Vittore Carpaccio: Informazioni sull'Artista e la Mostra a Venezia

Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 ca. - 1525 o 1526) è tornato trionfalmente nella sua Venezia dopo un’assenza di sessanta anni dall’ultima mostra monografica, presentata a Palazzo Ducale nel 1963.

La rassegna Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni è il frutto di un lungo lavoro che ha visto impegnati studiosi come Peter Humfrey, riconosciuto specialista del pittore e del suo contesto, con Andrea Bellieni, curatore dei Musei Civici di Venezia, e Gretchen Hirschauer, curatrice della pittura italiana e spagnola alla National Gallery of Art di Washington.

Una ricerca, quella svolta da MUVE su Vittore Carpaccio, che inizia negli anni Sessanta, come spiega il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro «Sono trascorsi sessant’anni dalla grande mostra antologica che Venezia dedicò a Vittore Carpaccio nel 1963 a Palazzo Ducale. Fu una esposizione storica sotto l’aspetto critico, che fece tributare al pittore una fama crescente, riconosciuto come l’impareggiabile narratore di una fantastica, esotica Venezia di fine Quattrocento.

L'Evoluzione Artistica di Carpaccio

Un percorso che permette di seguire tutta l’evoluzione della carriera di uno dei pittori più originali e fantasiosi della Venezia del pieno Rinascimento, fino al capitolo conclusivo della sua storia tra secondo e terzo decennio del Cinquecento.

Carpaccio, come ci spiega Andrea Bellini, Responsabile del Museo Correr e co-curatore della mostra, «formò e alimentò la sua arte nella tradizione pittorica veneziana dei Bellini, dei Vivarini, nonché di altre influenti personalità e tendenze, come la lezione dei toscani, dei ferraresi, di Antonello da Messina, dei tedeschi (Dürer) e dei ‘primitivi’ fiamminghi.».

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Cosa deriva da tutti questi spunti? Non solo un pittore, ma anche un grande disegnatore straordinario.

Nella rassegna Vittore Carpaccio. I dipinti di soggetto religioso e le animate scene della vita in laguna, fra cerimonie civili e fastose processioni, appaiono accomunati dalla stessa creatività, scaturita dalle doti narrative e descrittive dell’artista ed espressa con la maestria tecnica e pittorica che caratterizzano tutta la produzione di Carpaccio.

Andrea Bellieni, co-curatore della rassegna veneziana, lo definisce “uno dei pittori più originali, fantasiosi e inventivi operanti nella Venezia del pieno Rinascimento, all’epoca straordinario crocevia economico e culturale”.

Ancora Andrea Bellieni ci ricorda che Carpaccio “fu sempre celebrato soprattutto per i suoi cicli, serie coordinate di tele (teleri) che tramandano articolati racconti sacri: quasi cinematografici, perfettamente ‘sceneggiati’ nella loro eloquente narrazione visiva popolare, furono realizzati per le sale di riunione di confraternite religiose laicali, a Venezia dette scuole”.

L'Influenza di Carpaccio e le Sue Opere Chiave

Carpaccio è il massimo rappresentante di quella pittura veneziana fra Quattro e Cinquecento che John Ruskin definisce “prosaica e franca”, dotata di un “supremo senso comune”, ma allo stesso tempo avvolge le accurate notazioni naturalistiche e la propria inesauribile capacità narrativa in un’aura leggendaria che trasporta lo spettatore all’interno di scene fiabesche, come nelle Storie di Sant’Orsola (1490-1495), forse il ciclo pittorico più rappresentativo nella parabola creativa dell’artista.

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Custodite presso le Gallerie dell’Accademia le Storie, insieme con i teleri per la scuola di San Giorgio degli Schiavoni (1502-1507) - tuttora nella sede per cui furono concepiti - costituiscono un’imprescindibile appendice al percorso della mostra.

Tra celebrazione e atmosfera fiabesca si colloca anche l’effigie del Leone di San Marco, rappresentato con le zampe anteriori sulla riva e quelle posteriori nell’acqua, con un’allusione ai successi militari della Serenissima che con la vittoria contro la Lega di Cambrai mirava ad avanzare ulteriormente nell’entroterra.

Il Mistero delle Due Dame

Forse è proprio per la coinvolgente capacità di affabulatore che distingue Carpaccio fra gli artisti del suo tempo, che l’enigma della tavola raffigurante Due dame ha suscitato l’interesse e l’attenzione riservati a una storia il cui finale è avvolto nel mistero.

Nella mostra di Palazzo Ducale, la tavola con le due figure femminili e la scena di Caccia in laguna sono tornate a congiungersi, riportando alla forma originaria quella che doveva essere una delle due ante della porticina di accesso a uno studiolo, o di un armadio.

L’ipotesi è suffragata dal trompe-l’oeil dipinto sul retro della Caccia in laguna che raffigura alcune lettere appese a un pannello incorniciato.

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Mentre le Due dame sono sempre rimaste a Venezia, custodite presso il Museo Correr, e la Caccia in laguna - ritrovata presso un antiquario romano alla fine della Seconda Guerra Mondiale - è approdata al Getty Museum di Malibu, non si ha alcuna notizia del pannello di sinistra, che quasi certamente completava la narrazione: danneggiato irreparabilmente nel corso del tempo e andato distrutto?

In questo nuovo e più ampio contesto l’immagine delle due dame - nella quale John Ruskin trovava l’eco “del Van Eyck nei particolari, di Giorgione nelle masse, di Tiziano nel colore” - che si stagliano sullo sfondo della distesa lagunare, dove lo svolgersi della caccia è descritto con ricchezza di particolari, sembra caricarsi di significati e sottintesi densi di mistero.

“Non c’è nulla qui come Carpaccio!” scriveva da Venezia nel 1869 John Ruskin al pittore britannico Edward Burne-Jones per comunicargli l’entusiasmante incontro con l’arte di Carpaccio, la cui Presentazione al Tempio era per Ruskin il quadro migliore tra tutti quelli esposti all’Accademia.

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