Babbo Natale: Storia, Tradizioni e Cioccolata

Il Natale è un momento di gioia, di unione e, naturalmente, di tradizioni! La pubblicità, con la sua invasione di barbe bianche e costumi rossi, sta premendo per la globalizzazione della tradizione natalizia. Ma in Italia ci sono ancora bambini che si sono alzati a scartare regali il 6 dicembre, giorno di San Nicola.

Le Radici di Babbo Natale

L’immagine che oggi abbiamo di Babbo Natale è di stampo tipicamente statunitense, tuttavia è frutto del lento evolversi di una tradizione tutta medioevale, che nasce con San Nicola di Mira (l’odierna Dembre in Turchia). Le sue reliquie vennero traslate a Bari nel 1087. Nicola parola forse greca per “vincitore del popolo”, è stato uno dei santi più venerati del Medioevo.

La sua devozione si diffuse presto in tutto il mondo, dalla Russia, di cui è il protettore, alla Groenlandia fino alla cattedrale di Canterbury in Inghilterra. San Nicola è protettore di bambini, fanciulle e studenti, tutti coprotagonisti dei suoi miracoli. La sua fama pare essere legata ad una historia composta da Reginoldo di Eichstatt (sec. L’identikit di questa figura ne ritrae le componenti caratteriali generali, definendo San Nicola come una persona umile e molto generosa, il cui spirito di protezione si volgeva principalmente verso donne e bambini piccoli.

Nel corso degli anni della sua vita, poi, San Nicola divenne il protettore dei Marinai Bizantini, prendendo definitivamente la via del mare. Si parte infatti dagli Stati Uniti, con i coloni Olandesi le cui tradizioni di festa includevano anche quella dedicata a San Nicola. È famoso il componimento del poeta americano Moore, che con una poesia definisce alcuni aspetti di quello che oggi è conosciuto come Babbo Natale.

La consacrazione di Babbo Natale nell’immaginario collettivo con il suo aspetto iconico, tuttavia, arriva solo alla fine del 1800. In questi anni, infatti, venne pubblicato un famoso ritratto di Santa Claus dell’artista Nast.

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San Nicola e le sue molteplici identità

Non solo baresi, come si potrebbe pensare (laggiù il patrono San Nicola contende la distribuzione a Gesù Bambino e non dappertutto la spunta), ma veneti, trentini, giuliani, bambini che, nati sulla riva sinistra del Piave, subendo l’influenza nordica, espongono scarpe, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre pronte a raccogliere i doni lasciati dal loro personalissimo munifico san Niccolò, non ancora Santa Claus, e attivo su un territorio che contende la competenza a Santa Lucia e a Babbo Natale.

Se verso Sud a contendere territorio alla Befana, attesa anche a Napoli, o se si preferisce a soccorrerla nella sua fatica di accontentare i pargoli, concorrono Gesù Bambino e San Nicola, verso la Puglia, in Sicilia la precedono i Morti nella notte tra l’uno e il 2 novembre. Mentre verso il centro s’è fatto strada, erodendole terreno in tempo di guerra, anche Babbo Natale: Francesco Guccini, nel suo racconto Qualcosa di divertente sul Natale, racconta così l’incontro avuto, quattrenne, con il vegliardo rossovestito per tramite degli alleati sull’Appennino tosco-emiliano: «I soldati americani avevano organizzato per la serata una specie di festa per i bambini del paese, con un Babbo Natale in persona che distribuiva leccornìe e dovizie.

La Befana e altre figure tradizionali

Ha sicure radici precristiane la Befana, ancorata nella notte dei tempi alle divinità pagane che propiziavano il raccolto, i cui fantocci venivano bruciati a fine anno in segno di fine e nuovo inizio del ciclo di madre natura, tradizione di cui è rimasta traccia recente nelle campagne del Nord Est in cui ancora si brucia la vècia o la strìa, che a dispetto delle apparenze nulla ha a che fare, a quel che dicono gli storici, con il triste destino delle streghe presunte sui roghi nei secoli bui, ma ha valenza propiziatoria per il buon esito del lavoro della campagna nell’anno a venire.

Il nome attuale della vecchina che viaggia sul manico di scopa (in origine un ramo), a dispensare regali ai bambini laziali (e non solo) ha certo radici nella festa cristiana dell’epifanìa, di qui il suo nome storpiato dall’etimologia popolare, sulla cui data del calendario liturgico la vecchietta che vien di notte si è innestata, non senza qualche soccorso leggendario per conciliarla, senza troppi traumi, con l’origine precristiana. Si è diffusa infatti, nel basso medioevo, una leggenda secondo cui i Magi in cerca di Gesù bambino si sarebbero smarriti lungo la strada.

Fermatisi a chiedere a una vecchia avrebbero avuto da lei informazioni ma non la disponibilità ad accompagnarli. Pentitasi del diniego la vecchietta avrebbe poi provveduto a preparare un cesto di dolci intenzionata a raggiungerli. Troppo tardi. Non avendo più trovato né loro né Gesù Bambino avrebbe cominciato a distribuire i dolci a tutti i bambini lungo la sua strada nella speranza che uno di loro fosse quello giusto. A quel che se sa tra il 5 e 6 gennaio sarà di nuovo in volo nella speranza di farsi perdonare.

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Se per il bambinello bastava aspettare, non svegli, avendo avuto cura di comportarsi bene, Santa Lucia, figlia come la Befana di una tradizione rurale in cui al solstizio chi aveva avuto raccolti migliori donava ai meno fortunati, chiedeva un rituale dell’attesa destinato a sopravvivere, magico, nella memoria, persino più fascinoso del dono che ne sarebbe sortito. Il campanello che, suonato da un nonno nascosto in giardino o in balcone, indicava l’ora di filare a nanna senza indugi, pena l’essere sorpresi svegli e depennati dalla lista; la farina gialla e l’acqua che l’asinello di Santa Lucia avrebbe mangiato per rifocillarsi e che si sarebbe trovato sparpagliato con gran disordine al mattino in segno di gradimento.

Allora come ora si sa che le leggende restano perché è bello crederle, che il compito più arduo nel farle vivere l’hanno i genitori con figli nati a cavallo dei territori di diversa competenza, dove servono acrobazie maggiori per conciliare babbi, befane, santi e bambini senza rompere l’incantesimo, mentre i pargoli di solito, furbetti, in questi casi, colgono l’occasione per cumulare i doni, approfittando della linea di confine tra i leggendari donatori.

Tradizioni e Leggende

La tradizione di scambiarsi regali la troviamo anche nel mondo romano nella festa di Saturnalia. Durante tale ricorrenza decembrina ci si scambiavano strenne, soprattutto stautette di cera o di pasta chiamate sigilla (da signum, immagine) doni destinati soprattutto ai servi e agli schiavi che in quel periodo, e solo allora, venivano ammessi alla mensa del padrone. Già nel 1843 Charles Dickens in “Canto di Natale” ce lo presenta come un generoso portatore di doni.

Il presepio, presente nelle case italiane a ricordo dell’incarnazione di Gesù. La tradizione fa risalire questa tradizione al santo di Assisi, Francesco.

Tradizioni Natalizie nel Mondo

Sebbene molti di noi conoscano le usanze classiche, come decorare l'albero di Natale con luci colorate o aspettare pazientemente che Babbo Natale scenda dal camino, in tutto il mondo esistono modi davvero unici e affascinanti di celebrare le festività. Dal pattinaggio a rotelle alla Messa di Natale in Venezuela, fino al delizioso Kentucky Fried Chicken in Giappone, lo spirito natalizio globale è pieno di sorprese.

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Quindi, prendete una tazza di cioccolata calda e preparatevi ad esplorare le 10 tradizioni natalizie più interessanti di cui probabilmente non avete mai sentito parlare. Potreste trarre degli spunti per qualche nuovo tocco alle vostre feste in famiglia!

1. Cina: Una mela al giorno allontana la tristezza del Natale

In Cina il Natale si festeggia con un dolce, simbolico e salutare. Le mele!Sebbene il Natale non sia una festa tradizionale in Cina, molte persone in città come Pechino e Shanghai abbracciano questa usanza usanza di regalare ping guo (mele). Questa tradizione nasce dal gioco di parole tra “ping” (mela) e “ping” (pace), e “pingan ye” (vigilia di Natale o letteralmente notte di pace) in mandarino, in quanto il periodo natalizio è visto come un momento per augurare pace e felicità.

Le mele sono spesso avvolte in carta lucida e regalate ad amici e persone care la vigilia di Natale, a simboleggiare buona salute e pace per l'anno a venire. Così, mentre voi sarete abituati a caramelle e dolciumi, in Cina si diffonde gioia e prosperità con una mela rossa e croccante!

2. Islanda: Ogni Natale è tutto da leggere

In Islanda, il Natale crea un'atmosfera accogliente, piena di storie e di cioccolata calda, grazie all'incantevole tradizione del Jólabókaflóð, ovvero il “diluvio di libri di Natale”. Ogni anno, gli islandesi si scambiano libri in regalo per la vigilia di Natale, poi si accoccolano accanto al fuoco con le loro nuove letture e una tazza fumante di cioccolata calda. Questa amata tradizione risale alla Seconda Guerra Mondiale, quando le importazioni erano limitate e i libri divennero il regalo preferito. Oggi è un modo di celebrare le festività, che unisce la magia della narrazione al calore dello stare insieme.

3. Messico: Il concorso di intaglio del ravanello di Natale

In Messico, la creatività natalizia si radica letteralmente nei ravanelli! Ogni 23 dicembre, la città di Oaxaca si anima con La Noche de Rábanos, o “La notte dei ravanelli”. Questa tradizione, unica nel suo genere, vede gli artigiani locali intagliare ravanelli di grandi dimensioni in elaborate scene di storie di natività, folklore e disegni festivi. I ravanelli, coltivati appositamente per questo evento, vengono trasformati in creazioni stravaganti che attirano folle di ammiratori.

4. Polonia: Cercare una stella brillante per non restare a bocca asciutta

In Polonia, la cena della vigilia di Natale inizia con un tocco celestiale. Tutti aspettano che la prima stella appaia nel cielo notturno prima di iniziare il banchetto. Questa bellissima tradizione, chiamata “Gwiazda” (la piccola stella), onora la Stella di Betlemme e aggiunge un tocco di magia al pasto festivo.

5. Repubblica Ceca: Una scarpa indica se siete single

Nella Repubblica Ceca il Natale non è solo festa, ma anche cartomanzia, soprattutto per chi è curioso di conoscere il destino della propria vita sentimentale! Il giorno di Natale, le donne single eseguono un rituale per vedere se il matrimonio è all'orizzonte. Ecco come funziona: Si mettono di spalle alla porta e lanciano una scarpa al di sopra della spalla. Se la scarpa atterra con la punta rivolta verso la porta, è segno che le campane del matrimonio potrebbero suonare presto!

6. Natale fritto in Giappone

In Giappone, il Natale si presenta con un tocco croccante e da leccarsi le dita! Dimenticate il tradizionale tacchino, qui si tratta di Kentucky Fried Chicken. Sì, avete letto bene! Ogni anno, milioni di famiglie e amici in tutto il Giappone si riuniscono intorno a un secchio di KFC per il loro banchetto natalizio. Questa bizzarra tradizione è iniziata negli anni '70, quando un'intelligente campagna di marketing, “Kentucky for Christmas”, ha catturato i cuori (e gli appetiti) dell’intera nazione.

7. Norvegia: Un Natale pulito

In Norvegia, il Natale non è solo addobbare le sale, ma anche pulire tutto! Per la vigilia di Natale, i norvegesi prendono una curiosa e inquietante precauzione: nascondono tutte le scope e gli spazzoloni. Perché? Secondo il folklore, la vigilia di Natale è il momento migliore per le streghe e gli spiriti maligni di vagare, e una scopa o uno spazzolone è il loro mezzo di trasporto preferito per un giro di mezzanotte.

8. Venezuela: Rotolando verso la Messa di Natale

Ogni anno, la vigilia di Natale, le famiglie di Caracas si riversano per le strade sui pattini a rotelle, scivolando verso la Messa di Natale in anticipo e con una tradizione chiamata "La Misa de Gallo". La città si anima quando bambini e adulti si muovono per le strade, pattinando nel traffico, diffondendo l'allegria del Natale. È un modo divertente e festoso per riunirsi con i propri cari e celebrare le festività, combinando lo spirito natalizio con un po' di esercizio fisico!

9. Ucraina: La stagione delle ragnatele

In Ucraina, le decorazioni natalizie hanno una marcia in più... le ragnatele! Proprio così, gli ucraini spesso adornano i loro alberi di Natale con ragnatele luccicanti e ornamenti a forma di ragno. Questa incantevole tradizione deriva da una commovente storia popolare che racconta di una povera vedova che non poteva permettersi di decorare il suo albero. Secondo la storia, i ragni dal cuore gentile tessero bellissime ragnatele scintillanti d'argento e d'oro che brillarono alla luce del sole durante la notte per sorprendere i suoi figli.

10. Finlandia: Immergetevi nello spirito natalizio in una sauna

In Finlandia, le vacanze sono all'insegna del calore, letteralmente! La vigilia di Natale, le famiglie di tutto il Paese si recano in sauna per rilassarsi. Conosciuta come “sauna di Natale”, questa tradizione del vapore è profondamente radicata nella cultura finlandese e simboleggia la purificazione e il rinnovamento prima dell'inizio delle feste.

Latte e Biscotti per Babbo Natale: Una Tradizione Globale

Ogni anno in tutto il mondo e in ogni casa vengono lasciati latte e biscotti così da aiutare Santa Claus a continuare il proprio viaggio e portare i doni a tutti i bimbi del mondo. La tradizione di lasciare latte e biscotti per Babbo Natale spesso varia oltre che di paese in paese anche solo da una zona all’altra: in Italia, per esempio, nelle zone alpine lasciano il vin brûlé con i biscotti per riscaldare Babbo Natale. Al Sud, invece, per moltissimi anni questa tradizione è stata legata all’Epifania e solo le nuove generazioni hanno cominciato a servire latte e biscotti per Babbo Natale.

Questa tradizione è comune un po’ in tutto l’Occidente anche se con delle variazioni sul tema e sugli ingredienti dei biscotti. L’usanza originale è legata alla mitologia nordica, è molto antica e ci sono diverse leggende legate a questa tradizione. Quella più comune sembra sia nata in Olanda, grazie a Sinterklaas o, come lo conosciamo noi, San Nicola, il protettore dei bambini, dei poveri e degli emarginati.

In questa leggenda San Nicola porta i doni ai bambini del villaggio e resta un po’ con loro per vedere l’effetto che questi doni hanno sull’umore dei più piccoli. Si attarda durante le visite e nell’ultima casetta trova i bambini già addormentati ma che, nonostante la stanchezza, gli hanno lasciato biscotti e latte alla finestra per farlo rifocillare. In realtà questa usanza ha preso piede più nei paesi americani che europei per questo arriva in Italia solo con il boom economico.

La Tradizione in America

Il rito americano è legato alla Grande Depressione: la povertà dilaga e i genitori cercano in tutti i modi di far vivere un felice Natale ai propri figli. Il modo più semplice, insieme a qualche dono, è giocare sullo stupore: convincono i bambini a dare latte e biscotti per Babbo Natale. Mentre i bambini dormono, mamma e papà prendono un assaggio di latte e biscotti senza finirli in modo da lasciare ugualmente ai figli il cibo “donato” e una “prova tangibile” del passaggio di Santa Claus.

Cosa mangia nello specifico Babbo Natale durante il suo lungo tragitto

  • Negli USA ancora oggi si lascia un bicchiere di latte caldo e un piatto di caratteristici cookies.
  • In Canada i biscotti sono accompagnati da una bottiglia di sciroppo d’acero.
  • In Italia utilizziamo biscotti tipici della Regione.
  • in Germania insieme al latte lasciano i caratteristici zimtsterne, dei biscotti alla cannella a forma di stella.
  • In Austria ci sono i vanillekipferl, dei biscotti alle mandorle a forma di ferro di cavallo.
  • In Svizzera spopola ovviamente il latte con cioccolato al latte.

Il legame tra Odino e Babbo Natale

Questa usanza affonda le proprie radici nel mito norreno ed legata al culto pagano del dio Odino. Secondo questo mito, a inizio dicembre, Odino è solito cacciare nelle foreste con il suo cane a otto zampe, Sleipner e i bambini, per ingraziarsi i favori del dio, cercavano di conquistare il bene dell’animale lasciando carote e altre verdure lungo il tragitto nella speranza che la divinità in persona riconoscesse il lavoro dei bambini donando loro dei regali.

Per questa ragione, in molte zone del Nord del mondo, il pensiero è tutto per gli “aiutanti” di Babbo Natale. In Svezia si pensa alle renne offrendo del porridge di riso speziato alla cannella a cui alcuni aggiungono una tazza di caffè per tenere sveglio Babbo Natale; In Danimarca invece le attenzioni sono tutte per gli elfi: I bambini lasciano il tradizionale risengrød, un dolce simile al risoelatte piemontese, tipico del Natale; In Belgio e Olanda sono molto più tradizionalisti: i bimbi aspettano San Nicola tra il 5 e il 6 dicembre lasciando carote e fieno per i cavalli che lo portano in giro; In Argentina i bimbi lasciano acqua, carote e fieno come spuntino per le renne.

La tradizione di latte e biscotti per Babbo Natale a chi appartiene?

È noto in quasi tutte le culture del mondo che la “casa” di Babbo Natale è in Lapponia, precisamente nel villaggio di Rovaniemi in Finlandia mentre in Norvegia la collocano a Drøbak, con tanto di ufficio postale che ogni anno smista circa 30 mila letterine. In Norvegia lasciano due tipi di biscotti: i tradizionali omini di pan di zenzero, i pepperkaker e i sirupsnipper, biscotti di pasta frolla aromatizzati all’anice. Per la Finlandia invece qualcosa di più sostanzioso, il munajuusto. Un formaggio basso e sottile, davvero gustoso a base di uovo prodotto con latte di capra (il kutunjuusto) o con il latte bovino (leipajuusto).

Nikolaus e le Tradizioni Nordiche

Tutti i bambini a dicembre attendono con ansia Babbo Natale. Ma in Nord Europa ieri sera i bimbi hanno lasciato fuori dalla porta i propri stivali, in attesa dei dolci di Nikolaus, lasciati nottetempo a chi è stato buono. Durante la notte, appunto, passerà Nikolaus e lascia dolci, cioccolato, noci e frutta ai bambini bravi e un bastone di legno nelle scarpe dei bambini cattivi.

Vi ricorda qualcuno? Certamente lo avete già incontrato mille volte nel periodo natalizio, perché Nikolaus e Babbo Natale sono la stessa figura. In Germania in effetti non è Babbo Natale a portare i regali di Natale, ma Jesu Bambini. La figura Nikolaus è basata su San Nicola di Myra (anni 270-343) le cui reliquie si trovano a Bari. Era il vescovo di Myra, che era conosciuto per le sue opere di carità verso i poveri e defraudati. Il 6 dicembre è effettivamente il giorno della sua morte.

La Storia di Babbo Natale: Dalle Origini ai Giorni Nostri

Babbo Natale è uno dei personaggi più famosi al mondo, che ogni anno torna nelle nostre case per portare doni e felicità ai bambini. Tante sono le curiosità, le leggende e i dettagli legati a questa figura: chi ha inventato Babbo Natale? Come si chiamano le sue renne? Non tutti sanno che dietro la figura più emblematica del Natale si nasconde quella di un uomo realmente vissuto, San Nicola.

Ebbene, la verità è che il Babbo Natale “moderno” è nato da poco più di 200 anni. Il suo nome in inglese, Santa Claus, è comparso per la prima volta solo nel 1773, quando è stato utilizzato pubblicamente sulle pagine di un giornale newyorkese. Il nome e i dettagli allora conosciuti della figura derivavano tutti dalla tradizione olandese legata a Sinterklaas, che i coloni portarono in America nel diciassettesimo secolo. Sinterklaas è un santo, protettore dei più piccoli e rappresentato con la barba bianca e un cappello rosso. In Olanda, viene festeggiato il 5 dicembre, quando porta i regali ai bambini buoni lasciandoli dentro una scarpa.

Nel 1823, poi, Clement Clarke Moore compose una poesia, A Visit From Saint Nicholas, dove vengono esposti alcuni dei dettagli che ormai fanno parte del folklore legato a Babbo Natale, come le sue renne, la sua risata e la sua tecnica per risalire su per i camini delle case. Anche se nella tradizione originaria San Nicola va a cavallo, ormai siamo tutti concordi nell’affermare che Babbo Natale si muove su una slitta trainata da nove renne.

Tutti noi, però, probabilmente conosciamo e ci ricordiamo soprattutto il nome di Rudolph, la renna dal naso rosso. Questo simpatico personaggio venne inventato nel 1939 da Robert L. May, che raccontò in uno dei suoi libri che Rudolph ha il naso rosso e luminoso perché così può illuminare la strada alla slitta di Babbo Natale e permettergli di muoversi anche durante le tempeste di neve.

I Colori del Vestito di Babbo Natale

Sono in tanti a pensare che sia vestito di rosso per colpa - o merito - della Coca Cola. In effetti, i disegni dell’artista Haddon Sundblom vedono il re del Natale vestito di rosso e bianco in una pubblicità del 1930. Eppure, se andiamo un po’ indietro nel tempo, fino al 1843, nell’opera di Charles Dickens Canto di Natale lo spirito del Natale indossa un mantello verde orlato di pelliccia bianca. Ebbene, è stato Thomas Nast, il vignettista che ha disegnato per la prima volta l’abito cremisi nel 1862. Certamente, però, fu poi la pubblicità degli anni Trenta della Coca Cola a far diventare classica la rappresentazione in rosso di Babbo Natale.

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