livelli di base e interme...
La Bottega: Luogo di Creazione e Ricreazione
La bottega è il luogo della creazione e della ricreazione del valore. È il luogo in cui nessuna idea è definitiva e nessuna idea è inutile. In una bottega c’è un artigiano e c’è un allievo che non vede l’ora di realizzare, con le sue mani, quello che immagina, quello che sogna. Si monta e si smonta nella bottega, fin quando non si raggiunge l’idea che c’è nella testa. Nella bottega le mani lavorano con la testa e con il cuore.
Torta come simbolo di Indipendenza Economica
Solo ora capisce il vero significato delle parole della nonna: l’indipendenza economica è la cosa che conta di più per una donna. Maho lo sa bene: nel corso degli anni è riuscita a risparmiare molto più della sorella. Un taccuino speciale su cui segnare tutte le spese.
La Pasticceria Creativa come Realizzazione Personale
Un diploma al Liceo Artistico, una laurea in Comunicazione, un ex lavoro da Graphic Designer, fidanzata di un musicista, mamma del piccolo Nicolò ed infine, titolare del piccolo Laboratorio Artigianale di Pasticceria Creativa Ava’s Cake. La passione per questo dolce mondo è nata come tutto il resto nella mia vita: per puro caso. Fino al 2013 l’unico rapporto che avevo con i dolci consisteva in un unico atto: strafogarmici.
Presa dall'entusiasmo (e dall'eccessiva fiducia) comprai il mio primo secchiello da 5kg di pasta di zucchero. Nei mesi successivi comprai tantissimi libri di pasticceria e cominciai a sperimentare (e mangiare) un sacco. La presi alla larga cominciando dai cake-pops, biscotti e cupcakes che distribuivo tra i miei colleghi dell'ufficio, il vicinato e gli amici.
Avevo un lavoro che mi teneva fuori casa 12 ore e le restanti 12 le passavo in cucina.
Dopo la vincita al Cake Festival gli ordini triplicarono e cominciò il periodo “caldo” che però coincise con la mia maternità. In quei 9 mesi ebbi quindi l’opportunità di assaporare “le torte come lavoro unico” e mi piacque un sacco. Immaginavo, che non era un ritmo di vita sostenibile per un lungo periodo e immagino che neanche la decisione di lasciare un posto fisso era una decisione facile.
Parliamo adesso delle decorazioni delle torte. Hai un tuo metodo preferito per decorare le tue torte? Devo dire che rispetto a molte mie colleghe, le clienti di questa zona sono davvero persone da elogiare: non mi hanno mai chiesto uno sconto, mandato una foto da copiare e non mi hanno mai contestato un prezzo.
Nel 2018 le mie torte hanno subito un cambiamento molto importante: dopo mesi di test e studi sono riuscita a formulare la mia ricetta perfetta per ricoprire le torte di sola crema, eliminando completamente la pasta di zucchero. Era un passo fondamentale per me perché dai questionari che mandavo alle mie clienti, molte mi segnalavano che la lasciavano nel piatto. Deve essere davvero molto stimolante avere clienti cosi.
Torte che Rappresentano Svolte
È difficilissimo scegliere tra più di 500 torte. Ti mostrerò quindi le 5 torte che hanno rappresentato per me un punto di svolta nel mio lavoro.La prima è sicuramente questa. Anche se tecnicamente imperfetta ha un grande valore affettivo perché è la Torta per il primo compleanno del mio bambino.
Questa torta invece rappresenta le altre due mie passioni: la personalizzazione e la sperimentazione. Avevo cominciato da poco a fare torte e mi resi conto che per avere davvero una torta unica c’era bisogno che rappresentasse il festeggiato a 360’. Questa è la torta per il Battesimo della bambina di Clio Make-Up. Sono molto orgogliosa di questa torta perché sono stata scelta da Clio non per un’operazione di marketing ma per il famoso “mi hanno detto che sei brava”.
Questa è stata la mia prima Drip-Cake. Io le chiamo Trip-Cake perché sono un genere di torte che adoro fare e che per un periodo mi hanno fatta entrare in un Trip mentale per cui le proponevo continuamente alle mie clienti. Ed infine ci sono le torte 3D, un’altra tipologia che mi piace moltissimo. Ho sempre adorato l’idea di potersi mangiare una borsetta, un personaggio oppure, come in questo caso, un pianoforte. Qui la svolta è rappresentata dallo studio dei dettagli (ho passato una giornata a mettere in stop il film per catturare tutti i dettagli del pianoforte) e dalla composizione della torta.
Per gli americani é molto semplice creare grandi sculture, hanno delle basi molto asciutte e pochissima farcitura.
Le tue torte sono una più belle dell’altra!
Ringrazio con tutto cuore Laura per la sua disponibilità e per lo spirito e la voglia di iniziare questa nuova avventura, che la aspetta.
tags: #torta #posto #fisso #significato

